Le petizioni entrano nella discussione sulla legge elettorale. Ma la partecipazione dei cittadini resta ai margini

Il 15 settembre il Senato ha approvato la riforma della legge elettorale. A conclusione dei lavori, abbiamo voluto verificare quale spazio abbiano avuto nella discussione gli strumenti di partecipazione popolare e, nello specifico, le petizioni.

Le petizioni dei cittadini sono state formalmente congiunte all’esame della nuova legge elettorale da parte del Senato (AS 1971). È un fatto positivo: riconosce, almeno sul piano procedurale, che le richieste presentate ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione devono accompagnare la discussione parlamentare sugli stessi temi.

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Il diritto di voto negato: milioni di cittadini esclusi da regole ferme al secolo scorso

Il sistema elettorale italiano continua a escludere, nei fatti, una parte significativa della popolazione dall’esercizio del diritto di voto. Tra cittadini fuori sede e persone con problemi di salute, cresce il fenomeno dell’astensionismo involontario, causato da regole rigide e ormai anacronistiche. Lo dimostrano, da un lato, il caso del consigliere regionale toscano Jacopo Melio, che ha denunciato le difficoltà di accesso al voto domiciliare in presenza di problemi di salute sopravvenuti, e dall’altro i dati della città di Trento, dove su 60.353 votanti sono stati nominati 394 rappresentanti di lista (0,65%), spesso utilizzati come soluzione surrettizia dai fuori sede per poter votare. Due evidenze che rafforzano la necessità urgente di riformare le modalità di voto, introducendo strumenti più accessibili e adeguati alla società contemporanea. Un tema già sollevato da Più Democrazia in Trentino con un appello alle istituzioni, che oggi si conferma più attuale che mai.

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