Referendum su tutto? Perché si.

Unknown

Nella trasmissione Italia sotto inchiesta del due ottobre, condotta dalla giornalista Emanuela Falcetti si parla di: “voglia di autonomia anche in Italia” con riferimento ai referenda che si svolgeranno in Lombardia e in Veneto il 22 ottobre. Ospiti Andrea Carli de Il Sole24ore e Michele Ainis Costituzionalista e docente universitario.

Io sottolineo alcuni passaggi per introdurre una questione interessante legata alla democrazia diretta: il Popolo può decidere su tutto o ci devono essere dei limiti?

Il professor Ainis osserva che nell’assemblea costituente il relatore Costantino Mortati rispetto al referendum consultivo aveva un’opinione contraria perché diceva che il POPOLO NON SI CONSULTA, NON DA PARERI, IL POPOLO DECIDE.

Più avanti Emanuela Falcetti rivolgendo una domanda al professore afferma che secondo lei il referendum è intoccabile, è una consultazione elettorale, non si può togliere il diritto a una democrazia di esprimere il proprio voto e pone la domanda: «professor Ainis è così? Comunque il referendum non va bloccato. Poi ce la vediamo voglio dire ma tu mi devi lasciar votare, è così? Il referendum è sacro?»

Ainis risponde: Unknown-3«Il referendum è certamente l’unica pistola carica che abbiamo in tasca perché ci permette di decidere da noi stessi ma non su tutto perché se io avessi un referendum che mi chiede vuoi eliminare le tasse io direi non le voglio pagare le tasse poi non avremmo più né ospedali né strade. Quindi devono esserci dei limiti anche al referendum».

Ricordando Mortati va chiarito che era a favore di votazioni senza quorum quindi sempre valide. Fu Gustavo Fabbri, avvocato di Forlì, monarchico liberale, a convincere la commissione e infine l’assemblea della necessità di un quorum.Unknown-2 Ebbene dove il Popolo decide per davvero, è capitato abbia dovuto esprimersi esattamente sulla riduzione delle imposte.

Non è mai accaduto che il Popolo sia stato tanto improvvido da eliminare le imposte e le tasse per poi restare senza servizi. Per contro c’è la prova che il Popolo respinge la richiesta fatta con una regolare raccolta firme. L’episodio è del 3 marzo 2013. La votazione si titolava significativamente “Sgravi fiscali: primo atto“. Respinta!

La realtà ci soccorre ben oltre il respingimento di una proposta di riduzione delle imposte. In California è stata approvata una iniziativa che prevedeva un aumento dell’aliquota a beneficio di un miglioramento della scuola pubblica (vedi intervista a Ira Johnson). La stampa riteneva assolutamente velleitaria l’iniziativa che però il Popolo, contro ogni previsione approvò.

C’è una domanda di democrazia diretta, un desiderio di decidere senza filtri.” Sono parole del professore che terminano un suo articolo apparso su La Repubblica e il mio invito è che anche lui continui ad impegnarsi con fiducia ampia a sostegno di questa causa.

 

Come il professore, ci sono altri osservatori e commentatori che esprimono forte il timore che le masse siano manipolabili, che certi temi non possano essere oggetto di votazione, che certe complessità possano essere affrontate solo dai rappresentanti,Unknown-4 che solo costoro abbiano le competenze necessarie per decidere bene nell’interesse della comunità. A questo proposito ho trovato molto interessante lo scambio a domanda-risponde tra il Senatore Claudio Micheloni e il segretario di Stato del Dipartimento federale svizzero per gli affari esteri Yves Rossier avvenuto a un convegno svoltosi il 12 settembre 2016 presso l’ambasciata svizzera in Italia.

Domanda del Senatore italiano: “Non crede che uno strumento sia necessario nonostante tutto, in Svizzera per salvaguardare questi fondamenti che io ritengo assolutamente vitali per la democrazia della Svizzera per la democrazia diretta, un filtro che non intervenga sulla risposte ma sulle domande. Perché spesso è la domanda che si pone al Popolo che è sbagliata non è la risposta che da il Popolo. In questo senso un istituto al di fuori del parlamento che potrebbe essere come una Corte Costituzionale per esempio o altro, che sia in grado di dire se questa domanda può essere posta o no. Questo non sarebbe uno strumento di protezione per la democrazia diretta che potrebbe essere utile per evitare certi problemi che abbiamo oggi?”

Risposta. Unknown-5«Se volete mettere un limite, un filtro, dovete metterlo sulla costituzione che deve essere approvata anch’essa dal Popolo. Buona fortuna allora. Anche se potrei, in quanto funzionario, essere sedotto dalla sua proposta come cittadino non le nascondo che assolutamente non lo sarei. Effettivamente questo eviterebbe dei problemi ma non credo che lo scopo della politica sia quello di evitare i problemi. Potete mettere un filtro per evitare, effettivamente teoricamente si eviterebbero i problemi quando queste proposte sarebbero accettate ma sarebbe un pochino come il medicoUnknown-6 che distrugge il termometro perché il paziente ha febbre. Non vedete più il termometro ma la febbre è sempre lì e se la febbre non viene trattata le conseguenze possono essere molto più gravi. Quindi preferisco avere un termometro che mi crea dei problemi, dei problemi ai quali bisogna rispondere. Non è facile, lei ha assolutamente ragione. Particolarmente data la condizione dell’ambiente in cui viene condotta la politica in questo frangente ma sopprimere, distruggere il termometro, non fa guarire il paziente non fa diminuire la febbre. Personalmente come cittadino e anche nello spirito delle istituzioni svizzere io sarei fondamentalmente… mi opporrei ad una proposta di questo tipo».

La risposta è chiara, cristallina. Non ha bisogno di commenti.

 

Aggiungo un tema la cui decisione sembra essere considerata di esclusiva pertinenza degli eletti ricordando a tutti che sono stati i rappresentanti a trascinare l’Italia nella tragedia delle guerre mondiali. Unknown-7Mi corre l’obbligo ricordare che l’hanno fatto senza mai consultare la cittadinanza. La delibera dello stato di guerra dovrebbe invece spettare obbligatoriamente al Popolo altro che porre dei limiti. La neutralità elvetica è garantita dalla Costituzione la cui modifica sarebbe possibile solo con approvazione del Popolo. Io sono convinto sia al sicuro e per dimostrare che un conto è difendersi e un conto è dichiarare guerra, segnalo che nonostante la proverbiale neutralità gli svizzeri sono armati e hanno un esercito di leva. Molto spesso i maschi adulti custodiscono in casa l’arma dell’esercito anche dopo la ferma, motivo per cui sono ai primi posti per numero di armi da fuoco in proporzione agli abitanti, e forse non tutti sanno che per proteggere il proprio spazio aereo, nel 1940 i piloti svizzeri abbatterono 11 aerei tedeschi.

Concludendo possiamo riconoscere come la realtà dei fatti ci suggerisca che il Popolo sia il miglior decisore si possa immaginare: le imposte le vuole pagare se ha servizi adeguati e la guerra non la vuol fare se non per difesa.

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4 thoughts on “Referendum su tutto? Perché si.

  1. Quante volte in passato ho sentito i politici commentare a riguardo di possibili aperture significative verso strumenti di democrazia diretta: “Ma i cittadini trentini (italiani) mica sono come gli svizzeri”. Infatti la consapevolezza di status di cittadino nel nostro bel paese, non a caso, è sotto i tacchi, poiché è stata scientemente inibita dal potere partitico. Per questo popolo “bambino” la democrazia diretta ha una fondamentale funzione educativa tanto più efficace quando il cittadino sarà messo nelle condizioni di prendere decisioni anche “sbagliate”, errori inevitabili verso una maggiore consapevolezza del suo ruolo nella crescita di una comunità. Dare in mano la democrazia diretta ad un italiano medio potrebbe essere azzardato e nel percorso educativo potrebbero esserci degli effetti collaterali, ma devo dire per la mia esperienza, che i danni maggiori intorno a me sono determinati da decisioni frutto della democrazia rappresentativa. Quindi ben vengano le occasioni per crescere e per riacquistare fiducia nelle istituzioni ad ora blindate, la cui distanza dalla cittadinanza è misurata dalla sempre più crescente percentuale di astensione.

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    • Alle tue considerazioni aggiungo una semplice affermazione: compito della democrazia non è fare le scelte “giuste” – giuste per chi poi? ciascuno ha opinioni diverse e necessità diverse … Eppoi: forse che la democrazia rappresentativa le fa e le ha fatte sempre le cosiddette scelte giuste? Non mi pare proprio 😦

      Quindi: il compito della democrazia non è fare scelte giuste, bensì scelte quanto più condivise possibile.

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    • Che il Popolo possa prendere decisione sbagliate è tutto da dimostrare. Innanzitutto cosa sia giusto e cosa no, in Politica è assai complesso da definirsi e proprio per questo se il Popolo chiede di deliberare su una determinata questione non credo ci sarà un giusto o uno sbagliato ma una decisione presa, punto. Lorenzo Leoni dovrebbe provare a portare qualche esempio reale cercando tra gli eventi che si sono verificati e forse ci capiremmo meglio. Ad esempio a me viene in mente che avrei votato per l’abolizione della pena di morte nel novembre 2012 in California ciononostante non considero un errore la scelta di quel Popolo di mantenerla. Ci riproveranno se lo riterranno opportuno ma tornando a noi, non credo ci sia nessun azzardo a praticare la democrazia diretta e il percorso educativo non avrebbe alcun effetto collaterale se non quello della crescita intellettuale di tutta la comunità. Rimango convinto che nulla elevi intellettualmente una comunità quanto la possibilità per le persone che la compongono, di essere protagoniste attive e consapevoli nel processo decisionale.

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