
Il 6 febbraio 2026 la Giunta della Provincia autonoma di Trento ha adottato il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) 2026-2028, concludendo la fase di consultazione pubblica prevista nell’ambito della predisposizione del documento.
L’associazione Più Democrazia in Trentino aveva partecipato alla consultazione presentando osservazioni articolate, supportate da riferimenti scientifici e da richiami alla normativa e alle linee guida in materia di prevenzione della corruzione, trasparenza amministrativa e qualità della regolazione. Dall’esame della deliberazione di adozione emergono tuttavia alcune criticità che meritano di essere evidenziate.
Ricezione delle osservazioni e coerenza motivazionale
Nel provvedimento di approvazione la Giunta provinciale dà atto della ricezione delle osservazioni presentate dai soggetti intervenuti nella consultazione e afferma che tali contributi sarebbero stati “in parte recepiti nel testo” del Piano.
Nello stesso atto, tuttavia, l’amministrazione sostiene che “non risultano cambiamenti di natura economica e sociale” tali da rendere necessario un aggiornamento delle politiche di prevenzione del rischio corruttivo, rinviando a documenti istruttori predisposti nei mesi precedenti.
Questa impostazione appare problematica sotto il profilo della coerenza tra istruttoria e motivazione del provvedimento, nella misura in cui le osservazioni presentate segnalavano proprio l’emersione di nuovi fattori di rischio e di contesto, tra cui: l’incremento di episodi di intimidazione nei confronti di amministratori locali; la crescente fragilità del sistema dell’informazione territoriale; l’arretramento o la mancata implementazione di strumenti digitali di partecipazione civica.
La mancata integrazione di tali elementi nell’analisi del contesto rischia di ridurre l’effettiva capacità del Piano di aggiornare la mappatura dei rischi e di orientare in modo dinamico le misure di prevenzione.
Strutturazione delle consultazioni pubbliche
Con nota del 2 febbraio 2026, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) aveva richiamato l’amministrazione provinciale all’esigenza che le consultazioni pubbliche relative agli strumenti di prevenzione della corruzione siano “adeguatamente strutturate, pubblicizzate e organizzate”, in modo da favorire un coinvolgimento effettivo degli stakeholder e della cittadinanza.
Nonostante tale richiamo, le modalità di consultazione adottate continuano a basarsi prevalentemente su procedure documentali tradizionali, senza il ricorso a infrastrutture digitali interattive che possano favorire un confronto pubblico più ampio e trasparente. A questo proposito, non appare irrilevante rilevare come, nella fase di consultazione pubblica relativa al PIAO, l’associazione Più Democrazia in Trentino sia stata l’unico soggetto a presentare osservazioni formali, mentre sia i soggetti della società civile organizzata sia gli attori rappresentativi del mondo economico e del lavoro non hanno fatto pervenire contributi.
In questo contesto, non è stata accolta la proposta di valutare l’adozione di piattaforme partecipative open source come Decidim (in alternativa alla mai motivata dismissione della piattaforma “Partecipazione democratica dei cittadini” dal sistema SINET), già utilizzate in numerose amministrazioni europee per strutturare processi deliberativi e consultazioni pubbliche compresa dunque anche la consultazione sul PIAO e sul piano di prevenzione della corruzione e della trasparenza in esso compreso.
Qualità della regolazione e strumenti di valutazione e semplificazione amministrativa
Ulteriori criticità riguardano l’utilizzo degli strumenti di Analisi di Impatto della Regolazione (AIR) e di Valutazione ex post della Regolazione (VIR). Tali strumenti, ampiamente riconosciuti nella letteratura e nelle pratiche di buona amministrazione come elementi fondamentali per migliorare la qualità delle decisioni pubbliche e prevenire fenomeni di cattura regolatoria, risultano di fatto applicati solo in modo sporadico e marginale nell’ordinamento provinciale da oltre un decennio.
L’assenza di un utilizzo strutturato di AIR e VIR limita la possibilità di: valutare ex ante gli effetti economici e sociali delle politiche pubbliche; verificare ex post l’efficacia delle norme adottate; individuare tempestivamente eventuali criticità o effetti distorsivi. Favorisce invece l’adozione di provvedimenti legislativi ed amministrativi fortemente discrezionali e di parte.
Inoltre, nel PIAO 2026-2028 l’amministrazione evidenzia principalmente interventi di semplificazione e razionalizzazione di alcuni adempimenti interni. Tuttavia, tali interventi non risultano accompagnati dall’introduzione di nuovi strumenti di monitoraggio civico o di rafforzamento della trasparenza sostanziale, che potrebbero contribuire a migliorare il controllo diffuso sull’azione amministrativa e a rafforzare la prevenzione dei fenomeni corruttivi.
Considerazioni conclusive
La partecipazione pubblica e la qualità della regolazione rappresentano componenti essenziali dei sistemi di prevenzione della corruzione, come evidenziato anche nella letteratura internazionale. Numerosi studi empirici mostrano infatti come livelli più elevati di partecipazione civica e trasparenza istituzionale siano associati a una riduzione dei rischi di corruzione e di cattura delle decisioni pubbliche.
Siamo consapevoli che tali considerazioni possano apparire, nell’attuale contesto istituzionale, come un esercizio più ideale che realistico. Tuttavia, alla luce degli elementi sopra richiamati, appare auspicabile che la Provincia autonoma di Trento rafforzi, nelle future revisioni del PIAO, l’integrazione tra strumenti di partecipazione civica, analisi del contesto socio-istituzionale, qualità della regolazione e misure di prevenzione della corruzione.
L’autonomia speciale del Trentino-Alto Adige dovrebbe infatti rappresentare un laboratorio avanzato di buon governo e innovazione istituzionale, capace di valorizzare il contributo della società civile nel miglioramento continuo delle politiche pubbliche. La vicenda del processo Perfido ha dimostrato come l’assenza di meccanismi istituzionali in grado di intercettare e valorizzare gli input provenienti dalla società civile — che per anni aveva denunciato situazioni di malaffare e rapporti opachi tra politica, amministrazione e imprenditoria criminale — unita all’inerzia di apparati di vigilanza provinciali e statali spesso più orientati alla conservazione dello status quo che alla piena tutela dell’integrità amministrativa, possa favorire dinamiche degenerative suscettibili, nel tempo, di diventare sistemiche e di erodere progressivamente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
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