Il 1° ottobre scorso sono intervenuto in Prima Commissione, a nome dell’associazione Più Democrazia in Trentino, per inquadrare la petizione petizione popolare provinciale n. 6/XVII “Previsione di sottoscrizioni digitali in materia elettorale e referendaria” presentata dal primo firmatario e segretario dell’associazione Paolo Minotto in una prospettiva più ampia: quella di una democrazia moderna, digitale e realmente partecipata.
La questione non riguarda solo un aspetto tecnico, ma il modo in cui intendiamo garantire l’effettività dei diritti politici e la qualità democratica della nostra Autonomia.
La decisione ONU contro l’Italia: un sistema che crea “restrizioni irragionevoli”
Già nel 2019, il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, nel caso Staderini e De Lucia contro Italia, ha stabilito che le procedure italiane di raccolta firme referendarie impongono restrizioni irragionevoli al diritto di partecipazione dei cittadini.
Le criticità individuate sono chiare:
- Costi esorbitanti: fino a 200.000 euro per raccogliere 500.000 firme, con autenticatori che possono chiedere 20 euro all’ora.
- Ostacoli burocratici: difficoltà nel reperire funzionari disponibili a autenticare le firme, specialmente fuori dagli orari d’ufficio.
- Assenza di informazione pubblica: nessun obbligo per le istituzioni o per la RAI di comunicare le iniziative in corso.
- Discriminazione di fatto: un sistema che avvantaggia i grandi partiti, dotati di autenticatori propri, penalizzando movimenti e comitati civici.
Il Comitato ONU ha concluso che queste non sono semplici inefficienze, ma violazioni del diritto di partecipazione politica sancito dall’articolo 25 del Patto internazionale sui diritti civili e politici.
È un richiamo che deve valere anche per le Regioni e le Province autonome, dove le medesime barriere continuano a esistere.
Il divario tra nazionale e locale: all’avanguardia a Roma, arretrati a Trento?
Dopo quella decisione, lo Stato italiano ha compiuto passi significativi.
Dal luglio 2024 è operativa la piattaforma nazionale per la raccolta firme digitali, che consente di sottoscrivere online referendum (artt. 75 e 138) e iniziative popolari (art. 71) tramite SPID o Carta d’Identità Elettronica.
Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito questo strumento “un’innovazione cruciale che pone l’Italia all’avanguardia nella democrazia digitale”.
Eppure, a livello provinciale, tutto è fermo:
un cittadino trentino può firmare digitalmente un referendum costituzionale nazionale, ma non può farlo per un’iniziativa locale.
È una contraddizione logica e politica che mina la coerenza stessa della nostra Autonomia.
Sicurezza e prevenzione dei brogli: l’esempio svizzero
La preoccupazione per possibili brogli è comprensibile, ma infondata.
I principali casi di firme false in Italia — dal “caso Bezzi” in Trentino alle vicende Cota e Formigoni — riguardano firme cartacee, non digitali.
La firma elettronica qualificata, invece, garantisce livelli di sicurezza altissimi: è crittografata, tracciabile e univocamente associata alla persona.
L’esperienza svizzera è illuminante. Dopo una serie di truffe su firme cartacee, la Cancelleria federale ha definito gli esperimenti di raccolta digitale “indispensabili per prevenire gli abusi”.
Il digitale non è il rischio, ma la soluzione ai rischi del vecchio sistema.
La sfida della sovranità digitale
La petizione apre anche una riflessione più ampia: a chi affidiamo i nostri dati democratici?
Il Parlamento Europeo ha segnalato che oltre l’80% dei servizi digitali pubblici europei dipende da infrastrutture extraeuropee, soggette a leggi come il Cloud Act americano, che permette accessi unilaterali ai dati.
È quindi necessario che la Provincia, nell’implementare una piattaforma di firma digitale, garantisca sovranità e sicurezza dei dati attraverso infrastrutture pubbliche europee o locali.
La democrazia digitale non può poggiare su piattaforme private o controllate da attori terzi.
A tal riguardo, ho chiesto che il tema venga affrontato coinvolgendo anche Trentino Digitale, così da superare il veto imposto nella scorsa legislatura dalla Giunta provinciale sulle audizioni degli amministratori della società pubblica incaricata di fornire servizi digitali alla pubblica amministrazione trentina.
Oltre la “liturgia repubblicana”: una democrazia per il nostro tempo
La legge 77/2023, che ratifica il Protocollo addizionale alla Carta europea dell’autonomia locale, impone agli Stati e alle autorità locali di garantire strumenti di partecipazione effettiva, anche attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Diversi giuristi hanno definito la raccolta firme cartacea una “liturgia repubblicana” (vedasi paper pubblicato su AIC del prof. Giuseppe Arconzo), ma una democrazia moderna non può limitarsi al rito: deve garantire accesso reale e inclusivo.
Le statistiche sulla piattaforma del Ministero della Giustizia mostrano che il 50% dei firmatari digitali ha meno di 27 anni, e che le donne rappresentano il 57% del totale. Numerosi, invece, i casi di studenti e lavoratori fuori sede e di iscritti all’Aire come nel caso della nostra petizione.
Sono segnali importanti: la partecipazione digitale non esclude, ma amplia la base democratica.
Recepire le richieste di questa petizione significa scegliere che tipo di Autonomia vogliamo:
una che rimuove gli ostacoli, che sperimenta e che non teme l’innovazione come strumento di libertà e partecipazione.
Le proposte dei soggetti da ascoltare in audizione
Infine, dopo i nostri interventi illustrativi, su richiesta del consigliere Paolo Zanella e del presidente della commissione Carlo Daldoss, ho inoltre predisposto e consegnato un elenco di possibili soggetti da ascoltare in audizione, affinché rimanesse agli atti della commissione e potesse orientare un confronto ampio, qualificato e trasparente sul tema della digitalizzazione democratica. L’elenco comprende Mario Staderini, promotore del ricorso all’ONU che ha portato alla condanna del sistema italiano per le sue restrizioni irragionevoli; Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni, per illustrare la sentenza costituzionale sul caso Gentili che ha riconosciuto la firma digitale come tutela della dignità umana e dei diritti politici delle persone con disabilità; esperti dell’Università di Trento per un’analisi giuridica della giurisprudenza costituzionale; AGID per gli aspetti tecnici di sicurezza e standard della firma digitale; Trentino Digitale per valutare fattibilità, costi e sovranità digitale dell’implementazione provinciale; il Difensore Civico provinciale per il quadro delle tutele dei diritti fondamentali; Maria Chiara Prodi e Filippo Ciavaglia del CGIE per l’esperienza dei cittadini all’estero nella partecipazione a distanza; e l’Osservatorio provinciale sui diritti delle persone con disabilità di Bolzano, quale modello virtuoso di attuazione della Convenzione ONU, a confronto con l’inattività del Coordinamento trentino previsto per legge ma mai operativo.
* intervento inoltrato in versione ridotta di lettera al giornale L’Adige il 10 ottobre:
“Gentile direttore Depentori, Le scrivo per chiederLe di voler pubblicare questo mio intervento, pur consapevole che il tema possa apparire fuori dalla linea editoriale del giornale. Ritengo tuttavia che il diritto dei cittadini a partecipare alla vita pubblica — anche attraverso strumenti digitali — meriti di essere discusso nello spazio del dibattito democratico.“
Pubblicato il 17 ottobre.

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Prossimi eventi organizzati da Più Democrazia in Trentino:
– lunedì, 20 ottobre 2025 – ore 10:30 – c/o Via Roma 57 – Trento
– giovedì, 23 ottobre ’25 – ore 20:30 c/o Sala Lenzi – Borgo Valsugana (locandina versione pdf)



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