Consulta Statuto di autonomia. Calì: «Non temporeggiare»

statuto_copertinadi Vincenzo CalìE così, mentre Bolzano procede con passo spedito avviando la convenzione che, una volta recepite le istanze della società civile nelle sue articolazioni, dovrà indicare le direttrici per la stesura del terzo statuto d’autonomia, Trento, nonostante le sollecitazioni provenienti dalla società e dagli esperti, è di questi giorni il richiamo di Roberto Toniatti alla necessità di rilanciare un progetto di autonomia integrale, è ferma al palo in attesa della conclusione dei congressi di partito (Patt, Upt,Pd ) chiamati a ridefinire i propri gruppi dirigenti.

Preoccupa in particolare la decisione del PD di tenere il proprio congresso addirittura nel mese di maggio, che con la velocizzazione dei tempi della politica è come dire alle calende greche: non emergono linee programmatiche chiare in ordine al rapporto del partito locale con il PD nazionale, condizione necessaria per intraprendere una strada autenticamente federalista. Per le nomine dei componenti della commissione è diffusa convinzione che la cittadinanza accetterà di delegare ai soli eletti nelle istituzioni per l’ordinaria amministrazione la realizzazione del disegno per il buongoverno del Trentino. Non fu così nel passato, quando la formulazione del pacchetto di norme e dei conseguenti poteri che portarono al secondo statuto vide un’ampia partecipazione popolare sollecitata dagli stessi partiti protagonisti della prima repubblica. Il risultato di questa sfasatura temporale fra Trento e Bolzano non farà che portare acqua al mulino di chi sostiene ineluttabile la separazione fra i due territori alpini, evento da scongiurare, come autorevoli voci non si sono stancate di dichiarare negli ultimi tempi, ma a tal punto incombente nei processi reali da richiedere un soprassalto popolare, una vera e propria costituente dell’autonomia che prenda in mano il destino dell’autogoverno di questa terra. Per non sprecare tempo prezioso si potrebbe procedere, come sperimentato in paesi non certo arretrati, alla nomina della consulta tramite il semplice sorteggio di cento nominativi fra i cittadini residenti, partendo dalla considerazione che non vi è abitante del Trentino che non abbia la consapevolezza di quale bene prezioso, e quindi da salvaguardare, sia l’autonomia su cui si regge il governo del territorio. Un’assemblea legislativa provinciale a cui stesse veramente a cuore il parere dei cittadini dovrebbe recepire, attraverso un referendum, l’indice di gradimento di una simile proposta. Ciò non avverrà certo nei tempi brevi che l’urgenza dei fatti che accadono intorno a noi richiederebbe, per cui vanno cercati altri modi per avviare il processo costituente, attraverso i movimenti associativi antichi e recenti a cui sta a cuore la salvaguardia del territorio attraverso l’esercizio dell’autogoverno. Il tempo stringe e logiche temporeggiatrici non paiono le più adatte ai tempi: a differenza degli avversari che Quinto Fabio Massimo si trovò a fronteggiare, i nemici dell’autonomia sono dotati di strumenti molto più potenti degli elefanti: rispetto alla risalita del Canale di Pirro, la velocità di penetrazione, con le moderne tecniche, delle valli alpine fra TAV e val d’Astico, non lascia a temporeggiatori di sorta il tempo di preparare le difese.
Vincenzo Calì

Comunicazioni: assemblea annuale associazione – Trento, 8 febbraio 2016

News dalla aula del consiglio provinciale sulla Consulta per lo Statuto di autonomia:

Interventi sulla riforma dello statuto:

Costituenti popolari estratte a sorte:

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