10 cose che (forse) non sai sulla Democrazia Diretta

Grazie al movimento cinque stelle e grazie alla sindaca Raggi si torna a parlare di democrazia diretta. I commenti sui quotidiani variano da un lapidario e tranchant La democrazia «diretta», il sogno irrealizzabile dei 5 Stelle a Romadel giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese a un ironicoCasaleggio porta la bufala della democrazia diretta in Campidogliodei rappresentanti del PD, fino a qualche più prudente la e-democracy strada irta di ostacoli di Piero Ignazi su Repubblica. 

Innanzitutto dovremmo intenderci e dovremmo cercare di definire che cosa sia democrazia diretta.

1. L’ULTIMA PAROLA AL POPOLO SOLO QUANDO RICHIESTO. Chi promuove la democrazia diretta, come me, afferma che è complementare alla democrazia rappresentativa. È sussidiaria, è accessoria, è cooperativa, non è antagonista alla democrazia rappresentativa. La democrazia diretta svolge il ruolo benefico di armonica manutenzione nei confronti della democrazia rappresentativa. Chi sostiene che sia impossibile che il popolo possa decidere su ogni singola questione ha perfettamente ragione ma semplicemente NON è questo che si considera democrazia diretta. Democrazia diretta è un processo decisionale inclusivo in cui il Popolo ha l’ultima parola MA solo nei momenti che sono ritenuti cruciali, solo per le decisioni che sono ritenute veramente importanti. Chi stabilisce che una questione sia importante? La raccolta firme. Dove la Democrazia Diretta è pratica regolare e costante il raggiungimento del numero di firme previsto per attivare il processo, sancisce il successo dell’iniziativa. Non importa quale sarà l’esito, l’iniziativa della cittadinanza ha successo quando è valido il numero di firme necessarie. Non rientra tra gli strumenti di democrazia diretta un referendum indetto da chi governa. La Brexit, per capirci, non è strumento di democrazia diretta. Perché lo sia ci deve essere sempre la raccolta firme tra gli aventi diritto di voto.

2. NIENTE QUORUM. Dove la democrazia diretta è pratica regolare e costante le votazioni sono sempre valide con qualsiasi numero di votanti. Non esiste il quorum. L’astensione è letta anche come valore di civico rispetto per i buoni decisori. Chi sceglierà di partecipare farà parte di quella cittadinanza consapevole pronta a prendere una decisione di buon senso nell’interesse di tutta la comunità. Si, non ci sono maggioranze precostituite. Ogni votazione è preceduta da un periodo di approfondimento e l’esito è la somma del buonsenso di chi ha partecipato e viene sempre rispettato anche quando lo scarto è minimo. È interessante il commento dell’emerito giudice costituzionale Sabino Cassese: “L’idea, poi, dei grillini di introdurre referendum senza quorum si presta a manipolazioni della volontà popolare, perché così nessuno mai saprà quante persone sostengono una proposta e quante vi si oppongono, dov’è la maggioranza e dove la minoranza.” Forse Cassese non sa quali siano i Paesi a quorum zero e quelli con quorum. Basterebbe elencarli perché chi legge possa farsi una propria idea. Cassese probabilmente rimarrebbe della propria opinione e in democrazia diretta chi sostiene idee preconcette favorisce l’altra parte ma cosa c’è di più chiaro di un conteggio dei voti del Popolo al termine di un processo decisionale?

3. LIBRETTO INFORMATIVO. Dove le Democrazia Diretta funziona, prima di ogni votazione l’Amministrazione spedisce ad ogni elettrice e ad ogni elettore un opuscolo che conterrà una descrizione sintetica del problema, uno spazio con gli argomenti del governo e uno con quelli del comitato. Con il libretto, tutti sapranno che c’è l’appuntamento e su quale tema. Questo modo di informare ha una grande forza proprio per la capillarità della sua diffusione e per la modalità di esposizione degli argomenti pro e contro.

4. STRUMENTI PER LA DEMOCRAZIA DIRETTA. Gli strumenti per una efficace azione della democrazia diretta, secondo chi scrive, sono principalmente tre. Il referendum obbligatorio, il referendum facoltativo e l’iniziativa popolare.

5. REFERENDUM OBBLIGATORIO. In quella piccola Europa che è nel cuore dell’Europa stessa, c’è l’obbligo dell’ultima parola al Popolo per ogni modifica alla Costituzione; per le leggi federali dichiarate urgenti, prive di base costituzionale e con durata di validità superiore a un anno; per spese che superano un determinato tetto e genericamente anche per tutte quelle situazioni in cui gli eletti sono in conflitto d’interessi con gli elettori. Da ricordare quello del novembre ’92. Larga maggioranza del Parlamento aveva decretato di aderire allo Spazio Economico Europeo ma l’ultima parola al Popolo respinse la delibera. Per noi italiani una buona questione per un referendum obbligatorio potrebbe essere quello per stabilire gli emolumenti degli eletti. È grazie a questo strumento che le indennità dei parlamentari elvetici sono dignitose ma senza eccessi ed è per la sua assenza che noi possiamo lamentarci senza addivenire ad alcunché.

6. IL REFERENDUM FACOLTATIVO. Guardando la Svizzera, scopriamo che si può attivare quando non si è d’accordo con gli atti legislativi adottati dal Parlamento. Per la riuscita del referendum là, 50.000 aventi diritto di voto devono sottoscrivere la domanda entro il termine di 100 giorni. Se il referendum riesce, la legge contestata è sottoposta al voto popolare. Un esempio è quello della legge sull’unione domestica registrata delle coppie omosessuali. I movimenti religiosi che l’avversavano riuscirono a raccogliere le firme e ancora una volta il Popolo ebbe l’ultima parola.

7. L’INIZIATIVA POPOLARE. In Elvezia, è lo strumento più elastico. È utilizzato sovente dalle opposizioni e da associazioni di scopo. L’iniziativa popolare è sottoposta al voto del Popolo e dei Cantoni ma l’Assemblea federale può contrapporle un controprogetto. Degna di menzione è quella con titolo ‘Ritorno alla democrazia diretta’ del novembre 1949. A quel tempo i rappresentanti utilizzavano con frequenza la clausola d’urgenza. Qualcosa di lontanamente simile ad una richiesta di fiducia. L’utilizzo di quella clausola impediva la Popolo di agire il referendum facoltativo così come la richiesta della fiducia chiude il dibattito in Parlamento. Da qui l’iniziativa che ebbe successo. Sottolineo il nome di quell’iniziativa: ritorno alla democrazia diretta. Tanto per ricordare che cosa intenda per democrazia diretta un Popolo che la utilizza veramente e per ribadire a chi ritiene che democrazia diretta equivalga a decidere su ogni singola questione che così non è.

8. LA CALIFORNIA E LA DEMOCRAZIA DIRETTA. La Democrazia Diretta negli USA non ha esperienza a livello federale ma è diffusa a livello di singolo Stato. La California pratica la Democrazia diretta dal 1911 e l’iniziativa lì, aggira il Parlamento e si rivolge direttamente ai votanti. La rivista The Economist (The perils of extreme democracy e Vox populi or hoi polloi) e il giudice Cassese, ci segnalano che in California la Democrazia Diretta ha creato dei problemi. I ballots ci sono una volta l’anno e viene da chiedersi se le difficoltà economiche in cui versa la California o quelle delle scuole pubbliche, siano attribuibili esclusivamente alle iniziative popolari. Io segnalo due votazioni del 2012: la proposition 30 che aumentava l’imposta corrispondente alla nostra IRPEF ai redditi sopra i 250mila dollari per finanziare la scuola pubblica, e la proposition 34 che voleva abolire la pena di morte. Il primo fu approvato e respinto il secondo. Io avrei votato favorevolmente per entrambi e sono rimasto molto colpito dal respingimento dell’iniziativa End the Death Penalty. Mi limito a riflettere che la Democrazia Diretta sia tema ancora molto, molto complesso e che negli USA è un cantiere aperto per affinare gli strumenti.

9. FILTRI SULL’UTILIZZO DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA. Molti osservatori e commentatori hanno il timore che le masse siano manipolabili, che certi temi non possano essere oggetto di votazione, che certe complessità possano essere affrontate solo da rappresentanti che abbiano le competenze necessarie per decidere bene nell’interesse della comunità. A questo proposito ho trovato molto interessante lo scambio a domanda-risponde tra il Senatore Claudio Micheloni e il segretario di Stato del Dipartimento federale svizzero per gli affari esteri Yves Rossier avvenuto ad un convegno. Domanda del Senatore italiano: “Non crede che uno strumento sia necessario nonostante tutto, in Svizzera per salvaguardare questi fondamenti che io ritengo assolutamente vitali per la democrazia della Svizzera, per la democrazia diretta, un filtro che non intervenga sulla risposte ma sulle domande. Perché spesso è la domanda che si pone al Popolo che è sbagliata non è la risposta che da il Popolo. In questo senso un istituto al di fuori del parlamento che potrebbe essere come una Corte Costituzionale per esempio o altro, che sia in grado di dire se questa domanda può essere posta o no. Questo non sarebbe uno strumento di protezione per la democrazia diretta che potrebbe essere utile per evitare certi problemi che abbiamo oggi?”           Risposta. “Se volete mettere un limite, un filtro, dovete metterlo sulla Costituzione che deve essere approvata anch’essa dal Popolo. Buona fortuna allora. Anche se potrei, in quanto funzionario, essere sedotto dalla sua proposta come cittadino non le nascondo che assolutamente non lo sarei. Effettivamente questo eviterebbe dei problemi ma non credo che lo scopo della politica sia quello di evitare i problemi. Potete mettere un filtro per evitare, effettivamente teoricamente si eviterebbero i problemi quando queste proposte sarebbero accettate ma sarebbe un pochino come il medico che distrugge il termometro perché il paziente ha febbre. Non vedete più il termometro ma la febbre è sempre lì e se la febbre non viene trattata le conseguenze possono essere molto più gravi. Quindi preferisco avere un termometro che mi crea dei problemi, dei problemi ai quali bisogna rispondere. Non è facile, lei ha assolutamente ragione. Particolarmente data la condizione dell’ambiente in cui viene condotta la politica in questo frangente ma sopprimere, distruggere il termometro, non fa guarire il paziente non fa diminuire la febbre. Personalmente come cittadino e anche nello spirito delle istituzioni svizzere io sarei fondamentalmente… mi opporrei ad una proposta di questo tipo.” La risposta è chiara, cristallina. Non necessita di commenti.

10. DEMOCRAZIA DIRETTA E CRESCITA INTELLETTUALE. Sono convinto che nulla elevi intellettualmente una comunità quanto la possibilità per le persone che la compongono di essere protagoniste attive e consapevoli nel processo decisionale. Proviamo a immaginare di poter partecipare ogni tre mesi a delibere importanti del nostro Comune, della nostra Provincia/Regione, del nostro Paese. Immaginiamo di poterci informare con correttezza prima di ogni appuntamento e di vedere sempre rispettata la decisione. Credete sia la stessa cosa poter impegnarsi per essere decisori su questioni importanti con regolarità e trovarsi al bar a parlare di Juve e Ferrari o a lamentarsi della politica senza mai poter incidere? Credete che il senso civico generale ne uscirebbe rafforzato? Riusciamo ad immaginare cosa significhi individuare un problema e sapere di poter contare su una comunità che se lo ritiene lo affronta fino alla decisione finale? Credete che i rappresentanti non siano condizionati dalla presenza costante del Popolo che pretende di verificare alcune delibere? Credete veramente che sia solo un caso che un Paese senza materie prime, senza sbocchi sul mare, con quattro lingue diverse, che è neutrale per antonomasia ed ha il maggior rapporto armi da fuoco per abitanti, che ha un quarto della popolazione che è straniera e che ben si è integrata, che era considerato poverissimo agli inizi del ‘900, sia ora tra i primi Paesi nel rapporto ricchezza procapite e che abbia gli stipendi più alti in Europa? Veramente si può pensare che non ci sia il contributo di tutti proprio nelle occasioni di prendere le decisioni importanti per diventare così?

Conclusioni.
Quando si parla di Democrazia tutti abbiamo qualcosa da dire ed è stupendo sia così. Anche solo curiosando in internet ci si fa un’idea della storia di questa parola e delle sue interpretazioni. Il Movimento 5 stelle ha l’onore e l’onere di avere sempre parlato di Democrazia Diretta e ora a Roma c’è un rilancio e la cosa più semplice per cercare di attuarla è guardare dove trova applicazione ragionevole ed efficace: la Svizzera. Sergio Romano illustre storico e diplomatico nella prefazione del libro Conoscere la Svizzera dice “l’Unione Europea se supererà la crisi, sarà federale e la sua squadra avrà bisogno di un allenatore che conosca bene le regole del gioco. Quando mi guardo attorno, vedo un solo candidato: la Svizzera.”

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