Limiti al potere, qualità della democrazia e autonomia speciale: le riflessioni di Toniatti sulla sentenza della Corte Costituzionale 211/2025

L’editoriale del professor Roberto Toniatti pubblicato sul Corriere del Trentino l’8 gennaio scorso rappresenta uno dei contributi più lucidi e utili emersi dopo la sentenza n. 211/2025 della Corte costituzionale sul terzo mandato del Presidente della Provincia autonoma di Trento.

In poche pagine, Toniatti riesce a distillare i passaggi più rilevanti della decisione della Consulta e, soprattutto, a chiarirne le implicazioni politiche e istituzionali, colmando un vuoto di analisi che nel dibattito locale è apparso evidente.

Il punto di partenza dell’editoriale è una lezione di costituzionalismo classico ma mai scontata: il diritto costituzionale nasce per limitare il potere, non per assecondarlo. Il consenso popolare, ricorda Toniatti, non è una fonte illimitata di legittimazione, e il controllo giurisdizionale è uno strumento essenziale per evitare derive personalistiche.

In questo quadro, la Corte costituzionale afferma che il divieto del terzo mandato consecutivo per organi monocratici eletti direttamente non è una regola contingente, ma un principio generale dell’ordinamento, vincolante anche per le autonomie speciali. Un principio che agisce come temperamento di sistema nei confronti di forme di governo definite esplicitamente come “iperpresidenziali”, quali quella trentina.

La Corte individua nel limite dei mandati una duplice garanzia: la prima contro la marginalizzazione del Consiglio provinciale; la seconda a tutela di beni costituzionali primari come la par condicio tra candidati, la libertà di voto, la genuinità della competizione elettorale e il fisiologico ricambio della rappresentanza. Si tratta, come ricorda la sentenza richiamando anche fonti internazionali, di un principio diffuso in ogni democrazia matura.

Uno dei passaggi più interessanti dell’editoriale riguarda il rapporto tra autonomia speciale e principi generali dell’ordinamento. Toniatti segnala una criticità reale: la Corte continua a identificare la “Repubblica” con lo Stato, escludendo di fatto Regioni e autonomie speciali dalla partecipazione all’individuazione dei principi generali.

È una fragilità strutturale dell’autonomia, resa ancora più evidente dalla revisione statutaria in corso, definita dall’autore “modesta, miope e rinunciataria”. Una riflessione che Più Democrazia in Trentino condivide: l’autonomia non si difende forzando i limiti costituzionali, ma rafforzando gli spazi di democrazia e responsabilità istituzionale.

Toniatti osserva inoltre come l’esito del giudizio fosse ampiamente prevedibile, alla luce della giurisprudenza consolidata della Corte. Nonostante ciò, il legislatore provinciale ha proceduto con urgenza, senza un vero confronto, producendo una ferita alla rappresentanza consiliare e caricando di significati impropri un’iniziativa legislativa tutt’altro che “dubbia”.
Qui l’editoriale richiama implicitamente una responsabilità politica: nel dubbio si può anche rischiare, ma questo non era un caso di confine.

Di particolare rilievo, anche per la nostra associazione, è il passaggio in cui Toniatti sottolinea come la Corte abbia valorizzato il contributo di Più Democrazia in Trentino, che ha partecipato al giudizio con una memoria contraria al terzo mandato. Un riconoscimento che dimostra come la società civile organizzata esista, sappia muoversi e voglia partecipare, anche quando viene ignorata o marginalizzata nel dibattito locale.

Non meno importante è l’invito implicito della Corte – ripreso dall’editoriale – a intervenire sugli spazi “interstiziali” della forma di governo: il divario temporale che può crearsi in caso di scioglimento anticipato del Consiglio provinciale e le distorsioni che ne deriverebbero. Qui si apre un terreno concreto di riforma, che richiede responsabilità politica, visione istituzionale e coinvolgimento dei cittadini.

La conclusione dell’editoriale è netta: la sentenza non indebolisce l’autonomia speciale, ma contribuisce a una riflessione seria sulla qualità della democrazia elettorale trentina. È esattamente la posizione che Più Democrazia in Trentino ha sostenuto fin dall’inizio del giudizio.

In un contesto segnato da sufficienza, ostracismo e silenzi verso il nostro lavoro, il riconoscimento autorevole del professor Toniatti è un elemento di soddisfazione. Non come rivendicazione, ma come conferma che portare argomenti fondati, anche fuori dai circuiti del potere, è non solo possibile, ma necessario.

Per questo non possiamo che invitare alla lettura integrale dell’editoriale: è un contributo prezioso per chiunque voglia discutere di autonomia non come privilegio, ma come responsabilità democratica.

L’editoriale in formato immagine:

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