Il sorteggio tra scienza e Costituzione: può migliorare il governo della Magistratura?

In vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla riforma della Magistratura, il dibattito pubblico si è concentrato prevalentemente sulla separazione delle carriere e sul confronto politico tra maggioranza e opposizione. Molto meno approfondito, invece, è stato uno degli elementi più innovativi della proposta: l’introduzione del sorteggio nella composizione del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e dell’Alta Corte disciplinare.

Per questo motivo abbiamo voluto affrontare il tema da una prospettiva diversa, meno ideologica e più analitica: quella della scienza dei sistemi complessi.

Ne abbiamo parlato con il professor Alessandro Pluchino, docente di Fisica teorica all’Università di Catania e tra i principali studiosi internazionali dei modelli matematici applicati ai sistemi sociali e istituzionali.

Quello che segue è una sintesi della conversazione. La registrazione integrale è disponibile sul canale YouTube dell’associazione ed è incorporata in fondo all’articolo.


Il “grande non detto” della riforma

Un primo elemento emerso riguarda l’assenza, nella relazione illustrativa della riforma, di un’analisi sugli effetti sistemici del sorteggio. Non vengono richiamati studi scientifici né valutazioni sull’impatto che una componente estratta a sorte potrebbe avere sul funzionamento dell’organo di autogoverno della Magistratura.

Eppure, negli ultimi vent’anni, politologi, storici, giuristi e perfino fisici hanno studiato la cosiddetta “sortecrazia”, analizzando il ruolo del caso nel miglioramento delle decisioni collettive.

Secondo Pluchino, il punto centrale non è se il sorteggio sia “buono” o “cattivo” in astratto, ma quali effetti produce in sistemi caratterizzati da dinamiche di potere consolidate.

Oligarchie e correnti: cosa dice la scienza dei sistemi complessi

Richiamando indirettamente la “legge ferrea dell’oligarchia” di Robert Michels, la conversazione ha affrontato il tema delle élite che tendono a riprodursi e a consolidare il proprio potere all’interno di ogni organizzazione.

Nel caso del CSM, il problema delle correnti è stato più volte segnalato come una possibile distorsione del principio di autogoverno.

I modelli sviluppati dal gruppo di ricerca di Pluchino mostrano che l’introduzione di una componente indipendente – non selezionata attraverso competizione interna – può interrompere meccanismi di cooptazione e ridurre l’effetto di blocchi organizzati.

Questo non significa che il sorteggio elimini automaticamente le dinamiche di potere, ma che può alterarne l’equilibrio.

Efficienza delle assemblee: la soglia ottimale

Uno degli aspetti più interessanti riguarda i risultati quantitativi delle simulazioni realizzate negli anni dal gruppo di ricerca.

Nei modelli matematici elaborati, l’efficienza di un’assemblea viene misurata combinando due fattori: qualità delle decisioni e produttività normativa.

I risultati mostrano che l’inserimento di una quota di membri indipendenti estratti a sorte tende ad aumentare l’efficienza complessiva dell’organo.

In condizioni ideali, il picco si colloca tra il 30% e l’80% di componenti indipendenti.

Grafico estratto dall’articolo “L’efficienza del caso” a firma di Alessandro Pluchino, Andrea Rapisarda, Cesare Garofalo, Salvatore Spagano e Maurizio Caserta pubblicato su Le Scienze nel gennaio del 2013.

Naturalmente, il CSM non è un’assemblea legislativa. Tuttavia, dal punto di vista dei sistemi complessi, si tratta comunque di un organo collegiale soggetto a dinamiche di aggregazione, coalizione e influenza.

La domanda rimane aperta: un principio analogo potrebbe valere anche per un organo di autogoverno della Magistratura?

Il tempo come variabile decisiva

Un punto cruciale riguarda la durata del mandato.

Nei modelli sociofisici, l’indipendenza dei membri è una condizione essenziale per produrre l’effetto positivo del sorteggio. Se nel tempo anche i sorteggiati vengono assorbiti dalle dinamiche interne, l’effetto benefico tende a ridursi.

Nel caso della riforma, il mandato previsto è di quattro anni.

Dal punto di vista teorico, la durata dell’incarico rappresenta una variabile importante: più il tempo si prolunga, più aumentano le probabilità che si formino nuove dinamiche di allineamento e adattamento.

Il sorteggio, dunque, non è una “bacchetta magica”: la sua efficacia dipende dal contesto istituzionale e dalle regole che ne accompagnano l’applicazione.

Sorteggio e competenza: un falso problema?

Nel dibattito pubblico, il sorteggio viene spesso ridotto alla caricatura della scelta casuale di “inermi incompetenti”.

I modelli matematici, però, suggeriscono un’altra prospettiva: nei sistemi fortemente competitivi, non sempre emergono i più competenti, ma spesso i più abili nel navigare le dinamiche di potere.

Il sorteggio può introdurre quello che Pluchino definisce un “rumore benefico”: un elemento di imprevedibilità che consente anche a profili non inseriti nelle reti di potere di contribuire alle decisioni.

La questione, quindi, non è sostituire il merito con il caso, ma comprendere se una quota di casualità possa correggere distorsioni sistemiche.

Una riflessione oltre il referendum

Al di là dell’esito del voto, la conversazione suggerisce una riflessione più ampia.

Il sorteggio non è un’idea nuova nella storia delle istituzioni democratiche, né un espediente tecnico privo di basi teoriche. È uno strumento che la ricerca scientifica ha analizzato in modo crescente negli ultimi anni.

Il rischio, nel clima polarizzato del confronto politico, è che venga archiviato come simbolo di una parte o dell’altra.

L’obiettivo di questa intervista non è sostenere o bocciare la riforma, ma offrire strumenti di analisi per comprendere meglio uno dei suoi elementi più innovativi.


📺 Qui sotto è disponibile la registrazione integrale della conversazione con il professor Alessandro Pluchino, pubblicata sul canale YouTube di Più Democrazia in Trentino.


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