Referendum Bezzecca: i Garanti non decidono, Più Democrazia interviene

Al fine di procedere con l’esame di ammissibilità dei quesiti depositati il 18 ottobre 2017 dal comitato promotore del referendum propositivo frazionale di Bezzecca, l’amministrazione comunale di Ledro ha convocato il Comitato dei Garanti già il 19 ottobre (prot.13204 del 19.10.17). La disamina dei quesiti ha avuto luogo il 25 ottobre e si è conclusa con il rinvio della decisione al Consiglio comunale (prot.13434 del 25.10.2017):

L’associazione Più Democrazia in Trentino, ritenendo che le procedure per garantire il diritto a promuovere referendum non siano state eseguite diligentemente ha inoltrato via posta elettronica certificata il 30 ottobre la seguente lettera all’amministrazione comunale invitandola al rispetto dello Statuto comunale (nota del 30.10.2017 – versione pdf):

Al sig. Renato Girardi
Sindaco del Comune di Ledro
Pieve di Ledro, CAP 38067

Per conoscenza

Al sig. Natale Dal Bosco
Presidente del Consiglio comunale di Ledro

Alla Sig.ra Anna Gnuffi
Presidente del Comitato dei Garanti

Alla Sig.ra Federica Giordani
Segretario Comunale

Trasmissione @
comune@pec.comune.ledro.tn.it

Oggetto: Invito ad attuare le disposizioni statutarie del Comune di Ledro in materia di partecipazione popolare

Gentile Sindaco Girardi

Ci rivolgiamo a Lei perché l’Associazione di promozione sociale Più Democrazia in Trentino si è data in via statutaria il compito di contribuire a migliorare gli strumenti della democrazia nel nostro territorio, con particolare attenzione a quegli strumenti che comportano l’intervento diretto dei cittadini. Tra questi i referendum ad ogni livello istituzionale.

Guardiamo agli aspetti procedurali e al rispetto delle norme e della legalità. Non ci esprimiamo sui contenuti: ci concentriamo sul metodo e sulle regole che garantiscono lo svolgimento democratico delle pratiche di partecipazione. Accanto a questa attività offriamo assistenza/consulenza ai cittadini e alle amministrazioni pubbliche più sensibili rispetto all’allineamento degli strumenti di partecipazione alle normative e alle convenzioni vigenti nel nostro territorio, nonché alle raccomandazioni del Consiglio d’Europa e alle migliori pratiche democratiche internazionali.

Negli ultimi giorni la cronaca locale ha richiamato la nostra attenzione sul Comune di Ledro, al centro di una vicenda che riguarda una richiesta di referendum e le procedure da voi seguite per gestire l’iniziativa dei cittadini. Abbiamo ripercorso l’iter intrapreso e desideriamo segnalarvi una serie di atti, da voi fatti o omessi, che compromettono il godimento di diritti civili e politici dei cittadini del vostro comune.

In prima istanza evidenziamo che non avete ancora un regolamento per i referendum. Tale regolamento, previsto dall’art. 4 del vostro statuto, è un atto obbligatorio. La sua mancanza è una grave inadempienza dell’amministrazione rispetto ad un atto previsto dalla legge.

Rispetto al procedimento referendario in corso appare evidente che l’unico rimedio sia ripristinare la legalità attuando quanto il vostro statuto prevede, bloccando quindi ogni decisione in merito alla variante in deroga. Diversamente si privilegerebbe un interesse individuale rispetto ai diritti civili e politici dell’intera popolazione. Diritti che nel caso di specie verrebbero concretamente violati, con tutte le conseguenze che ciò comporterebbe.

Troviamo singolare che sugli organi di informazione sia comparsa la notizia che i Garanti abbiano dichiarato inammissibile la richiesta di referendum (cosa che non hanno fatto) e che sia stato convocato un Consiglio Comunale straordinario con all’ordine del giorno la deroga urbanistica senza che vi siano state smentite da parte degli organi comunali.

Avendo avuto copia del verbale della riunione dei Garanti, appare evidente che non si siano affatto espressi per l’improcedibilità dei referendum, ma che abbiano semplicemente rilevato la mancanza di un regolamento. In sintesi: i Garanti rilevano l’inadempienza delle istituzioni comunali, non argomentano l’inammissibilità dei quesiti. Peraltro quanto riportato nel penultimo paragrafo (“Esaminando lo Statuto …”) non ha certo la forma di una decisione.

Ci auguriamo quindi che all’ordine del giorno del prossimo consiglio sia inserita se non l’approvazione del regolamento, quantomeno l’avvio di una rapida procedura per adottarne uno. Dovendosi considerare che, in assenza di una esplicita e motivata inammissibilità nel merito del quesito referendario, questo si deve ritenere ammesso, al momento vale il disposto dell’art. 11 comma 2 dello Statuto Comunale.

Non si comprende come il Consiglio Comunale possa assumere che il referendum non si possa celebrare dato che non vi è una deliberazione argomentata in tal senso da parte del Comitato dei Garanti, unico organo che ai sensi dello Statuto Comunale possa decidere in merito.

Riguardo al Comitato dei Garanti, ci pare che l’atto a noi inviato sia caratterizzato da evidenti vizi.

In primo luogo, mentre la Presidente si è dichiarata incompatibile a decidere nel merito, dal verbale si evince che la seduta della commissione si è occupata principalmente di questioni procedurali. Questioni per le quali la Presidente non era certo incompatibile, e per le quali, anzi, la sua presenza era necessaria per operare.

In secondo luogo appare singolare che i rimanenti membri abbiano eccepito la mancanza di regolamento per lo svolgimento del referendum, ma non abbiamo parimenti deciso se potevano o meno riunirsi validamente in assenza del regolamento previsto esplicitamente dall’art. 4 comma 2 lettera b) dello Statuto Comunale – salvo porsi una domanda senza darsi risposta.

Il comportamento assunto è prova del fatto che si è deciso che il Comitato dei Garanti poteva regolarmente riunirsi e fornire un proprio deliberato. In tal caso però i Garanti avrebbero dovuto osservare anche quanto disposto dall’art. 10 comma 2), ossia assumere “tutte le decisioni necessarie per consentire l’espressione della volontà popolare.” Pare evidente abbiano fatto piuttosto l’opposto.

A parere degli scriventi, a fronte del rilievo dell’assenza di un regolamento, i Garanti avrebbero potuto approvarne uno ad-hoc per questa tornata referendaria, oppure sospendere ogni deliberazione in attesa che il Consiglio sani la propria inosservanza della legge.

A ciò si aggiunga che tra le domande poste dal Comitato dei Garanti ve ne sono almeno un paio che hanno una chiara risposta nello Statuto Comunale, ancorché lo stesso presenti in molti punti imprecisioni e incongruenze nell’uso dei termini, derivante dal pedissequo copia e incolla dallo statuto-tipo redatto dal Consorzio dei Comuni Trentini.

Il referendum può evidentemente riguardare un solo Municipio (il Municipio è esplicitamente equiparato ad una circoscrizione all’art.1 comma 3 e anche all’art. 4 comma 2 lettera a), e l’art. 8 comma 2 fissa la soglia all’8% sia per il comune sia per le circoscrizioni.

Riguardo la domanda “Quali sono le questioni o i provvedimenti di interesse generale?”, pare evidente che vada interpretata considerando tutti i provvedimenti di interesse generale del Comune, salvo quelli che riguardano le singole persone o le associazioni.

La domanda del Comitato dei Garanti, ci dà l’occasione per rinnovare in questa sede una critica che Più Democrazia in Trentino già ha rivolto al Consorzio dei Comuni nel momento in cui l’Ente ha aggiornato il suo “statuto-tipo”. I termini utilizzati nell’art. 11 comma 1 del vostro statuto (Il referendum propositivo è finalizzato a orientare il Consiglio comunale o la Giunta in relazione a tematiche di particolare rilevanza per il Comune, non ancora compiutamente e definitivamente disciplinate) sono effettivamente generici e potenzialmente fonte di dubbi interpretativi. La chiarezza della norma è fondamento del diritto, più che opportuno porre rimedio.

Per altro, considerando che dovremmo essere in una democrazia e che, come diceva Mortati, il popolo è “il più qualificato organo politico dello Stato democratico”, le tematiche di competenza comunale definibili di particolare rilevanza sono tutte quelle che interessano particolarmente ai cittadini del Comune – evidentemente abbastanza interessanti da indurli a promuovere un referendum e a raccogliere il numero minimo di firme necessario ai sensi dello Statuto.

Pensiamo che questa vicenda costituisca una preziosa opportunità per il vostro Comune per avviare un percorso di riflessione e confronto finalizzato ad aggiornare e migliorare lo Statuto – risolvendo innanzitutto le potenziali ambiguità che oggi emergono.

La nostra Associazione è a disposizione del Comune per offrire supporto nell’elaborazione sia dei regolamenti attuativi che delle modifiche statutarie.

Auspichiamo che questo nostro contributo risulti utile all’amministrazione comunale e che la gestione della richiesta referendaria avvenga con la dovuta cautela e nel rispetto delle norme che il Comune stesso si è date.

Daniela Filbier – Presidente dell’APS Più Democrazia in Trentino
Stefano Longano – Relatore disegno di legge provinciale di iniziativa popolare 1/XV

Rassegna stampa:

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