
Esiste una via matematica per salvare la democrazia dal declino? In un momento di profonda crisi di legittimità delle istituzioni, caratterizzata da polarizzazione e distacco dei cittadini, il paper “Citizen assemblies: a sortition-based way to improve modern democratic systems“, firmato dallo scienziato sociale Stefano Sotgiu e dai fisici Alessandro Pluchino e Andrea Rapisarda, offre una risposta tanto antica quanto rivoluzionaria: il sorteggio.
Il sillogismo della democrazia ibrida: più qualità, meno interessi di parte
Il cuore dello studio risiede in un approccio transdisciplinare che unisce la sociologia alla fisica teorica. Attraverso modelli matematici (Agent-Based Models) basati sul celebre diagramma di Cipolla — che mette in relazione il guadagno personale con il benessere sociale — i ricercatori hanno dimostrato un “sillogismo” politico fondamentale:
- Il limite dei partiti: Nei parlamenti tradizionali, la disciplina di partito e il voto strategico spesso riducono l’efficienza, poiché le decisioni tendono a favorire interessi di parte anziché il bene comune.
- Il valore del sorteggio: L’inserimento di cittadini estratti a sorte rompe questi schemi, introducendo diversità e indipendenza.
- L’efficienza sociale: Le simulazioni numeriche dimostrano che quando un’Assemblea dei cittadini (composta da membri estratti a sorte) produce circa il 40% delle proposte discusse in un Parlamento, l’efficienza globale del sistema — intesa come capacità di produrre leggi che generano benessere sociale — aumenta drasticamente, superando di gran lunga quella dei sistemi puramente rappresentativi.
In sintesi: la “casualità” del sorteggio, se ben regolata, agisce come un correttore che innalza il valore sociale delle leggi.
Dalla teoria alla pratica: la “scatola nera” del dialogo
Il paper non si ferma ai numeri, ma analizza le esperienze reali dove il pensiero di Stefano Sotgiu sulla metodologia del dialogo ha trovato applicazione. Il sorteggio non è un lancio di dadi, ma un processo rigoroso basato sul campionamento stratificato per garantire che l’assemblea sia un “microcosmo” della società.
Tra i casi concreti citati nelle fonti troviamo:
- Bulzi Futura (Sardegna): Un esempio di innovazione dal basso in un piccolo comune rurale per contrastare lo spopolamento attraverso raccomandazioni nate dai cittadini.
- Bologna: La prima Assemblea cittadina per il clima in Italia, ora istituzionalizzata nello statuto comunale.
- Francia (Convention Citoyenne pour le Climat): 150 cittadini che hanno prodotto 149 proposte su temi cruciali come energia e mobilità.
- Belgio (Modello Ostbelgien): Il primo sistema al mondo di partecipazione deliberativa permanente, dove un Consiglio dei cittadini affianca stabilmente il Parlamento regionale.
- La Conferenza sul futuro dell’Europa, il più grande esercizio deliberativo sovranazionale mai realizzato con 800 cittadini da 27 Stati membri.
Conclusioni
Lo studio di Sotgiu, Pluchino e Rapisarda giunge a conclusioni chiare: le assemblee dei cittadini non sono esperimenti episodici, ma devono diventare istituzioni permanenti. L’integrazione tra sorteggio e rappresentanza elettorale bilancia infatti l’inclusività con la razionalità collettiva. Il modello è scalabile: funziona dal piccolo comune alla governance sovranazionale. È necessario pertanto promuovere norme specifiche per l’istituzionalizzazione di questi processi, garantendo che le raccomandazioni dei cittadini abbiano un impatto reale e vincolante sulle decisioni politiche.
Questo lavoro rappresenta un pilastro fondamentale per chi, come noi in Trentino con la proposta dei pritani e con le assemblee civiche comunali, crede che la democrazia non debba solo essere “votata”, ma costantemente “abitata” e migliorata dai cittadini.
Comprendere il valore di un’Assemblea dei cittadini è come guardare un prisma: se la politica tradizionale è una luce piatta che illumina solo una direzione, il processo deliberativo agisce come un cristallo che scompone quella luce in tutti i suoi colori, rivelando soluzioni che prima erano invisibili.
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