di Michela Lupi ed Alex Marini

Il 3 aprile 2025 rappresenta una data importante per la democrazia provinciale. Per la prima volta nella storia del Consiglio della Provincia autonoma di Trento si è svolta un’audizione pubblica dedicata a un disegno di legge di iniziativa popolare. L’introduzione di questo istituto, previsto dalla riforma della legge provinciale sui referendum del 2019, nasce per garantire ai cittadini promotori un momento ufficiale in cui illustrare pubblicamente la propria proposta.
L’audizione relativa al disegno di legge n. 41/XVII – promosso da un gruppo di insegnanti della scuola dell’infanzia – ha dimostrato che questa innovazione normativa può generare buone prassi: la registrazione è stata trasmessa in streaming, pubblicata sui canali istituzionali e ora, anche grazie alle sollecitazioni dei promotori, troverà collocazione permanente nella scheda del disegno di legge. Un risultato che renderà più trasparente il percorso delle iniziative popolari anche per il futuro.
Tuttavia, accanto a queste luci, permangono ancora ombre e criticità che meritano di essere affrontate con coraggio istituzionale.
La raccolta delle firme. Il Trentino non si è ancora adeguato alle raccomandazioni del Comitato diritti umani dell’ONU nel caso Staderini e De Lucia vs Italia, che ha censurato gli ostacoli procedurali all’esercizio dell’iniziativa popolare e del diritto a promuovere referendum. Lo Stato italiano ha introdotto la firma digitale per referendum e proposte legislative nazionali; la provincia di Trento, invece, è rimasta ferma.
La conseguenza è che oggi solo i comitati che possono contare sul supporto di partiti o soggetti abilitati all’autenticazione riescono a promuovere iniziative popolari in condizioni eque. La petizione 6/XVI di Più Democrazia in Trentino offre una soluzione, ma i tempi della sua trattazione appaiono ancora lunghi.
L’assistenza legislativa nella fase istruttoria. La normativa provinciale prevede un supporto tecnico nella fase di redazione della proposta, ma nessuna forma strutturata di accompagnamento informativo durante la trattazione del disegno di legge. Nel riconoscere la cordiale e preziosa assistenza fornita dagli uffici, è comunque necessario consolidare e rafforzare gli standard qualitativi del supporto procedurale. Non chiediamo sostegno politico, bensì strumenti minimi che permettano ai promotori – soprattutto quando agiscono in autonomia rispetto ai gruppi consiliari – di comprendere diritti, tempi e fasi dell’iter legislativo, così da potersi confrontare con i consiglieri su un piano paritario.
La correttezza e l’accesso ai verbali. È essenziale che quanto dichiarato dalla rappresentante del disegno di legge sia riportato in modo fedele e preciso nei verbali ufficiali, e che esista la possibilità di correggere eventuali imprecisioni. Allo stesso modo, l’accesso ai verbali degli altri interventi è indispensabile: permette di studiare le osservazioni emerse, comprendere le posizioni degli interlocutori e arrivare agli incontri successivi preparati. Non si tratta di aspetti tecnici, ma di condizioni necessarie per garantire ai promotori un’effettiva partecipazione informata e in condizioni di parità rispetto ai consiglieri.
I limiti del Regolamento interno. Oggi i promotori possono partecipare ai lavori di commissione (senza voto), presentare emendamenti e trasmettere osservazioni sugli emendamenti approvati in commissione. Manca però la possibilità di presentare una relazione sui lavori della commissione, analoga alla relazione di minoranza riservata ai consiglieri. Questa asimmetria impedisce ai cittadini proponenti di far emergere in modo chiaro e formale la propria posizione nell’iter legislativo.
L’irrilevanza sostanziale delle posizioni dei promotori. Nella prassi, le iniziative popolari vengono spesso trattate congiuntamente a disegni di legge consiliari o della Giunta sulla stessa materia. Se da un lato ciò può facilitare i lavori delle commissioni, dall’altro rischia di oscurare completamente il contributo dei cittadini.
È ciò che è avvenuto con il ddl n. 41/XVII: sostenuto da 5.865 firmatari, è stato discusso insieme ad altri tre ddl, venendo di fatto messo in secondo piano sia sul piano politico sia mediatico, fino a diventare – come si direbbe in gergo – il “panino” dentro cui altri testi hanno preso il sopravvento.
L’audizione pubblica e la disponibilità del Servizio legislativo a rispondere puntualmente alle richieste dei promotori rappresentano segnali positivi e incoraggianti: dimostrano che quando cittadini e istituzioni dialogano con serietà, la democrazia cresce.
Resta però irrisolta la questione principale: sul piano politico, molte iniziative popolari continuano a essere considerate marginali, spesso fermate prima dell’esame degli articoli tramite ordini del giorno di non passare alla discussione. Questo impedisce un confronto autentico sulle proposte elaborate e sostenute da migliaia di cittadini.
Se crediamo davvero nella democrazia partecipativa, è necessario che il Consiglio provinciale colmi le lacune regolamentari e culturali che ancora ostacolano il pieno riconoscimento del valore delle iniziative popolari e del contributo civico che rappresentano.
Alex Marini – Presidente di Più Democrazia in Trentino
Michela Lupi – Prima firmataria del disegno di legge di iniziativa popolare n. 41/XVII
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