Le #e-petition in Scozia, Germania e Stati Uniti

Dopo aver descritto sommariamente il meccanismo delle e-petitions predisposto dal governo britannico e la funzionalità delle piattaforme Avaaz.org e Change.org nel post precedente, in questo post si riportano i riferimenti ai siti istituzionali dello Scottish Parliament, del Deutscher Bundestag e dello spazio web We the People della White House degli Stati Uniti.

get your voice heard_create a petitionIn forma simile alle e-petition del Regno Unito il Parlamento scozzese ha predisposto una piattaforma online per permettere ai cittadini di sottoporre alle istituzioni questioni di interesse nazionale.
Il processo è aperto, accessibile e incoraggia la partecipazione. Non è previsto infatti alcun limite d’età, è suffciente una firma ed è possibile utilizzare un modello cartaceo o, in alternativa, utilizzare la piattaforma online per condividere il testo e rivolgersi ai rappresentanti politici. Inoltre, cittadini possono produrre la propria proposta in ogni lingua. Sarà poi l’autorità ad occuparsi della traduzione.
Un comitato pubblico decide come procedere per ognuna delle petizioni sottoposte. Si tratta del cosiddetto Public Petitions Committee, il quale è composto da sette parlamentari scozzesi. Il numero di MP corrisponde a quello del Backbench Business Committee del Regno Unito e analogamente include tutte le forze politiche.
Gli uffici del comitato supportano i cittadini nella redazione della petizione prima di sottoporre la stessa alla raccolta delle firme. E’ inoltre possibile avviare un dibattito online per raccogliere commenti al fine di migliorare il testo della petizione e successivamente pubblicizzare la petizione tramite i social network più diffusi come Facebook, Twitter e LinkedIn, i quali sono peraltro implementati sul sito istituzionale.
Una volta che la petizione è definitivamente depositata, il comitato la discute in seduta pubblica e la indirizza sul canale istituzionale ritenuto opportuno. Il primo firmatario della petizione è costantemente tenuto al corrente dello stato della discussione e può partecipare alle sedute pubbliche oltre che inviare commenti addizionali per tutta la durata dell’iter.

La procedura delle e-Petitionen del parlamento tedesco – il Deutscher Bundestag , prevede che alla raccolta delle firme sia abbinato anche un forum per stimolare considerazioni e spunti utili ad aumentare la qualità del dibattito e per favorire la comprensione dei fenomeni oggetto di discussione.
Il portale della commissione per le petizioni ha lo scopo di permettere ad ognuno di inoltrare richieste o reclami al Bundestag, il quale le deve giudicare. Le petizioni possono riguardare questioni personali, ma anche materie di rilevanza politica generale come ad esempio le richieste di legge. I temi sollevati dalle petizioni possono toccare gli ambiti più svariati: diritto civile in internet, finanziamento della pensione pubblica, regolamento della circolazione stradale, etc.
La petizione è presentata per via elettronica e dal 2012 può essere pubblicata sul sito web della commissione su richiesta del firmatario. In questo caso si parla di petizioni pubbliche. Dalla data di pubblicazione gli utenti registrati al portale hanno 4 settimane per sottoscrivere la proposta e per commentarla. Se la petizione raggiunge la soglia minima delle 50.000 firme il Bundestag si assume la responsabilità di discuterla.
A prescindere dal numero di firme raccolte, il proponente della petizione può essere chiamato a discutere con i deputati della commissione, i quali come avviene per i membri del Public Petitions Committee scozzese, si riuniscono in seduta pubblica.

Negli Stati Uniti, all’interno del blog presidenziale, è stato predisposto il portale We the people per offrire a tutti i cittadini statunitensi l’opportunità di interagire con gli organi federali sulle questioni da loro stessi ritenute rilevanti.
Un evidente risultato determinato dalle petizioni sottosposte alla Casa Bianca fu il discorso del Presidente Obama sulla violenza prodotta dall’uso di armi da fuoco, il quale fu pronunciato  il 19 dicembre 2012 e pubblicato su YouTube due giorni dopo.
A seguito della carneficina nella scuola elementare di Newtown in Connecticut il 14 dicembre 2012 e sulla scia di decine di petizioni raccolte in pochi giorni sul portale We the people, Obama si impegnò a chiedere al Congresso di affrontare la questione della diffusione incontrollata delle armi d’assalto semi-automatiche e produrre i necessari interventi legislativi.
Fra le petizioni che miravano a mettere un freno al dilagare della violenza quella che raccolse più sottoscrizioni fu “Immediately address the issue of gun control through the introduction of legislation in Congress“. Collezionò circa 200 mila firme in pochissimi giorni. Tuttavia, la reazione dei produttori di armi da fuoco e dei loro sostenitori non attese a farsi sentire. 
Il 21 dicembre fu avviata una raccolta firme che andava in senso contrario e si appellava al secondo emendamento della Bill of Rights, che prevede appunto il diritto inviolabile dei cittadini americani di portare armi. La petizione “Stop any legislation that will ban “assualt weapons”, semi-automatic rifles or handguns and high capacity magazines” raccolse però solo 31 mila firme.

La parte relativa alle petizioni contenuta nel disegno di legge di iniziativa popolare di Più Democrazia in Trentino è stata inserita nel Capo II – Strumenti di partecipazione.

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4 thoughts on “Le #e-petition in Scozia, Germania e Stati Uniti

  1. Ciao Alex, come d`accordo mi sono studiato un`pò le e-petition del Bundestag.
    Sintetizzo quello che sono riuscito a sapere:
    – una petizione può essere presentata da una persona singola oppure da una associazione,partito o qualsiasi altro organo e deve essere di interesse collettivo e di competenza del Bundestag. Se di competenza dei “Länder”, questi a loro volta, eccetto alcune eccezzioni, hanno addottato il sistema delle e-petition.
    – questa viene poi valutata dalla giunta per le petizioni e se questa da il suo benestare, la petizione viene pubblicata sul sito.
    – da questo momento tutte le persone registrate! possono partecipare alla discussione e dare il loro voto. Positivo è il fatto che avendo 4 settimane di tempo per raccogliere le firme si può anche sfruttare lo spazio per le discussioni illuminando a fondo la questione.
    – non cè comunque un quorum che garantisca che la questione venga poi trattata dal Bundestag. Unici vantaggi nella quantità dei voti sono: sopra i 10.000 solitamente la stampa inizia ad interessarsi del fatto, sopra i 50.000 si può essere presenti e partecipare alla discussione in aula, qualora questa dovesse veramente avere luogo.
    -se però 2/3 della giunta sono contrari, la petizione non verrà mai discussa dal Bundestag.

    In verità (come temevo) su altri siti ho trovato informazioni poco confortanti:
    tutte le petizioni che riguardano temi scottanti come ambiente, clima, tasse,… finiscono per essere archiviati senza entrare nel Bundestag. Nel 2012 secondo diverse fonti solo dal 2-5% di tutte le petizioni che erano state pubblicate sono poi state discusse in aula, indipendentemente dal numero di firme raccolte e solo in un unico caso una petizione trattata ha poi portato ad un decreto legge!

    Ne risulta pertanto che il mezzo sarà anche innovativo ma purtroppo ancora lontano anni luce da uno strumento di democrazia partecipativa.

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    • Rudi non sarei così pessimista perchè ci sono alcuni aspetti positivi che bisognerebbe tenere in considerazione soprattutto se si compara il modello tedesco a quello italiano e se si considera che la petizione è solo uno fra i numerosi modelli per coinvolgere i cittadini delle decisioni politiche.
      Innanzitutto, il fatto che una petizione possa essere presentata e promossa sul portale non è cosa di poco conto poichè tutti i cittadini possono godere del diritto di tribuna. Con il sistema delle e-petition, ognuno può dare risalto pubblico alle proprie idee nonchè discuterle e mettere tutti i cittadini nella condizione di sottoscriverle. In Italia, a livello nazionale, la petizione è prevista dalla Costituzione ma non è mai stata regolamentata e di certo non esiste alcun portale se non un elenco sintetico delle petizioni che sono state presentate. Solo per questa ragione il meccanismo tedesco varrebbe la pena d’esser preso in considerazione.
      Questo è la pagina che il Parlamento Italiano dedica alle petizioni:
      http://www.camera.it/leg17/468
      Che le petizioni di competenza dei Lander vengano smistate sui rispettivi portali non credo sia necessariamente un fatto negativo. Anzi, potrebbe essere un modo per aumentare le possibilità di dare una risposta concreta alle richieste dei cittadini. Il fatto che esistano dei portali analoghi a livello di Land è un valore aggiunto. Per quanto ne so, in Italia non esiste alcun portale nemmeno a livello regionale.
      La soglia delle 50.000 firme sembra un buon compromesso soprattutto se consideriamo che queste possono essere raccolte online. Ricordo che la Germania conta circa 82 milioni di abitanti contro i 60 milioni dell’Italia.
      Inoltre, vale la pena ricordare che in Italia servono 50.000 firme – raccolte con il metodo italiano – per poter presentare una legge di iniziativa popolare e per giunta senza alcuna certezza che il Parlamento la discuta. Quando si parla di “metodo italiano” si intende dire: vidimazione dei fogli; autenticazione con la presenza di un soggetto autorizzato; e certificazione delle firme. Questo è un metodo obsoleto che implica una lavoro ben più arduo e complesso rispetto alla procedura online adottata in Germania.
      Per quanto conerne la pubblicizzazione delle proposte, in Italia dopo aver raccolto 10.000 firme è molto poco probabile raggiungere l’attenzione della stampa. Infatti, fino al momento del deposito dell’iniziativa corredata dagli elenchi delle firme ed i relativi certificati elettorali (con i pacchi fisici da trasportare e consegnare alla cancelleria della Corte di Cassazione a Roma) è sostanzialmente impossibile verificare a che punto è la raccolta delle firme, salvo fidarsi delle stime ufficiose. Ad esempio recentemente i Radicali hanno lanciato diverse raccolte firme ma con uno scarso successo mediatico (oltre che di sottoscrizioni raccolte) nonostante la loro storia ed il loro attivismo. In Germania da quanto scrivi è molto più semplice avere l’attenzione mediatica. Questo aspetto non credo affatto sia da sottovalutare.
      Senza parlare dei referendum, l’Italia non è famosa per prendersi cura nè delle petizioni nè delle iniziative popolari, le quali restano sistematicamente nei cassetti a prendere polvere nonostante la qualità delle proposte. Storicamente ci sono state delle iniziative popolari di estramo valore ed innovazione sociale che il Parlamento ha lasciato nel cassetto per anni.
      Riuscire a costituire una commissione ad hoc per occuparsi delle petizioni e delle iniziative popolare sarebbe già una grande cosa per il Parlamento 3 e italiano. La soglia dei 2/3 dei contrari per non discutere la petizione, non sembra essere un ostacolo così penalizzante, soprattutto se si pensa alla frammentazione della rappresentanza. La opposizioni normalmente sono rappresentano almeno 1/3 e questo dovrebbe bastare. Tra l’altro, la prassi (almeno in Scozia e Regno Unito) prevede che le commissioni per le petizioni debbano rappresentare tutte le forze politiche senza replicare la maggioranza parlamentare in termini numerici. Piuttosto tali commissioni debbono funzionare secondo il principio della concordanza. Queste renderebbe ulteriormente difficile raggiungere la soglia dei 2/3 per la bocciatura. In questo senso bisognerebbe capire come vengono aditi i membri della commissione per la trattazione delle petizioni in Germania.
      Per chiudere sarebbe utile sapere con che frequenza si riunisce la commissione (ad esempio in Italia non esiste nemmeno una commissione per le petizioni mentre in Scozia si riunisce settimanalmente) e se è sistematicamente riservato un tempo per la discussione dei temi proposti dalla commissione che ovviamente includono le petizioni. Ad esempio in Italia non è prevista alcuna sessione dedicata mentre in Regno Unito è dedicata una sessione specifica (bisettimanale se non sbaglio) della Camera dei Comuni. Anche questi sono aspetti di rilevanza cruciale. Infatti, prevedere modalità, spazi e tempi di discussione consente di aumentare le possibilità che alcune petizioni (e anche iniziative popolari nel caso italiano) raggiungano l’attenzione dei media e dei cittadini. In ultima istanza aumentano esponenzialmente anche le probabilità di conseguire risultati politici concreti.

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  2. Ciao Alex, ci ho messo un`po’ di tempo , ma il Referendum aveva priorità assoluta.
    Oggi ho avuto tempo di fare alcune ricerche sulle domande che avevi:

    – con che frequenza si riunisce la commissione per le petizioni online del Bundestag:
    questa è una domanda alla quale francamente non ho trovato risposta, ma visto che in media ogni anno arrivano al Bundestag da 15 a 20 mila richieste, immagino che sia un lavoro costante.

    – Come si compone la commissione: è composta da 26 membri nominati in proporzione alla presenza in Parlamento più i capigruppo dei diversi partiti.
    Si tratta esclusivamente di rappresentanti di secondo rango che non hanno trovato posto in Parlamento.

    – Entro che termine la commissione deve decidere su una petizione:
    Questo è uno dei punti più criticati dalle diverse associazioni. Praticamente non esiste termine. Ci sono petizioni che riguardano temi molto sentiti (p.e. Democrazia Diretta) che attendono in qualche cassetto da oltre 5 anni.

    Aspetto negativo sono inoltre le 50.00 firme da raggiungere entro il termine massimo di 4 settimane che sono un periodo troppo corto.
    Inoltre viene criticato che la commissione non ha l`obbligo di pubblicare la motivazione di un’eventuale respinta sui siti ufficiali.

    Numero di petizioni nel 2012 ca. 18.000 riguardanti in ordine: lavoro e rapporti sociali, giustizia, finanza, salute, altri.
    Rudi Rieder (Blumen)

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  3. Pingback: Messaggio al presidente della Prima commissione del Consiglio provinciale su petizioni e consultazioni | Più Democrazia in Trentino

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