
In occasione delle consultazioni referendarie dell’8 e 9 giugno 2025, il dibattito pubblico è stato inondato da cifre spesso discordanti sui costi per lo svolgimento del voto popolare. Si è sentito parlare di costi esorbitanti, talvolta utilizzati come argomento per scoraggiare l’esercizio della democrazia diretta.
Per fare chiarezza e ottenere dati certi, la nostra associazione Più Democrazia in Trentino ha presentato un’istanza di accesso civico generalizzato (FOIA) alla Direzione Centrale per i Servizi Elettorali del Ministero dell’Interno. L’obiettivo era ottenere la disaggregazione di 10 voci di spesa, dai compensi per i seggi ai costi per il personale di pubblica sicurezza, fino alle spese di cancelleria. Ecco cosa abbiamo scoperto e cosa, invece, ci è stato negato.
I dati ottenuti dal Ministero
La risposta del Ministero dell’Interno (documento a piè di pagina) ha gettato luce su alcuni aspetti logistici e materiali della macchina elettorale:
- Stampa e materiali: circa 7,5 milioni di euro per la composizione, stampa e allestimento di schede, manifesti e buste.
- Altro materiale elettorale: ulteriori 7,5 milioni di euro circa.
- Trasporto e logistica: circa 2,2 milioni di euro per la consegna dei materiali a Prefetture, Commissariati del Governo (inclusi Trento e Bolzano) e Regioni.
- Matite e inchiostro: una spesa specifica di 133.650 euro per le matite copiative e 64.600 euro per le boccette d’inchiostro (capitolo 1310).
Nonostante la richiesta dettagliata, il Ministero ha opposto un parziale rifiuto su voci fondamentali come i compensi per i componenti dei seggi e i costi del personale di pubblica sicurezza. Secondo il Viminale, fornire questi dati richiederebbe una “complessa e articolata interlocuzione con tutte le amministrazioni coinvolte”, definendo l’istanza come “manifestamente onerosa o sproporzionata”.
Ricostruiamo il puzzle delle cifre
Se il Ministero non fornisce il quadro completo, ci aiutano le analisi indipendenti. L’anno scorso, la Presidenza del Consiglio ha parlato di un costo di 400 milioni di euro per i referendum. Tuttavia, come evidenziato da un fact-checking di Carlo Canepa su Pagella Politica svolto nel giugno 2025, questa cifra appare decisamente gonfiata. La relazione tecnica del governo per il referendum del 2025 stimava infatti un costo per i soli referendum di circa 88 milioni di euro.
I dati per il 2026 li possiamo invece ricostruire dalla relazione tecnica del disegno di legge 2751AC per la conversione in legge del decreto-legge 27 dicembre 2025, n. 196, recante disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell’anno 2026:
Onorari per i seggi
– Onorari fissi per le sezioni elettorali dei referendum: 1 presidente + 1 segretario + 3 scrutatori
– Compenso: 130 eur al presidente e 104 ciascuno al segretario e agli scrutatori
– Costo per sezione per legislazione vigente: 546 euro (130 + 104×4)
– Costo per sezione con incremento del 15%: 627,90 euro
– Costo per seggi speciali con incremento del 15% (1 presidente + 2 scrutatori)): 212,75 eur
– Numero sezioni: 61.540
– Numero seggi speciali: 1.483
Costo totale per onorari: (61.540 x 627,90 + (1.483 x 2012,75) = 38,96 milioni di euro.
Elettori all’estero
L’invio delle cartoline di avviso costa circa 25 milioni di euro (5.550.880 iscritti all’AIRE x 4,50 euro per media posta prioritaria).
Costi totali per referendum
I “400 milioni” citati dal governo nel 2025 sembrano dunque derivare da stime datate e farlocche del 2009 che includevano “costi indiretti” del tutto ipotetici, come la “perdita di tempo libero” degli elettori.
La stima che Più Democrazia in Trentino ha effettuato sulla base dei dati a disposizione corrisponde a 82 milioni, inferiore persino alla stima effettuata dal Governo nel 2025 posto che abbiamo calcolato solo i costi per il referendum escludendo le maggiorazioni per le elezioni amministrative (18 milioni per i materiali + 39 milioni per gli onorari dei componenti delle sezioni e dei seggi speciali + 25 milioni per l’invio delle schede agli iscritti all’AIRE).
Modernizzare per risparmiare: il confronto con la Svizzera
La conoscenza analitica dei costi è essenziale non solo per la trasparenza, ma per rendere le procedure più efficienti ed economiche, mantenendo intatta l’integrità del voto. Senza dati reali e trasparenti, è impossibile attuare una seria modernizzazione dei processi elettorali.
Il confronto con la Svizzera è illuminante. In una risposta a un’interrogazione parlamentare del 2014, il Consiglio federale ha indicato che i costi logistici complessivi (Confederazione, cantoni e comuni) per gli scrutini a livello federale svolti nel 2010 sono stati stimati in 1,50 franchi per ogni avente diritto di voto per singolo scrutinio. Considerando che in Svizzera si vota abitualmente 4 volte all’anno, la loro capacità di contenere la spesa pro-capite a ogni appuntamento è il risultato di una macchina burocratica snella e di processi standardizzati.
Facendo un paragone con la situazione italiana:
- Modello svizzero: la spesa logistica è ottimizzata su una base di 1,50 franchi pro-capite (il cambio medio Euro/Franco negli ultimi 5 anni è di 1 a 1 ma con un costo della vita decisamente superiore in Svizzera).
- Stima italiana (82 mln €): considerando circa 51 milioni di elettori, il costo pro-capite in Italia è di circa 1,61 euro.
- Narrazione governativa (400 mln €): se si seguisse la cifra citata dalla Presidenza del Consiglio, il costo balzerebbe a quasi 8 euro per cittadino.
Questa differenza di costo pro-capite — che diventa enorme se calcolata sull’intera popolazione elettorale — dimostra che esiste uno spazio su cui lavorare. Conoscere con precisione quanto spendiamo è solo il primo passo per trasformare la macchina elettorale in un sistema più moderno, agile e meno oneroso per la collettività.
Seguono istanza di accesso e risposta del Ministero dell’Interno: