Comunità di valle: il programma della lista “Onestà, partecipazione e ambiente” per rilanciare la democrazia

logo comunità alto garda e ledroLa legge istitutiva delle comunità di valle della Provincia autonoma di Trento (l.p. del 16 giugno 2006 n. 3 “Norme in materia di governo dell’autonomia del Trentino”, successivamente modificata dalla l.p. 13 novembre 2014, n. 12), prevede strumenti di democrazia diretta e strumenti di democrazia partecipata senza tuttavia offrire certezze per un idoneo e fruttuoso esercizio degli stessi. Per i referendum (art.14) non viene infatti definito un chiaro quadro di applicazione mentre per i processi partecipativi (dall’art. decies all’art.17 sedecies) si afferma il carattere meramente consultivo e la facoltà riconosciuta alle comunità, seppur con l’obbligo di diffonderne pubblicamente le motivazioni, di differire dai risultati determinati dai cittadini.

La creazione di un livello decisionale intermedio tra Provincia e Comuni per l’elaborazione di politiche pubbliche e per la gestione delle risorse pubbliche implica nuovi organi rappresentativi – presidente, giunta e consiglio – il cui potere però non appare sufficientemente controbilanciato, sia per le controverse modalità di composizione delle opposizioni sia per la scarsa fruibilità e per la carenza di efficacia degli strumenti di democrazia diretta e partecipata previsti dalla legge.

Qui il dettaglio degli articoli 14 e 17decies > sedecies:

Capo V – Istituzione delle comunità
Art. 14 – Norme in materia di costituzione e funzionamento delle comunità

1. Per lo svolgimento delle funzioni dei comuni da esercitare in forma associata ai sensi di questa legge sono costituite le comunità.

2. Le comunità sono enti pubblici locali a struttura associativa costituiti obbligatoriamente dai comuni compresi in ciascun territorio individuato ai sensi dell’articolo 12, comma 2.

3. Le comunità sono disciplinate da questa legge e dallo statuto approvato da non meno di due terzi dei comuni facenti parte del medesimo territorio e che rappresentino almeno i due terzi della popolazione residente nel medesimo. I consigli comunali si pronunciano approvando o respingendo uno specifico schema di statuto proposto a maggioranza di almeno due terzi da un apposito collegio formato dalla generalità dei sindaci dei comuni di ciascun territorio ed elaborato anche avvalendosi delle strutture provinciali competenti per materia. Nel caso in cui non siano raggiunte le predette maggioranze si procede entro i successivi trenta giorni alla rielaborazione di una nuova proposta di statuto che tenga conto delle osservazioni eventualmente presentate. I predetti collegi dei sindaci sono convocati dal presidente del Consiglio delle autonomie locali.

4. Lo statuto della comunità, approvato dal consiglio comunale a maggioranza assoluta dei propri componenti, nel rispetto di quanto previsto da questa legge prevede:
a) le attribuzioni degli organi della comunità;
b) il numero dei componenti del comitato esecutivo e le modalità di funzionamento degli organi della comunità nonché i casi per i quali è richiesta una maggioranza qualificata per l’approvazione di determinate deliberazioni;
c) omissis
d) omissis
e) omissis
f) omissis
g) omissis
h) i rapporti economici e giuridici tra la comunità e i comuni che la costituiscono, prevedendo in ogni caso la diretta devoluzione alla comunità delle somme spettanti ai comuni ai sensi del capo VI per il finanziamento delle funzioni trasferite ed esercitate in forma associata.

4 bis. Dopo la prima approvazione lo statuto della comunità è modificato con le seguenti modalità. Il consiglio di comunità a maggioranza dei due terzi delibera la proposta di modifica. La predetta proposta è approvata da non meno dei due terzi dei comuni del territorio e che rappresentino almeno i due terzi della popolazione residente nel medesimo territorio. La modifica è pubblicata nell’albo della comunità ed entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione.

5. Lo statuto prevede specifici organismi e specifiche azioni per promuovere le pari opportunità.

6. Lo statuto prevede:

a) le forme della partecipazione popolare, del referendum propositivo e confermativo, il ricorso a consultazioni e iniziative popolari, nel rispetto di quanto previsto dal capo V ter;

Capo V ter – Partecipazione nelle comunità
Art. 17 decies – Processo partecipativo

1. Ai fini di questa legge per processo partecipativo s’intende un percorso di discussione organizzata avviato con riferimento all’adozione di un atto di natura amministrativa e all’assunzione di decisioni pubbliche di competenza delle comunità, in cui si mettono in comunicazione i soggetti e le istituzioni del territorio per favorire il conseguimento degli obiettivi di seguito indicati:
a) attuazione dei principi costituzionali di partecipazione e sussidiarietà;
b) integrazione in senso costruttivo della democrazia rappresentativa attraverso la valorizzazione delle competenze della società;
c) valorizzazione dell’autonomia speciale e della cultura e delle tradizioni territoriali;
d) promozione di un’informazione trasparente e imparziale;
e) promozione della coesione territoriale attraverso la sua dimensione sociale e lo sviluppo di una cittadinanza attiva;
f) rafforzamento della legittimazione e del ruolo delle comunità e dei comuni quali sedi di condivisione delle esperienze, delle opinioni e delle decisioni;
g) riduzione dei tempi e dei costi di attuazione delle decisioni pubbliche attraverso un ripensamento delle procedure decisionali.

Art. 17 undecies – Diritti di partecipazione

1. Sono titolari dei diritti di partecipazione i cittadini aventi un’età non inferiore ai sedici anni residenti nel territorio della comunità e i soggetti portatori di rilevanti interessi di categoria e di interessi diffusi relativi all’oggetto del processo partecipativo.

2. Sono legittimati a proporre l’attivazione di processi partecipativi, nel territorio di riferimento, i comuni, la comunità, le associazioni di categoria maggiormente rappresentative e almeno il 5 per cento dei residenti della comunità con più di sedici anni.

Art. 17 duodecies – Autorità per la partecipazione locale

1. L’autorità per la partecipazione locale, di seguito denominata autorità, è un organo indipendente per la garanzia e la promozione dei processi partecipativi nelle comunità.

2. L’autorità è nominata dalla Giunta provinciale, dura in carica cinque anni e ha sede presso la Provincia.

3. L’autorità è composta da un funzionario provinciale, da un membro designato dal Consiglio provinciale a maggioranza qualificata e da uno designato dal Consiglio delle autonomie locali, scelti tra persone di provata competenza in materia di processi decisionali pubblici; il regolamento di esecuzione stabilisce le modalità per la scelta e i requisiti dei componenti esperti.

4. L’autorità si riunisce almeno due volte l’anno, oltre a quando è necessario in relazione alle richieste presentate dalla comunità. Ai componenti dell’autorità spetta il rimborso delle spese di viaggio e di quelle per la consumazione dei pasti sostenute per lo svolgimento della loro attività, nella misura prevista per i dipendenti provinciali. Ai componenti esperti spettano i compensi determinati nella deliberazione di nomina entro i limiti massimi definiti in base alla legge provinciale 20 gennaio 1958, n. 4 (Compensi ai componenti delle commissioni, consigli e comitati comunque denominati, istituiti presso la Provincia di Trento).

5. L’autorità adotta un regolamento interno che disciplina le modalità di svolgimento delle sedute, le quali possono essere effettuate anche tramite videoconferenza, il suo funzionamento e l’organizzazione dei lavori.

Art. 17 ter decies – Compiti dell’autorità

1. L’autorità svolge in particolare i seguenti compiti:
a) attiva d’ufficio i processi partecipativi previsti dall’articolo 17 quater decies, comma 1;
b) valuta e ammette, nei casi e secondo i criteri e le priorità stabilite dal regolamento di esecuzione, le proposte di attivazione di processi partecipativi presentate dai soggetti previsti dall’articolo 17 undecies, comma 2, e le attiva nei limiti delle disponibilità finanziarie fissate dalla Provincia;
c) decide sulla rilevanza e la titolarità dell’interesse a partecipare dei soggetti previsti dall’articolo 17 undecies, comma 1;
d) cura la gestione e il monitoraggio dei processi partecipativi attivati;
e) assicura la trasparenza dei processi partecipativi e l’ampia diffusione delle relative informazioni, anche assicurandone la pubblicità nei siti istituzionali delle comunità;
f) fornisce assistenza e consulenza ai comuni nei casi previsti dall’articolo 17 quater decies, comma 3.

Art. 17 quater decies – Forme della partecipazione

1. Sono sottoposti al processo partecipativo, prima della loro approvazione:
a) la proposta di piano sociale;
b) il documento preliminare all’accordo-quadro di programma;
c) il programma degli investimenti territoriali previsto dall’articolo 24 bis, comma 1;
d) la proposta di programma di sviluppo economico.

2. La comunità comunica all’autorità l’avvio della procedura per l’approvazione degli atti previsti dal comma 1, per consentire l’attivazione del processo partecipativo.

3. Al di fuori dei processi indicati nel comma 1, i soggetti previsti dall’articolo 17 undecies, comma 2, possono presentare all’autorità per la partecipazione proposte per l’attivazione di processi di partecipazione con riferimento ad atti o decisioni che rientrano nelle competenze della comunità di riferimento. Entro trenta giorni dal ricevimento della proposta per l’attivazione di un processo di partecipazione, l’autorità per la partecipazione comunica ai soggetti promotori l’esito della valutazione in merito alla ammissibilità della proposta e, in caso di risposta positiva, le modalità di svolgimento del processo partecipativo. L’autorità è tenuta comunque a motivare le proprie decisioni. Qualora l’autorità per la partecipazione non risponda entro il termine fissato in questo comma, la proposta di partecipazione si intende ammessa e gli atti o le decisioni oggetto della proposta sono sospesi fino alla conclusione del processo partecipativo.

4. I comuni possono avvalersi del supporto amministrativo dell’autorità nell’attivazione di processi partecipativi afferenti ai soli territori comunali.

5. L’autorità può strutturare i processi partecipativi nelle forme da essa ritenute più adeguate, privilegiando gli strumenti che prevedono l’ausilio delle tecnologie informatiche. Le modalità di consultazione della popolazione attivate nel contesto dei processi partecipativi favoriscono il più ampio coinvolgimento dei soggetti interessati.

Art. 17 quindecies – Esiti ed effetti dei processi partecipativi

1. Il processo partecipativo si conclude entro tre mesi dal suo avvio, o nel diverso termine previsto dal regolamento di esecuzione, mediante l’approvazione da parte dell’autorità di un documento in cui è descritto il processo svolto e i suoi esiti. Il documento non vincola la comunità interessata a decidere in modo conforme. La comunità motiva comunque le proprie decisioni, se differiscono dai risultati emersi nel processo partecipativo. Alla motivazione viene data diffusione sul sito istituzionale della comunità.

Art. 17 sedecies – Altre disposizioni

1. La Provincia assicura la sede e la dotazione di risorse umane e strumentali per lo svolgimento delle funzioni dell’autorità.

2. Con regolamento sono stabilite le norme di esecuzione di questo capo e la data entro la quale le comunità devono modificare i propri statuti in conformità alle disposizioni di questo capo e del regolamento.

3. Questo capo si applica a decorrere dalla data stabilita dal regolamento di esecuzione previsto dal comma 2.

Nonostante una sentenza della Corte costituzionali pendente e la contrarietà della cittadinanza sulla legge istitutiva di un nuovo livello di governo espressa nel referendum del 2011, il ruolo attribuito alle comunità dalla legge è notevole. I compiti attribuiti alle comunità sono significativi e possono dare impulso o frenare lo sviluppo delle valli trentine. Le funzioni amministrative finora in capo alla provincia ed ora trasferite ai comuni, con l’obbligo di esercizio associato mediante la comunità, riguardano le seguenti materie:

Art. 8 – Funzioni amministrative della Provincia e dei comuni

a) assistenza scolastica;
b) assistenza e beneficenza pubblica, compresi i servizi socio-assistenziali, nonché il volontariato sociale per servizi da gestire in forma associata, ed esclusi gli accreditamenti di enti e strutture e le attività di livello provinciale da identificare d’intesa con il Consiglio delle autonomie locali;
c) edilizia abitativa pubblica e sovvenzionata;
d) urbanistica, ad esclusione delle funzioni amministrative attinenti ad opere di competenza dello Stato, della Regione e della Provincia nonché delle funzioni di pianificazione urbanistica di livello provinciale, fermo restando quanto previsto dal comma 9, e delle funzioni di vigilanza e tutela compatibili con l’ordinamento dei comuni e con la Costituzione;
e) omissis
f) programmazione economica locale per quanto riguarda il rispettivo ambito territoriale, secondo quanto stabilito dalle intese e dagli accordi di programma previsti dai commi 9 e 10; programmazione socio-economica dello sviluppo prevista per le comunità montane dalla legge 3 dicembre 1971, n. 1102 (Nuove norme per lo sviluppo della montagna);
g) omissis
h) la programmazione delle infrastrutture d’interesse locale a carattere sovracomunale, comprese le infrastrutture scolastiche;
i) omissis
j) omissis
j bis) ulteriori funzioni individuate d’intesa con il Consiglio delle autonomie locali, previo parere della competente commissione permanente del Consiglio provinciale; per tali funzioni la Provincia può mettere a disposizione personale provinciale.

Partendo da questi presupposti, la lista “ONESTA’, PARTECIPAZIONE E AMBIENTE “ della candidata presidente della Comunità Alto Garda e Ledro Emanuela Lorenzi e del membro dell’associazione Più Democrazia in Trentino Ezio Viglietti ha affrontato la questione ed ha proposto di introdurre direttive all’interno degli statuti della comunità per garantire il controllo dei rappresentanti politici e il potere di indirizzo da parte dei cittadini. Qui un estratto del programma ispirato al Manifesto programmatico per più democrazia nei comuni:

2. Partecipazione e Democrazia Diretta

LA CRISI DELLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA E IL DISTACCO DEI CITTADINI DALLA POLITICA E DALLE ISTITUZIONI COSTITUISCONO UN DATO DI FATTO INCONFUTABILE. LE SCELTE POLITICHE CHE INTERESSANO LINTERA COMUNITÀ E IL TERRITORIO DOVRANNO ESSERE FATTE COINVOLGENDO I CITTADINI NEI PROCESSI DECISIONALI. IL METODO È POLITICA. DOTARSI DI INNOVATIVI STRUMENTI DI DEMOCRAZIA DELIBERATIVA E DIRETTA È DI FONDAMENTALE IMPORTANZA PER UNA CORRETTA GESTIONE POLITICA E AMMINISTRATIVA DELLA COMUNITÀ.

La gestione del territorio e le future politiche della Comunità Alto Garda e Ledro non potranno più essere esercitate con forme di partecipazione formale, sancite burocraticamente nello Statuto e nei Regolamenti.
La lista “Onestà, Partecipazione e Ambiente” della Candidata Presidente Emanuela Lorenzi vuole attuare politiche di democrazia deliberativa e diretta improntate sulla massima informazione ai cittadini e sulla trasparenza.
Le decisioni del Presidente, del Consiglio e del Comitato Esecutivo della Comunità devono essere prese con il coinvolgimento dei cittadini utilizzando gli innovativi strumenti di partecipazione.

2.1 Strumenti innovativi per la partecipazione

Risulta necessario revisionare l’attuale Statuto ed approvare un apposito Regolamento per la Partecipazione che preveda:

– Il recepimento delle norme contenute nella legge provinciale 13 novembre 2014, n. 12, in particolare i percorsi partecipativi e l’istituzione dell’Autorità Provinciale per la Partecipazione;

– L’istituzione del Dibattito Pubblico in alternativa all’attuale Istruttoria Pubblica, per le scelte inerenti la Pianificazione /Programmazione e opere pubbliche rilevanti per la Comunità;

Bilancio partecipato come strumento di partecipazione dei cittadini al governo del Bene Comune.

– Modifica dello Statuto della Comunità con riferimento al disegno di legge n. 17/2014 “Disposizioni in materia di Enti Locali” approvato dal Consiglio Regionale Trentino Alto Adige con le principali novità:

niente quorum per la validità di tutti i referendum, come indicato dal codice di buona condotta sui referendum della Commissione di Venezia, la cui adozione è raccomandata dal Congresso delle Autorità Locali e Regionali del Consiglio d’Europa;

mantenere la differenzazione tra referendum propositivo, di iniziativa popolare, da quello consultivo, di iniziativa delle autorità istituzionali;

rendere vincolanti i referendum propositivi e abrogativi;

permettere i referendum su tutti i temi per i quali ha potere di iniziativa il singolo consigliere della Comunità ;

prevedere un termine di almeno sei mesi per la raccolta delle firme per i referendum propositivi e abrogativi;

estendere a tutti i cittadini la possibilità di essere autorizzati dai Sindaci della Comunità ad autenticare le firme necessarie ad attivare uno strumento di partecipazione popolare;

prevedere l’invio di un opuscolo informativo a tutti i cittadini, relativo ad ogni tornata referendaria, con le istruzioni per il voto, i quesiti, le ragioni favorevoli e quelle contrarie, su modello di quanto avviene già in Svizzera o nel vicino Comune di Malles (BZ);

abbinare il voto referendario in corrispondenza di eventuali votazioni nazionali ed europee;

Consiglio di Comunità aperto ai cittadini e Commissioni e in diretta streaming.

La promozione della partecipazione, consentirà di dare qualità all’azione amministrativa, prevedendo “buone prassi”, disponibilità di risorse finanziarie e strumenti istituzionali innovativi che consentano nella realtà la democrazia deliberativa e diretta.

Sovente gli eletti, nel prendere una decisione pubblica, pensano di padroneggiare tutte le conoscenze e le esperienze necessarie. Una buona decisione deve essere sentita e vissuta come tale, discussa, compresa ed accettata dai cittadini. Troppo spesso la democrazia partecipativa e deliberativa viene vissuta dagli eletti come un ostacolo alla decisione. In questo modo sono state prese decisioni verticistiche,“calate dall’alto”,che hanno determinato, nel tempo, la frattura tra eletti ed elettori cioè la crisi della democrazia rappresentativa.

Si ritiene invece che una decisione pubblica efficace e legittima possa nascere dalla mobilitazione dei saperi sociali diffusi, dalla valorizzazione di esperienze e competenze, dalla considerazione delle opinioni, dei giudizi, dei punti di vista che si generano nella comunità. Risulta necessaria la mobilitazione di risorse cognitive diffuse e la gestione creativa e produttiva degli inevitabili conflitti che si generano, ricercando la mediazione necessaria per la risoluzione dei problemi.

2.2 Trasparenza

Gli organi istituzionali della Comunità dell’Alto Garda e Ledro garantiranno a tutti i cittadini la massima trasparenza, mediante:

– L’istituzione del U.R.P. (Ufficio Relazioni con il Pubblico) della Comunità per la raccolta di idee e proposte, per fornire l’informazione e le documentazioni aggiornate, complete e trasparenti, creando un collegamento diretto tra cittadini e istituzioni ( Comuni, Comunità, Provincia e Regione etc.)

– Completa accessibilità a tutti gli atti amministrativi permettendo l’acquisizione della documentazione per via telematica, in via diretta attraverso l’U.R.P. o mediante uffici distaccati attraverso postazioni PC dedicate (Legge Regionale 10/2014).

– Potenziamento del sito della Comunità.

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