Referendum sulla Magistratura: il valore dell’assenza di quorum e la centralità dell’informazione

In vista del referendum costituzionale del 22-23 marzo sul governo della Magistratura, l’Associazione Più Democrazia in Trentino ritiene opportuno richiamare l’attenzione su alcuni aspetti di natura procedurale e sul profondo valore democratico di questa consultazione.

In questa fase l’associazione ha scelto di non assumere una posizione di merito rispetto alle opzioni referendarie, ritenendo prioritario contribuire alla qualità del dibattito pubblico e alla corretta informazione dei cittadini. Il referendum costituzionale previsto dall’art. 138 della Costituzione, non essendo soggetto a quorum di partecipazione, attribuisce a ogni voto espresso un’incidenza diretta sull’esito finale. Questa caratteristica non è un dettaglio tecnico: è la condizione che rende possibile un confronto autentico tra le ragioni del “Sì” e del “No”, disincentivando le strategie fondate sull’astensione e riportando il dibattito sul terreno degli argomenti.

L’esperienza dei referendum abrogativi dimostra infatti come la presenza di un quorum possa degenerare la dinamica democratica, trasformando il non voto in uno strumento politico e svilendo il principio di partecipazione sancito dall’art. 48 della Costituzione. L’assenza di soglie minime, al contrario, responsabilizza tutte le parti in campo e valorizza il voto come espressione consapevole di volontà popolare.

Come osservava Alexis de Tocqueville ne La democrazia in America, la partecipazione attiva alle decisioni politiche è lo strumento principale per elevare la coscienza civica del popolo. Il confronto che si sta sviluppando in queste settimane ne è una conferma: quando le regole del gioco premiano la partecipazione anziché l’inerzia, il corpo elettorale risponde con rinnovata consapevolezza.

Resta tuttavia una criticità strutturale che non può essere taciuta: il Parlamento italiano non ha mai disciplinato un sistema di informazione istituzionale neutrale e accessibile, capace di garantire agli elettori elementi di base sulla natura del quesito, sugli effetti della riforma e sulle diverse posizioni in campo. Questa lacuna incide sulla piena effettività del diritto di voto, che non può prescindere da condizioni adeguate di conoscenza.

L’associazione richiama inoltre i principi del Codice di Buona Condotta sui Referendum della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, che sconsiglia esplicitamente l’introduzione di quorum di partecipazione: tali soglie rischiano di equiparare l’elettore disinteressato a chi compie una scelta politica consapevole, alterando la sincerità del risultato.

Per queste ragioni, Più Democrazia in Trentino invita i cittadini a onorare il proprio ruolo di legislatori diretti, cogliendo l’occasione per un voto che sia espressione di un ragionato convincimento e non di un calcolo procedurale. E rivolge un appello ai legislatori statali e regionali affinché si avvii una riflessione seria sulla rimozione del quorum di partecipazione per tutte le tipologie di referendum: tale soglia, lungi dal rafforzare la legittimazione democratica, incentiva strategie di astensione e indebolisce uno degli strumenti fondamentali di democrazia diretta.

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Al presente comunicato inoltrato alla stampa il 3 marzo 2026 a firma del direttivo dell’associazione – Alex Marini, Paolo Minotto, Stefano Longano, Michela Lupi e Lorenzo Leoni – è stata allegata la seguente nota tecnica di approfondimento relativa agli orientamenti della Commissione di Venezia:

Riferimenti internazionali e standard della Commissione di Venezia

L’Associazione Più Democrazia in Trentino richiama l’attenzione sulla compatibilità delle procedure referendarie con gli standard internazionali di democrazia, con particolare riferimento al Codice di Buona Condotta sui Referendum adottato dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa.

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa – di cui l’Italia fa parte – ha raccomandato agli Stati membri di ispirarsi ai principi contenuti nel Codice, così come a quelli del Codice di Buona Condotta in materia elettorale. Tuttavia, tali raccomandazioni non risultano pienamente recepite nella normativa italiana in materia referendaria ed elettorale.

Con specifico riferimento al tema del quorum, il punto III.7 del Codice stabilisce che: “It is advisable not to provide for a turn-out quorum (threshold) or an approval quorum.”

La Commissione precisa che:

  • Il quorum di partecipazione (turn-out quorum) incentiva gli oppositori di una proposta ad astenersi piuttosto che votare contro, trasformando l’astensione in uno strumento politico e favorendo l’imposizione della volontà di una minoranza attiva.
  • Il quorum di approvazione (percentuale minima degli aventi diritto) può rendere eccessivamente difficile ogni cambiamento e generare situazioni politicamente problematiche qualora una proposta sia approvata dalla maggioranza dei votanti ma dichiarata invalida per mancato raggiungimento della soglia.

La Commissione ammette tuttavia, in via eccezionale, che un quorum di approvazione o una maggioranza qualificata possano essere previsti per referendum su questioni di fondamentale rilevanza costituzionale, quali mutamenti radicali dell’assetto istituzionale (ad esempio trasformazioni della forma di Stato o di governo). Inoltre, nei sistemi federali o regionali è ritenuta accettabile la previsione di una “doppia maggioranza”.

Il referendum costituzionale previsto dall’art. 138 della Costituzione italiana – non soggetto a quorum – risulta pienamente coerente con l’impostazione generale del Codice, mentre il quorum previsto per il referendum abrogativo ex art. 75 Cost. rappresenta un’eccezione rispetto agli standard internazionali più recenti.

L’esperienza comparata e le analisi della Commissione evidenziano che l’assenza di quorum tende a favorire un confronto centrato sul merito delle proposte, scoraggiando strategie di astensione e rafforzando la responsabilizzazione dell’elettorato.

In questo senso, la scelta di non subordinare la validità del referendum costituzionale al raggiungimento di una soglia minima di partecipazione assume anche un valore di “pedagogia democratica”. Come osservava Alexis de Tocqueville ne La democrazia in America, «è partecipando al governo che il cittadino si educa al governo»: la pratica concreta della decisione politica è ciò che forma la coscienza civica e consolida lo spirito pubblico. Quando ogni voto incide direttamente sull’esito della consultazione, il confronto si sposta dal calcolo procedurale (“far fallire il quorum”) alla discussione sostanziale (“perché votare sì o no”), trasformando il referendum in una vera occasione di crescita democratica collettiva.

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Ecco il calendario degli appuntamenti:

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