Trentino di domani

europa di pacedi Vincenzo Calì – Sul combinato disposto terzo statuto/nuovo Senato, dopo cortine fumogene sparate ad arte per sviare l’attenzione dai nodi veri, l’oscurità comincia a diradarsi: ad Alessandro Pietracci che aveva posto molti interrogativi sul solitario percorso intrapreso con l’istituzione della Consulta trentina per

l’autonomia ed espresso scetticismo sulla capacità dei partiti trentini di rilanciare il progetto autonomistico, e a Lucia Fronza Crepaz che incita al rilancio della partecipazione popolare anche in Trentino sull’esempio della convenzione bolzanina, il senatore Francesco Palermo risponde dando un giudizio positivo sul modello tutto istituzionale ideato in Trentino sottolineando i rischi che si corrono a Bolzano, con la destra tedesca che intende usare la Convenzione come un autobus con cui giungere all’autodeterminazione, alla piccola Svizzera sudtirolese. Palermo osserva che una partecipazione popolare purchè “ben guidata”, alla trentina, è la strada da seguire per raggiungere in tempi brevi il varo di un nuovo statuto che metta al riparo l’autonomia basata sull’intesa Stato/Regione prima che cessi di avere i suoi effetti la clausola di salvaguardia attuale della specialità autonomistica. E’ vero, come sostiene Palermo, che è pur sempre la prima volta che i cittadini vengono chiamati a dire la loro sulla carta fondamentale su cui si basa la convivenza; storicamente parlando l’autonomia speciale al Trentino fu concessa con lo statuto del 1948 perchè a Roma era Presidente del consiglio il trentino Degasperi e le grandi potenze, Russia in testa, non vedevano di buon occhio la concessione di un’ampia autonomia alla sola popolazione di lingua tedesca dopo quello che era successo con Hitler al potere; e fu al prefetto Innocenti che il leader trentino diede l’incarico di stendere uno statuto che andasse bene da Ala al Brennero, andando ben oltre la lettera e lo spirito degli accordi del 5 settembre 1946. Ora il quadro è profondamente mutato, non fosse altro per il fatto che non c’è un trentino che conta a Roma nè una Russia nostra amica, per cui è solo da un moto di popolo e non certo dai vertici istituzionali e da un sistema dei partiti in declino che la specialità autonomistica può essere salvata. Questo vuol dire che il Trentino deve rivendicare l’autogoverno per ragioni proprie, native, e non certo per derivazione dalla vicina provincia atesina. Serve però una Consulta che sia veramente rappresentativa della volontà popolare e non una fotocopia dell’attuale legislativo, che ha come compiti quelli dell’ordinaria amministrazione. Ed è all’attacco che deve muovere il Trentino tutto, di fronte alle sfide di domani, chiedendo che invece che perder tempo ad inventarsi sterili corpicini come il nuovo Senato, si dia piena attuazione ai principi fondamentali della nostra Costituzione, a partire da quell’art. 5 che disegna un’Italia dalle forti autonomie regionali dentro un’Europa federale. Il Trentino, terra italiana di confine con il mondo germanico, deve farsi protagonista della nuova Europa, ben saldo sulle sue gambe nazionali e retto da regole comunitarie d’avanguardia che pongano in primo piano la difesa di un ambiente naturale unico. “California d’Europa” è l’appellativo che a questa terra fra monti e laghi riserva la geografia; e non teme confronti, anche con le vicine valli di comune origine dolomitica, la terra trentina, con le sue tredici porte aperte verso il clima mediterraneo, descritta con amore da chi, come Ernesta Bittanti, trentina d’adozione, la amò più che la sua terra natale. Un millennio di storia fatta di regole condivise, di centralità nel dialogo fra i mondi della cristianità, di sofferenza e di dolore per le guerre che l’hanno attraversato, sono tutti fattori che fanno del Trentino il luogo ideale del dialogo interreligioso, della convivenza interetnica, della democrazia partecipata, in un momento in cui l’Europa comunitaria vacilla sulle proprie gambe incerte. Si dia quindi luogo ad un partecipato processo costituente che rafforzi ancor più, con statuti d’avanguardia, le tradizionali prerogative accennate; si ponga un freno all’assalto del territorio,si ripristini un equilibrio con la natura, si salvaguardi l’acqua, il bene comune più prezioso che questa erra può offrire al Continente. Disegnare il Trentino di domani non è compito di pochi eletti, bensì azione corale di popolo, ed è alla comunità trentina intera che le donne e gli uomini di buona volontà che si dichiareranno disponibili ad avviarlo, l’auspicato processo costituente, dovranno rivolgersi per raccogliere le indicazioni utili al buon governo da riversare nella carta della convivenza. Il tempo è tiranno: soffiano sull’Europa e sul Mondo venti di guerra a cui il popolo trentino, portatore da sempre di valori di tolleranza, deve rispondere rafforzando le regole democratiche che sono alla base della convivenza. Chiarita la missione del Trentino, verrà anche il tempo per gli esperti di diritto di redigere gli articoli dello statuto.

di Vincenzo Calì – Più Democrazia in Trentino
Pubblicato su Trentino – 6 febbraio 2016

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