Elezioni 2015. Manifesto programmatico per più democrazia nei comuni

manifesto per piu democrazia nei comuniLa primavera del 2015 vedrà il rinnovo delle amministrazioni di quasi tutti i comuni trentini. Le istituzioni comunali sono le più vicine ai cittadini, che dovrebbero sentirle proprio per questo “proprie”. Purtroppo in questi anni la distanza tra le istituzioni e i cittadini è invece cresciuta, anche nelle realtà comunali. Il crescente astensionismo ad ogni livello ne è forse il sintomo più evidente.

Eppure sempre più cittadini, singoli e associati, cercano di trovare nuove forme per partecipare alla vita civile comunitaria. Solo che non trovano metodi e strumenti che permettano una effettiva compartecipazione alle scelte che coinvolgono tutta la comunità.

Come “Associazione Più Democrazia in Trentino” abbiamo l’obiettivo di rendere più democratica e quindi più partecipata la vita politica delle nostre comunità a tutti i livelli istituzionali.

Abbiamo posto fin dall’inizio un particolare accento sull’importanza di avere buoni strumenti di democrazia diretta. Questo non tanto perché riteniamo che i referendum siano il modo normale di prendere le decisioni. L’esperienza dei comuni dove questi strumenti ci sono è che restano uno strumento raramente utilizzato. Ma servono per rendere chiaro il principio che i cittadini sono sovrani in ogni momento, e non solo una volta ogni cinque anni.

Questa semplice previsione cambia la vita politica locale, contribuendo a creare un dialogo continuo sia all’interno delle istituzioni che tra queste e i cittadini. E da qui nasce la vera partecipazione, che appunto è scambio continuo e efficace su tutte le scelte pubbliche più importanti.

Le nuove amministrazioni comunali saranno tutte chiamate dalla Legge Regionale 11/2014 del 9 dicembre 2014 a recepire nei propri statuti alcune modifiche tese a migliorare gli strumenti referendari. Noi però sollecitiamo gli amministratori a non limitarsi al recepimento formale delle previsioni legislative, magari fotocopiando quanto spedito dal consorzio comuni, ma approfittando dell’occasione per allineare gli strumenti referendari comunali alle migliori pratiche europee e alle raccomandazioni del codice di buona condotta sui referendum della Commissione di Venezia, la cui adozione è raccomandata dal Congresso delle Autorità Locali e Regionali del Consiglio d’Europa.

Chiediamo pertanto ai candidati di sottoscrivere una lista di strumenti che si impegnano a portare in Consiglio Comunale come modifiche statutarie e dei regolamenti entro 6 mesi dall’elezione.

Lista degli impegni formali:

  • niente quorum per la validità di tutti i referendum, come indicato dal codice di buona condotta sui referendum della Commissione di Venezia, la cui adozione è raccomandata dal Congresso delle Autorità Locali e Regionali del Consiglio d’Europa
  • differenziare, ove non sia già stato fatto chiaramente, il referendum propositivo, di iniziativa popolare, da quello consultivo, di iniziativa delle autorità comunali
  • rendere vincolanti i referendum propositivi e abrogativi
  • permettere i referendum su tutti i temi per i quali ha potere di iniziativa il singolo consigliere comunale
  • prevedere il voto generalizzato per corrispondenza, come fatto per esempio nel vicino Comune di Malles (BZ)
  • prevedere un termine di almeno sei mesi per la raccolta delle firme per i referendum propositivi e abrogativi
  • estendere a tutti i cittadini la possibilità di essere autorizzati dal Sindaco ad autenticare le firme necessarie ad attivare uno strumento di partecipazione popolare
  • prevedere l’invio di un opuscolo informativo a tutti i cittadini, relativo ad ogni tornata referendaria, con le istruzioni per il voto, i quesiti, le ragioni favorevoli e quelle contrarie, su modello di quanto avviene già in Svizzera o nel vicino Comune di Malles (BZ)
  • abbinare il voto referendario in corrispondenza di eventuali votazioni nazionali ed europee

Come candidato alle elezioni comunali 2015 mi impegno entro 6 mesi dall’elezione perchè Statuto e Regolamenti comunali vengano aggiornati con i punti del “programma per più democrazia” nei comuni.

Iscriviti all’evento in Facebook ed invita i candidati alle elezioni comunali 2015!

Il direttivo dell’associazione Più Democrazia in Trentino
Matteo Rigotti, Stefano Longano e Alex Marini

La mappa delle adesioni
mappa adesioni

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10 thoughts on “Elezioni 2015. Manifesto programmatico per più democrazia nei comuni

  1. Pur convinto che lo strumento referendario, pur nelle giuste modifiche proposte, sia un potentissimo mezzo di democrazia diretta, mi resta sempre una sensazione di amaro in bocca: fino a che la politica sarà un mestire redditizio, e un mestire i appetibile ad “avventurieri” senza meriti e passioni, avremo sempre una democrazia “mutilata” a servizio del mantenimento di durevoli posizioni di privilegio.

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    • Ciao Gianni. Sulla questione più generale di come funzioni il governo della comunità, a partire da quella del proprio comune, quella maggiormente vicina ai cittadini, noi crediamo che gli strumenti che proponiamo si siano dimostrati adeguati a prevenire (e pensiamo a curare) le derive che citi da parte dei rappresentanti.
      Oltre al caso californiano di cui ha scritto Alex, c’è, chiarissimo il caso svizzero.
      Le loro istituzioni comuniali vengono da strutture e tradizioni molto simili alle nostre carte di regola. Per questo noi stiamo insistendo molto nella divulgazione divulgazione della storia di queste regole e del loro funzionamento.
      Da queste si vede chiaramente che le cariche comunitarie erano viste come un servizio alla comunità, non come un modo di ottenere potere.
      Non solo il servizio era poi limitato, un anno o al più due, ma era anche previsto che per un certo numeri di anno successivi (solitamente cinque) non si potesse/dovesse prestare nuovamente questo servizio.
      Queste previsioni avevano anche il vantaggio di distribuire il potere esecutivo tra molti membri della comunità, nel tempo. Inoltre l’organo sovrano era l’assemblea dei vicini (o dei regolani), che quindi sovraintendeva a tutta la vita comunitaria.
      Con i tempi moderni, diciamo post-napoleonici, mentre queste istituzioni da noi venivano spazzate via da una gestione centralistica del potere, in Svizzera si evolveva in un sistema dove si c’era una rappresentanza che governava la comunità, ma l’intera comunità, grazie a iniziativa e referendum su tutte le materie, poteva in qualunque momento avocare a se la scelta finale. Anzi, in qualche caso se la riservava (referendum obbligatorio).
      Da noi, anche con l’avvento di una forma apparentemente più democratica di governo, con il suffragio universale, la forma di governo di fatto puramente rappresentativa ha condotto (inevitabilmente secondo me) alla costituzione di caste burocratico amministrative autoreferenziali e sostanzialmente predatorie.
      In Svizzera è accaduto esattamente l’opposto. Con una burocrazia orientata a soddisfare le richieste e le esigenze dei cittadini, e dei politici votati al perseguimento della loro (personale evidentemente, e non uniforme, ma è positivo a mio avviso) visione del bene comune.
      I politici degli organi legislativi sono ad ogni livello (incluso quello federale) dei volontari a rimborso spese che continuano a svolgere la loro normale occupazione (sistema di milizia). Questo li mantiene cittadini comuni.
      Solo gli organi esecutivi sono pagati come professionisti, a tempo pieno a livello federale e cantonale, a tempo parziale a livello comunale.
      Per parlare di livello comunale, lo statuto e le leggi comunali stabiliscono la percentuale di impegno dei membri dell’esecutivo. Per esempio il sindaco di Lugano, cittadina più o meno grande come Rovereto, ha una percentuale del 50%.
      Il Consiglio Comunale può in ogni momento cambiare questa percentuale, ma i cittadini possono respingere la deliberazione. O potrebbero fare una loro proposta.
      Questo fa si che gli avventurieri abbiano pochissime possibilità di trovare soddisfazione per le loro mire o ambizioni.
      Il nostro amico Leo Zaquini, consigliere comunale a Le Loque (dove possono votare ed essere eletti anche gli stranieri residenti), ci dice che le delibere vengono per i 3/4 prese all’unanimità, dopo ampia discussione.
      Non vale la pena forzare quando poi l’opposizione si può far viva nelle urne in qualunque momento.

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