Le contraddizioni del comune di Lavis in tema di partecipazione dei cittadini

lavis_TrentinoApprendiamo dalla stampa locale che il comune di Lavis ha adottato la “Carta della partecipazione”, documento redatto da un gruppo di associazioni italiane impegnate nella promozione di percorsi di informazione e coinvolgimento attivo dei cittadini nelle decisioni pubbliche. La Carta elenca 10 principi cardine da seguire quando si vogliano mettere in campo pratiche partecipative: cooperazione, fiducia, informazione, inclusione, efficacia, interazione costruttiva, equità, armonia, render conto, valutazione.

Il Vicesindaco e Assessore alla partecipazione Luca Paolazzi, sul bollettino periodico pubblicato dal comune, afferma che “la partecipazione alla vita democratica è un diritto fondamentale che le Istituzioni devono in ogni modo coltivare nella propria attività politica ed amministrativa. (…) La partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali sono anche uno strumento importantissimo per gli amministratori, perché consente di prendere decisioni importanti in maniera più condivisa, legittimata ed informata”.

carta partecipazioneSottoscriviamo in toto, plaudiamo all’iniziativa che ha istituito la Carta (la quale punta a creare una Rete della Partecipazione a livello nazionale) e all’adesione, la prima sul territorio trentino, del Comune di Lavis.

Ma proprio per questo rimaniamo alquanto perplessi se andiamo ad osservare quale è stato il comportamento dell’amministrazione nel momento in cui ha avuto la possibilità di introdurre concrete migliorie in quelli che sono gli strumenti principe della partecipazione dal basso: i referendum. L’occasione, come è noto, è stata offerta dalla Legge regionale 11/2014 che obbligava i comuni a modificare i propri statuti al fine di potenziarne gli istituti referendari: si parlava tra le altre cose di diminuire il quorum e il numero di firme necessarie a promuovere la votazione popolare, allungando i tempi a disposizione per la raccolta. Il Comune di Lavis ha però recepito solo il minimo sindacale, mantenendo per tutti i casi sopra citati le soglie massime previste dalla legge regionale. Una grande occasione persa, ad esempio, per abolire il quorum: ormai assente – se si guarda oltreconfine – nelle amministrazioni di tutto l’occidente democratico e definito apertamente dalle massime autorità europee in materia come dannoso per la partecipazione (cfr. la Commissione di Venezia, Codice di buona condotta sui Referendum del Consiglio d’Europa – pag. 16).

Per inciso, l’adeguamento alla legge regionale viene presentato sul bollettino lavisano come un’iniziativa del Comune stesso che quindi, se da un lato non avuto il coraggio di fare un passo avanti deciso verso l’effettiva partecipazione dei cittadini, dall’altro incassa i meriti di un’iniziativa non propria.

Spiace constatare che ancora una volta le amministrazioni si facciano paladine della partecipazione, se non solo a parole, tuttalpiù come pratica meramente consultiva; se confrontate con l’eventualità di far decidere effettivamente i diretti interessati, i cittadini, si tirano indietro. Cittadini i quali, benché ritenuti in grado di votare i propri rappresentanti (senza quorum), non sembrano considerati capaci di prendere in prima persona decisioni di buon senso per il proprio territorio.

La democrazia diretta – nei paesi in cui viene promossa in maniera reale e quindi efficace – è strumento ancillare e di supporto alla democrazia rappresentativa, la quale dovrebbe promuoverla per goderne dei benefici (gli stessi riconosciuti dai nostri amministratori per la partecipazione “consultiva”), non temerla e limitarla.

L’Associazione Più Democrazia in Trentino rinnova all’amministrazione lavisana la propria disponibilità a un confronto informato sugli strumenti di partecipazione diretta e deliberativa.

di Marianna Demattè
Direttivo dell’associazione Più Democrazia in Trentino

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