Elezioni presidenziali e referendum: il caso californiano

california-republicLa fase finale delle elezioni generali americane è iniziata nelle prime settimane di ottobre con l’invio del materiale per esercitare il voto per corrispondenza e terminerà fra poche ore con l’Election Day dell’8 novembre. Gli elettori di una serie di stati che sommano 205 milioni di abitanti non hanno solo il compito (ingrato?) di scegliere il presidente più potente del mondo ma anche di partecipare direttamente a processi decisionali inerenti un’ampia gamma di questioni locali che si concluderanno con una validazione dei voti a quorum zero e dall’esito vincolante. Tra di loro ci sono anche gli elettori californiani, ultimi ad assistere alla chiusura delle urne insieme ai resididenti in Alaska e nelle Hawaii.

Lo stato della California, 40 milioni di abitanti, non è famoso solo per i suoi parchi – Yosemite e Sequoia Park per citarne un paio –, per le sue coste, per l’industria cinematografica, per l’innovazione tecnologica – sede di società come Facebook, Boening e Google tra le altre – o per aver ospitato la conferenza in cui fu proclamata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nel 1945. E’ noto anche per un uso frequente degli istituti di democrazia diretta. Questa caratteristica, sebbene da alcuni sia considerata piuttosto controversa e soggetta a derive populiste, ha consentito di mantenere alto e costante il livello del coinvolgimento popolare nel corso di un intero secolo attraverso la proposizione e l’adozione di scelte su politiche pubbliche e su aspetti della vita sociale prese direttamente dai cittadini.

hiram-johnsonLa legislazione californiana in materia di iniziativa e referendum fu approvata nel lontano 1911 su impulso dell’allora governatore Hiram Johnson, esponente di rilievo del Progressive Movement. Tutto ciò mentre a Roma il monarca Vittorio Emanuele III nominava il quarto governo Giolitti e centinaia di migliaia di sudditi italiani emigravano all’estero in cerca di fortuna. Da allora fino ad oggi, i californiani hanno determinato direttamente la disciplina del sistema fiscale, della legge elettorale, della forma di governo, delle politiche di sviluppo e di molteplici altri aspetti della vita civile diventando uno degli stati più ricchi e più progressisti dell’emisfero terrestre.

verbatim_ca_voteLa normativa sulla partecipazione popolare prevede iter e possibilità diverse per andare al voto che, in sintesi, possono essere suddivisi in referendum costituzionali obbligatori, referendum facoltativi, iniziative popolari di modifica costituzionale e iniziative popolari di leggi ordinarie. Solo per snocciolare qualche numero è bene sapere che dal 1879 ad oggi la costituzione californiana è stata emendata più di 500 volte, sempre con voto popolare e in ogni caso mai a seguito di stravolgimenti come quello imposto da un Parlamento incostituzionale che si concluderà con il plebiscito del 4 dicembre. D’altra parte, sarebbe inconcepibile una simile forzatura procedurale in un contesto dove l’abitudine consolidata è di emendare la costituzione con modifiche puntuali e dove i cittadini sono realmente i titolari della sovranità popolare.

moviprop59logo3Come se non bastasse, per iniziativa del legislatore californiano, e non senza polemiche per la sua modalità di attivazione e per il suo carattere non vincolante, in questa tornata elettorale è stato sottoposto agli elettori anche un referendum di indirizzo il cui esito sarà sottoposto alle istituzioni federali (Proposition 59). I cittadini si esprimeranno infatti sulla dibattuta questione nazionale Citizens United vs Federal Electoral Commission ovvero sulla disciplina che attualmente non prevede limitazioni ai finanziamenti delle persone giuridiche nelle campagne elettorali ma che le autorità locali vorrebbero ribaltare.

cry-poster-imageAgli occhi dei governanti italiani (i trentini non fanno eccezione) che sostengono il primato assoluto dell’eletto nell’accezione religiosa del termine – ovvero prediletto da Dio in quanto da Dio destinato a una suprema missione – un simile livello di partecipazione popolare non è ritenuto ammissibile. Per i californiani è invece una consuetudine democratica ben radicata che si accompagna a una durata dei mandati istituzionali più brevi (4 anni anzichè 5), al bicameralismo perfetto (ebbene sì, anche in California ci sono due assemblee legislative con pari poteri), alla possibilità di revocare gli eletti e al principio costituzionale che prevede che ai rappresentanti politici non sono concessi privilegi di alcun tipo. Per inciso, in California, il divieto a percepire vitalizi è scolpito nella costituzione. Questo per mettere in chiaro che i politici non sono eletti da Dio ma dal popolo e che gli eletti devono esercitare le loro funzioni nell’interesse e secondo le direttive e i bisogni dei cittadini e ai cittadini devono rispondere.

official-voter-information-guideChe piaccia o meno, i californiani sono responsabili delle loro scelte e degli effetti derivanti dalle medesime. Sulla base di questo assunto e di una normativa che riconosce in modo esteso e concreto il diritto a partecipare agli affari della collettività locali, in questi giorni sono chiamati ad esprimersi su ben 17 proposte legislative e su numerosi provvedimenti da adottare in contee, distretti e città.

Di seguito una riproduzione della scheda di voto inviata agli elettori della città di Vista (contea di San Diego), mentre sul sito del segretario di stato della California (garante dei diritti politici eletto direttamente dal popolo) le informazioni sulle proposte legislative con le posizioni dei favorevoli e dei contrari (qui la versione pdf dell’opuscolo informativo inviato agli elettori):
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