In attesa del colpo di grazia all’iniziativa popolare sulla democrazia diretta

mannaiaIl gruppo di lavoro informale presieduto dalla consigliera Borgonovo Re aveva il compito di discutere e di comparare il testo della proposta di legge di iniziativa popolare sulla democrazia diretta (368/XIV-1/XV) con il parere della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa (797/2014) nonché di individuare dei punti condivisi da portare all’attenzione della commissione legislativa competente.

L’attività del gruppo di lavoro si è però conclusa nella primavera scorsa con un nulla di fatto. Il disegno di legge è stato infatti abbandonato a se stesso per l’ennesima volta, lasciandolo quasi un anno su un binario morto per destinare tutte le energie all’attività propagandistica a sostegno del referendum costituzionale.

Le sei riunioni che si sono svolte dal novembre 2015 al maggio 2016 hanno comunque confermato il disinteresse dei consiglieri provinciali ad analizzare nel dettaglio i rilievi dei giuristi del Consiglio d’Europa e l’avversione della giunta provinciale nei confronti dell’iniziativa che, si ricorda, mira a rivedere e ampliare la normativa sulla partecipazione popolare.

A poco sono servite le evidenze empiriche che dimostrano il fallimento della legge sul referendum e l’iniziativa popolare in vigore dal 2003 (lp 3/2003) e la scarsa efficacia degli altri, pochi, istituti di partecipazione previsti dalla legislazione provinciale. Il succo della vicenda è che ai rappresentanti istituzionali non interessa assicurare il diritto dei cittadini a partecipare alla vita pubblica locale. Il loro interesse sembrerebbe invece quello di trovare tutte le giustificazioni possibili pur di ostacolare l’esercizio del diritto a promuovere referendum (vertenza aperta al Comitato dei Diritti Umani) e l’attivazione di nuovi e moderni strumenti di partecipazione. Parrebbe infatti che il loro prototipo di cittadino debba essere apatico, sottomesso e impotente e che gli unici soggetti titolati ad esercitare l’iniziativa politica debbano essere i rappresentanti eletti, sebbene, ogni giorno che passa, tale modello dimostri di essere meno adatto al perseguimento del bene comune (dossier Openpolis).

Nell’ottobre del 2016 l’assessore Gilmozzi, il rappresentante nominato dalla Giunta nel gruppo di lavoro, ha consegnato ai proponenti il documento che riassume la posizione dell’esecutivo e che congela anche le più modeste aspettative di portare a termine il lungo e travagliato percorso per il riconoscimento del diritto dei cittadini a partecipare agli affari della collettività locale:

  • referendum confermativo – la giunta esprime parere negativo sull’istituto che sancisce il diritto, esercitato su richiesta di un determinato numero di elettori, di sospendere una legge approvata dal Consiglio prima della sua entrata in vigore al fine di sottoporla al voto popolare
  • referendum propositivo – la giunta propone di incrementare da 8 mila a 20 mila il numero di firme necessarie per promuovere referendum propositivi, di mantenere il quorum di partecipazione al 50%, di escludere la possibilità di promuovere referendum sulle materie che più stanno a cuore ai cittadini (tasse, tributi, forma di governo… e altre non specificate)
  • referendum consultivo – la giunta propone di non modificare la normativa attuale, ovvero di non riconoscere il diritto a promuovere consultazioni che riguardano porzioni di territorio provinciale e di non permettere l’ammissione di quesiti riguardanti proposte alternative
  • referendum abrogativo – la giunta propone di mantenere il quorum e di non riconoscere il diritto a promuovere referendum abrogativi su regolamenti e atti amministrativi
  • quorum di partecipazione e numero di firme – la giunta propone di non abbassare il quorum al di sotto del 40% per il referendum propositivo mentre, per il referendum abrogativo, di fissare un quorum legato al numero degli elettori che hanno votato in occasione dell’ultima tornata delle elezioni provinciali. Parallelamente al mantenimento del quorum, la giunta propone di aumentare le limitazioni al diritto a promuovere referendum propositivi innalzando il numero di firme per richiederlo.
  • voto postale e elettronico – la giunta esprime contrarietà al riconoscimento del diritto a esprimere il voto tramite strumenti elettronici o per corrispondenza
  • materie referendabili – la giunta esprime parere negativo all’estensione delle materie referendabili, con speciale riferimento a quelle che prevedono un impatto finanziario. Esprime un’apertura sulla possibilità di predisporre un’informazione trasparente e imparziale sui quesiti referendari
  • referendum su atti amministrativi e regolamenti – la giunta si oppone al diritto di richiedere referendum su atti amministrativi e regolamenti
  • dibattito pubblico – la giunta giudica positivamente la possibilità di avviare un’istruttoria pubblica solo per le opere che superano di 4 volte la soglia di rilevanza comunitaria (opere superiori ai 20 milioni) e in ogni caso solo se l’istruttoria è coordinata in forma omogenea per tutti i livelli ammistrativi e secondo le modalità stabilite dalla giunta, ovvero secondo gli indirizzi e la disciplina dei regolamenti provinciali che verranno approvati dalla giunta
  • commissione per la partecipazione – la giunta propone di non introdurre modifiche sostanziali all’attuale normativa che regola i compiti assegnati alla commissione per la valutazione di ammissibilità dei quesiti referendari e di istituire una specifica autorità per la garanzia dei processi partecipativi al fine di controllare i processi partecipativi più rilevanti, ed in particolare quelli che non siano demandati alla struttura amministrativa
  • iniziativa popolare – la giunta propone di non innovare l’attuale disciplina ma, eventualmente, attraverso l’introduzione di un giudizio di ammissibilità preventivo, di limitare il diritto a promuovere iniziative popolari
  • rimborsi per procedure di raccolta delle sottoscrizioni – la giunta propone di mantenere invariata l’attuale normativa sui rimborsi previsti per i comitati promotori e di non prevedere interventi di semplificazione delle procedure di raccolta firma
  • educazione alla democrazia diretta e alla partecipazione popolare – la giunta non si esprime a riguardo, salvo evidenziare le criticità nel finanziare con legge ordinaria gli interventi nel campo dell’educazione e la difficoltà nel reperire le coperture per finanziare le borse di studio per progetti di ricerca nel settore della partecipazione popolare
  • altre proposte – pur avendo espresso parere negativo nel corso delle discussioni del gruppo di lavoro, la giunta non esprime alcun parere scritto su: giurie di cittadini estratte a sorte (pritani), petizioni, consultazioni nei processi levislativi, trasparenza sulle fonti e sull’ammontare dei finanziamenti dei promotori per importi superiori ai 5.000 euro, mozione di sfiducia degli elettori diretta al Presidente della Provincia o a uno degli Assessori, limite ai mandati dei consiglieri e degli assessori provinciali e forme di pubblicità della situazione patrimoniale dei Consiglieri.

DOCUMENTO INTEGRALE – POSIZIONE DELLA GIUNTA PROVINCIALE 

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Martedì 7 febbraio 2017 – ASSEMBLEA ANNUALE DELL’ASSOCIAZIONE
c/o Via Saluga 3/B – Trento

Ordine del giorno:
– approvazione rendiconto 2016
– relazione attività annuale 2016
– rinnovo direttivo
– obiettivi 2017
– varie ed eventuali

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4 thoughts on “In attesa del colpo di grazia all’iniziativa popolare sulla democrazia diretta

  1. Non ci resta che piangere.
    Anzi no: non resta che negare il voto a tutti gli schieramenti partitico che hanno scientemente e vilmente (fuori dall’aula deputata al confronto politico) negato i diritti politici dei cittadini.

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  2. Pingback: Relazione attività sociale – anno 2016 | Più Democrazia in Trentino

  3. Pingback: Non esistono scorciatoie al cambiamento… | pontidivista

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