Nuove pratiche di partecipazione: amministrazione condivisa e democrazia diretta

IMG_552020707893810Pubblico di seguito una riflessione che alcune settimane fa non ha trovato spazio sui giornali. 

Lunedì 7 luglio 2014, presso la Biblioteca comunale di Trento, si è tenuta un’interessante conferenza dal titolo “Una nuova cittadinanza per i beni comuni”. Partendo dalla constatazione della sempre maggiore volontà di partecipazione attiva alla vita pubblica da parte dei cittadini, i relatori si sono interrogati su come poter liberare questo grande potenziale di energia, tanto più importante in un momento di crisi economica e politica come quello attuale. A questo proposto il professor Arena, presidente di Labsus, ha presentato il “Regolamento per l’amministrazione condivisa” scritto insieme al Comune di Bologna e in quella sede approvato: esso ruota attorno a dei “patti di collaborazione” tra comune e cittadini, i quali possono gestire in modo condiviso i beni comuni e applicare così quel principio di sussidiarietà sancito dal Titolo V della Costituzione. Queste nuove forme di partecipazione, che superano il concetto di delega e forniscono risposte anche diverse da quelle dell’amministrazione pubblica, diventando così fattore di innovazione, sono state descritte come un fondamentale contributo alla rinascita morale e materiale del Paese.

gregorio arenaIl prof. Arena ha inoltre fatto notare come in Trentino ci siano tutte le condizioni per l’introduzione di pratiche simili: si pensi al senso del dovere, all’attaccamento verso le tradizioni, agli usi civici.

Alla conferenza erano presenti i rappresentanti di diverse amministrazioni locali che hanno espresso la propria sintonia con il tema affrontato; si è auspicata una futura applicazione a Trento del regolamento bolognese.

Questa introduzione mi serve per ricollegarmi a un tema analogo e forse ancora più importante per il futuro democratico dei cittadini trentini: la votazione in Consiglio provinciale, attesa per la settimana prossima, del disegno di legge di iniziativa popolare n. 1/XV sulla democrazia diretta, promosso dal comitato civico apartitico “Più democrazia in Trentino” (www.piudemocraziaintrentino.org). Se si parla di responsabilizzare i cittadini, di liberare le energie di coloro che vogliono essere attivi e di ridare fiducia a coloro che nella politica non credono più, in un territorio fertile come il Trentino, ritengo che l’introduzione di strumenti di democrazia diretta vada esattamente nella stessa direzione.

La proposta di legge prevede, tra le altre cose, l’abolizione del quorum nei referendum, azione già caldeggiata dal Consiglio d’Europa come necessaria per una sana democrazia, rimedio al disinteresse e all’astensionismo. Si chiede inoltre l’introduzione di referendum consultivi, confermativi e propositivi: tutte pratiche che coinvolgono i cittadini attivi nell’amministrazione del proprio territorio e che, come è dimostrato dati alla mano nei paesi che già le applicano (Svizzera, Baviera, California) migliorano non di poco la qualità della vita delle persone, grazie alle ricadute positive sulla gestione politica, sociale ed economica del territorio.

Se gli amministratori locali presenti lunedì hanno applaudito alle istanze presentate dal prof. Arena dovrebbero allo stesso modo, senza paura, aprirsi anche a queste ulteriori forme di partecipazione popolare, che caratterizzano paesi da cui si dovrebbe – un passo alla volta – prendere esempio. Lo ripeto: se c’è un territorio dove il senso civico e la partecipazione sono insiti nel DNA della popolazione, che ha saputo spesso essere capofila nell’introduzione di pratiche virtuose, e dove dunque esse potrebbero essere felicemente sperimentate, questo è il Trentino.

In un momento di grande crisi della politica anche locale (il pensiero va subito all’ultima scandalosa legge sui vitalizi), questo potrebbe essere il segnale tanto atteso della volontà di migliorarsi della nostra classe dirigente. Attendiamo dunque con grande interesse la votazione della settimana prossima.

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