Cos’è per me la Partecipazione.

Sono passati esattamente cinque anni da quando è successo un avvenimento di quelli veramente strani che ti fanno dire “la realtà supera la fantasia”.
Quello che è successo è una cosa estremamente singolare. Quando mi ci sono imbattuto non volevo crederci.

Maddai, mi son detto, non può essere. Ecco un brevissimo riassunto di ciò che è avvenuto.

Lo stesso preciso problema è stato affrontato da due comunità distanti tra loro 1.500km. 

Questo è ciò che ha reso unica la situazione che si è verificata, questo è ciò che mi ha fatto dubitare fosse vero. Perché mai una popolazione dovrebbe preoccuparsi di un problema di un’altra distante 1.500km? Problemi simili sicuramente sono capitati a popolazioni distanti tra loro ma lo stesso medesimo dilemma affrontato da due popoli diversi questo non è mai accaduto prima.

Un secondo aspetto distintivo ma sotto un profilo più sottile quasi etereo, è la modalità diversa con la quale le due cittadinanze hanno affrontato la questione e più avanti vi svelerò i dettagli.

Questi sono i fatti:

Nel 1974 viene inaugurata un’area industriale di 70 ettari a Saline Joniche frazione del comune di Montebello Jonico in provincia di Reggio Calabria. Rimane aperta un solo giorno dopo di che finisce per essere una delle tante “cattedrali nel deserto”.

Nel 2006, dopo alcuni passaggi, l’area finisce alla società di progetto SEI S.p.A. con l’obiettivo di costruirvi una centrale a carbone.  Nella compagine c’è anche una multinazionale svizzera, Repower, con capitale misto pubblico e privato. È la società che ha il “know how” e che gode di fiducia internazionale. Inizia un lungo iter istituzionale per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie.
Contemporaneamente inizia anche una dura opposizione delle associazioni ambientaliste ma non solo, fatta di proteste su molteplici piani. Manifestazioni pubbliche ma anche azioni legali con raccolta firme e molto altro.

Nel 2007 le proteste continuano con diverse iniziative.

Nel 2008 Legambiente e WWF sono sempre attive nella protesta portando a supporto ampia documentazione scientifica a sostegno del NO all’utilizzo del carbone.

Nel 2009 si dilatano gli eventi che contestano il progetto della centrale ma le associazioni non abbassano la guardia.

Nel 2010 c’è il pronunciamento positivo della Commissione Via del Ministero dell’Ambiente in favore del progetto Centrale a carbone e si riaccende la polemica.

Nel 2011 c’è il colpo di scena. Le cittadine e i cittadini del Cantone dei Grigioni prendono l’iniziativa. Loro oltre alla protesta dipongono anche di uno strumento di proposta. Raccolgono le firme utili (4mila) per una proposta appunto, dal titolo emblematico “Sì all’energia pulita senza carbone”. Cosa c’entrano i  grigionesi con la centrale di Saline Joniche? C’entrano perché il Cantone è proprietario di una quota maggioritaria proprio di quella società, la Repower, che aveva il know how necessario per il progetto. In Svizzera si era smesso di costruire centrali a carbone perché inquinanti e, in estrema sintesi, il ragionamento di coloro che hanno lanciato l’iniziativa è stato che se non si costruivano più centrali a carbone nel suolo patrio, perché mai si doveva andare a costruirle altrove?

Dovete sapere che il Governo Cantonale oltre alla facoltà di accettare la richiesta poteva fare una controproposta e così fece. Il controprogetto puntava a una svolta energetica con tappe intermedie e lasciava aperta una porta al progresso tecnologico nel settore.

In questi casi l’ultima parola c’è l’ha il Popolo. Non c’è una Corte Costituzionale che decida se il quesito possa essere posto. Non c’è un quorum che se non raggiunto possa rendere nulla la votazione. Il Popolo decide.

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Nel 2013, il 22 settembre, si andò al voto nel Cantone dei Grigioni.
Il Popolo grigionese ebbe l’ultima parola.
Ci fu una notevole e inconsueta pressione mediatica a sostegno del contro progetto governativo soprattutto da parte delle lobby industriali e dell’energia. Essendoci due proposte, quella dei cittadini e quella del governo, il voto era articolato su tre scelte e i votanti avevano a disposizione due voti.
Partecipò al voto il 40,31% per un totale di 51.161 votanti. Per 137 voti vinse la proposta della cittadinanza.


Questo risolse definitivamente i problemi di Saline Joniche.

Conclusioni.
Ho imparato nella vita che ciò che risulta evidente per me può non esserlo per altri, per molti altri. In questi casi ti chiedi “magari sono io che sbaglio, forse non ho considerato qualche aspetto”.
A voi i commenti ma questa storia per me è il capolavoro del pragmatico buon senso di una popolazione. Il confronto tra i sistemi operativi dei calabresi e dei grigionesi è lì, in bella mostra. Nessuno sembra notarlo ma è lì. Chiunque può trovare riscontri. In Italia si può protestare e cercare di far pressione su chi governa per convincere chi deve decidere, a fare come vuole chi contesta. In Svizzera si possono raccogliere le firme per fare una proposta. Poi si approfondisce la questione. Viene spedito a casa di tutti un libretto con la descrizione del problema, gli argomenti del Governo e quelli del comitato. Con il libretto tutti sanno della votazione ma poiché non c’è il quorum chi non ha capito o non ha potuto informarsi non vota perché è preferibile astenersi che votare senza consapevolezza. Infine c’è il voto del Popolo. Certo, definitivo e senza appelli.

Secondo voi qual è il sistema migliore? Protestare o decidere?
Noi di strumenti per decidere insieme ne abbaio pochi e inefficienti soprattutto a livello locale. Sarebbe opportuno li avessimo anche noi su modello svizzero? È possibile ottenerli?
In estrema sintesi questo è l’esempio perfetto per descrivere cos‘è la Partecipazione, cosa sono i processi decisionali inclusivi, in un parola cosa è Democrazia. Contiene tutti gli ingredienti necessari di ciò che pragmaticamente si dovrebbe fare. 

1 C’è un problema di una comunità.
2 Le associazioni con i cittadini prendono l’iniziativa per affrontarlo con una proposta.
3 Si raggiunge il numero di firme previsto e di conseguenza l’iniziativa ha successo. Nessun filtro e nessuna discriminante: il Popolo avrà l’ultima parola.
4 Il governo fa una controproposta perché ha ritenuto quella originale troppo estremista.
5 C’è l’approfondimento con il libretto informativo che arriva a casa di tutti.
6 Gli elettori partecipano con gli eletti e decidono insieme con reciproca fiducia e rispetto.

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