Il cittadino italo-svizzero Mauro Baldo racconta la democrazia diretta

Mauro BaldoIl percorso di approfondimento sulla democrazia diretta prosegue con un’ulteriore comparazione tra i diritti politici in Italia ed in Svizzera. Dopo l’intervista a Leonello Zaquini, cittadino italiano residente nella Confederazione Elvetica, questa volta abbiamo intervistato Mauro Baldo, cittadino italo-svizzero che si è trasferito a vivere in Italia dopo aver vissuto l’infanzia e la gioventù nei cantoni di Sciaffusa e Ticino.
Mauro non ci ha parlato solo di democrazia diretta ma anche di diritti dei disabili, informazione, senso civico ed amor patrio.
Buona lettura!

Per quanti anni hai vissuto in Svizzera?
Il 28 ottobre 1968 sono nato a Schaffhausen. In seguito, per difficoltà nella comunicazione i miei genitori hanno deciso di trasferirsi nel Canton Ticino e più precisamente a Lugano nel 1974.

Come giudichi la tua esperienza educativa?
Purtroppo per quanto riguarda la mia esperienza educativa non posso parlarne bene, in quanto nel 1975 non si parlava ancora di integrazione dei disabili. Ho frequentato un Istituto non parificato con le scuole dell’obbligo. Dal 1983 fino al 1985 ho frequentato la scuola media per poi ritornare all’istituto non parificato. A causa di questo percorso di studio frammentario non ho potuto conseguire la licenza di scuola media. E per la persona che sono ora lo debbo tutto a me stesso, alla mia curiosità e ai miei sforzi da autodidatta.
Comunque posso dire che da allora qualcosa è cambiato, anche guardando al modello italiano oltre confine, ora cercano di inserire i disabili nelle scuole dell’obbligo con docenti di sostegno. Ormai lo sanno tutti che l’Italia è brava a dare il buon esempio, e ad aprire nuove strade, ma poi nell’attuazione è negligente.

La legislazione per garantire i diritti dei disabili è più avanzata rispetto a quella italiana? Nella pratica un disabile vede meglio rispettati i suoi diritti in Svizzera o in Italia?
Paradossalmente, in contrasto a quanto ho detto prima, in Svizzera un disabile è più tutelato, ma mi posso spingere oltre e affermare che ogni individuo lo è.
Pro Infirmis, Pro Juventute, Pro senectute. Questi sono tre enti parastatali. Il primo si occupa dei disabili, il secondo di giovani e bambini e il terzo degli anziani. Ci si rivolge a questi enti che fanno da tramite tra individuo e cantone. In questi tre enti si assicurano che i tuoi diritti siano rispettati e ti aiutano a risolvere le pratiche burocratiche. Questi tre enti hanno anche dei fondi privati per interventi integrativi a favore dei disabili, nel caso in cui il cantone non arrivi a pagare integralmente un servizio.

Faccio un esempio: per diversi anni ho fatto l’animatore certificato nei campi estivi. Avevo bisogno di un volontario che mi aiutasse nella routine quotidiana e il Cantone non lo pagava. Ecco che Pro Infirmis mi è venuta incontro pagando il volontario.
In Svizzera esistono i campi estivi integrati. Vengono chiamati in questo modo perché in questi luoghi i bambini normodotati convivono con bambini disabili. Sono campi strutturati in modo che il numero di partecipanti non sia troppo elevato per facilitare la gestione e l’interazione tra i partecipanti. E devo dire che questi campi sono molto frequentati e molto richiesti.

E’ il caso di affermare che in Svizzera ci sono meno leggi ma più rispetto delle regole?
Sì, e soprattutto che le leggi non sono scritte in modo contorto ed in modo tale che una legge possa avere più modi di interpretazione. Quando si consulta una legge italiana, una volta arrivati in fondo all’articolo, non si capisce il significato e si è più confusi di prima.
Se uno stato fa leggi chiare, semplici e comprensibili a tutti, lo stesso popolo è disposto a rispettare le regole a lui imposte dalle stesse leggi e conseguentemente ne beneficia anche l’amor patrio che non viene manifestato solo negli eventi sportivi.

Gli svizzeri hanno un dna diverso rispetto agli italiani o sono forse i meccanismi decisionali a livello comunale, cantonale e confederale che incidono sulla consapevolezza sociale e sul coinvolgimento popolare nella gestione della cosa pubblica?
Uno svizzero si sente di appartenere alla Svizzera. Si può benissimo affermare che in Svizzera esiste la mentalità nordica, ma soprattutto la cosa pubblica è vista come una cosa che gli appartiene, come una cosa propria. Puoi essere ripreso verbalmente da qualunque cittadino se fai qualcosa di sbagliato. Ad esempio, se ti vedono che metti della spazzatura dove non devi qualcuno può telefonare in comune e dire che ti ha visto.
A scuola viene insegnato ai bambini come ci si comporta in società. Viene insegnato loro come gestire i rifiuti fino o come ci si comporta nel traffico, compreso l’attraversamento delle strisce pedonali. Alla scuola primaria ogni bambino con turni settimanali esce in strada cinque minuti prima della fine delle lezioni e raggiunge il poliziotto con una paletta in mano per fermare il traffico e far attraversare gli altri bambini.
Da questo anno scolastico hanno deciso di far cantare a scuola l’inno nazionale svizzero.

Se vai in qualsiasi ufficio comunale o cantonale per richiedere un certificato ti viene consegnato subito.
In ogni comune c’è qualcuno che ti aiuta a compilare i moduli per la dichiarazione delle imposte. E’ sufficiente presentarsi con la documentazione richiesta.
Qualsiasi ente ti avvisa un mese prima della scadenza se devi pagare un servizio a te erogato. Per pagare le bollette di acqua, luce, gas e telefono basta recarsi in posta. Se per sbaglio paghi qualche franco in più del dovuto, in tempi rapidi, ti arriva la lettera a casa in cui ti vengono chiesti i dettagli del conto corrente per restituirti l’importo in eccesso.
I disabili sono esentati integralmente dal pagare il canone radiotelevisivo. Al 100%!  Tra l’altro, il canone non è una tassa sul possesso, ma per i diritti d’autore. Si pagano 400 franchi che equivalgono a circa 200 euro.
A questo punto si può benissimo affermare che gli svizzeri hanno un dna diverso.

Qual è la relazione tra politica e informazione? Anche in questo caso la democrazia diretta gioca un ruolo determinante?
Ovviamente come in tutte le nazioni i partiti sono ed influenzano i giornali, tuttavia non hanno il peso come lo hanno in Italia dove cercano di pilotare il popolo instaurando di fatto una dittatura mascherata. Diversamente, i media svizzeri cercano di garantire una pluralità di voce senza dover far ricorso alla par condicio.
Non vedrete mai dibattiti politici dove i partecipanti hanno i minuti contati per rispondere. Qui in Italia nelle trasmissioni televisive o radiofoniche non si possono menzionare i partiti durante la campagna elettorale, in Svizzera invece si può.

Hai mai sottoscritto una richiesta di referendum confermativo o un’iniziativa popolare?
Non ho mai partecipato ad una raccolta firme. Ma in compenso ho firmato parecchie iniziative popolari o richieste di referendum.
Bastano 50.000 firme da raccogliere in 100 giorni di tempo perché una richiesta di referendum sia valida. Per un’iniziativa popolare ne servono invece 100.000 ma il tempo per raccogliere è più lungo. Le firme vanno consegnate in comune, se si tratta di una richiesta di referendum comunale, nella sede del cantone, se è cantonale, o nel palazzo federale se riguarda tutta la Confederazione.

Di solito si costituisce un comitato referendario che riporta il nome dell’iniziativa, dopodiché si raccolgono le firme che vanno poi consegnate di persona.
Gli Svizzeri tramite un’iniziativa popolare possono cambiare la costituzione della Svizzera. Possono raccogliere firme per iniziative popolari e referendum anche gli Svizzeri residenti all’estero. 

Con che frequenza hanno luogo le consultazioni referendarie in Svizzera? E’ possibile avanzare una richiesta di referendum o un’iniziativa popolare su qualsiasi materia?
Non riesco a quantificare le volte, ma si arriva facilmente a 10 votazioni in un anno concentrate in un massimo di 4 giornate referendarie, le quali sono fissate con largo anticipo.
Si può avanzare una richiesta su qualsiasi materia.
Ci sono due possibilità di referendum in Svizzera: uno facoltativo e uno obbligatorio.

Quello facoltativo è indetto dal popolo con la raccolta firme di cui si è parlato sopra. Invece quello obbligatorio è previsto per legge sia a livello cantonale che federale quando alcuni atti legislativi del Parlamento, segnatamente le modifiche della Costituzione federale o cantonale, sono sottoposti al voto popolare a titolo obbligatorio. Affinché la modifica sia accettata, deve ottenere la maggioranza dei voti del Popolo e dei Cantoni (doppia maggioranza).

Ricevi regolarmente l’opuscolo informativo con le indicazioni di voto? Le posizioni contenute nell’opuscolo rispettano equamente i diversi orientamenti al voto? E come si vota?
Un mese prima delle votazioni ricevo una busta dal comune in cui risiedevo nella quale c’è la carta di legittimazione che riporta il codice a barre del numero con cui sono identificato nel registro elettorale. Se mi reco al seggio tale carta di legittimazione devo portarla con me. Tale carta viene passata sotto il raggio laser, il quale è collegato ad un computer connesso alla rete. Il funzionamento è come quello della cassa di un supermercato.
Votando per posta la carta di legittimazione devo firmarla e scrivere la data di nascita.
Nella busta oltre alla carta si trova una busta di trasmissione. Si tratta di una busta già compilata in cui si inserisce il foglietto di carta riciclata che assomiglia ad una piccola brochure con le pieghe di invito se i temi sono più di uno. Si vota e si ripone la scheda nell’apposita busta della votazione; la quale si ripone nella busta di trasmissione assieme alla carta di legittimazione ed il gioco è fatto basta solo di recarsi in posta ed attaccare i francobolli.
Se un cittadino è in Svizzera non occorre che la spedisca. Può recarsi personalmente nel municipio dove si trova l’apposita cassettina.
Anche l’opuscolo informativo si trova anche all’interno della busta con cui arriva il materiale di voto. Sull’opuscolo sono riportate tutte le informazioni sulla votazione.
Se si deve cambiare degli articoli di una legge esistente viene riportata tutta la legge con gli articoli da cambiare in grassetto. Sono indicati i vantaggi se gli articoli vengono cambiati e gli svantaggi se il popolo non dovesse approvare la modifica. La medesima cosa viene fatta se ci sono dei referendum.
Chiudendo l’opuscolo sulla copertina dietro mettono le raccomandazioni di voto. Praticamente il consiglio federale suggerisce come dovresti votare su ogni tema sottoposto.

A mio modesto parere non sono tanto d’accordo sulle raccomandazioni di voto perché mi sembra che in questo modo possano influenzare il voto fino a pilotarlo.
Quello che secondo me è anche interessante cercano sempre di unificare le votazioni. Se devono fare una votazione cantonale fanno coincidere sempre la data o con un referendum o con una votazione federale per contenere i costi.

La tua opinione sulla proposta di legge di Più Democrazia in Trentino?
Sarebbe utile e bella, a patto però che non venga strumentalizzata da questa classe politica, o peggio, che diventi un arma in mano ai politici nei confronti della cittadinanza.
Vedete, in Svizzera il popolo è sovrano in tutti i sensi. Prendiamo l’ultima votazione dove hanno deciso di mettere i contingenti sugli stranieri. Il Consiglio Federale non appoggiava la proposta dell’UDC, il partito di destra che aveva promosso l’iniziativa popolare, ma a votazione avvenuta la consigliera federale alla domanda del giornalista “Adesso come pensate di muovervi?”, la risposta è stata “Il popolo ha deciso e dobbiamo andare a contrattare con l’Unione Europea”.
Qui da noi cercherebbero di accordarsi partiticamente e non rispettando il popolo.
Basta pensare a come è finita con il referendum sulla privatizzazione dell’acqua. L’hanno rispettato? No.
Ma soprattutto un trentino che riceve il materiale di voto come succede in Svizzera cosi frequentemente pensate che sarebbe contento?
Una parte di quelli che hanno votato M5S pensate che abbiano capito che non era un voto come agli altri partiti, cioè un voto di delega, ma partecipativo?
I trentini come tutto il popolo italiano devono seguire una scuola di educazione civica prima di essere pronti per la Democrazia Diretta perché non avendola mai avuta non sanno come usufruirne al meglio.
Forse vi sembrerò pessimista, ma se ad un bambino metti in mano una bicicletta senza insegnargli come usarla, va a fare del male a se stesso. Cosi anche i trentini con più democrazia.
Sia ben chiaro, sto parlando di trentini. Sono di parere diverso per gli altoatesini. Loro mi sembrano più maturi in quanto a senso civico.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...