
Leggo come il confronto sul sistema elettorale, proporzionale o maggioritario, sia ricco. Quindi, a differenza di quanto affermano i sostenitori del maggioritario non si tratta di perdita di tempo, di forzatura imposta che trascura altre emergenze presenti (e se così fortemente presenti significa che il sistema maggioritario non vi ha portato risposta), o di una corsa tesa a garantire i destini di una persona, sia questo un Fugatti o uno Zaia. Affermazioni queste superficiali, presenti in chi ha perso da tempo il confronto con la realtà e capacità di rapporto diretto con i residenti, specialmente nelle valli.
I sostenitori del maggioritario affermano che tale sistema permette all’elettore di scegliere con certezza chi governerà dopo il voto. Quando nella realtà nel profilo nazionale l’elettore nemmeno può esprimere la preferenza, tanto per dire. Le liste sono bloccate.
Chi governerà sarà stato deciso nelle stanze di chi guida i diversi partiti. L’elettore viene costretto a scegliere programmi semplificati, oscuri nel linguaggio, privati di passione, programmi rivolti al sostegno di un’area centrista che guarda caso sostiene sempre i poteri forti, a destra come a sinistra. Ogni altra aspirazione dell’elettore viene “ammorbidita”, cioè evitata, così si costruisce preventivamente, prima del voto, la possibile ammucchiata di tante altrimenti incomprensibili diversità.
Si dice anche che il sistema maggioritario garantisca stabilità. Ovvio, perché nel governo si evitano i temi che i territori sollevano, perché chi prova a far vivere la politica del confronto e di idee chiare è da subito messo ai margini. Si cancellano le presenti, diffuse, ricche differenze ideologiche. Dominerà il programma stabilito in altre sedi con ben determinate lobby, programma contrattato con i poteri forti prima del voto, della stesura del programma, avviene anche a sinistra. La destra per vincere, tanto è povera, si accontenta di due slogan imbarazzanti ma determinanti: sicurezza e rifiuto assoluto dell’accoglienza, quindi razzismo. Così si garantisce la solidità della governabilità.
Si dice che il sistema proporzionale incida negativamente sulla democrazia in quanto vi prevarrebbero interessi definiti parziali. Senza dire quali siano. A esempio, servono più armi o più servizi pubblici, vogliamo una magistratura asservita al potere o giudici liberi, quali lavori proponiamo ai nostri giovani che fuggono perfino dalle ricche realtà del Trentino e dell’Alto Adige, continuiamo a consumare suolo o affrontiamo con serietà e concretezza il tema dei cambiamenti climatici? E come, con quali proposte e innovazioni? Chi riesce a leggere in un programma elettorale di ampia coalizione risposte a questi cruciali temi?
I sostenitori del maggioritario (inamovibili dalle ricche poltrone, a scadenza si cambia sedia) cancellano dalla loro analisi ogni approfondimento sul perché a ogni tornata elettorale, perfino nei comuni, aumentino le astensioni dal voto e peggio ancora le schede nulle e bianche. O perché nemmeno più si trovino candidati. Ma come si può candidare in un’assemblea definita democratica quando poi (vedasi provincia di Trento e tanti comuni) il consigliere di minoranza non ha nemmeno il diritto a ottenere in tempi brevi e legali la risposta a una banale interrogazione? Quando in un’assemblea eletta, causa gli indecenti premi di maggioranza, nemmeno più si articola un confronto, tutte le decisioni vengono imposte nelle giunte esecutive, cancellando perfino il diritto alla cittadinanza (vedasi dibattito sul Bondone, avviato a decisioni prese, per non parlare delle opere olimpiche). Un sindaco (Trento) è arrivato perfino a definire indecenti i cittadini che propongono una modifica del sistema elettorale. Ma come si permette un rappresentante delle istituzioni di offendere in tal modo dei cittadini responsabili e partecipi?
E perché oggi un cittadino, ricco di ideologia (significa portatore di idee, di proposte, di visione), dovrebbe votare un programma definito di destra o sinistra quando in questo programma poco o nulla vi è di esplicito, comprensibile?
Nel proporzionale nel suo programma ogni lista deve proporre temi chiari che la identifichino. Chi li ritrova questi contenuti espliciti in un programma minestrone delle coalizioni del maggioritario (se non nelle fandonie, vedasi programma Meloni)? Nel proporzionale, ovviamente corretto da una soglia di sbarramento, è l’elettore che esprimerà la coalizione che dovrà governare, una coalizione che nasce da voti reali forti di contenuti e diversità. Chi avrà il 4% sarà più debole di chi raggiungerà il 20%, anche nei contenuti, nella futura coalizione. Questa è democrazia.
Investendo fin da subito nel proporzionale ci vorrà comunque del tempo per recuperare la fiducia dei cittadini, sfiducia sempre alimentata dalla pochezza di chi ci governa (grazie al maggioritario). Ma almeno proviamo a cambiare ed evitiamo, come si fa nel PD e in certe aree della destra, di demonizzare l’ideologismo in nome del nulla, nulla che comunque fa comodo al mondo delle lobby, siano queste turistiche o industriali. Nulla percepito dall’elettore, che quindi il giorno del voto rimane seduto immerso nella lettura o affronterà lunghe e serene passeggiate.
Luigi Casanova