Trasparenza. Le richieste dell’associazione rimbalzano contro il muro di gomma dello Stato italiano

L’associazione Più Democrazia in Trentino, promotrice delle petizioni regionale e provinciale sulla trasparenza nei comuni del Trentino-Alto Adige/Südtirol, rivolgendosi al Ministro per la Semplificazione e Pubblica Amministrazione, ambiva a ottenere un riscontro a due semplici richieste: l’espressione di un parere sulla normativa della Regione TAA e della Provincia Autonoma di Trento in materia di trasparenza e la partecipazione di un rappresentante del ministero a un Terzo Tempo al fine di sensibilizzare i rappresentanti istituzionali trentini con riguardo all’adeguamento delle leggi locali in materia di trasparenza e anticorruzione agli standard nazionali.

Chiedere è lecito e rispondere è cortesia si insegnava a bambini. Per l’associazione, dunque, sarebbe stato sufficiente anche un diniego motivato alle richieste ma nulla di tutto ciò è pervenuto al mittente, nessun parere sulla normativa locale e nemmeno una risposta all’invito di partecipare a una giornata informativa con gli amministratori locali.

Le richieste alla Ministra Marianna Madia (oggi dimissionaria) furono inviate il 23 giugno 2017 e il 25 agosto 2017. I solleciti, invece, sono stati inoltrati al Commissario del Governo dott. Pasquale Gioffrè e al deputato della XVII Legislatura Michele Nicoletti il 18 dicembre 2017, confidando che potesse comunicare con la Ministra Madia, e di nuovo al Commissario il 23 gennaio 2018. Tutte le note sono rimaste rigorosamente senza risposta.

A nulla è servito implorare l’intervento del Difensore Civico con una comunicazione del 5 febbraio scorso. Infatti, ai sensi della cosiddetta legge Bassanini-bis (art. 16 della L. 15 maggio 1997, n.127), il Difensore Civico non può svolgere funzioni di controllo nei confronti dell’amministrazione statale centrale ma solo di quella periferica.

Con il Freedom of information Act (D.lgs 97/2016), entro il 23 dicembre 2016, tutte le pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto adeguarsi ai nuovi standard di trasparenza spalancando a cittadini e associazioni la porta su un ventaglio più ampio di documenti e informazioni oggi nelle mani degli enti pubblici. Il ministero che avrebbe dovuto promuovere l’applicazione dei principi e degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni non è però ancora in grado di rispondere a una semplice e legittima richiesta di un’associazione. Non è nemmeno capace di interagire proficuamente con le sue emanazioni periferiche, anch’esse contattate dall’associazione. A dispetto dei proclami, quindi, l’associazione prende atto che il muro di gomma dello Stato rimane impenetrabile, questo anche a causa della frammentarietà della normativa come recentemente riconosciuto anche dalla Commissione Europea.

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