Riforma dello Statuto del Trentino-Alto Adige/Sűdtirol: non solo competenze, servono garanzie democratiche

Sul percorso parlamentare di modifica dello Statuto speciale del Trentino-Alto Adige/Südtirol (relatore Alessandro Urzì) è calato un silenzio surreale. Nonostante il prossimo 10 settembre, nella Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati, si svolgerà la prima votazione sull’iniziativa legislativa del Governo Meloni, il dibattito pubblico rimane scarno. Si registrano poche informazioni e una scarsa consapevolezza collettiva su una riforma che, al di là dei tecnicismi, tocca direttamente la qualità della nostra autonomia e delle istituzioni che la governano.

Al netto degli emendamenti sulle competenze – che andrebbero valutati con estrema attenzione, perché l’esercizio di determinate funzioni senza adeguati contrappesi democratici può generare rischi seri – vale la pena soffermarsi su un aspetto generale: questa riforma rappresenta un’occasione non soltanto per acquisire nuove competenze, ma soprattutto per introdurre regole e condizioni che rendano l’autonomia più democratica e trasparente.

Più Democrazia in Trentino, lo scorso agosto, ha avanzato alcune proposte in questa direzione. Con nostra sorpresa, diverse di esse sono state effettivamente accolte e trasformate tempestivamente in emendamenti parlamentari grazie alla disponibilità del deputato Alfonso Colucci, capogruppo del Movimento Cinque Stelle.

Gli emendamenti presentati vanno in una direzione chiara. Alcuni mirano a garantire il pluralismo politico negli organi del Consiglio regionale e a rafforzare il raccordo istituzionale tra le assemblee legislative dell’autonomia e il Parlamento nazionale, evitando che i voti approvati rimangano senza seguito. Un altro punta a introdurre tempi certi per la formazione della Giunta regionale. Un pacchetto di proposte punta, invece, a semplificare e digitalizzare la raccolta delle firme per i referendum, a introdurre il referendum confermativo automatico sulle leggi in materia di forma di governo e a ridurre le soglie per l’attivazione di referendum confermativi sulle leggi elettorali.

Un altro emendamento propone di riformulare organicamente l’articolo 60 dello Statuto, disciplinando in maniera più puntuale gli strumenti regionali di democrazia diretta. Un altro propone di inserire principi di trasparenza nelle procedure di concertazione tra Regione e Governo, garantendo al Consiglio il diritto di informazione e di controllo.

Altri interventi ancora, del deputato Colucci ma anche della deputata Ferrari del Partito Democratico, hanno l’obiettivo di fermare il tentativo governativo di trasferire alla Giunta – e non più al Consiglio – la competenza sull’impugnazione delle leggi statali. Meritano particolare rilievo le proposte di rafforzamento delle intese tra i Consigli provinciali di Trento e Bolzano formulati sia da Colucci che da Ferrari, sottraendole a formule retoriche per trasformarle in garanzie concrete.

Infine, si segnalano l’emendamento per l’introduzione di un referendum popolare confermativo su tutte le modifiche statutarie e l’emendamento per riformare le Commissioni paritetiche, il quale, pur mantenendo il sistema delle norme di attuazione, punta a introdurre elementi di maggiore trasparenza e legittimazione democratica.

Questa sequenza di emendamenti disegna un filo rosso chiaro: più democrazia, più trasparenza, più contrappesi. Non si tratta di ostacolare l’autonomia, ma di renderla più solida e credibile, capace di resistere alle derive di potere e agli interessi particolari.

Il Parlamento e la politica regionale hanno ora una responsabilità precisa: dimostrare che la riforma dello Statuto non è soltanto l’occasione per chiedere nuove competenze, ma anche per garantire ai cittadini un’autonomia più moderna, aperta e inclusiva.

Segue una descrizione più puntuale degli emendamenti (fascicolo integrale scaricabile qui):

  • L’emendamento 1.14 punta a garantire il pluralismo politico nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, introducendo un principio elementare di bilanciamento tra maggioranza e minoranza. La recente bocciatura di una proposta legislativa sul tema specifico conferma quanto sia ancora fragile il sistema dei contrappesi democratici nelle istituzioni regionali.
  • Con l’emendamento 1.15 si chiede un rafforzamento del raccordo tra Consiglio regionale e Parlamento nazionale: l’obbligo per i Presidenti delle Camere di trasmettere annualmente una relazione sugli esiti dei voti approvati dal Consiglio regionale e dai Consigli provinciali. Una misura di trasparenza per evitare che le deliberazioni delle assemblee legislative delle autonomie di Trento e di Bolzano cadano sistematicamente nel vuoto.
  • L’emendamento 1.16 punta a definire tempi certi entro i quali costituire la Giunta regionale per evitare il ripetersi della situazioni di incertezza come quella registrata nel 2024 all’inizio della presente consiliatura.
  • L’emendamento 1.17 si concentra sulla semplificazione e sulla digitalizzazione della raccolta delle firme per garantire la tutela del diritto a promuovere referendum in ottemperanza ai rilievi del Comitato dei diritti umani dell’ONU.
  • Con l’emendamento 1.18 si punta a introdurre il referendum confermativo automatico per le leggi in materia di forma di governo al fine di rafforzare la legittimità democratica delle istituzioni autonome. Il caso della rimozione del limite dei due mandati in Trentino dimostra come l’attuale sistema possa consentire modifiche fondamentali senza un’effettiva partecipazione popolare.
  • L’emendamento 1.19, in subordine all’1.18, ha l’obiettivo di ridurre il numero di firme per richiedere referendum confermativi sulle leggi elettorali ed in materia di referendum. In territori che fanno della specificità culturale e dell’autogoverno i propri tratti distintivi, la partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni pubbliche non può essere un optional, ma deve costituire un elemento strutturale del sistema democratico locale.
  • Con l’emendamento 1.20 propone una riformulazione dell’articolo 60 dello Statuto di autonomia rispondendo all’esigenza di superare l’attuale formulazione lacunosa e inadeguata, introducendo una disciplina organica degli strumenti regionali di democrazia diretta che tenga conto dell’evoluzione tecnologica e delle esigenze di controllo democratico, particolarmente sui temi dell’ordinamento comunale.
  • L’emendamento 1.22 all’articolo 97 dello Statuto di autonomia è finalizzato a introdurre un principio fondamentale di trasparenza democratica nelle procedure di concertazione tra Regione e Governo per evitare i ricorsi alla Corte Costituzionale, garantendo il diritto dei Consigli all’informazione e al controllo sull’attività della Giunta in questa delicata fase del processo legislativo.
  • L’emendamento 1.23 e 1.24 hanno l’obiettivo di fermare la proposta del Governo di trasferire la competenza sulla deliberazione per l’impugnazione delle leggi statali dal Consiglio alla Giunta.
  • Gli emendamenti 1.26, 1.27 e 1.28 mirano a potenziare la procedura dell’intesa tra Consigli provinciali di Trento e di Bolzano rispetto alla poco ambiziosa proposta governativa eliminando contestualmente l’illusione semantica della clausola “fermi restando i livelli di autonomia già riconosciuti”, concentrando l’attenzione su garanzie concrete piuttosto che su formule cosmetiche.
  • Con l’emendamento 1.29 si propone una modifica di portata rivoluzionaria al sistema delle autonomie speciali, introducendo per la prima volta un meccanismo di consultazione popolare diretta sulle modifiche statutarie. La nuova formulazione dell’articolo 103, quarto comma, stabilisce che tutte le modifiche allo Statuto approvate debbano essere sottoposte a referendum popolare confermativo disciplinato dalla legge regionale, escludendo al contempo la sottoposizione a referendum nazionale.
  • Infine, l’emendamento 1.31 proposto all’articolo 107 dello Statuto di autonomia rappresenta una risposta necessaria e lungimirante alle criticità che hanno caratterizzato il funzionamento delle Commissioni paritetiche nel corso degli anni. Si tratta di un intervento che, pur apparentemente tecnico, tocca il cuore stesso della democrazia autonomistica, proponendo una riforma sostanziale che mira a colmare lacune strutturali ormai non più sostenibili. Pur mantenendo il sistema delle norme di attuazione, lo arricchisce di elementi di garanzia democratica che ne rafforzano la legittimazione e l’efficacia.

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Lettera pubblicata su Il Dolomiti, 1 settembre 2025

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2 pensieri su “Riforma dello Statuto del Trentino-Alto Adige/Sűdtirol: non solo competenze, servono garanzie democratiche

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