Leggi e regolamentazione smarter: le prospettive OCSE 2025 per una migliore governance e democrazia

In un’epoca di profonde trasformazioni e crescenti incertezze, la qualità della regolamentazione pubblica è più che mai fondamentale. Il recente report dell’OCSE, le Prospettive dell’OCSE sulla politica della regolazione 2025 (Versione abbreviata), offre spunti cruciali su come i governi possono migliorare il modo in cui elaborano e applicano le norme, affinché siano “più intelligenti, più semplici e più snelle”.

L’OCSE sottolinea che le autorità pubbliche si trovano ad affrontare sfide complesse, dalla transizione digitale e verde alle tensioni geopolitiche, il tutto in un contesto di calo della fiducia nelle istituzioni. Regole inadeguate o mal applicate possono compromettere l’azione pubblica e la prosperità, rendendo urgente un rinnovato impegno per rafforzare le capacità e gli strumenti normativi.

Il report articola le sue raccomandazioni attorno a quattro pilastri fondamentali: regolamentare per i cittadini, per il pianeta, per il futuro e per l’efficacia.

Regolamentare per i cittadini

Il coinvolgimento dei cittadini nel processo normativo è essenziale per migliorare la qualità delle norme e la loro accettazione. Il report rileva progressi significativi nell’uso di strumenti digitali per le consultazioni pubbliche e nell’estensione dei tempi per la presentazione di commenti.

Tuttavia, persiste una lacuna importante: solo il 33% dei Paesi membri dell’OCSE fornisce un feedback sistematico agli stakeholder sull’influenza dei loro contributi, un fattore che può generare disillusione e ridurre la partecipazione futura. È necessario che le consultazioni siano più ampie, inclusive e avviate in una fase precoce del processo per limitare influenze indebite e considerare un’ampia gamma di opzioni.

Regolamentare per il pianeta

La transizione verde richiede norme migliori e più adeguate. Sebbene si siano fatti progressi nell’analisi dell’impatto ambientale, questi sforzi si concentrano spesso sulle sole norme ambientali, tralasciando gli impatti potenziali in altri settori. Di fatto, solo il 21% dei Paesi OCSE ha rivisto le proprie norme esistenti dal punto di vista della sostenibilità ambientale. L’adozione sistematica di approcci basati sul rischio e la definizione di obiettivi chiari per i regolatori dei servizi di rete sono passi cruciali per ridurre la complessità e promuovere attivamente la transizione verde.

Regolamentare per il futuro

L’avanzamento tecnologico (Intelligenza Artificiale, IoT, ecc.) porta immensi benefici, ma anche rischi. I quadri normativi attuali spesso faticano a tenere il passo, affrontando sovrapposizioni e obsolescenza delle norme. L’OCSE raccomanda l’adozione di approcci agili e basati sull’apprendimento, utilizzando strumenti di intelligence strategica e previsione per una governance anticipatoria. È fondamentale investire nelle risorse, nelle capacità e nelle competenze delle istituzioni per monitorare e accompagnare gli sviluppi tecnologici, utilizzando gli strumenti digitali per migliorare la progettazione, l’attuazione e il monitoraggio delle norme.

Regolamentare per l’efficacia

Le normative più efficaci sono quelle basate su dati concreti. Sebbene l’Analisi d’Impatto della Regolamentazione (AIR) sia formalmente richiesta in tutti i Paesi OCSE e utilizzata sistematicamente da oltre l’80%, è necessario estenderne l’ambito per includere maggiormente gli aspetti sociali e ambientali, oltre a quelli economici.

Un punto debole è la valutazione ex post: meno di un terzo dei Paesi OCSE ha disposizioni formali che la rendono sistematica. Inoltre, il report evidenzia che la conformità e l’efficacia delle norme potrebbero essere migliorate adottando un approccio di applicazione basato sul rischio, una pratica che oltre la metà dei Paesi OCSE ancora non consente pienamente ai propri regolatori.

Istituzioni efficaci e integrate

La complessità delle sfide attuali richiede che le istituzioni di regolazione superino la loro rigidità settoriale per promuovere un’azione coordinata e collaborativa tra i diversi livelli della pubblica amministrazione. Nonostante circa il 40% dei Paesi OCSE dichiari un coordinamento per le sfide legate all’innovazione, è essenziale investire nello sviluppo di capacità regolatorie robuste, adattando i quadri istituzionali e potenziando le competenze del personale, soprattutto nel settore digitale, dove oltre la metà dei regolatori fatica a trovare personale qualificato.

L’Italia nel contesto OCSE

Il report include una specifica “Scheda Paese” per l’Italia, evidenziando che l’Analisi d’Impatto della Regolamentazione (AIR) è obbligatoria per gli atti normativi primari e che il Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi (DAGL) ha la responsabilità generale della politica di regolazione, assistito dal Nucleo di Valutazione dell’Impatto della Regolamentazione (NUVIR). L’Italia ha fatto progressi, ad esempio, nella pubblicazione dei programmi legislativi e nella facilità di accesso alle consultazioni online. Tuttavia, anche per l’Italia emergono sfide simili a quelle globali, come la necessità di un feedback sistematico agli stakeholder e di estendere le valutazioni ex post, oltre a dover affrontare meglio incertezze scientifiche e nuove tecnologie nelle AIR.

Un invito all’azione

Le “Prospettive OCSE 2025” lanciano un invito ad accelerare le riforme della regolazione. Non basta più limitarsi all’adozione formale di buone pratiche; è necessario concentrarsi sui risultati concreti per creare un contesto normativo più snello, semplice ed efficace. Questo richiede volontà politica, apertura al cambiamento e un dialogo più inclusivo fin dalle fasi iniziali.

Come Più Democrazia in Trentino, crediamo che questi principi siano fondamentali per la nostra autonomia e per una governance che sia davvero al servizio dei cittadini, del nostro ambiente e delle future generazioni. Continueremo a promuovere una regolamentazione trasparente, partecipativa ed efficace, in linea con le migliori pratiche internazionali.

Il contesto dell’Autonomia speciale

Vale la pena sottolineare che il report OCSE opera un confronto su scala nazionale, senza tenere conto dei processi legislativi regionali. Per l’Italia viene menzionato soltanto che “il progetto di pubblicazione di linee guida regionali in materia di AIR costituisce un progresso positivo”. In realtà, i progetti per introdurre in modo sistematico sia l’Analisi di Impatto della Regolamentazione (AIR) che la Valutazione ex post (VIR) a livello regionale sono fermi da oltre dieci anni.

Le Province autonome di Trento e Bolzano, così come la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, non rappresentano un’eccezione. Al contrario, in un contesto in cui la competenza legislativa è pervasiva in tutti i settori sociali ed economici: l’assenza di questi strumenti mina seriamente la capacità delle istituzioni di tradurre i principi di buona regolazione in politiche pubbliche efficaci e orientate al bene comune.

In un contesto globale di sfide ambientali, tecnologiche e sociali, non dotarsi di strumenti come l’AIR e la VIR significa lasciare spazio a norme scritte nell’interesse di categorie ristrette di attori, indebolendo la trasparenza, l’equità e la sostenibilità delle decisioni. Per un’autonomia che vuole essere laboratorio di buon governo, questa lacuna è particolarmente grave e non più sostenibile.

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