Dall’agorà greca al disimpegno moderno: ritratto di una cittadinanza perduta

* lettera dell’avvocato Beppe Pontrelli

Osservo come la questione dell’astensionismo elettorale sia ormai passata sotto silenzio.

Pare non essere più un argomento di riflessione, né di attualità.

Se ne parlerà di nuovo nella fase acuta dei commenti elettorali alla prossima consultazione.

Come si vede la questione ha assunto ormai un aspetto cronico, come certe malattie: inguaribili.

Forse per questo motivo non si sono avviate campagne di recupero dall’astensionismo.

Ormai tutti possono constatare che la quota delle astensioni dal voto costituiscono il primo schieramento in tutte le consultazioni elettorali.

Intanto la disaffezione al voto si esprime diffusamente con l’inutilità di una scelta: “perché sono tutti uguali !”.

Le preferenze, magari forzate anche attraverso l’indicazione di candidati di generi diversi, avrebbero dovuto consentire all’elettore di privilegiare un distinguo in relazione alle candidature.

Senza scomodare l’avversione da idiosincrasia per gli “indifferenti”, di gramsciana quanto elitaria memoria, si rammenta come le discussioni sviluppatesi a largo raggio durante il ’68 studentesco avevano ben chiaro come l’astensionismo avrebbe favorito l’elettorato di destra.

Facile esito della propaganda fondata sulla paura inculcata tra la massa.

Come l’attuale storia d’Europa, ma direi di tutto l’Occidente, USA e Italia compresi ha determinato il successo delle destre, spinte al potere soprattutto per l’affermazione dilagante di parole d’ordine xenofobe di contrasto ai fenomeni migratori (che lo sviluppo dei mezzi di comunicazione aveva accelerato nella corsa al raggiungimento di condizioni di benessere, pur in minima parte esaudibili, mentre abbondavano non trascurabili componenti, arruolate dalla malavita per la gestione della delinquenza di strada.

Ciò confermando la propaganda fondata sulla paura.

E più propaganda si impegnava nel denunciare i pericoli dell’immigrazione, più si doveva riferire all’immigrazione il fenomeno della piccola delinquenza: agli zingari si sono sostituiti gli immigrati.

Certa politica ha seminato i germi della sfiducia ed inaffidabilità della politica (e come si può osservare rimanendone anche direttamente vittima, passando da percentuali importanti che ne avevano premiato i primi proclami, a percentuali molto meno rilevanti a causa dell’essere ritenuti anch’essi “come tutti gli altri”).

E’ quindi facile comprendere come questo meccanismo abbia costituito il comodo convincimento che tutta la politica fosse inaffidabile e tutti facessero i propri interessi e non gli interessi diffusi della popolazione.

Come acutamente osserva Galli Della Loggia nell’articolo pubblicato dal Corriere della Sera di giovedì 31 luglio, che indicava nella assoluta ingerenza delle Segreterie dei partiti la causa dell’allontanamento dal voto delle masse scontente di non poter scegliere e decidere i propri rappresentanti.

Analisi certamente condivisibile che osserva però esclusivamente dai vertici decisionali le cause del disastro degenerativo della democrazia con l’allontanamento massiccio dal voto.

Una riflessione si impone anche circa le cause “dal basso”, di un elettorato cioè mollemente accomodato su posizioni passive che nulla fa per capovolgere la situazione.

Per comprendere il fenomeno dell’astensione dal voto analizzando le motivazioni che determinano il comportamento degli elettori, soccorre l’etimologia di varie terminologie: tra queste quella di “idiota” che in latino esprimeva il significato di inesperto, profano di una materia.

Significati che discendevano molto conseguentemente dal termine greco “idiotes” che indicava i privati cittadini (la radice idios significava precisamente “privato, non pubblico”). Passando per il termine “idioteia” che ci avvicina a significati molto più moderni: in origine stava a significare la vita privata e anche l’ignoranza.

La sociologia, o meglio più precisamente la psicologia delle masse, ci dice che nei tempi dello sviluppo politico della democrazia in Grecia si distinguevano coloro che avevano una visione rattrappita dell’esistenza che impegnava una visione delle cose “a specchio”, occupati nella cura esclusiva del proprio orticello, avendo una visione ristretta, incolta, poco comparativa e certamente non accompagnata da progettualità ambiziose; mai animati da intenti di schieramento e comunemente inesperti della cosa pubblica.

Altri erano le persone che avevano interessi per la cosa pubblica, investite da competenze e istruzioni adeguate alle loro responsabilità.

Questa seconda categoria è stata la linfa che ha fatto crescere il proprio significato di cittadino della polis.

L’effettivo significato del termine “idiota” esprime un valore di dignità che nella società greca contraddistingueva l’esercizio della politica; dignità in contrapposizione alla rinuncia, a rimanersene ai margini, al non parteggiare attivamente nella vita collettiva.

Al netto dell’idealismo che emerge dall’affermazione di questa concezione nella società greca, non si può non rilevare come l’attuale distacco dal diritto dovere di votare, porti qualcosa di “idiota” in sé: una carenza, un ritardo nello sviluppo cognitivo e comportamentale del cittadino.

Per qualcuno potrà essere una forma di ribellione, ma temo che per larga parte si tratti di pura e semplice rinuncia.

Mala tempora currunt.

La democrazia è malata perché l’epidemia della sciocchezza si è diffusa tra i suoi cittadini.

Beppe Pontrelli

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