Memoria per la Consulta per lo Statuto: l’Autonomia appartiene al popolo

L’associazione Più Democrazia in Trentino ha risposto all’invito della Consulta per lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige / Südtirol (invito versione pdf) inviando in data 2 maggio la seguente memoria e la richiesta di essere ascoltati in audizione:

L’AUTONOMIA APPARTIENE AL POPOLO
(documento versione pdf)

La scrittura dello Statuto speciale era un’occasione preziosa per realizzare concretamente una nuova Autonomia, innovativa, lungimirante, generosa, popolare. Era, ma finora non è stata.

Tenendo ben salda sullo sfondo la necessità di dare piena attuazione ai principi fondamentali della nostra Costituzione, a partire dall’art. 5 che disegna un’Italia dalle forti autonomie regionali dentro un’Europa federale, l’Associazione Più Democrazia in Trentino è critica sia sul metodo adottato dalla Consulta, che sull’esito dei lavori svolti fin qui.

Il progetto di riscrittura dello Statuto Speciale è nato monco: le due Province hanno lavorato in tempi e modi diversi, da separate in casa. Gravi le responsabilità politiche di chi ha governato negli ultimi decenni. Ancor più grave, considerato il contesto storico e geopolitico attuale, l’insostenibile noncuranza dell’attuale Rappresentanza rispetto a questa separazione, ritenuta pigramente ineluttabile.

Ciò che ri-unisce le 2 Province è il risultato: Konvent e Consulta hanno fallito. La separazione tra Trentino e Alto Adige/Südtirol ora è più amplificata, la distanza tra i cittadini delle due Province è più marcata, le tensioni tra i gruppi linguistici acuite.

Il rituale partecipativo apparecchiato, narrato con il supporto degli Uffici provinciali preposti, confligge in modo evidente con la realtà. Questa Consulta ha largamente parlato di partecipazione, ma non l’ha né praticata, né fissata su carta. Questa Consulta ha individuato quale fondamento storico dell’Autonomia l’accordo De Gasperi Gruber, dimenticando che questa prerogativa è frutto dell’autogoverno che ha caratterizzato il nostro Territorio nei secoli.

Un approccio che dis-vela la cultura politica di chi ha guidato sin qui il processo di scrittura del 3° Statuto.

Nessuna sorpresa. Negli ultimi 4 anni il Consiglio Provinciale di Trento ha affossato ben 3 iniziative popolari: (i) DDL 328/XIV1 per l’introduzione di strumenti di partecipazione dei cittadini; (II) Iniziativa 351/XIV2 “FirmaLove”, contrasto all’omofobia; (iii) DDL 58/XV3 sulla mobilità sostenibile.

Il Consiglio Regionale dal canto suo ha provveduto ad affossare il DDL di iniziativa popolare 70 proposto dalle ACLI per il ridisegno del trattamento economico e previdenziale di consiglieri e componenti della Giunta regionale.

4 iniziative popolari su 4 sono state respinte. Annichilite. Evitando di discuterne pubblicamente e nel merito nei luoghi deputati. L’assunzione di responsabilità politica è qualità rara.

Molti mesi prima che la Consulta si insediasse ci siamo adoperati per contribuire a tracciare un percorso autenticamente partecipato. Pensavamo a uno Statuto all’avanguardia, che rafforzasse la cultura di autogoverno in senso federalista e mettesse al centro la partecipazione popolare. Pensavamo di poter favorire una riflessione collettiva sui principi fondativi della nuova Autonomia e di riuscire a dare vita a un confronto generativo sul futuro politico-istituzionale dei Comuni, le organizzazioni politiche più prossime ai cittadini, luogo ideale per l’esercizio delle pratiche democratiche.

Ci siamo rivolti al Presidente del Consiglio Provinciale con alcune proposte per far sì che i lavori della Consulta si svolgessero all’insegna della trasparenza e della pluralità, principi cardine di qualsiasi processo partecipativo.

Si seguito alcune delle proposte:

  1. Definire ex-ante i criteri per la selezione dei componenti non-politici della Consulta
  2. Includere nella Consulta i nuovi cittadini
  3. Optare per un Presidente Terzo

Nessuna di queste proposte è stata accolta, neppure in minima parte.

Tutto si è svolto esattamente in modo opposto:

1. I componenti non-politici della Consulta sono stati designati nel corso di una riunione, durata lo spazio di una mattinata, vestita con l’abito della partecipazione, ma del tutto blindata nella sostanza. La selezione è avvenuta “a freddo”, senza possibilità di autentico confronto. Le cordate erano già organizzate e non c’era tempo: per istituire la Consulta mancavano solo quei 3 rappresentanti. A nessuno importava chi fossero quei candidati, che pensassero, che volessero.

2. I nuovi cittadini sono restati fuori.

3. Il Presidente della Consulta è tutto men che Terzo.

L’intento dell’art. 2 comma 9 della legge istitutiva della Consulta (LP 1/2016) era evitare situazioni di inconferibilità/incompatibilità in modo da non precludere la partecipazione ai lavori a soggetti portatori di interessi. Una ratio comprensibile. L’applicazione pratica della disposizione ha però rivelato l’intento di fondo: giustificare una composizione totalmente elitaria della Consulta, in parte legata ai partiti (anche per la quota che avrebbe dovuto rappresentare la società civile), per il resto legata ai vertici istituzionali (sovrarappresentata l’Università) e ai portatori di interessi economici. I portatori di idee interessavano molto meno. Il Presidente Falcon è la dimostrazione più clamorosa di questo disegno elitario. La Provincia non ha esitato ad assegnargli incarichi perfino mentre si svolgevano i lavori della Consulta4

Le regole sono ciò che qualificano la partecipazione: vanno definite ex-ante, rese pubbliche e verificabili.

L’Autonomia è partecipazione popolare, è costruzione di senso civico, è assunzione di responsabilità individuale e collettiva. L’Autonomia non è un monumento da conservare, ma un progetto da realizzare. L’Autonomia non è solo rappresentanza e neppure alchimia giuridica. L’Autonomia è consapevolezza delle nostre radici e della nostra storia e al tempo stesso costruzione di un’identità condivisa declinata al futuro – quando la storia diventa immutabile vincolo identitario non c’è evoluzione, ma solo caparbia nostalgia di ciò che non c’è più e mai più potrà essere.

Chiediamo si riformuli l’Art. 47 dell’attuale Statuto prevedendo l’intervento popolare sulle Leggi relative alla forma di governo, sia attraverso referendum confermativo, sia attraverso l’iniziativa dei cittadini (referendum propositivo).

In rappresentanza dell’Associazione per l’audizione:

Daniela Filbier (Presidente dell’Associazione)
Alex Marini (Primo firmatario del DDL 328/XIV)
Stefano Longano (Relatore del DDL 328/XIV)

POTREBBE INTERESSARTI:

Documenti presentati alla Consulta da altri comitati e/o associazioni con cui l’associazione Più Democrazia in Trentino è in contatto:

  • Aiutiamoli a Cambiare – (Angelina Pisoni, Maria Saja, Jacopo Zannini)
    per inserire nello Statuto di un nuovo strumento di democrazia diretta. Referendum confermativo che proponga la ratifica popolare sulle decisioni nelle quali i rappresentanti  sono chiamati a legiferare sulle loro prerogative.
  • Scuola di Preparazione Sociale – (Alberto Zanutto e Lucia Fronza Crepaz)
    per approfondire il tema dell’inclusione democratica attraverso il sostegno della creazione nel testo statutario di un “Titolo” dedicato alla partecipazione e allo sviluppo di strumenti di tutela dei cittadini.
  • MMT Trentino – (Mattia Maistri, Gabriele Bartoletti e Adriano Mesaroli)
    per sottoporre la questione relativa al finanziamento delle competenze in carico alla Provincia Autonoma di Trento
  • Vincenzo Calì – Patti Chiari, amicizia lunga (versione pdf)

NOTE:

1 “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale” 328/XIV-1/XV

2 “Interventi di contrasto delle discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere o dall’intersessualità” 351/XIV-2/XV

3 “Mobilità sostenibile” 58/XV

4 Delibera di Giunta n.39 del 20 Gennaio 2017 -Impugnativa avanti la Corte costituzionale – Affidamento della rappresentanza e della difesa della Provincia autonoma di Trento all’avv. Nicolò Pedrazzoli, all’avv. prof. Giandomenico Falcon di Padova e all’avv. Luigi Manzi di Roma

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One thought on “Memoria per la Consulta per lo Statuto: l’Autonomia appartiene al popolo

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