Il referendum tirolese e le oligarchie rappresentative del Trentino-Alto Adige / Südtirol

Domenica scorsa in Austria non hanno avuto luogo solo le elezioni politiche. Nel Land Tirolo, i cittadini si sono espressi, in parte recandosi alle urne e in parte tramite voto per corrispondenza, anche sulla candidatura di Innsbruck ai Giochi olimpici e paraolimpici invernali del 2026 bocciando la proposta sostenuta dal presidente Platter.

I cittadini, per poter decidere, dovevano valutare le potenziali ricadute positive derivanti dallo svolgimento dei giochi nelle sedi di Innsbruck, St. Anton, Hochfilzen e Seefeld in rapporto ai costi ambientali e all’investimento 1,175 miliardi di euro nelle modalità illustrate dallo studio di fattibilità pubblicato nel giugno scorso.

A tal riguardo, va ricordato che Innsbruck ospitò i Giochi Invernali nel 1964 e nel 1976 e che, successivamente, i residenti votarono contro l’organizzazione dei Giochi olimpici sia nel 1993 che nel 1997.

Dall’esperienza tirolese credo ci sia qualcosa di significativo da apprendere. Sul versante settentrionale delle Alpi, in particolare in Svizzera e in Austria, i cittadini possono esprimersi direttamente su questioni cruciali che riguardano il loro territorio e la spesa pubblica finanziata dalle tasse e dalle imposte da loro versate. I residenti delle province di Trento e di Bolzano, invece, non possono far altro che attenersi agli istinti e alle decisioni dei governanti (in tal senso non possiamo dimenticare le sparate demagociche d’agosto sull’ipotesi di candidatura alle Olimpiadi invernali di Lotti, Rossi e Kompatscher) visto che le leggi provinciali in vigore vanificano l’esercizio del diritto a promuovere referendum e iniziative popolari.

Don Luigi Sturzo nel programma municipale dei cattolici italiani sottolineava la duplice funzione dei referendum: educativa e di controllo sull’attività della pubblica amministrazione. Non saprei dire se Rossi e Kompatscher abbiano avuto modo di leggere a fondo il pensiero di don Sturzo ma penso di poter affermare che non ne condividano affatto la posizione e l’orientamento. Da tempo immemorabile, infatti, stanno ostacolando le iniziative popolari che chiedono di riconoscere i diritti referendari così come raccomandato dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione di Venezia (vedi parere 797/2014).

(lettera pubblicata sul giornale Trentino il 22 ottobre 2017)

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3 thoughts on “Il referendum tirolese e le oligarchie rappresentative del Trentino-Alto Adige / Südtirol

  1. Cari amici, seguo con interesse il vostro lavoro, ma ritengo che qualche elemento di democrazia in più non risolva il problema di fondo, quello di un sistema oligarchico nato PER TENERE LONTANA ogni forma di democrazia (a dimostrarlo, ci sono i testi dei “padri fondatori” delle attuali repubbliche parlamentari, di qua e di là dall’oceano). Con l’amica Maila Nosiglia abbiamo dedicato un saggio a questo problema e a come si possa passare dal sistema oligarchico che ci hanno abituato a chiamare impropriamente democrazia (Scalfari la chiama ormai apertamente “oligarchia democratica”) a una reale e compiuta democrazia, sulle orme degli studi di autori come Yves Sintomer e David Van Reybrouck (“Contro le elezioni”, Feltrinelli). Trovate maggiori notizie sul nostro blog (http://democraziadavvero.blogspot.it) e in particolare in questo post “di presentazione”: http://democraziadavvero.blogspot.it/2016/05/giriamo-pagina.html.
    Vi ringrazio per l’attenzione, e resto a disposizione per qualsiasi ulteriore informazione e scambio d’idee.

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  2. Grazie per gli apprezzamenti e per averci segnalato il blog Democrazia Davvero e la pubblicazione digitale di Maisa Nosiglia.
    Dici che sia possibile portare in Trentino la rappresentazione teatrale “Dialogo tra un venditore di fumo e una cittadina?”. Credo di poter affermare che tutti i soci dell’associazione Più Democrazia in Trentino saranno lieti di fare il possibile per aiutarvi ad organizzare l’evento.

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