
La recente stretta sulla cittadinanza introdotta dal Decreto-Legge 28 marzo 2025, n. 36 ha riportato drammaticamente d’attualità una questione che riguarda da vicino il Trentino e l’Alto Adige/Südtirol: il riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti degli emigrati dai territori dell’ex Impero austro-ungarico, passati sotto la sovranità italiana e jugoslava dopo la Prima guerra mondiale.
Si tratta di una vicenda poco conosciuta nel dibattito pubblico nazionale, ma che affonda le sue radici in una discriminazione storica prodotta dal susseguirsi di eventi politici e giuridici che hanno colpito in modo particolare le comunità trentine, sudtirolesi e giuliane emigrate all’estero tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
I disegni di legge Gubert, Tarolli e Schmid: sanare una disparità
Negli anni Novanta questa ingiustizia venne finalmente portata all’attenzione del Parlamento grazie a due iniziative legislative:
– il disegno di legge n. 503/1996, presentato dai senatori Renzo Gubert, Ivo Tarolli e dai senatori di Rifondazione Comunista;
– il disegno di legge n. 4541/1998, presentato alla Camera dal deputato Sandro Schmid.
L’obiettivo era chiaro: superare gli effetti discriminatori della legge sulla cittadinanza del 1992, che – attraverso una interpretazione restrittiva dell’articolo 18 – rendeva di fatto impossibile ai discendenti degli emigrati dai territori ex austro-ungarici ottenere la cittadinanza italiana, a differenza di quanto avveniva per i discendenti di emigrati provenienti da altre regioni italiane.
Queste comunità si trovavano infatti in una situazione peculiare: molti emigrati trentini e giuliani avevano perso la cittadinanza a seguito della legislazione austro-ungarica e del Trattato di Saint-Germain del 1919, diventando apolidi e privati della possibilità di trasmettere la cittadinanza jure sanguinis ai propri figli.
La legge 379/2000: un riconoscimento bipartisan e “riparatorio”
Il percorso parlamentare che portò all’approvazione della Legge 14 dicembre 2000, n. 379 è particolarmente significativo. In Commissione Affari Costituzionali, il provvedimento fu discusso e riformulato in un clima ampiamente bipartisan, con l’obiettivo condiviso di rimuovere una discriminazione storica.
Nel corso dei lavori si decise:
– di estendere l’ambito di applicazione non solo ai territori del Trentino-Alto Adige, ma anche a quelli ceduti alla Jugoslavia con i Trattati di Parigi (1947) e di Osimo (1975);
– di consentire il riconoscimento della cittadinanza tramite una dichiarazione volontaria, entro un termine definito;
– di superare definitivamente l’impianto restrittivo dell’art. 18 della legge del 1992.
Un dato oggi spesso dimenticato è che, durante il dibattito parlamentare, il numero dei potenziali beneficiari veniva stimato in poche migliaia di persone. Non si parlava dunque di flussi incontrollati o di effetti demografici rilevanti, ma di un intervento mirato, di natura chiaramente riparatoria, volto a ristabilire un principio di equità.
Il decreto 36/2025 e il ritorno dell’ingiustizia
Con il Decreto-Legge n. 36 del 2025, questo fragile equilibrio è stato spezzato. Le nuove norme hanno di fatto: interrotto la trasmissibilità della cittadinanza per i discendenti dei cittadini riconosciuti ai sensi della legge 379/2000; escluso intere famiglie, compresi minori già nati, dalla possibilità di essere riconosciuti cittadini italiani; reintrodotto una discriminazione specifica proprio nei confronti delle comunità trentine, sudtirolesi e giuliane.
Ancora una volta, queste collettività si ritrovano penalizzate rispetto ad altri cittadini italiani all’estero.
Una valutazione di impatto mai fatta
Colpisce un altro aspetto: a distanza di oltre vent’anni dall’approvazione della legge 379/2000, la politica locale e le associazioni di rappresentanza degli emigrati non ha mai promosso né sollecitato una vera valutazione di impatto della regolazione per sapere con precisione quante domande siano state presentate, quante accolte o respinte, quali criticità siano emerse e quali contenziosi siano stati avviati. Eppure parliamo di una legge che riguarda migliaia di cittadini legati storicamente, culturalmente ed economicamente ai nostri territori.
Per questo l’associazione Più Democrazia in Trentino ha ritenuto necessario attivarsi, richiedendo formalmente i dati al Ministero dell’Interno: senza trasparenza e senza informazioni non può esserci né una buona legislazione, né un dibattito pubblico onesto.
La cittadinanza non è solo uno status giuridico. È appartenenza, memoria, responsabilità. E quando lo Stato la restringe senza nemmeno interrogarsi sugli effetti delle proprie scelte, il rischio è quello di trasformare una ferita storica mai del tutto rimarginata in una nuova, profonda ingiustizia.
I dati ufficiali: numeri che smentiscono la narrazione dell’emergenza
Alla nostra istanza di accesso civico generalizzato il Ministero dell’Interno ha risposto il 9 dicembre 2025, fornendo per la prima volta un quadro quantitativo complessivo sull’attuazione della Legge 14 dicembre 2000, n. 379.
Secondo i dati estratti dal sistema informatico RAAF 2.0, le istanze complessivamente presentate sono state 12.594. Di queste:
- 12.448 sono state presentate presso ambasciate e consolati;
- solo 76 risultano formalmente presentate in Trentino-Alto Adige/Südtirol;
- 2 in Friuli-Venezia Giulia;
- 39 dai territori istriani;
- 28 dal Veneto;
- 2 da altre aree.
Le domande definite positivamente sono state 9.307, a fronte di 52 rigetti, mentre le restanti risultano ancora in istruttoria.
Il Ministero ha inoltre confermato che non è in grado di fornire una disaggregazione territoriale precisa dei riconoscimenti, proprio perché la quasi totalità delle istanze è transitata per la rete consolare all’estero. Questo limite informativo è rilevante e, di per sé, segnala l’assenza di una vera valutazione di impatto della legge.
Quante cittadinanze per i discendenti trentini e sudtirolesi?
Proprio per questo, ogni valutazione deve basarsi su stime prudenziali. Se si utilizza come parametro il numero delle domande presentate nelle regioni italiane e dai territori istriani si può ragionevolmente ipotizzare che le cittadinanze riconducibili ai discendenti degli emigrati dal Trentino-Alto Adige/Südtirol non superino la metà delle domande accolte, ovvero circa 4.500 persone.
Numeri estremamente contenuti, soprattutto se distribuiti sull’arco temporale di 10 anni di vigenza della legge.
È dunque legittimo chiedersi: queste cifre giustificano davvero l’intervento drastico del Governo del 2025, che ha interrotto la trasmissibilità della cittadinanza e colpito anche minori già nati?
Si può seriamente sostenere che qualche migliaio di cittadini, profondamente legati ai territori d’origine come hanno dimostrato i recenti viaggi degli amministratori trentini in Brasile, rappresenti una minaccia per l’equilibrio demografico, sociale o istituzionale del Paese?
Una questione politica ancora aperta
I dati confermano ciò che il legislatore del 2000 aveva ben chiaro: la Legge 379/2000 non ha mai prodotto effetti di massa, ma ha svolto una funzione essenzialmente riparatoria, restituendo un riconoscimento simbolico e giuridico a comunità storicamente penalizzate.
Eppure, proprio in assenza di numeri rilevanti, il Governo ha scelto nel 2025 di intervenire in modo radicale e discriminatorio, senza una valutazione pubblica degli effetti prodotti e senza alcun coinvolgimento delle autonomie territoriali direttamente interessate.
Sul tema esistono atti politici già depositati, a livello regionale e provinciale e in sede parlamentare, che non sono ancora stati trattati. È auspicabile che il confronto venga finalmente riaperto, partendo dai dati e non da narrazioni ideologiche.
Chissà che qualcosa, anche questa volta, non possa ancora accadere.
* * *
Gli atti in attesa di essere trattati:
- Voto regionale 7/XVII del 25 agosto 2025 di Paul Köllensperger e altri “Concernente la riconsiderazione delle esigenze dei discendenti degli emigrati dai territori ex austro-ungarici, in relazione alle modifiche apportate dal Decreto Legge 36/2025 in materia di cittadinanza”
- Voto provinciale 6/XVII del 1° settembre 2025 di Michele Malfer e altri “Diritto alla cittadinanza italiana per i discendenti dei trentini emigrati all’estero”
- Interrogazione parlamentare 4-06656 del 28 dicembre 2025 di Alfonso Colucci e altri per chiedere al Governo “di promuovere un aggiornamento normativo per i discendenti degli emigrati provenienti dai territori ex austro-ungarici”
*** Aggiornamento dal Ministero dell’Interno del 26 gennaio 2026 ***
I numeri sopra esposti devo considerarsi sostituiti dai seguenti come da comunicazione del Ministero dell’Interno del 26 gennaio 2026:
Le circolari ministeriali K.78 del 19 febbraio 2001 e del 24 dicembre 2001:
* * * PROSSIMO EVENTO * * *
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