
La trasparenza non è un dettaglio tecnico, ma una condizione essenziale per il buon funzionamento della democrazia. È da questa convinzione che è nata l’inchiesta di Più Democrazia in Trentino sui costi delle consultazioni referendarie: un lavoro di analisi volto a distinguere tra dati effettivi e narrazioni propagandistiche, in un dibattito pubblico spesso caratterizzato da cifre approssimative o volutamente gonfiate.
L’interesse suscitato dalla nostra analisi ha superato l’ambito locale. Nei giorni scorsi tre parlamentari – Alfonso Colucci, Emma Pavanelli e Daniela Morfino – hanno presentato alla Camera dei Deputati un’interrogazione scritta (4-07051 del 17.02.2026) al Ministro dell’Interno, riprendendo puntualmente le criticità da noi sollevate. Un passaggio che segna un salto di qualità: la questione della trasparenza sui costi dei referendum diventa tema di rilievo nazionale.
L’origine dell’interrogazione risiede nella risposta solo parziale fornita dal Ministero dell’Interno alla nostra istanza di accesso civico generalizzato (FOIA). Se da un lato sono stati comunicati dati puntuali su alcune voci di spesa – 7,5 milioni di euro per la stampa delle schede, 2,2 milioni per i trasporti, 133.650 euro per le matite – dall’altro è stata negata la disaggregazione di costi centrali, come i compensi dei componenti dei seggi e le spese per la sicurezza, con la motivazione che la richiesta sarebbe stata “manifestamente onerosa o sproporzionata”. Una valutazione che lascia aperti interrogativi rilevanti sul piano della trasparenza amministrativa.
Nell’interrogazione parlamentare si sottolinea come l’assenza di dati analitici alimenti rappresentazioni divergenti nel dibattito pubblico, con il rischio che la questione dei costi venga strumentalizzata per delegittimare strumenti di partecipazione previsti dalla Costituzione. I costi, si afferma, devono essere affrontati esclusivamente in termini di efficienza amministrativa, razionalizzazione e modernizzazione delle procedure, senza che ciò comporti alcuna compressione dell’esercizio dei diritti democratici. Al contrario, proprio una maggiore trasparenza può contribuire a rendere la “macchina” referendaria più efficiente e sostenibile.
I parlamentari chiedono quindi al Ministro dell’Interno di chiarire l’ammontare complessivo effettivo delle spese sostenute nel giugno 2025, fornendo il dettaglio analitico di ogni voce; di spiegare le ragioni per cui le informazioni richieste dalla nostra associazione non siano state trasmesse integralmente e se si intenda ora completare la risposta; di indicare la previsione di spesa per il referendum del 22 e 23 marzo 2026; di precisare quali iniziative normative siano allo studio per modernizzare le procedure e ridurre i costi senza incidere sul diritto di voto; e infine di valutare la creazione di un sistema stabile di pubblicazione preventiva e consuntiva delle spese, così da garantire una trasparenza permanente.
Questa iniziativa parlamentare conferma che la nostra richiesta non era un mero adempimento burocratico, ma un atto politico nel senso più alto del termine: conoscere quanto costa ogni voce di spesa – dalle forniture materiali alle ore di lavoro straordinario – è l’unico modo per disinnescare narrazioni speculative, come quelle che parlano di “400 milioni” senza adeguati riscontri, e per aprire una discussione seria su come rendere la democrazia diretta più accessibile, moderna ed economicamente sostenibile.
Continueremo a monitorare la risposta del Ministro e a informarvi sugli sviluppi. La qualità della democrazia passa anche da qui: dalla trasparenza dei dati e dalla responsabilità delle istituzioni nel renderli pubblici.
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