
“[…] Nessuno, a parte qualche caso isolato, oggi si informa realmente su ciò che accade nelle aule parlamentari e nelle commissioni, o conosce le centinaia e migliaia di emendamenti presentati. Questo qualunquismo imperante è una delle cause della delegittimazione della politica, dei partiti e del Parlamento” — ha scritto recentemente Rosy Bindi su La Via Libera, affermando una scomoda verità che, calata nella quotidianità, vale anche per il Trentino-Alto Adige/Südtirol e per il dibattito parlamentare sullo Statuto di autonomia, svoltosi martedì 7 ottobre alla Camera dei Deputati.
Il 7 ottobre 2025, la Camera ha approvato in prima deliberazione il Disegno di legge costituzionale (AC 2473-A) recante “Modifiche allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol”.
I lavori d’aula — svoltisi tra la discussione generale nella seduta antimeridiana e l’esame dell’articolato in quella pomeridiana — hanno messo in luce un forte contrasto tra la narrazione dei media locali e della maggioranza di governo, che parla di “riforma” e “ripristino di standard di autonomia”, e le critiche delle opposizioni, che denunciano la mancanza di metodo partecipativo e un’occasione mancata per un vero adeguamento statutario.
Nel mezzo di questa narrazione, dopo un passaggio all’insegna della speditezza futurista in commissione, sono stati votati emendamenti e ordini del giorno senza che nessuno si occupasse di analizzarne o comprenderne il merito — con l’unica eccezione di coloro che li avevano presentati — nel trambusto di un’aula distratta e con un parere negativo espresso a priori per “economizzare” il tempo a disposizione, applicato all’intero pacchetto di proposte senza alcun tentativo di discernimento.
In discussione generale, il relatore Alessandro Urzì (FdI) ha definito la riforma un“momento storico di eccezionale rilevanza”. Ha sottolineato che il testo mira a dare seguito all’impegno della Presidente Meloni per il “ripristino degli standard di autonomia del 1992”, ovvero il livello di autonomia riconosciuto con la “quietanza liberatoria ONU”.
L’obiettivo principale, secondo il relatore, è ridurre l’eccesso di conflitti di attribuzione tra Stato e autonomie speciali – (ndr – a tal riguardo si rimanda all’analisi del costituzionalista Palermo sul sindacato di costituzionalità) — causati dalla riforma del Titolo V del 2001, attraverso una ridefinizione più chiara dei limiti e delle prerogative. Urzì ha inoltre menzionato interventi specifici, come l’eliminazione di limiti “antistorici” alla partecipazione dei gruppi linguistici minoritari nelle giunte comunali e la ridefinizione dei limiti all’elettorato attivo.
La deputata Sara Ferrari (PD-IDP) ha definito il provvedimento “modifiche” o un “lifting”, ma non una vera riforma organica o un “terzo Statuto”. Ha criticato la mancanza di partecipazione collettiva del territorio e delle assemblee legislative, frutto di un “accordo al vertice”. Ha espresso riserve sulla previsione dell’“intesa debole” (art. 103), che si traduce in un parere non vincolante, superabile dal Parlamento a maggioranza assoluta. Ha infine rilevato il mantenimento del limite dell’“interesse nazionale”, eliminato per le Regioni a statuto ordinario sin dal 2001.
Il deputato Pasqualino Penza (M5S) ha espresso preoccupazione per l’impostazione “verticistica” che concentra il potere decisionale nelle mani delle Giunte e dei Presidenti, a scapito del ruolo di controllo dei Consigli provinciali. Ha inoltre segnalato il rischio di un “federalismo delle deroghe” in materie sensibili come ambiente, rifiuti e fauna selvatica, a causa della mancanza di un chiaro richiamo agli standard minimi nazionali ed europei.
Esame dell’articolato ed emendamenti
L’esame dell’articolo unico — che contiene tutte le modifiche — e delle proposte emendative è iniziato nel pomeriggio.
Sono state presentate numerose proposte di modifica provenienti esclusivamente dai gruppi di opposizione M5S (Alfonso Colucci, Carmela Auriemma, Vittoria Baldino e Pasqualino Penza) e PD-IDP (Sara Ferrari), su temi cruciali quali la centralità democratica, l’informazione, la trasparenza e le nuove competenze.
Le proposte emendative hanno riguardato, tra l’altro:
– l’introduzione dell’obbligo di legiferare per promuovere la parità di genere nelle istituzioni locali (1.3 Ferrari);
– il riconoscimento del Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) – Euregio (1.5 Ferrari);
– la soppressione della competenza esclusiva in materia di “ambiente ed ecosistema”, “gestione del ciclo dei rifiuti” e “gestione della fauna selvatica” (1.7, 1.10, 1.12, 1.100 Auriemma, Baldino, Penza e Colucci);
– il mantenimento della competenza a deliberare l’impugnazione delle leggi statali in capo al Consiglio, organo elettivo, invece di trasferirla alla Giunta, organo esecutivo (Colucci e Ferrari);
– la specificazione che le potestà legislative devono essere esercitate nel rispetto del principio dello Stato di diritto (1.102 Colucci e altri);
– l’introduzione del principio di composizione pluralista e di equa rappresentanza delle minoranze politiche nell’Ufficio di presidenza del Consiglio (1.14 Baldino e altri);
– il riconoscimento dell’obbligo di disciplinare nel regolamento consiliare le garanzie e le prerogative delle minoranze politiche in ogni fase dell’attività consiliare (1.103 e 1.104 Colucci e altri);
– la trasmissione annuale da parte delle Camere al Consiglio regionale e ai Consigli provinciali di Trento e Bolzano di una relazione riassuntiva sull’esito dei voti rivolti a Governo e Parlamento (1.15 Auriemma e altri);
– il rispetto della parità di genere nella composizione della Giunta regionale (1.101 Baldino e altri);
– l’introduzione di un termine entro il quale costituire la Giunta regionale a partire dall’entrata in carica dei Consigli provinciali (1.16 Penza e altri);
– il riconoscimento della firma digitale per la sottoscrizione e la promozione dei referendum regionali (1.17, 1.21 Auriemma e altri);
– l’introduzione del referendum obbligatorio per le modifiche delle leggi provinciali sulla forma di governo ovvero sulla legge elettorale e sui referendum (1.18 Auriemma e altri);
– la riduzione del numero di firme necessarie per promuovere i referendum confermativi (1.19 Penza e altri);
– l’aggiornamento delle tipologie di referendum regionali (1.20 Auriemma e altri);
– l’obbligo di informazione della Giunta al Consiglio sulle procedure di concertazione con il Governo in caso di leggi impugnate (1.22 Colucci e altri);
– il perfezionamento del meccanismo dell’intesa per le modifiche allo Statuto e la sostituzione dell’“intesa debole” con una “deliberazione su testo conforme” (1.2, 1.26, 1.27, 1.28 Ferrari, Colucci e altri);
– l’introduzione di un referendum confermativo regionale per le modifiche allo Statuto approvate dal Parlamento, fermo restando l’esclusione del referendum nazionale (1.29 Auriemma e altri);
– la democratizzazione delle Commissioni paritetiche dei 12 e dei 6, introducendo principi di programmazione, trasparenza, requisiti professionali e rappresentanza delle minoranze politiche (1.31 Colucci e altri).
Proposte di ordine del giorno
Sono stati presentati cinque ordini del giorno (da 9/2473-A/1 a 9/2473-A/5), tutti respinti:
Patty L’Abbate (M5S) – Analisi di Impatto sul trasferimento di competenze in materia di ambiente e rifiuti (AIR)
Richiedere uno studio sugli effetti economici, ambientali e sui rischi di corruzione/criminalità legati alle nuove competenze trasferite (in particolare rifiuti, ambiente ed ecosistema).
Enrica Alifano (M5S) – Impatto fiscale della riforma statale sui bilanci delle Province autonome
Richiedere una relazione sull’impatto della riforma fiscale statale sul minor gettito IRPEF delle Province autonome (stimato in 170–200 milioni di euro) e sulle misure compensative.
Pasqualino Penza (M5S) – Trasparenza nelle commissioni paritetiche dei 12 e dei 6
Chiedere al Governo di fornire alle Camere aggiornamenti periodici sull’attività delle Commissioni dei 12 e dei 6 e sull’attuazione delle norme di attuazione dello Statuto, per garantire maggiore pubblicità e informazione sui lavori, in coerenza con i principi di trasparenza, partecipazione e responsabilità.
Marco Pellegrini (M5S) – Cooperazione transfrontaliera tra Tirolo, Alto Adige/Südtirol e Trentino
Sostenere la partecipazione delle Autonomie nella cooperazione con l’Austria, in particolare per la gestione del traffico sull’asse del Brennero.
Alfonso Colucci (M5S) – Democrazia ambientale
Richiedere un piano operativo per garantire la conformità alle norme della Convenzione di Aarhus (informazione, trasparenza e partecipazione ambientale)
Parere del relatore e del Governo
Il relatore Urzì ha espresso parere contrario su tutte le proposte emendative “per praticità”. Il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, ha espresso parere conforme a quello relatore, motivando che, pur contenendo “spunti interessanti”, essi sarebbero più adatti alla fase di attuazione che non alla riforma costituzionale.
Il parere è stato dunque omnicomprensivo e non motivato nel merito delle singole questioni sollevate, incluse quelle di rilievo costituzionale come trasparenza e rappresentanza democratica.
Dichiarazioni di voto finali
Le dichiarazioni di voto hanno ribadito le posizioni emerse in discussione generale, focalizzandosi sui contenuti essenziali:
- Dieter Steger (Misto-Minoranze Linguistiche / SVP): Voto Favorevole. Ha rivendicato la riforma come un atto voluto dalla SVP, definendola una “modernizzazione istituzionale” per ripristinare le competenze perse, ridefinire le competenze in modo netto e rafforzare le tutele linguistiche. Ha sottolineato che l’autonomia è un processo continuo. Ha riconosciuto che il meccanismo dell’intesa debole (Art. 103) rimane un “punto problematico” che richiederà “alta vigilanza”.
- Vanessa Cattoi (Lega): Voto Favorevole. Ha evidenziato il rafforzamento della competenza primaria che diviene “esclusiva”. Ha enfatizzato le nuove competenze cruciali, in particolare l’attribuzione ai Presidenti delle Province delle “attribuzioni spettanti all’autorità di pubblica sicurezza in materia di gestione della fauna selvatica” (es. per orsi e lupi), definendola una risposta fondamentale per i territori di montagna.
- Paolo Emilio Russo (FI-PPE): Voto Favorevole. Ha sostenuto che il provvedimento bilancia “unità e diversità” e aggiorna lo Statuto per evitare contenziosi, rispettando la peculiarità storica, culturale e linguistica del territorio.
- Sara Ferrari (PD-IDP): Voto Favorevole, ma Condizionato. Ha ribadito che il testo è una “manutenzione ordinaria” e una “occasione mancata” a causa del deficit di metodo partecipativo. Ha sottolineato che il voto favorevole è dovuto al riconoscimento dell’autonomia esistente, ma ha condannato il fatto che non siano stati accolti emendamenti su parità di genere e riconoscimento dell’Euregio. Ha marcato una netta distinzione tra l’autonomia speciale (patto costituzionale internazionale a tutela delle minoranze) e l’Autonomia Differenziata (che il PD-IDP continua a opporre).
- Alfonso Colucci (M5S): Astensione. Ha annunciato l’astensione perché, pur riconoscendo il valore costituzionale delle autonomie, il provvedimento è “verticistico”, declinando l’autonomia come mera devoluzione di poteri anziché come “autonomia deliberativa” e “partecipazione effettiva e diretta” dei cittadini e dei Consigli. Ha lamentato il rigetto di tutti gli emendamenti volti a garantire democrazia, trasparenza e partecipazione.
- Luana Zanella (AVS): Astensione. Ha definito il provvedimento una “operazione […] di manutenzione dello statuto” e ha espresso serie preoccupazioni sul rischio di decadenza della “clausola di maggior favore” (Art. 10 L. Cost. 3/2001). Ha criticato la competenza esclusiva in materia di fauna selvatica (lupi e orsi), sottolineando che la fauna è “patrimonio indisponibile dello Stato” e che l’Art. 9 Costituzione tutela la biodiversità.
Esito della Votazione: Il Disegno di Legge Costituzionale AC. 2473-A è stato approvato in prima deliberazione dalla Camera dei Deputati.
* * * Note finali * * *
Di tutto questo, sui quotidiani locali non leggerete una riga. Nulla sui canali televisivi. È la conferma più evidente della cruda analisi di Rosy Bindi: una politica svuotata di contenuti, resa invisibile proprio dove dovrebbe essere raccontata.
Il presente post è stato redatto sulla base del resoconto stenografico pubblicato sul sito della Camera dei Deputati e degli emendamenti e degli ordini del giorno allegati al resoconto della seduta del 7 ottobre 2025 della Camera dei Deputati (N. 543) e del testo del DDL Costituzionale AC. 2473-A.
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