Un diritto per tutti: portare la firma digitale nella democrazia trentina

* l’intervento è stato inviato in versione ridotta a Il T
Pubblicato l’11 ottobre 2025 (lettera a piè di pagina)

Prima commissione del Consiglio provinciale di Trento – 1° ottobre 2025

Come primo firmatario della petizione popolare provinciale n. 6/XVII, ho voluto portare all’attenzione della Prima Commissione consiliare una richiesta che considero un passo fondamentale per la nostra Autonomia: l’adeguamento della normativa per consentire l’uso della firma digitale nelle procedure di partecipazione democratica.

Voglio chiarire subito un equivoco: non stiamo parlando di voto digitale, ma di firma digitale per atti amministrativi e partecipativi.
Oggi, in Trentino, se un cittadino vuole sostenere un referendum, una proposta di legge o una lista elettorale, deve farlo di persona, con un autenticatore presente, con carta e penna.
È un paradosso, se pensiamo che nello stesso tempo possiamo pagare le tasse online, accedere ai servizi pubblici digitali e firmare contratti con lo SPID.

L’origine della questione: la sentenza n. 3/2025 della Corte Costituzionale

L’iniziativa di Più Democrazia in Trentino nasce da una decisione storica della Corte Costituzionale, la sentenza n. 3 del 2025.
Il caso riguardava Carlo Gentili, affetto da SLA e impossibilitato a firmare a mano, ma perfettamente autonomo nell’uso della firma digitale.
Gli era stato negato il diritto di sottoscrivere una lista elettorale, e la Corte ha stabilito un principio che è il cuore stesso della nostra petizione:

La dignità umana è compromessa ogni volta che l’ordinamento giuridico trasforma in “inabile” una persona che la tecnologia mette in condizione di agire in autonomia.

Negare la possibilità di utilizzare la firma digitale non è solo un problema tecnico, ma una violazione dell’articolo 2 della Costituzione, che tutela la dignità della persona, e del nucleo essenziale dei diritti politici sanciti dagli articoli 48 e 49.
In pratica, è la legge stessa — con un divieto ormai obsoleto — a creare una barriera che impedisce la piena partecipazione dei cittadini alla vita democratica.

Il quadro internazionale: la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità

Questa sentenza si inserisce perfettamente nel quadro dei nostri obblighi internazionali.
L’articolo 29 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia, impegna gli Stati a garantire la piena ed effettiva partecipazione alla vita politica e pubblica su base di uguaglianza.

La Convenzione è molto chiara: gli Stati devono assicurare che “le procedure, le strutture e i materiali elettorali siano appropriati, accessibili e di facile comprensione e utilizzo”.
Questo stesso Consiglio provinciale, nella scorsa legislatura, con la Risoluzione 92/XVI, ha già approvato un impegno per allineare le politiche provinciali a quelle europee in materia, promuovendo proprio questo diritto.

Con la nostra petizione chiediamo semplicemente di dare concretezza a un impegno che quest’aula ha già assunto — e che, trattandosi di diritti fondamentali, dovrebbe considerarsi ancora pienamente vigente, indipendentemente dalla nuova composizione politica del Consiglio.

La finalità della petizione e i dati sugli elettori trentini

La nostra richiesta è molto chiara: chiediamo di modificare le leggi provinciali per consentire l’uso della firma digitale nei referendum, nelle iniziative popolari e nella presentazione delle candidature.
Si tratta di rimuovere barriere tecnologiche e di implementare strumenti accessibili a tutti.

Non stiamo parlando di pochi casi isolati. La questione riguarda migliaia di persone:
anziani con mobilità ridotta, cittadini ospedalizzati, persone che vivono in zone remote e, naturalmente, persone con disabilità.

Un esempio concreto mostra che, quando vuole, l’ordinamento sa superare le barriere: pensiamo ai cittadini italiani residenti all’estero, iscritti all’A.I.R.E. Per loro, nelle elezioni politiche e nei referendum nazionali, è già possibile votare per corrispondenza, superando la distanza fisica.
Se abbiamo trovato un modo per permettere la partecipazione di chi vive a migliaia di chilometri, è irragionevole non fare lo stesso per chi vive qui, ma non può muoversi a causa di una barriera fisica che la tecnologia oggi consente di superare.

La nostra petizione non chiede un privilegio, ma l’affermazione di un diritto fondamentale all’autonomia e alla dignità di ogni cittadino.
Chiediamo di rendere la nostra democrazia più inclusiva e accessibile.

I numeri parlano chiaro:

  • Oltre 15.000 persone con disabilità grave in provincia di Trento (dati ISTAT 2023) oggi sono di fatto escluse dalla possibilità di sottoscrivere atti pubblici in autonomia.
  • Tra 50.000 e 60.000 cittadini trentini – lavoratori, studenti fuori sede e residenti all’estero – non possono partecipare attivamente alla fase propositiva della democrazia, pur avendone diritto.
  • I giovani under 35, tra i più abituati all’uso degli strumenti digitali ma anche tra i più disillusi verso la politica: secondo un sondaggio Eurisko 2024, il 68% non partecipa a iniziative locali.

Non chiediamo di abolire la carta, ma di aggiungere un’opzione digitale, inclusiva, sicura e già collaudata a livello nazionale.
Ricordo infatti che per i referendum nazionali, la piattaforma del Ministero della Giustizia (https://firmereferendum.giustizia.it/) consente già la raccolta di firme online tramite SPID e firma digitale.
La nostra petizione chiede soltanto che la stessa possibilità sia garantita anche a livello provinciale e comunale.

* * *

Iscriviti all’associazione Più Democrazia in Trentino o supporta il nostro sforzo per una democrazia migliore

2 pensieri su “Un diritto per tutti: portare la firma digitale nella democrazia trentina

  1. Pingback: Dal diritto alla partecipazione alla sovranità digitale: una sfida per il Trentino | Più Democrazia in Trentino

  2. Pingback: Dall’audizione pubblica alle buone prassi: come migliorare l’iter delle iniziative popolari | Più Democrazia in Trentino

Lascia un commento