Beni comuni: tra buone pratiche locali e ritardi istituzionali

Con la riforma costituzionale del 2001, l’articolo 118 della Costituzione ha introdotto il principio di sussidiarietà orizzontale, riconoscendo e promuovendo l’autonoma iniziativa dei cittadini – singoli o associati – per lo svolgimento di attività di interesse generale. Non più un rapporto verticale di potere tra istituzioni e cittadini, ma una logica di fiducia e collaborazione.

Su questo terreno si è innestata anche la riflessione di Stefano Rodotà, che nei lavori della Commissione sui beni pubblici ha contribuito a ridefinire la categoria dei beni comuni come quei beni funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali e al libero sviluppo della persona.

Nel 2014 il Comune di Bologna ha adottato il primo Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani, diventato poi un modello replicato in centinaia di comuni italiani. Grazie al lavoro di ricerca e di supporto promosso da Gregorio Arena e dal laboratorio da lui fondato, Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà, oggi in Italia si contano circa 330 regolamenti e oltre 8.000 patti di collaborazione.

Il caso del Trentino-Alto Adige/Südtirol

In Trentino-Alto Adige/Südtirol, sebbene la cornice normativa preveda la sussidiarietà tra le funzioni comunali, l’adozione di regolamenti rimane ancora limitata e frammentaria.

Un esempio virtuoso che mostra come l’adozione di un regolamento non resti lettera morta, ma possa tradursi in iniziative concrete di tutela ambientale e di coinvolgimento civico.

Perché servono monitoraggio e diffusione

La buona pratica di Calceranica meriterebbe di essere replicata anche altrove, non solo in ambito ambientale, ma anche in campo culturale, sociale e nella qualità dello sviluppo urbano.

Il problema è che, al di fuori del Comune di Trento – che aggiorna con regolarità i dati sulle iniziative e sui patti di collaborazione, sostenuto anche da una solida macchina di marketing e comunicazione politica – per le altre realtà locali è difficile avere un quadro aggiornato.

A conferma di questo limite, la risposta dell’assessore regionale agli enti locali Franz Locher a un’interrogazione presentata dal Team K nel marzo 2024 ha mostrato la mancanza di un vero monitoraggio: la Regione ha rimandato alle Province autonome, mentre queste non dispongono di dati sistematici né sugli effetti dei regolamenti già adottati né sul numero dei patti effettivamente siglati.

Il futuro della gestione dei beni comuni in provincia di Trento

Il neopresidente del Consiglio delle autonomie locali, Michele Cereghini, ha indicato come obiettivo prioritario quello di ricostruire credibilità civica e riportare i cittadini alle urne e alla partecipazione, sottolineando che le decisioni degli enti locali dovrebbero ispirarsi a criteri di indipendenza dalla politica partitica e di radicamento nei territori.

La diffusione delle buone pratiche nella gestione dei beni comuni potrebbe essere uno degli strumenti per perseguire i fini evocati da Cereghini, invertendo la tendenza ad allontanarsi dalla vita pubblica per occuparsi solo degli affari privati.

Gli strumenti per attuare i buoni propositi ci sono e possono dare un segnale importante. Il Consiglio delle autonomie locali potrebbe interagire in maniera proficua sollecitando il legislatore regionale a disciplinare con maggiore rigore il quadro giuridico in materia di enti locali. Sotto il profilo politico ed amministrativo potrebbe invece attivarsi per favorire l’adozione dei regolamenti per la gestione condivisa dei beni comuni nel maggior numero possibile di comuni, garantire un monitoraggio trasparente e costante delle modalità di attuazione e, soprattutto, informare le amministrazioni sulle migliori pratiche, stimolando l’imitazione virtuosa di esperienze di successo come quella di Calceranica o del Comune di Trento.

Solo così i regolamenti non resteranno strumenti formali, ma diventeranno leve concrete per rafforzare la democrazia locale e valorizzare la cittadinanza attiva.

* intervento inoltrato il 18 agosto 2025 al giornale L’Adige e non pubblicato

Segue videointervista al presidente di Trentino Apnea e all’assessore di Calceranica sul regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni:

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