
Nel marzo 2026, l’organizzazione internazionale Power for Democracies ha pubblicato il rapporto “Italy: the state of Italy’s democracy”, a cura di Cláudia Araújo (Senior Research Fellow) e Federica Marchianó (Research Assistant), offrendo un’analisi articolata e documentata dello stato della democrazia nel nostro Paese.
Power for Democracies si propone di individuare le strategie più efficaci per sostenere e proteggere la democrazia liberale a livello globale, mettendo a disposizione analisi, strumenti e raccomandazioni rivolte a ricercatori, società civile e finanziatori. Il suo approccio si fonda su una ricerca applicata che mira a capire dove le istituzioni democratiche sono sotto pressione, quali interventi funzionano e come allocare al meglio le risorse disponibili.
Metodologia: un’analisi basata su dati comparati e competenze esperte
Il rapporto sull’Italia si basa su una combinazione di ricerche documentali e revisione della letteratura, interviste con esperti del settore e analisi di indicatori internazionali consolidati.
Tra gli indici utilizzati:
– il Liberal Democracy Index (V-Dem)
– l’indice sulla libertà di stampa di Reporters Without Borders
– il Rule of Law Index del World Justice Project
– i Worldwide Governance Indicators della Banca Mondiale.
Sono stati inoltre considerati i rapporti di Freedom House, Civicus e della Commissione europea, garantendo così una base empirica ampia e comparabile.
I principali segnali di allarme
Il quadro che emerge è quello di un declino democratico precoce, caratterizzato da una serie di dinamiche preoccupanti:
– Accrescimento del potere esecutivo. Il disegno di legge sul Premierato e il ricorso frequente ai decreti-legge (91 in tre anni) rischiano di comprimere il ruolo del Parlamento e indebolire il sistema dei pesi e contrappesi.
– Restrizione dello spazio civico. Il Decreto Sicurezza 2025 viene descritto come un attacco significativo alla libertà di protesta, con l’introduzione di nuovi reati e sanzioni più severe anche per forme di dissenso non violento.
– Pressioni sulla libertà dei media. Il rapporto segnala: la riorganizzazione politicizzata della RAI; l’uso di cause per diffamazione (SLAPP) come strumento intimidatorio; casi di sorveglianza tramite spyware ai danni di giornalisti.
– Erosione dei diritti e revisionismo storico. Vengono evidenziate politiche discriminatorie nei confronti di migranti e comunità LGBTQ+, insieme a una tendenza alla minimizzazione dell’eredità storica del fascismo, definita come “politica dell’oblio”.
– Indipendenza della magistratura sotto pressione. La riforma Nordio e una crescente retorica critica nei confronti della magistratura sollevano interrogativi sull’autonomia del potere giudiziario.
Le raccomandazioni: rafforzare società civile e strumenti di tutela
Per contrastare queste tendenze, il rapporto individua alcune priorità di intervento:
– Supporto legale e contenzioso strategico. Sostenere le organizzazioni della società civile nel promuovere ricorsi contro norme ritenute incostituzionali, con particolare riferimento al Decreto Sicurezza.
– Advocacy e sensibilizzazione. Rafforzare le reti di difesa dei diritti, documentare in modo sistematico le violazioni e alimentare i meccanismi di monitoraggio e intervento dell’Unione europea.
Una lettura utile per comprendere le sfide attuali
Il rapporto offre una base informativa solida e aggiornata per comprendere le trasformazioni in corso nella democrazia italiana, inserendole in un contesto comparato internazionale.
Il documento integrale (28 pagine), con analisi dettagliate e grafici esplicativi, è allegato di seguito ed è consultabile per approfondire tutti gli aspetti trattati:
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