La democrazia in aula: una lezione dalle maestre della scuola dell’infanzia

Nel dibattito sulla qualità della democrazia, spesso si denuncia la crescente disaffezione dei cittadini verso le istituzioni e la politica. Tuttavia, esperienze come quella vissuta recentemente in Consiglio provinciale dimostrano che strumenti efficaci di partecipazione esistono e possono essere utilizzati con successo. È il caso dell’audizione pubblica sul disegno di legge di iniziativa popolare promosso dalle maestre della scuola dell’infanzia per contrastare l’apertura coatta delle scuole nel mese di luglio, introdotta nel 2020. Un evento che non solo ha segnato un precedente, ma ha anche offerto una lezione di dignità umana e professionale che nessuna cronaca può trasmettere pienamente senza l’ascolto diretto delle protagoniste.

L’istituto dell’audizione pubblica per i disegni di legge di iniziativa popolare è stato introdotto nel 2019 per rafforzare il ruolo dei promotori e garantire loro un’effettiva possibilità di rappresentare le istanze dei cittadini. Fino a quel momento, nonostante la raccolta di migliaia di firme, le proposte popolari finivano spesso nelle sabbie mobili delle commissioni, schiacciate da un evidente squilibrio di forze rispetto alle dinamiche istituzionali consolidate e destinate, nella maggior parte dei casi, a essere sbrigativamente respinte dall’aula.

L’ispirazione venne dal regolamento europeo che disciplina l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE), che prevede un’audizione pubblica per gli organizzatori delle iniziative legislative popolari. La norma provinciale, sancita dall’articolo 19-bis della legge sui referendum, ne ha ripreso i principi fondamentali che possono essere riassunti in quattro punti: 1. diritto di presentazione: i promotori possono esporre la loro iniziativa in un’audizione pubblica; 2. supporto organizzativo: il Consiglio provinciale garantisce l’organizzazione operativa dell’audizione; 3. partecipazione istituzionale: consiglieri e assessori sono invitati ad assistere per comprendere meglio le motivazioni e i contenuti del disegno di legge; 4. trasparenza e comunicazione: la convocazione e il resoconto dell’audizione vengono pubblicati ufficialmente, mentre l’evento è promosso dagli organi di informazione.

L’audizione delle maestre ha rappresentato il primo vero banco di prova di questo istituto. Oltre a sottolineare la centralità del tema – il diritto all’organizzazione del tempo scuola in modo coerente con le esigenze educative e lavorative – ha dimostrato quanto sia importante garantire ai cittadini un accesso reale e strutturato al dibattito legislativo. Non si tratta solo di ascoltare una richiesta, ma di riconoscere il valore delle proposte che emergono dal basso e dare loro il peso politico che meritano.

Se il problema della scarsa partecipazione è reale, la soluzione non sta nel lamentarne l’assenza, bensì nel valorizzare e prendere ad esempio esperienze virtuose come questa. Non basta avere strumenti di democrazia diretta sulla carta: è necessario che siano utilizzati e che chi governa ne riconosca l’importanza.

L’iniziativa popolare delle maestre non può essere archiviata come un caso isolato. Da qui bisogna ripartire, evitando l’errore di sottovalutare le richieste che arrivano dalla cittadinanza. Perseguire il meglio partendo dal meglio: questa dovrebbe essere la missione di chi ha responsabilità politica.

Alex Marini – Presidente di Più Democrazia in Trentino (lettera inoltrata al quotidiano Il T l’8 aprile scorso e ad oggi non pubblicata)

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Atti dell’audizione pubblica:

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