Referendum su Piana Santa Lucia a Bezzecca (Ledro). Segnalazione al Difensore Civico

Lunedì 20 novembre 2017, l’associazione Più Democrazia in Trentino si è rivolta al Difensore Civico per segnalare una serie di criticità e di inadempienze per le quali il Comune di Ledro sarebbe responsabile. Riportiamo di seguito il contenuto integrale della segnalazione:

avv. Daniela Longo
Difensore Civico della Provincia Autonoma di Trento

Trento, 20 novembre 2017

OGGETTO: Richiesta di referendum nel Comune di Ledro – Segnalazione

Gentile avv. Daniela Longo,

portiamo alla Sua attenzione una vicenda di particolare interesse e rilevanza in ordine al mancato rispetto dei diritti politici dei cittadini. Consideriamo questa vicenda una preziosa opportunità per far sì che le Amministrazioni della nostra Provincia si attivino affinché in futuro eventuali richieste analoghe da parte dei cittadini possano essere gestite al meglio e nel rispetto della legalità.

I fatti

A metà ottobre Lorenzo Leoni, socio della nostra Associazione, ci ha fatto sapere che un Comitato di cittadini ledrensi – di cui fa parte – ha promosso (e poi depositato il 18 ottobre) tre quesiti referendari presso il Municipio del Comune di Ledro. Leoni ci ha raccontato di come e perché il Comitato sia nato e di cosa e come l’Amministrazione abbia fatto fronte alle richieste pervenute.

Di seguito i riferimenti alla documentazione presa in esame (riportati anche in calce): l’articolo relativo all’avvio della consultazione (Rif. A), la missiva che il Comitato dei Garanti (presumiamo convocati dall’Organo comunale) ha indirizzato al Segretario Comunale (Rif. B), gli articoli comparsi sulla stampa successivamente all’espressione dei Garanti (Rif. C).

Preso atto di tutte le informazioni e visti i documenti prodotti, il 30 ottobre (prima dello svolgimento del Consiglio Comunale chiamato a deliberare) Più Democrazia in Trentino si è attivata inviando (via PEC) una nota al Comune di Ledro (All. 1). Un’iniziativa la nostra volta a segnalare per tempo all’Amministrazione che a nostro parere vi era la concreta possibilità che il Comune utilizzasse la propria inadempienza alla legge per giustificare la decisione su un tema per il quale, in pendenza di referendum, lo Statuto prevede che il Comune si astenga dal deliberare, salvo esplicita autorizzazione del Comitato dei Garanti.

Purtroppo la cronaca racconta che il Comune ha del tutto ignorato le criticità evidenziate e ha scelto di procedere con un iter amministrativo che, in presenza di un regolamento, non avrebbe certo potuto essere percorso senza previa esplicita e argomentata decisione di inammissibilità da parte della Commissione dei Garanti (Rif. C).

Considerazioni

Innanzitutto specifichiamo che pur essendo il socio Leoni uno dei promotori della richiesta di referendum, l’Associazione non entra nel merito del tema referendario. I nostri appunti riguardano questioni procedurali e di legittimità del quadro normativo comunale (come peraltro riportato a chiare lettere nella nota inviata all’Amministrazione qui allegata).

1. Su procedura di convocazione del Comitato dei Garanti

In assenza del regolamento previsto dall’art. 4 dello Statuto, che oltre che i referendum disciplina anche il funzionamento del Comitato dei Garanti, appare evidente che l’iniziativa per la convocazione del Comitato dei Garanti sarebbe toccata alla Giunta – ai sensi dell’art. 19 comma 2,

Non risulta però alcuna deliberazione della Giunta riguardo alla convocazione del Comitato dei Garanti, titolare della valutazione della richiesta e dell’eventuale avvio del procedimento referendario. Neppure risulta chiaro se e come l’Amministrazione intendesse procedere in assenza di un regolamento.

A nostro avviso quindi la riunione dei Garanti è avvenuta in assenza di un qualunque atto che la legittimi.

2. Su legittimità della deliberazione in assenza del terzo membro

Appare evidente che il Comitato dei Garanti si è riunito e ha trasmesso un verbale di riunione al Segretario Comunale. Tralasciando la questione della mancata interlocuzione tra l’Organo e il Comitato, dal verbale risulta che la Presidente si è allontanata asserendo una incompatibilità riguardo al tema su cui il Comitato doveva esprimere il parere di ammissibilità. I due rimanenti membri hanno però proseguito la riunione affrontando solo questioni procedurali, questioni che a nostro parere dovevano e potevano essere affrontate unicamente con il plenum del Comitato.

Tralasciando quindi qualunque considerazione sulla (ir)ritualità della decisione, sulla forma del verbale e sul suo contenuto, riteniamo che la riunione dei Garanti fosse viziata da inabilità a deliberare.

3. Su assenza del regolamento

La questione dell’assenza del regolamento sulla partecipazione è evidentemente la questione centrale di tutta la vicenda. Il Consiglio comunale, e l’amministrazione comunale tutta, ha senza dubbio gravemente mancato nel non predisporre un documento previsto dallo Statuto – e come tale obbligatorio per legge.

Nel momento in cui una esplicita richiesta di referendum, ai sensi dello Statuto, è stata formulata, il Consiglio, anziché attivarsi per sanare la propria inadempienza, ha viceversa cercato di trovare pretesti per ignorare la richiesta.

Nemmeno ora, facendo tesoro dell’esperienza vissuta, il Consiglio si è attivato quanto meno per iniziare l’iter di approvazione del regolamento sulla partecipazione.

La cosa appare illogica anche perché il Consiglio comunale continua a nominare il Comitato dei Garanti pur in assenza del regolamento obbligatorio che ne disciplini il funzionamento.

Per altro anche queste nomine appaiono sostanzialmente e proceduralmente assai originali. Si veda per esempio la deliberazione 26 del 10.07.2014 del Consiglio Comunale che sostituisce un membro del Comitato dimissionario nel 2010. Censurabile ci pare anche il comportamento del Segretario Comunale, che negli atti di nomina dei membri del Comitato dei Garanti non ha mai rilevato l’assenza del regolamento necessario ai sensi dello Statuto per il funzionamento dell’organo che veniva costituito.

4. Su decisione del Consiglio comunale

Dal verbale della deliberazione n.38 del 31.10.2017 del Consiglio Comunale dove si approva la variante in deroga allo strumento di pianificazione urbanistica non appare alcun riferimento alle petizioni e alle osservazioni presentate nel corso dell’iter amministrativo. Alla richiesta referendaria, invece, si fa semplice cenno, lasciando alla premessa il compito di sottintendere l’inammissibilità della richiesta referendaria anziché determinarla in una delibera all’uopo. Singolare inoltre che l’attenzione venga dedicata a un unico quesito.

Riteniamo inappropriato il suddetto approccio procedurale: di fatto né il Comitato dei Garanti né il Consiglio si sono espressi sull’inammissibilità della richiesta referendaria (come detto, inserita in premessa). A ciò si aggiunge la mancata presa in considerazione di tutte le istanze pregresse: il Consiglio ha operato come se non fossero mai avvenute, come se non dovessero fare parte dell’istruttoria che l’amministrazione è tenuta ad attivare prima di giungere a una deliberazione che concerne l’ambiente ovvero una variante a un piano urbanistico.

Risulta quindi evidente che l’amministrazione abbia consistentemente e ripetutamente ignorato qualunque atto che parte dei residenti, ai sensi dello Statuto Comunale, sia stato fatto su questioni che avrebbero avuto influenza sull’atto stesso.

Anche la richiesta dei tre quesiti referendari avrebbe potuto avere influenza sulla decisione, ma a tutt’oggi i promotori non hanno la risposta sull’ammissibilità di tutti e tre i quesiti, né dall’organo preposto (Comitato dei Garanti) né da quello che eventualmente dovrebbe esercitare la funzione suppletiva (la Giunta). Mentre il Consiglio Comunale ha arbitrariamente ritenuto legittimo procedere, senza nemmeno rilevare la propria palese inadempienza, facendo considerazioni che non gli competevano su uno degli oggetti del referendum.

Ci pare di poter rilevare in questo comportamento un atteggiamento purtroppo molto diffuso.
Poiché è oneroso, sia in termini economici che di tempo, e complesso per cittadini far ricorso giurisdizionale per ottenere il rispetto dei propri diritti civili e politici, le Amministrazioni contano su una sostanziale impunità.

Conclusioni

L’insieme delle nostre considerazioni argomenta l’incipit di questa nota: questa vicenda costituisce una preziosa opportunità per fare meglio, nel rispetto dei diritti politici dei cittadini e della legalità.

Ci riferiamo innanzitutto ai diritti popolari disciplinati dal TULROC e fissati nello Statuto comunale; richiamiamo poi l’Amministrazione di Ledro al rispetto del diritto dei cittadini di partecipare agli affari della collettività locale conformemente a quanto previsto dalla Convenzione di Aarhus, dalla Carta Europea dell’Autonomia Locale, dal Patto internazionale dei Diritti Civili e Politicie dal Codice di Buona Condotta sui Referendum.

Il come riuscire a trasformare un problema in un’opportunità è oggetto di riflessione nella nostra Associazione: siamo consapevoli delle resistenze culturali, siamo testimoni delle difficoltà operative di molti Amministratori, siamo sul campo per dare supporto a chiunque intenda operare per favorire una democrazia migliore.

Il rispetto della legalità è elemento più complesso e oggettivamente distante dalle nostre possibilità. Noi possiamo segnalare e denunciare il mancato rispetto delle Leggi e dei Diritti, ma non possiamo costringere alla legalità, né possiamo sanzionare chi non è rispettoso.

Ci affidiamo perciò a Lei affinché solleciti l’Amministrazione comunale ad attivarsi con urgenza per rispondere alle considerazioni di cui sopra e per predisporre il Regolamento che disciplina l’utilizzo degli strumenti di partecipazione previsti nello Statuto (ivi inclusa la nomina del Comitato dei Garanti).

Per quanto ci riguarda raccoglieremo in modo organico informazioni riguardo potenziali analoghe criticità che si potrebbero presentare in altre Amministrazioni (Comuni e Comunità di Valle). La nostra esperienza sul campo ci suggerisce infatti che una quota molto significativa di Enti locali siano a tutt’oggi inadempienti (ci risulta al momento che lo siano tutte le Comunità di Valle).
Una volta raccolte le informazioni valuteremo come utilizzarle e distribuirle, con l’obiettivo di interessare la nostra Provincia al riguardo.

Di nuovo grazie per l’attenzione.

Daniela Filbier – Presidente dell’APS Più Democrazia in Trentino
Stefano Longano – Relatore disegno di legge di iniziativa popolare 1/XVAlex Marini – Primo firmatario disegno di legge di iniziativa popolare 1/XV

Riferimenti

Rif. AArticolo relativo all’avvio della consultazione, Trentino, 19 ottobre 2017 -> clic qui

Rif. BNota del Comitato dei Garanti al Segretario comunale -> clic qui

Rif. CRassegna stampa post-espressione Garanti e post-deliberazione Consiglio – su Blog +DEM -> clic qui

Allegati

All. 1 Nota del 30/10 di Più Democrazia all’Amministrazione del Comune di Ledro

PS. L’associazione in data 22 novembre ha ricevuto la seguente comunicazione (versione pdf) dal componente del comitato dei garanti Anna Gnuffi:

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