Riforma della Magistratura: verso il Referendum del 22-23 marzo. Incontriamoci per capire

Il prossimo 22 e 23 marzo i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della magistratura. Si tratta di un appuntamento cruciale per decidere se confermare o respingere le modifiche alla nostra Carta fondamentale che ridisegnano l’assetto del potere giudiziario.

Le radici della riforma: perché cambiare?

Secondo la relazione illustrativa del disegno di legge governativo (A.C. 1917), l’esigenza di intervenire sulla Costituzione trae origine dalla necessità di dare piena attuazione ai princìpi del “giusto processo” introdotti dal novellato articolo 111. Il Governo sostiene che l’evoluzione verso un sistema processuale di tipo accusatorio renda ormai indispensabile una netta separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, per garantire la terzietà del giudice.

La relazione sottolinea inoltre che la riforma punta a migliorare la qualità della giurisdizione e a superare le degenerazioni del correntismo all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), pur dichiarando di voler preservare l’indipendenza del Pubblico Ministero da ogni influenza del potere esecutivo.

Il cammino della legge: un testo “blindato”

Il disegno di legge ha seguito un iter parlamentare rapido, che ha visto le Camere approvare il provvedimento senza apportare alcuna modifica rispetto al testo iniziale presentato dal Governo. Ecco le tappe principali della trattazione:

  • 13 giugno 2024: presentazione del disegno di legge governativo.
  • 16 gennaio 2025: approvazione in prima lettura alla Camera dei deputati.
  • 22 luglio 2025: approvazione in prima lettura al Senato della Repubblica.
  • 18 settembre 2025: approvazione in seconda lettura alla Camera dei deputati, con maggioranza assoluta.
  • 30 ottobre 2025: approvazione finale in seconda lettura al Senato della Repubblica.

Molti osservatori e parlamentari hanno criticato il metodo di discussione, definendo il testo “inemendabile” e denunciando la mancanza di un vero dialogo tra maggioranza e opposizione nel corso dei quattro passaggi parlamentari.

I punti chiave del progetto di riforma

In sintesi, il testo approvato punta a ridisegnare l’architettura costituzionale della giustizia attraverso quattro pilastri fondamentali: la separazione netta delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti; l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri), l’introduzione del sorteggio puro come metodo di selezione dei componenti dei due CSM per contrastare il peso delle “correnti” interne combinato con un sorteggio mediato sulle nomine parlamentari; e la creazione di un’Alta Corte Disciplinare esterna ai Consigli, dedicata esclusivamente a giudicare le condotte dei magistrati ordinari e composta tramite sorteggio puro per i magistrati, sorteggio mediato per le cariche parlamentari e nomine dirette da parte del Presidente della Repubblica (dossier dei servizi studi di Camera e Senato).

Gli incontri di Più Democrazia in Trentino

Prima di esprimerci con il voto, siamo chiamati a chiederci: questa riforma risponde alle esigenze reali della giustizia, come la riduzione dei tempi dei processi e la carenza di organici, o si limita a intervenire sugli assetti organizzativi? Potrà realmente migliorare la governance della Magistratura scardinando logiche di potere interno o si tratta di un’azione mirata a indebolire l’indipendenza dell’ordine giudiziario rispetto al Governo, come rivendicato da molti parlamentari e critici che denunciano il rischio di un assoggettamento del Pubblico Ministero all’Esecutivo?

Per trovare risposte alle predette domande e favorire un voto consapevole, l’associazione Più Democrazia in Trentino ha organizzato una serie di incontri pubblici sul territorio. Sarà un’occasione preziosa per approfondire i contenuti della riforma e confrontare le ragioni del e del No.

Ecco il calendario degli appuntamenti:

Seguono le locandine:

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