Firma digitale e diritti politici: prosegue l’esame della petizione in Prima Commissione

Nel luglio 2025 l’associazione Più Democrazia in Trentino ha depositato la petizione popolare n. 6/XVII per chiedere il riconoscimento della firma digitale nella sottoscrizione di referendum, iniziative popolari e liste elettorali provinciali. Nei giorni scorsi il Consiglio provinciale ha trasmesso all’associazione il verbale della seduta del 10 febbraio 2026 della Prima Commissione legislativa, nel corso della quale sono stati ascoltati due soggetti chiamati a fornire un contributo tecnico e giuridico alla valutazione della proposta: il dott. Gianfranco Stellucci di Trentino Digitale e il dott. Vincenzo Desantis, ricercatore di diritto costituzionale e pubblico presso l’Università di Trento.

L’audizione si è svolta dopo la presentazione della petizione il 1° ottobre 2025 da parte del primo firmatario Paolo Minotto e del sottoscritto, in qualità di presidente dell’associazione, e dopo aver ricevuto le osservazioni di Mario Staderini il 10 novembre 2025 e la relazione del Difensore Civico del 21 gennaio scorso. L’audizione ha confermato che la questione non riguarda semplicemente l’introduzione di una nuova tecnologia, ma investe direttamente il tema dell’accessibilità dei diritti politici e dell’adeguamento delle istituzioni locali all’evoluzione normativa e tecnologica che a livello nazionale ha già raggiunto uno stadio avanzato.

Il contributo di Trentino Digitale

Il dott. Stellucci ha illustrato le soluzioni tecniche oggi disponibili per la raccolta delle sottoscrizioni digitali, richiamando in particolare il modello già adottato a livello statale per referendum e iniziative popolari. È stato spiegato come gli strumenti di identificazione digitale (SPID, Carta d’Identità Elettronica e Carta Nazionale dei Servizi) consentano già oggi di garantire l’autenticità delle sottoscrizioni mediante firme elettroniche qualificate corredate da marcatura temporale.

L’esperto ha evidenziato che l’eventuale introduzione della firma digitale richiederebbe non soltanto una modifica normativa, ma anche l’adeguamento dei procedimenti amministrativi e la predisposizione di sistemi informatici in grado di garantire la validità, la conservazione e la verificabilità delle sottoscrizioni nel tempo.

Tra i principali aspetti da approfondire è emerso quello relativo alla verifica dell’iscrizione nelle liste elettorali dei sottoscrittori. Secondo Stellucci, il nodo principale riguarda l’interoperabilità con le banche dati anagrafiche comunali, elemento che rende al momento non immediatamente trasferibile ai procedimenti locali la piattaforma utilizzata dallo Stato.

Un altro elemento rilevante riguarda l’accessibilità. È stato infatti ricordato che le diverse tipologie di disabilità richiedono soluzioni differenziate e che un sistema realmente inclusivo deve essere progettato tenendo conto di questa pluralità di esigenze.

Il quadro giuridico illustrato dall’Università di Trento

Di particolare interesse è stato l’intervento del dott. Vincenzo Desantis, che ha ricostruito il quadro normativo e costituzionale della materia alla luce della sentenza n. 3 del 2025 della Corte costituzionale.

La Corte ha infatti dichiarato l’illegittimità delle norme che impedivano alle persone impossibilitate a sottoscrivere materialmente una lista elettorale di utilizzare una firma elettronica qualificata. Secondo Desantis, i principi affermati dalla Corte si fondano direttamente sugli articoli 2, 3, 48 e 49 della Costituzione e impongono ai legislatori regionali e provinciali una riflessione seria sull’adeguamento delle rispettive normative.

L’audito ha ricordato come il legislatore nazionale abbia già messo a disposizione strumenti concreti per la raccolta digitale delle sottoscrizioni e come la piattaforma pubblica per referendum e iniziative popolari sia operativa dal luglio 2024. A suo giudizio, la normativa provinciale e regionale oggi risulta disallineata rispetto all’evoluzione del quadro nazionale e un intervento di adeguamento sarebbe auspicabile oltre che tecnicamente sostenibile.

Particolarmente significativa è stata la conferma del rischio che il mancato adeguamento possa esporre anche le normative dell’autonomia a future censure di costituzionalità.

Gli interventi dei consiglieri

Dalla discussione è emerso un approccio serio e approfondito da parte della Commissione.

Il consigliere Paolo Zanella ha sottolineato come la petizione non chieda genericamente la digitalizzazione dei procedimenti, ma la realizzazione di strumenti accessibili e inclusivi in grado di favorire la partecipazione democratica. Ha inoltre evidenziato come le indicazioni della Corte costituzionale debbano essere considerate un punto di riferimento per tutti i legislatori e ha sostenuto l’opportunità di avviare un percorso condiviso di riforma.

La consigliera Maria Bosin ha richiamato l’esigenza di rendere comprensibili anche ai non addetti ai lavori le questioni tecniche sottese alla proposta, mentre la consigliera Vanessa Masè ha posto l’attenzione sul tema delle certificazioni anagrafiche e sulle modalità di verifica della qualità di elettore.

Dal confronto emerge quindi la volontà di approfondire la questione senza pregiudizi, cercando di comprendere tanto le opportunità quanto gli aspetti operativi che una riforma comporterebbe.

Un percorso ancora lungo, ma finalmente avviato

La lettura del verbale conferma che il tema sta venendo affrontato con la dovuta attenzione e serietà. Si tratta di un segnale positivo, soprattutto in un ambito nel quale il progresso democratico è spesso più lento dell’innovazione tecnologica.

D’altra parte, la storia delle istituzioni insegna che il potere tende naturalmente ad autoconservarsi più che a rinnovarsi. Ogni ampliamento degli spazi di partecipazione richiede quindi un lavoro paziente di approfondimento, confronto e persuasione.

Per questo motivo consideriamo importante il percorso istruttorio intrapreso dalla Commissione e confidiamo che possa proseguire rapidamente.

Il prossimo passaggio: l’audizione di AGID

Tra gli elementi più interessanti emersi dalla seduta vi è la conferma, da parte del Presidente della Commissione Carlo Daldoss, della volontà di ascoltare anche l’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID).

Si tratta probabilmente dell’audizione più importante tra quelle programmate. AGID è infatti il soggetto che ha contribuito alla realizzazione della piattaforma nazionale per la raccolta delle firme digitali e potrà fornire indicazioni decisive sia sulle soluzioni tecniche già disponibili sia sui costi e sulle modalità di eventuale adattamento ai procedimenti provinciali e regionali.

Ci auguriamo che questo ulteriore approfondimento contribuisca a sciogliere le residue resistenze e a chiarire eventuali dubbi ancora presenti, consentendo finalmente di affrontare il tema partendo da dati, esperienze concrete e buone pratiche già operative nel resto del Paese. Perché la tecnologia necessaria esiste già. La vera questione è se vi sia la volontà politica di utilizzarla per rendere effettivamente più accessibili i diritti politici dei cittadini.

Infine, resta ancora senza risposta l’interrogazione parlamentare n. 4-05893 presentata il 15 settembre 2025 dal deputato Alfonso Colucci, con la quale si chiede al Governo di chiarire se intenda realizzare una piattaforma nazionale interoperabile per la raccolta digitale delle sottoscrizioni elettorali e referendarie e, soprattutto, come garantire l’accesso ai dati dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR) necessari per le verifiche elettorali. Si tratta di una questione centrale – richiamata anche nel corso dell’audizione dal dott. Stellucci e, indirettamente, anche dalla petizione parlamentare del 12 maggio presentata dall’associazione Luca Coscioni che ricalca le nostre richieste trasponendole alle Regioni ordinarie – poiché l’effettiva interoperabilità con le banche dati nazionali rappresenta uno degli snodi tecnici più rilevanti per l’estensione della firma digitale ai procedimenti elettorali locali.

Una risposta del Governo potrebbe contribuire a chiarire molte delle aree grigie che ancora alimentano dubbi e resistenze. Il fatto che, a distanza di mesi, l’interrogazione non abbia ancora ricevuto riscontro testimonia tuttavia come le inerzie amministrative, la debolezza degli strumenti di accountability parlamentare e la persistenza di orientamenti conservatori continuino a rallentare un confronto che sarebbe invece necessario per garantire l’effettivo esercizio dei diritti politici nell’era digitale.

* * *

Scegli di donare il 5 per mille per una democrazia migliore e di finanziare il premio per tesi di laurea “Vince la democrazia“!

5 per mille per Più Democrazia in Trentino

Scopri di più da Più Democrazia in Trentino

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento