Il conflitto d’interessi e la democrazia diretta

Il conflitto d’interessi diventa un caso nazionale con l’ingresso nell’agone politico di Silvio Berlusconi. Le proposte per tentare di dirimerlo da allora si sono moltiplicate senza addivenire a una soluzione. Ma che cos’è il conflitto d’interessi?

Una definizione sufficientemente chiara la troviamo su Wikipedia parla di alta responsabilità affidata al Rappresentante. Il codice civile ne parla agli  articoli 1394  e 2373 considerando annullabili o impugnabili atti deliberati in situazione di conflitto tra rappresentante e rappresentato. Carlo Lottieri nel suo intrigante pamphlet Il conflitto d’interessi fa bene alla democrazia riflette sul “metodo democratico (elettorale e rappresentativo) senza prevedere in quel metodo gli strumenti di democrazia diretta e soprattutto senza avvedersi che dove questi fondamenti sono pratica regolare e corrente si realizza concretamente quella che egli chiama e auspica, ”concorrenza tra governi”.

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E se doveste voi fare un esempio, quale situazione proporreste? Io non avrei esitazione. La più evidente, icastica situazione di conflitto d’interessi per me è che i Parlamentari, i Consiglieri Regionali e i Consiglieri delle Province Autonome, possano decidere da loro stessi le indennità, i vitalizi, le pensioni e tutti quei vantaggi economici di cui beneficiano. Con i soldi dei rappresentati, i rappresentanti decidono in autonomia quanto tenersi. Non chiedono il permesso a nessuno. Tutto in regola si badi bene. L’articolo 69 della Costituzione recita: ”I membri del Parlamento ricevono un’indennità` stabilita dalla legge” e le leggi le fa il Parlamento quindi è assolutamente tutto nella norma. È tutto in regola ma allora, il conflitto c’è oppure no? Quando i padri costituenti discussero l’articolo 69 si posero l’obiettivo di consentire a qualsiasi eletto di poter vivere dignitosamente senza doversi preoccupare della sopravvivenza economica per se e per la propria famiglia. Non si sono posti il problema che si potesse arrivare alle attuali storture né tantomeno si preoccuparono delle future implicazioni che ne sarebbero derivate anche sui salari di altre figure correlate al funzionamento della macchina civica nazionale.

 

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Per rilevare che i privilegi degli eletti in Parlamento, nei Consigli Regionali e nelle Provincie autonome sono un problema noto, è sufficiente una ricerca in internet e non esagero se dico che trovate in breve decine di migliaia di articoli e post che suscitano un ventaglio di emozioni non sempre positive.  Per meglio chiarire la portata del problema segnalo quel libro che è diventato un’icona persino nel linguaggio: “La casta” scritto da Gian Antonio Stella. Ebbene, se lo leggeste scoprireste che le parole “conflitto d’interessi” sono usate tre volte in tutto il libro e sempre afferite a situazioni legate ai rappresentanti e ai loro affari personali, mai al fatto che i privilegi di cui si occupa il libro siano ottenuti da una posizione sperequativa. Anche Mario Giordano ha scritto diversi libri sull’argomento. Il più chiaro fin da titolo rimane, a mio avviso, “SPUDORATI la grande beffa dei costi della politica: false promesse e verità nascoste”. I vocaboli “conflitto d’interessi ” qui non compaiono affatto. L’indignazione rimane alta e nel settembre 2011 accade un episodio dalla lettura complessa. Gli stessi eletti istituirono una commissione a guida di Enrico Giovannini presidente dell’ISTAT con l’incarico di confrontare le indennità dei nostri parlamentari con quelle dei loro colleghi dei principali Paesi esteri. Sembrò un tentativo di affrontare il tema con serietà ma nonostante alcuni mesi di studio e visti i vincoli previsti dai mandanti si stabilì che non fu possibile un confronto. Non si trovò una soluzione e tutto continuò come prima. L’esito ebbe per molti il sapore della beffa e tant’è.

È vero, ci sono Paesi, come la Spagna, dove le indennità degli eletti mantengono un profilo di equilibrio ma altri come Brasile e Russia dove le disuguaglianze sono ancora più evidenti e a questo punto il dubbio che il conflitto d’interessi sia solo una mia fantasia mi assale ma la riflessione viene da sé: non credete che senza tante commissioni e studi ma insieme e con l’ultima parola al Popolo sapremmo trovare una soluzione dignitosa per gli eletti e soddisfacente per gli elettori? Mi si dirà che sarebbe bello ma che è impossibile, utopico, non accade in nessun Paese al mondo.  Infatti nessuno di coloro che lamenta lo status quo ci segnala che da qualche parte le indennità dei rappresentati siano approvate dal Popolo. Non lo dice Gian Antonio Stella, che del tema ne sa una pagina più del libro, non lo dice Mario Giordano che continua ad affrontare la questione con assiduità. Non lo dicono il Corriere della Sera, il Giornale, il Fatto Quotidiano, non lo dice la Stampa e nemmeno la TV. Non lo dice nemmeno il Movimento 5 Stelle che sulla restituzione di una parte delle indennità ha costruito degli eventi a nome “restitution day”  che sono diventati un biglietto da visita di grande impatto. Se esistesse un Paese dove il Popolo abbia l’ultima parola su questo problema, saremmo certi che quel Paese sarebbe preso ad esempio. Guardare gli altri per cercare di emulare le pratiche virtuose è prassi normale nella storia dell’umanità. Siamo sicuri sia proprio così?

Et voila le coupe de théâtre. Quello che nessuno vi segnala ma che è sotto gli occhi di tutti ė che questa pratica è reale e l’ultima volta che gli eletti hanno provato ad aumentarsi le indennità il Popolo ha avuto l’ultima parola.  Era l’anno in cui il Antonio Di Pietro arrestò a Milano otto imprenditori dando il via alla stagione mani pulite. L’anno in cui morì Giovanni Falcone con la moglie e tre uomini di scorta e Bill Clinton diventò presidente USA. Il libretto espone in maniera esemplare come si affronta una questione e questa delle indennità specificamente. L’esito dei decisori partecipanti realizzerà l’ultima parola al Popolo e questa è realtà, non è fantasia ne tantomeno utopia.

Non so perché siamo solo io e Angelina Pisoni (minuto 8.01), Alex Marini, Riccardo Fraccaro e pochissimi altri ad accorgerci di questo problema e della possibile semplice soluzione ma sarebbe interessante vedere cosa accadrebbe se ad ogni “restitution day” i rappresentanti del Movimento 5 Stelle raccontassero ai quattro venti che l’ultima parola dovrebbe spettare al Popolo sul tema indennità e privilegi dei politici 😉

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