
* lettera pubblicata sul quotidiano L’Adige il 19 novembre 2025
di Alex Marini e Stefano Longano
Abbiamo letto con curiosità l’intervento dell’assessore provinciale e segretario del PATT Simone Marchiori apparso su L’Adige il 15 novembre. Alcune affermazioni meritano però una puntualizzazione, nell’interesse di un dibattito pubblico serio e trasparente.
Marchiori sostiene che le osservazioni del prof. Cosulich “assumono particolare rilievo”.
Eppure sono state smentite dalla recente decisione della Corte costituzionale. Prima di trasformarle in riferimento per “difendere l’autonomia”, sarebbe almeno opportuno attendere le motivazioni della sentenza. Qui non è in gioco un’erosione dell’autonomia, ma la difesa della democrazia: il limite di mandato è un principio teso a rendere efficace il diritto di tutti i candidati di correre alla pari. L’autonomia non può essere un’autorizzazione a derogare i principi democratici, casomai un’occasione di rinforzarli..
Non intendiamo fare una difesa acritica della Corte costituzionale: ogni decisione può e deve essere discussa nel merito. Ciò che colpisce, però, è che il segretario del PATT eviti qualunque analisi giuridica e scelga invece di liquidare la Consulta con un’etichetta denigratoria. Le sentenze possono essere criticate, ma solo entrando nei contenuti. In questo caso, il merito è chiaro ed è perfettamente coerente con gli standard internazionali sulle garanzie democratiche, inclusi quelli della Commissione di Venezia. Ricorrere a definizioni sprezzanti non argomenta nulla: è solo un modo per sottrarsi al confronto e finisce per squalificare non la Corte, ma il rispetto delle istituzioni da parte di chi usa quel linguaggio.
Marchiori afferma poi che il sistema elettorale condiziona i rapporti tra Giunta e Consiglio e che per questo la riforma non può essere ridotta al destino di una persona. Giusto.
Ma allora perché, in Commissione, non si è discusso nulla? Nessuna audizione, nessun approfondimento, nessun confronto con gli attori dell’autonomia. La complessità evocata dal segretario non ha avuto alcuna traduzione reale in un percorso aperto e partecipato.
Infine, Marchiori difende il proporzionale, ma specifica subito che “non sarà un proporzionale puro”. Vale a dire: un maggioritario camuffato. Se l’obiettivo è rafforzare pluralismo e autonomia, allora serve coerenza, non slogan.
Una riforma della forma di governo trentina – a livello provinciale e comunale – deve nascere da una consultazione pubblica che coinvolga cittadini, esperti, enti locali e società civile. Nella memoria presentata come amicus curiae alla Corte abbiamo indicato criticità e possibili prospettive, compreso il modello direttoriale, che garantisce una reale separazione dei poteri.
Se vogliamo rafforzare l’autonomia, iniziamo dal rafforzare la democrazia.
Lettera inoltrata al direttore del giornale L’Adige il 18 novembre 2025
a firma di Alex Marini e Stefano Longano


* * *
Iscriviti all’associazione Più Democrazia in Trentino per una democrazia migliore