
Il 27 luglio i consiglieri provinciali Alessio Manica e Lucia Coppola hanno depositato un’interrogazione (1925/XVII), nata da una sollecitazione dell’associazione Più Democrazia in Trentino, per chiedere alla Giunta provinciale di fare chiarezza sulla dismissione dell’applicazione “Partecipazione democratica cittadini” e sulle strategie che la Provincia intende adottare per accompagnare i processi decisionali e le consultazioni pubbliche attraverso strumenti digitali.
È una domanda semplice, ma decisiva: come intende la Provincia promuovere la partecipazione dei cittadini nell’era digitale?
Da anni la nostra associazione cerca di affrontare questo tema con spirito costruttivo. Lo abbiamo fatto promuovendo petizioni provinciali e regionali per introdurre la sottoscrizione digitale degli istituti di partecipazione popolare, presentando osservazioni ai PIAO della Provincia e dei Comuni di Trento, Storo e Dro, e, più recentemente, opponendosi alla recente modifica dello Statuto del Comune di Trento che ha introdotto la “cittadinanza di comunità” per evidenziare quanto sia inadeguata l’attuale disciplina delle consultazioni pubbliche.
In tutti questi casi abbiamo trovato un denominatore comune: una forte resistenza all’innovazione democratica. Cambiano le maggioranze politiche, cambiano i livelli istituzionali, ma il risultato resta lo stesso. C’è chi sceglie il silenzio, come la Provincia autonoma di Trento, che non ha mai spiegato perché abbia dismesso la piattaforma dedicata alla partecipazione senza presentare un’alternativa. C’è chi, invece, liquida le richieste di maggiore coinvolgimento dei cittadini come irrilevanti, come è accaduto nel Consiglio comunale di Trento durante la discussione sul non accoglimento dell’opposizione alle modifiche statutarie.
Eppure gli esempi non mancano.
Il Comune di Milano utilizza da anni la piattaforma Decidim, un software open source adottato da centinaia di amministrazioni in Europa. Attraverso Milano Partecipa i cittadini possono seguire consultazioni pubbliche, presentare proposte, sottoscrivere petizioni, delibere di iniziativa popolare e richieste referendarie utilizzando SPID o Carta d’Identità Elettronica. Tutto avviene in modo trasparente, tracciabile e accessibile, consentendo ai cittadini di seguire ogni fase del procedimento.
Questa non è fantascienza. È amministrazione ordinaria.
Spesso si sostiene che introdurre questi strumenti sarebbe tecnicamente complesso. Non è così.
In Trentino tutte le pubbliche amministrazioni dispongono già dell’infrastruttura necessaria per utilizzare SPID e Carta d’Identità Elettronica. La Provincia autonoma di Trento, attraverso Trentino Digitale, svolge infatti il ruolo di Soggetto Aggregatore, mantenendo le convenzioni con AgID e Ministero dell’Interno e mettendo tali servizi a disposizione degli enti del territorio. È la stessa infrastruttura che ogni giorno permette ai cittadini di accedere ai servizi online della Provincia, dei Comuni, delle scuole, di IPRASE e degli altri enti pubblici.
Il vero ostacolo, quindi, non è tecnico.
È politico.
Naturalmente una piattaforma come Decidim richiede un server, attività di configurazione e manutenzione. Ma non è diverso da qualsiasi altro servizio digitale che le amministrazioni già gestiscono quotidianamente: dalle prenotazioni online alle iscrizioni ai servizi scolastici, fino ai portali per i servizi comunali. Quando c’è la volontà politica, le soluzioni tecniche si trovano.
La domanda che continuiamo a porre è allora molto semplice: perché si investe nella digitalizzazione dei servizi amministrativi, ma non nella digitalizzazione della partecipazione democratica?
Una pubblica amministrazione moderna non dovrebbe limitarsi a erogare servizi online. Dovrebbe anche consentire ai cittadini di contribuire in modo semplice, sicuro e trasparente alla formazione delle decisioni pubbliche.
L’interrogazione presentata in Consiglio provinciale rappresenta un’occasione importante per aprire finalmente questo confronto.
Ci auguriamo che la risposta della Giunta non si limiti a spiegare il passato, ma indichi una strategia per il futuro. Perché la partecipazione digitale non è un lusso né una moda: è uno strumento indispensabile per rendere più trasparente, inclusiva e responsabile la democrazia locale.
Dal 2011 Più Democrazia in Trentino continua a chiedere la stessa cosa: che gli strumenti di partecipazione previsti dalle leggi e dagli statuti siano finalmente resi accessibili anche attraverso le tecnologie digitali. Oggi non esistono più ostacoli tecnici. Rimane soltanto una scelta politica.
ATTI:
– 30 luglio 2026 – Delibera di non accoglimento del ricorso in opposizione sulle modifiche statutarie
– 30 luglio 2026 – Relazione tecnica della segreteria generale sul ricorso con parere di non accoglimento
– Interrogazione comunale a risposta scritta n. 178/2026 – Modalità di attuazione dell’articolo 101 dello Statuto comunale in materia di preventiva consultazione popolare nelle future modifiche statutarie
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Per porsi il problema di aggregare una risposta collettiva alla domanda”perché si investe nella digitalizzazione dei servizi amministrativi, ma non nella digitalizzazione della partecipazione democratica?”coglierei l’opportunità di inserirla nei commenti a questo invito di Marco Cappato: https://marcocappato.substack.com/p/faccio-sempre-la-stessa-domanda-trappola
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