* pubblicato su Il Dolomiti, 25 gennaio 2025

Al secondo posto tra le repubbliche più longeve si trova la Repubblica di Venezia, che durò per 1100 anni, dal 697 al 1797.
Fondata tradizionalmente nel 697, la Repubblica di Venezia sviluppò un sistema politico unico e stabile, dominato da un’aristocrazia mercantile. Grazie al suo potere marittimo, Venezia divenne una delle principali potenze commerciali, culturali e militari del Mediterraneo.
La sua caduta avvenne nel 1797, quando Napoleone Bonaparte occupò la città e decretò la fine della Repubblica. Nonostante ciò, il suo impressionante periodo di durata la rende la seconda Repubblica più longeva della storia.
La longevità di repubbliche come San Marino e Venezia può essere attribuita a una combinazione di fattori chiave che hanno contribuito alla loro stabilità politica, economica e sociale.
Il suo sistema aristocratico-repubblicano, basato su una complessa rete di organi come il Maggior Consiglio, il Senato e il Doge, creava un equilibrio di potere che preveniva tirannie o conflitti interni prolungati. I meccanismi di controllo del potere, in combinazione tra loro, come sorteggio ed elezioni, hanno evitato la concentrazione eccessiva di potere nelle mani delle stesse persone o delle stesse famiglie. In particolare, il Doge era sottoposto a rigorosi controlli per limitare il suo potere e garantire che non diventasse un monarca assoluto. Questo era fondamentale per preservare la natura repubblicana dello Stato e l’equilibrio tra le famiglie aristocratiche.
Venezia, pur essendo una Repubblica aristocratica, offriva stabilità e opportunità ai suoi cittadini grazie alla prosperità economica, al controllo sui patrimoni (tramite il cosiddetto Catastico) e alla protezione militare.
Venezia ha saputo adattarsi ai cambiamenti storici e ha continuamente riformato le proprie istituzioni e strategie per affrontare crisi economiche, guerre e l’ascesa di nuove potenze.
Di fronte a una storia tanto peculiare, i veneti avrebbero dovuto apprendere un insegnamento importante, ma non sembra così. Se pure lo hanno appreso, sembrano averlo dimenticato, dal momento che si ostinano a rimuovere uno dei caposaldi della democrazia: il limite dei mandati. Questo impedirebbe a Zaia di fare ciò che nei secoli di storia della Repubblica i veneziani hanno combattuto senza soluzione di continuità: la concentrazione del potere senza contrappesi nelle mani di un solo uomo.