Partecipazione, manca coerenza. Una riflessione sul legame tra federalismo e libertà democratiche

Perchè, generalmente, nella scienza politica occidentale il federalismo non fa parte della teoria della democrazia bensì della forma ordinamentale dello Stato? Se lo chiede Luca Meldolesi nel saggio Carlo Cattaneo e lo Spirito italiano. In altre parole, l’autore si domanda perché il pensiero dominante non considera il federalismo, che da noi assume le sembianze dell’autonomia, quale modello per valorizzare le nostre libertà democratiche e per risollevare l’Italia tramite la sua funzione culturale, economica e politica progressiva.

Alla luce dell’esito del recente dibattito sul regionalismo differenziato, che ha visto protagoniste le élites politiche locali (o le oligarchie elettive a seconda del punto di vista) il quesito ritorna attuale. Dalle parole del presidente Rossi (sic Serve più partecipazione) appare evidente che la democratizzazione, sia nella versione progressiva che in quella regressiva, è ritenuta essere un processo puramente incidentale e comunque scollegato dall’accaparramento di nuovi poteri e dall’ineludibile (presunto) efficientamento della pubblica amministrazione.

Eppure, la libera formazione degli individui e delle comunità, che si esplicita tramite gli istituti di partecipazione popolare, è un elemento essenziale nei paesi fortemente federalisti come Svizzera e Stati Uniti, ma anche in alcuni Länder tedeschi e città anglosassoni. A tal riguardo, non deve essere preso sottogamba il fatto che, da più di dieci anni, il Consiglio d’Europa raccomanda all’Italia di ratificare il Protocollo addizionale alla Carta europea dell’autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali e che la Commissione di Venezia (parere 797/2014) accolse con favore buona parte delle proposte dell’iniziativa popolare sulla democrazia diretta presentata nella scorsa legislatura e disprezzata da chi, oggi, chiede più partecipazione.

Alex Marini – ex presidente associazione Più Democrazia in Trentino
* intervento pubblicato sul Corriere del Trentino, il 30 novembre 2017

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