Ambiente, trapsarenza e democrazia: perché la trasparenza sui PFAS a Storo riguarda tutti noi

La nostra associazione ha recentemente depositato una serie di osservazioni e richieste di modifica al PIAO (Piano Integrato di Attività ed Organizzazione) 2025-2027 del Comune di Storo per il conseguente aggiornamento. Non si tratta solo di una questione tecnica o locale: il caso di Storo rappresenta un modello di intervento che la nostra associazione ha promosso per far sì che ogni amministrazione garantisca una trasparenza attiva sulle informazioni ambientali, le quali incidono direttamente sulla nostra salute.

Nelle nostre osservazioni (documento integrale a piè di pagina) abbiamo ribadito che una pubblica amministrazione e l’ente locale responsabile non possono limitarsi a fare il “notaro” della legalità formale. Quando è in gioco la salute collettiva, l’ente deve spiegare i parametri utilizzati, le ragioni scientifiche dei monitoraggi e, soprattutto, come intende rispondere alla percezione sociale del rischio.

Il caso PFAS: uno studio “fantasma” e dati preoccupanti

Al centro della nostra azione c’è la gestione della contaminazione da PFAS/PFOS nella Valle del Chiese. Ecco cosa abbiamo rilevato nel merito:

L’occultamento dello studio dell’Università di Trento: uno studio integrale del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica dell’ateneo trentino (DICAM), concluso a luglio 2024 e che identifica una possibile sorgente di inquinamento presso le ex Fonderie Trentine nel comune di Borgo Chiese, non è mai stato reso pubblico ed accessibile a tutti i cittadini.

Limiti inadeguati: abbiamo contestato il fatto che l’amministrazione si senta “conforme” con concentrazioni di PFOS fino a 30 ng/L nel pozzo di Gaggio. Come evidenziato dall’ARPA del Friuli-Venezia Giulia e dalle nuove linee guida UE, i limiti di sicurezza dovrebbero scendere sotto 1,5 ng/L, mentre negli anni scorsi la Danimarca ha già adottato la soglia di 2 ng/L.

Rischi tecnici e latenza: la modellazione scientifica prevede un tempo di latenza di circa 148 giorni affinché un picco di inquinamento raggiunga il pozzo di Gaggio, un dato che deve essere integrato immediatamente nelle procedure di emergenza comunale anche in considerazioni di eventuali ulteriori incidenti industriali che potrebbero aggravare la situazione esistente.

Il legame tra ambiente e democrazia

La democrazia non è solo voto, ma accesso alla conoscenza. Già nel 2016 l’associazione aveva denunciato l’illegittimità del richiamo alla legge regionale 10/2014, utilizzata dagli enti locali del Tretino-Alto Adige/Südtirol per derogare all’obbligo di pubblicare informazioni ambientali. La trasparenza è un livello essenziale delle prestazioni che nessuna autonomia speciale può ignorare, come sancito dal D.Lgs. 33/2013 e dalla Convenzione di Aarhus.

Per rafforzare la qualità democratica del comune di Storo, abbiamo chiesto formalmente di:

  • Pubblicare integralmente lo studio UniTN sui modelli di flusso della falda.
  • Rendere accessibili tutte le concentrazioni di PFAS rilevate nei pozzi pubblici e privati.
  • Monitorare la matrice biota (pesci) delle acque superficiali locali, dato che a valle (Lago d’Idro) sono già state riscontrate non conformità.
  • Attivare percorsi di partecipazione civica digitale sulle azioni amministrative comunali (tramite piattaforme come Decidim) e avviare un biomonitoraggio umano sui residenti esposti.

La trasparenza ambientale non è un aggravio burocratico, ma una precondizione per la fiducia tra cittadini e istituzioni. Più Democrazia in Trentino continuerà a vigilare affinché il diritto alla conoscenza non venga sacrificato in nome di silenzi amministrativi o deroghe illegittime.

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Prossimi appuntamenti organizzati dall’associazione:

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