Nel novembre 2012 mi recai a San Francisco per un viaggio di lavoro. In occasione di una festa organizzata dall’amico Greg Delaune conobbi Ira Johnston, uno fra i tanti californiani che il 6 novembre si recarono alle urne per eleggere il Presidente degli Stati Uniti d’America ed esprimere una preferenza sui numerosi quesiti referendari.
Ira è un architetto paesaggista con un’esperienza pluriennale in progetti di sviluppo residenziale a ridotto impatto ambientale. Afro-americano nato negli anni ’60, è cresciuto in un clima di entusiasmo generato dalle lotte che gli hanno concesso non solo il diritto di voto ma anche quello di partecipare pienamente alla vita democratica americana. Continua a leggere
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Lettera e domande ai consiglieri provinciali

Alla cortese attenzione
– dell’Egr. Presidente della Prima Commissione, Cons. Renzo Anderle
– delle Gentili Consigliere e degli Egregi Consiglieri provinciali
Questa e-mail fa seguito all’invio della Guida alla Democrazia Diretta effettuato nel mese di novembre ’12 ed alla lettera del 4 gennaio scorso in cui si suggeriva una lista di esperti internazionali in tema di democrazia diretta da ascoltare in udienza presso il Consiglio Provinciale.
A distanza di 6 mesi dalla presentazione del ddl di iniziativa popolare n.328/XIV in Prima Commissione, i membri del comitato promotore che rappresentano i circa 4000 firmatari auspicano una pronta ripresa della trattazione dello stesso. A questo scopo con la presente si trasmette una lettera indirizzata al presidente della Prima Commissione permanente chiedendo che la stessa sia inoltrata ai componenti della commissione ed a tutti i consiglieri provinciali.
Nella lettera in allegato sono contenute una serie di domande precedute da alcune di considerazioni sui diversi punti contenuti nel ddl di iniziativa popolare con l’intento di esplicitare le posizioni dei Consiglieri e di favorire un dibattito pubblico. Per facilitare il lavoro di compilazione delle risposte che le consigliere ed i consiglieri vorranno mettere a disposizione dei cittadini alleghiamo anche un apposito file.
Si coglie inoltre l’occasione per chiedere informazioni riguardo la futura programmazione del disegno di legge visto che a seguito della richiesta inoltrata il 4 gennaio non abbiamo avuto nessuna risposta.
Si porgono i più cordiali saluti.
Il progetto di legge che il comitato Più Democrazia in Trentino ha presentato mira a migliorare gli strumenti di partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni politiche. In questi anni il distacco tra i cittadini e “la politica”, in particolare in Italia, è divenuto sempre più accentuato. Ma non ovunque si presenta questo fenomeno.
Nella vicina Svizzera, a noi per altro affine sia orograficamente che per tradizione di autogoverno dei beni comuni nelle comunità locali, tale frattura non si presenta, e anzi vi è una generale soddisfazione di come i politici gestiscono la cosa pubblica. Questo risultato è ascrivibile in larga parte alla presenza ad ogni livello della possibilità di disporre di strumenti di democrazia diretta efficaci, quali l’iniziativa popolare e i referendum confermativi, senza limiti di argomento e senza quorum, che contribuiscono a mantenere un sostanziale allineamento tra le decisioni politiche e la volontà popolare.
Le leggi sottoposte a referendum hanno un esito che nella maggior parte dei casi si conforma con le raccomandazioni del parlamento. Anzi, questa quota è aumentata negli anni, indice di un sempre miglior allineamento tra le decisioni dei rappresentanti eletti e del popolo. Per questo un capitolo del libro “Guida alla democrazia diretta” che vi abbiamo inviato è titolato: Iniziative, referendum e votazioni popolari: una componente indispensabile della moderna democrazia rappresentativa.
La Svizzera è anche il paese europeo che meglio ha superato la crisi di questi ultimi anni, nella quale invece noi siamo ancora pienamente coinvolti. E questo non è un caso. Gli studi mostrano che dove vi è un più diretto coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni, anche di carattere economico e fiscale, l’economica funziona meglio. Non per nulla Economie Suisse, l’associazione delle imprese svizzere, è tra i maggiori sostenitori della democrazia diretta di modello svizzero.
E d’altronde quasi 17 anni fa, nel 1996 The Economist, rivista economica inglese di rilevanza internazionale, scriveva: “… the next big change in human affairs will probably not be a matter of economics, or electronics, or military science; it will be a change in the supposedly humdrum world of politics. The coming century could see, at last, the full flowering of the idea of democracy. … If democracy means rule by the people, democracy by referendum is a great deal closer to the original idea than the every-few-years voting which is all that most countries have.”
Il progetto di legge da noi proposto mira ad introdurre anche a livello provinciale una serie di strumenti di partecipazione popolare che sono utilizzati con successo nel modo per migliorare la partecipazione popolare e la qualità delle scelte politiche.
In previsione della ripresa della discussione in Prima Commissione del progetto di legge di iniziativa popolare n.328/ XIV, e dell’auspicata discussione e voto in aula entro la fine di questa legislatura, vorremmo provare a rendere più pubblico e aperto, nello spirito della legge, il dibattito sulla legge stessa.
A questo fine abbiamo preparato una serie di domande, che abbiamo inviato a tutti i consiglieri provinciali, sugli elementi principali della proposta di legge. Se Lei fosse così cortese da voler rispondere, le risposte verranno pubblicate sul nostro sito.
Cordiali saluti,
Lettera firmata da:
Stefano Longano – Estensore della lettera e relatore della legge
Alex Marini – Primo firmatario e relatore della legge
La votazione popolare del 3 Marzo 2013
No, non è che so che si voterà prestissimo nuovamente. E comunque non sarebbe così presto.
Ma nelle concitate fasi finali di queste elezioni politiche mi rifugio nel commento dei referendum popolari in Svizzera. Sono una talismano di buona politica, antidoto a quella pessima che purtroppo vedo e vivo qui in Italia.
La prima tornata referendaria di quest’anno in Svizzera è fissata per il 3 Marzo, una settimana dopo le nostre elezioni politiche, ed è interessante per due motivazioni, una procedurale e una sostanziale.

La prima perché in una sola tornata di votazioni sono presenti tutte e tre le tipologie di votazione popolare.
La seconda perché affronta temi di grande attualità anche da noi, e dimostra che dove vige la democrazia diretta si decide anziché riempire pagine di inchiostro e aria di vibrazioni senza costrutto.
I 3 quesiti riguardano una modifica costituzionale richiesta la Parlamento svizzero, una iniziativa popolare e un referendum confermativo chiesto per impedire l’entrata in vigore di una legge approvata dal Parlamento.
La modifica costituzionale è ovviamente soggetta a referendum confermativo obbligatorio. Mi pare interessante ribadire che in Svizzera le modifiche costituzionali possono avvenire unicamente con voto popolare, sia che l’iniziativa della modifica sia parlamentare che nel caso l’iniziativa sia popolare.
L’aspetto tecnico interessante dell’iniziativa popolare è che si porta dietro una controproposta parlamentare indiretta. Abbiamo spiegato, perché è previsto anche per la nostra legge provinciale di iniziativa popolare, cosa sia un controprogetto diretto del legislativo. Se ad una legge di iniziativa popolare il legislativo (il parlamento federale per le leggi federali in Svizzera) ritiene di affiancare una controproposta se vincono i si al cambiamento entra in vigore delle due proposte quella con più si. Se vincono i no sono bocciate entrambe. Il controprogetto indiretto invece entra in vigore se l’iniziativa popolare è respinta, e se contro il controprogetto non viene chiesto un referendum confermativo. In quest’ultimo caso entra in vigore solo se la successiva votazione popolare lo conferma. Risulta interessante il fatto che nel corso delle deliberazioni il Parlamento aveva discusso anche un controprogetto diretto. Questo aveva contenuti differenti rispetto a quello indiretto ma non è stato approvato dal Consiglio Nazionale.
Anche la terza proposta ha un elemento interessante. Questa legge è una risposta indiretta ad una iniziativa attualmente in corso, la c.d. iniziativa per il paesaggio, che è stata sospesa in attesa dell’approvazione di questa legge. L’iter testimonia della ricchezza di dibattito che si sviluppa grazie alle iniziative popolari. Il comitato promotore della iniziativa per il paesaggio aveva infatti richiesto il voto su una particolare testo legislativo. Il Parlamento ha discusso se fare una controproposta, ma ha determinato che la cosa più adeguata sarebbe stato intervenire su altri testi legislativi. Il comitato ha accettato di sospendere l’iter del proprio progetto. Nel caso in cui il controprogetto indiretto venisse approvato ritirerebbe definitivamente la propria proposta. Il controprogetto è stato approvato dal Parlamento, ma un altro gruppo di cittadini ha richiesto che questo venga sottoposto a referendum confermativo. Se questo referendum quindi approverà la legge, l’iter della iniziativa per il paesaggio si fermerebbe definitivamente. Se invece questa legge venisse respinta, in una prossima tornata elettorale verrebbe votata l’iniziativa per il paesaggio.
Ma lasciamo da parte le questioni procedurali, che magari appassionano solo me, e vediamo quali siano i contenuti di questi referendum.
Il primo è una modifica della Costituzione Federale per dare migliori strumenti di intervento legislativo nel campo delle politiche familiari, ed in particolare della conciliabilità tra la vita familiare e quella lavorativa.
Il secondo riguarda una iniziativa popolare denominata “contro le retribuzioni abusive”. L’iniziativa si propone di porre un freno nelle aziende quotate in borsa alle retribuzioni e liquidazioni esageratamente elevate ai manager a prescindere dai risultati economici conseguiti. E anche da loro si parla soprattutto dei manager bancari.
Il terzo referendum mira a bloccare delle modifiche parlamentari alla legge sulla pianificazione del territorio (LPT). Questa legge interviene in vari modi per limitare l’estensione delle zone edificabili, promuovere il mantenimento di aree edificate il più compatte possibile e promuovere il risparmio energetico e l’uso di fonti rinnovabili.
Come sempre è stato predisposto un opuscolo, che illustra dettagliatamente quanto viene posto in votazione e le posizioni favorevoli e contrarie.
Come vedete sono argomenti attualissimi anche in Italia. Argomenti sui quali in Svizzera, sulla spinta popolare, la politica dibatte e agisce. Da noi a volte dibatte sui giornali ma poi non fa nulla. Sul consumo di territorio per esempio è stato persino proposto un referendum interno al PD per farlo diventare parte della piattaforma programmatica del partito. Nemmeno questa iniziativa ha avuto un qualche effetto pratico. Di fatto il tema è scomparso dalle agende politiche.
Ma vediamo più nel dettaglio con l’aiuto dei testi dell’opuscolo, con qualche parallelo rispetto alla nostra realtà. Per un approfondimento più completo rimando ai collegamenti nel testo.
1- Decreto federale sulla politica familiare
Il nuovo articolo costituzionale incarica la Confederazione e i Cantoni di promuovere la conciliabilità tra la vita familiare e l’esercizio di un’attività lucrativa o una formazione. Consiglio federale e Parlamento raccomandano di accettare il nuovo articolo costituzionale.
L’essenziale in breve
Conciliare famiglia e lavoro
Oggi sono molte le famiglie in cui entrambi i genitori sono costretti a lavorare o semplicemente desiderano farlo. Chi ha famiglia ed esercita un’attività lucrativa deve però spesso fare i conti con serie difficoltà che possono indurre soprattutto le madri a rinunciare loro malgrado interamente o in parte alla vita professionale.
Migliorare le condizioni quadro
Occorre quindi provvedere affinché diventi più facile lavorare o seguire una formazione pur avendo figli. Le condizioni quadro vanno cioè impostate in modo tale che sia più semplice conciliare la vita familiare con un’attività lucrativa o una formazione. A tal fine, vanno innanzitutto potenziate le strutture di custodia complementari alla famiglia, per esempio gli asili nido, i doposcuola o le mense. Ne trarrà beneficio anche l’economia, dato che in un’ottica economica è importante che al mercato del lavoro partecipi il maggior numero possibile tanto di donne quanto di uomini.
Un nuovo articolo costituzionale
Il Parlamento intende migliorare la situazione attuale, ma ritiene che l’odierna base costituzionale sia insufficiente. Ha pertanto elaborato un nuovo articolo costituzionale che incarica la Confederazione e i Cantoni di promuovere la conciliabilità tra la vita familiare e l’esercizio di un’attività lucrativa o una formazione. La competenza in materia spetta innanzitutto ai Cantoni, chiamati ad approntare un’offerta sufficiente di posti nelle strutture di custodia complementari alla famiglia e parascolastiche. La Confederazione interviene unicamente se necessario, emanando principi a livello nazionale.
Posizione del Consiglio federale e del Parlamento
Il Consiglio federale e il Parlamento sono persuasi che la nuova disposizione possa giovare alle famiglie e concorrere a garantire il benessere generale. Raccomandano pertanto al Popolo e ai Cantoni di accettare il nuovo articolo costituzionale.
Già oggi in Svizzera vi è un forte supporto della famiglia e della maternità. La Costituzione prevede questo supporto e intorno al nucleo familiare e ai figli ruota il sistema di supporto sociale esistente. Per cui vi è un reddito garantito per la madre che si deve assentare dal lavoro per il parto e l’assistenza ai neonati, degli assegni familiari e una struttura impositiva che favorisce i nuclei familiari. Il Parlamento però ritiene che non vi sia sufficiente base costituzionale per altre incentivazioni che ritiene indispensabili per meglio conciliare durante la crescita dei figli la vita familiare e quella professionale. In particolare la norma costituzionale serve ad impegnare risorse pubbliche per il finanziamento di asili nido, orario scolastico continuato, doposcuola e mense. La norma, come normale in un paese federale, assegna ai cantoni il compito di disciplinare la materia, lasciando eventualmente alla confederazione compiti di coordinamento e definizione di livelli minimi di servizio.
Per la nostra realtà possiamo osservare due cose. La prima che mentre da noi si parla tanto di cosa si potrebbe fare, gli Svizzeri fanno e cercano anche di migliorarsi. Questo è un effetto del controllo popolare sulle scelte politiche, e sull’allineamento che naturalmente si ottiene tra scelte politiche e volontà popolare grazie alla democrazia diretta. La seconda è l’estrema attenzione prestata al rispetto delle norme. Sebbene qui si tratti di legiferare su questioni ampiamente supportate dalla popolazione, si spinge per far si che l’intervento legislativo avvenga nel pieno rispetto del quadro costituzionale.
Purtroppo da noi il disallineamento tra le scelte legislative concrete e le norme ha dato luogo persino alla differenziazione tra costituzione reale e costituzione materiale. Con tanti saluti allo stato di diritto.
2 – Iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive»
L’iniziativa intende consentire agli azionisti delle imprese quotate in borsa di esercitare una maggiore influenza sulle retribuzioni versate al consiglio d’amministrazione e alla direzione. Lo scopo è di evitare retribuzioni spropositate e abusive.
L’essenziale in breve
Negli ultimi anni l’opinione pubblica ha criticato in modo anche aspro il fatto che diverse imprese versassero ai propri dirigenti retribuzioni e liquidazioni molto elevate a prescindere dai risultati economici conseguiti. In questo contesto è stata lanciata l’iniziativa popolare «contro le retribuzioni abusive».
Contenuto dell’iniziativa
Scopo dell’iniziativa è imporre restrizioni alle imprese quotate in borsa affinché non possano continuare a remunerare i vertici aziendali con somme spropositate. A tal fine, l’iniziativa propone tre nuove disposizioni: le retribuzioni del consiglio d’amministrazione e della direzione devono essere imperativamente autorizzate dall’assemblea generale degli azionisti; il mandato dei membri del consiglio d’amministrazione è limitato a un anno; alcune tipologie di retribuzioni, per esempio le liquidazioni e i premi per le acquisizioni di aziende, sono vietate. Inoltre, chi contravviene a queste regole può essere punito.
Posizione del Consiglio federale e del Parlamento
Il Consiglio federale e il Consiglio degli Stati respingono l’iniziativa: oltre a comportare un eccesso di regolamentazione, essa metterebbe in discussione uno dei capisaldi della piazza economica elvetica, ossia i principi liberali alla base del diritto societario svizzero. Il Consiglio nazionale non ha invece espresso alcuna raccomandazione di voto. Il Parlamento concorda sulla necessità di disciplinare le retribuzioni versate dalle imprese quotate in borsa e ha pertanto adottato un controprogetto indiretto. Sostenuto anche dal Consiglio federale, il controprogetto concretizza con una modifica di legge le principali rivendicazioni dell’iniziativa, ma rispetto a quest’ultima è complessivamente più moderato.
Anche qui, come in molte parti del mondo, si è assistito a ondate di sdegno verso le retribuzioni astronomiche date ai grandi manager di società quotate, e spesso anche ai c.d. paracadute d’oro che consistono in buonuscite milionarie quando vengono sostituiti, solitamente per aver male gestito l’azienza. Grande clamore in particolare hanno suscitato le retribuzioni dei vertici bancari, assolutamente spropositati soprattutto in un momento in cui i profitti mancano del tutto o vi sono addirittura perdite causate anche dalla gestione di questi manager.
Ma mentre negli altri paesi questo resta un dibattito largamente accademico, in Svizzera, grazie alla democrazia diretta, si avrà comunque una legge sul tema.
Personalmente preferisco la controproposta del Governo. Però è evidente che non vi è nel Parlamento una grande condivisione sul miglior modo di procedere. Questo sia perché non si è riusciti ad elaborare una controproposta diretta, sia perché non vi è una raccomandazione di voto del Consiglio Nazionale, benché il Consiglio Federale e il Consiglio degli Stati dia a sfavore dell’iniziativa e a favore di quella indiretta da loro proposta.
3 – Modifica della legge sulla pianificazione del territorio
La modifica della legge sulla pianificazione del territorio intende ridurre la superficie delle zone edificabili sovradimensionate e dunque frenare la dispersione degli insediamenti in Svizzera. È un controprogetto indiretto all’iniziativa per il paesaggio. Contro la revisione della legge è stato chiesto il referendum. Se la revisione è respinta, l’iniziativa per il paesaggio sarà sottoposta al voto.
L’essenziale in breve: obiettivo della modifica di legge
In passato diversi Cantoni e Comuni hanno definito zone edificabili sovradimensionate. Spesso tali zone sono edificate in modo sparso, con gli edifici nuovi lontani dai centri urbani. In tal modo aumenta la dispersione degli insediamenti. La modifica della legge sulla pianificazione del territorio punta a distinguere più chiaramente i comprensori edificabili da quelli non edificabili. Si prefigge uno sviluppo compatto degli insediamenti, un migliore utilizzo delle aree dismesse presenti nelle zone edificabili e una riduzione dell’estensione delle zone edificabili sovradimensionate. In futuro le dimensioni delle zone edificabili dovranno dipendere dal fabbisogno prevedibile per 15 anni.
Controprogetto all’iniziativa per il paesaggio
La modifica della legge sulla pianificazione del territorio è stata decisa dal Parlamento quale controprogetto indiretto all’iniziativa per il paesaggio, che chiede di non aumentare la superficie totale delle zone edificabili in Svizzera per 20 anni. L’iniziativa è stata ritirata dal comitato d’iniziativa, a condizione che la revisione della legge sulla pianificazione del territorio entri in vigore. Nel caso in cui la presente revisione venga respinta, l’iniziativa per il paesaggio sarà sottoposta al voto popolare.
Motivi del referendum
Contro la revisione è stato chiesto il referendum. Il comitato referendario critica la revisione poiché limiterebbe i diritti di proprietà e provocherebbe un aumento del prezzo dei terreni.
Posizione del Consiglio federale e del Parlamento
Consiglio federale e Parlamento raccomandano di accettare la modifica della legge sulla pianificazione del territorio, che consentirà di contrastare il consumo poco parsimonioso del suolo e la dispersione degli insediamenti.
Il consumo di territorio è un argomento di grande attualità anche in Italia. Sarebbe utile nel nostro dibattito politico entrasse a pieno titolo la discutere la discussione sulle edificazioni compatte, come proposto in Svizzera con questa legge, o di recupero delle aree edificate e non più utilizzate. Purtroppo il consumo di territorio non è ancora parte integrante dei programmi politici, anzi, spesso la politica ha una insana dipendenza proprio dai costruttori edili. E i pochi, ma significativi esempi, quali quelli di Cassinetta di Lugagnano, con il suo piano regolatore che prevede solo recupero di edificazioni esistenti, sono magari additati come esempio, ma poi poco ripresi dalle norme edilizie generali. Se anche noi avessimo gli strumenti della democrazia diretta enti come Italia Nostra, il FAI o il WWF potrebbero essere molto più attivi per la protezione del nostro territorio. E, come dimostrato a Cassinetta, l’appoggio popolare esiste.
Un ultima nota. Non essendoci il quorum il dibattito, come dovrebbe essere normale, è tutto incentrato tra le ragioni del si e del no. Non ci sono patemi o dubbi. Quello che il popolo voterà tra due settimane sarà legge.
I consigli comunali di Trento e Rovereto rifiutano di adeguarsi agli standard europei di democrazia
La prima cosa che si legge di un articolo è il titolo, e i giornali lo sanno bene. Siamo così abituati a vedere titoli eclatanti che poi non corrispondono al contenuto. In questo caso in realtà avviene forse il contrario. Si potrebbe dire che non solo si rifiutano di adeguarsi, ma probabilmente li ignorano completamente. Recentemente, il 5 Dicembre 2012 per Trento e il 15 Gennaio 2013 per Rovereto, i consigli comunali delle due maggiori città della nostra provincia hanno avuto l’opportunità, su sollecitazione dei cittadini, di abolire i quorum per i referendum municipali. Continua a leggere
Bruno Firmani: favorevole a quorum zero e più partecipazione
Nei giorni scorsi grazie all’aiuto di Elena Baiguera Beltrami siamo riusciti ad entrare in contatto con il Consigliere provinciale dell’Italia dei Valori, prof. Bruno Firmani, il quale con celerità e cortesia ha risposto ai nostri quesiti. Anche in questa occasione dobbiamo riconoscere il rispetto e la comprensione che il consigliere ha dimostrato nei confronti dell’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino. Lo stesso, infatti, era stato l’unico fra i Consiglieri provinciali a presentarsi all’incontro con Bruno Kaufmann, Chi ha paura dei cittadini?, nel settembre scorso.
Bruno Firmani, romano di origini è professore in pensione di Analisi Matematica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Trento. E’ stato eletto consigliere nelle fila dell’Italia dei Valori nel 2008. E’ quindi stato nominato Presidente della Giunta delle elezioni, segretario della Prima Commissione permanente nonché componente effettivo della Commissione per i rapporti internazionali e con l’Unione europea. Infine, è attualmente candidato alle nazionali fra le liste di Rivoluzione Civile proprio insieme a Baiguera Beltrami.
Di seguito l’intervista:
Alex: Lei, Cogo (ddl 222/XIV) e Bombarda (ddl 330/XIV), insieme al comitato Più Democrazia in Trentino (ddl 328/XIV), siete gli unici a sostenere l’eliminazione del quorum di partecipazione nei referendum provinciali. Ci può indicare il percorso che L’ha portata a maturare la convinzione di rimuovere il quorum?
Firmani: La democrazia diretta ha molti vantaggi, anche se non può risolvere tutti i problemi. L’esistenza del quorum ha consentito di unire i voti contrari ai non votanti e questo ha costituito un vulnus per la democrazia ed ha permesso evidenti abusi. Anche l’assenza del quorum può creare qualche problema, ma certamente immensamente minore della normativa attualmente in vigore. Un evento interessante, da questo punto di vista, è stato rappresentato dagli ultimi referendum costituzionali. In quanto tali non era previsto alcun quorum, ma proprio questo fatto ha spinto la maggioranza degli elettori ad andare a votare.
D. Diverse organizzazioni internazionali raccomandano sia ai governi nazionali che a quelli locali di introdurre misure di partecipazione dei cittadini. In particolare il Consiglio d’Europa – istituzione composta da 47 paesi – si è espresso per la rimozione dei quorum nel referendum e per l’abbattimento degli ostacoli per la raccolta delle firme. Un adeguamento della normativa nazionale è francamente utopico mentre invece a livello locale ci si potrebbe aspettare qualcosa di più. Nonostante ciò solo 3 consiglieri su 35 sono a favore di misure tanto auspicate per la democratizzazione delle istituzioni provinciali. Come mai i rappresentanti politici trentini sono così legati ad un assetto storicamente superato e ostile alle tendenze innovatrici?
R. Questa domanda andrebbe posta agli altri 32 consiglieri. Io potrei soltanto immaginare i motivi di questi comportamenti, ma potrei anche essere facilmente smentito dagli interessati. Credo che la cosa più semplice sia quella di lasciare ogni persona sola di fronte alle proprie responsabilità e vedere poi come si comporta.
D. Quali sono le altre proposte contenute nel ddl 328/XIV che lei intende appoggiare?
R. In generale sono favorevole ad una maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche: Svizzera docet. I tempi ormai strettissimi che ci separano dalla fine della legislatura impongono di scegliere di ottenere qualcosa subito. In questo caso occorre concertare con le altre forze politiche e verificare cosa sono disposte a concedere.
D. Quali sono le proposte del ddl 328/XIV che lei non condivide e per quale ragione?
R. Ripeto, sono generalmente favorevole alla partecipazione popolare nelle decisioni politiche. Sarebbe ragionevole cercare di una sintesi unificante.
D. La proposta di deliberazione comunale Quorum Zero discussa a dicembre in seno al Consiglio comunale di Trento è stata interpretata negativamente con un’inutile riduzione del quorum di partecipazione ed un innalzamento significativo degli ostacoli per la raccolta delle firme. Visto che i partiti al governo sono gli stessi, di questo passo a livello provinciale si corre il rischio di peggiorare la LP 3 del 5 marzo 2003 anziché di accogliere le istanze progressiste del ddl 328/XIV. Una delle possibili soluzioni per evitare spiacevoli sorprese è quella di rimandare la trattazione finale del ddl agli eletti della prossima legislatura sperando di trovare consiglieri più aperti alla transizione democratica. E’ una soluzione percorribile?
R. Direi, visti i tempi di questa legislatura, che si tratta di una soluzione quasi inevitabile.
D. L’articolo 1 della Costituzione Italiana dice che la sovranità appartiene al popolo. Questo implica un sistema politico in cui il popolo è detentore dell’autorità politica suprema, vale a dire appunto che la sovranità dello stato appartiene al popolo. Per avvalorare questa ipotesi il popolo – quando lo ritenesse opportuno – dovrebbe essere nelle condizioni di esercitare tale sperata sovranità direttamente, per esempio mediante la conferma di leggi (ref. Confermativo) proposta di leggi e la sua approvazione diretta (ref. Propositivo o iniziativa popolare). Nei fatti però il popolo italiano sia a livello nazionale che a livello locale può proporre ed approvare nuove leggi solo in forma indiretta. Al massimo può abrogarle. Storicamente le battaglie per i diritti politici sono state tra le più difficili e cruente e solo a distanza di anni si è compreso pienamente il valore delle conquiste. Cosa dobbiamo fare per mettere in pratica il principio della volontà popolare con mezzi democratici?
R. Le leggi di iniziativa popolare ed i referenda sia abrogativi che propositivi sono da considerare un utile strumento di democrazia. Non il solo, però molto utile. Alcune norme, che per bassi motivi clientelari sono bloccate qui in Italia, potrebbero essere rapidamente approvate se si interpellassero i cittadini.
D. I 10 referendum sardi (abrogativi e consultivi) ed il referendum della Valle d’Aosta – il primo referendum propositivo di successo nella storia italiana – ci evidenziano come i cittadini siano in grado di proporre e prendere decisioni altrimenti difficilmente realizzabili in un regime di democrazia rappresentativa puro. Questo fa ben sperare per miglioramenti normativi futuri anche se c’è il rischio piuttosto elevato di una risposta reazionaria da parte dei partiti. A Suo avviso, quale tendenza prenderà il sopravvento a seguito delle prossime elezioni? Lo sviluppo ed il consolidamento dei diritti politici o il continuo distacco della casta dal popolo?
R. Alla luce della incertezza politica del momento attuale, a queste domande è impossibile rispondere se non si è in possesso di capacità divinatorie.
D. La sentenza di non ammissibilità dei quesiti referendari della Consulta per abrogare il Porcellum e la successiva scelta dei partiti di mantenere l’attuale legge elettorale, non è certo un buon viatico per le prossime elezioni. L’impotenza e la frustrazione del popolo non rischiano di minare la convivenza civile e il capitale sociale degli italiani?
R. Secondo me la tremenda crisi economica, sociale e finanziaria rischia di far precipitare il nostro Paese in un baratro profondissimo, più delle decisioni della Consulta.
D. Nella British Columbia dei cittadini estratti a sorte con il supporto di alcuni tecnici avevano scritto una nuova legge elettorale poi sottoposta a referendum. Altri esempi di notevole successo prodotti demosortecrazia esistono in Islanda, Australia e USA. Noi abbiamo pensato all’istituto dei pritani al fine di dare pareri apartitici sia su politiche pubbliche sia sull’operato delle società controllate e/o partecipate della provincia. Un sogno che si può realizzare?
R. Se dipendesse soltanto da me, questo sogno sarebbe vicino alla sua realizzazione.
D. L’IdV ha fatto ampio ricorso agli strumenti di democrazia diretta nazionali. Simultaneamente però il proprio leader Antonio di Pietro – in modo similare a Grillo – si ritiene che accentri eccessivamente il potere su di sé. Le due situazioni non Le sembrano incongruenti?
R. E’ sbagliato supporre che Antonio Di Pietro accentri su di sé troppo potere. Questa domanda manifesta, purtroppo, una certa dose di superficialità, se non malafede. E’ triste constatare che anche coloro che si definiscono “popolo sovrano” non sono indipendenti e soffrono degli stessi mali dei politici di professione.
Gli statuti comunali di Rovereto e di Lugano. Una breve comparazione dei diritti di iniziativa popolare.
Domani si dovrebbe discutere della proposta di iniziativa popolare per l’abolizione del quorum nei referendum comunali a Rovereto. Nelle discussioni avute con i Consiglieri negli incontri di preparazione che avverso i referendum in generale, e al quorum in particolare, vi sono grandi riserve. E il precedente di Trento non fa ben sperare. Continua a leggere
Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America e i referendum
In questi giorni siamo sommersi dalle notizie sull’andamento delle campagne elettorali di Obama e Romney per la carica di Presidente degli Stati Uniti d’America. Per la verità vi sono altri quattro candidati, ma non hanno nessuna speranza.
Meno noto, al di fuori degli Stati Uniti, è che il martedì elettorale del 6 novembre non sarà solo per la presidenza, ma per molte altre cariche federali e statali, visto che gli americani non usano sprecare soldi come da noi. Si voterà per esempio per il rinnovo della Camera del Rappresentanti, un terzo del Senato (33 su 100), undici governatori di stati e due di territori (Samoa Americane e Portorico), i parlamenti di molti stati federali, e in taluni casi anche per altre cariche elettive, da segretario di stato a giudice di corte suprema o direttore del distretto scolastico. Continua a leggere
Incontro pubblico con Bruno Kaufmann
L’altra politica: partecipazione e democrazia diretta
Chi ha paura dei cittadini?
Sabato 8 settembre | 09.30-12.30
Sala Rosa, Palazzo della Regione (Piazza Dante) – Trento
Il comitato Più Democrazia in Trentino promuove questo incontro formativo/informativo con Bruno Kaufmann e Fabrizio Franchi per far conoscere e mettere in evidenza i temi che sono oggetto della proposta di legge di iniziativa popolare che a breve sarà discussa in Consiglio Provinciale a Trento.
Si tratta di un’occasione di confronto con interlocutori di eccellenza aperto a tutti coloro che desiderino capire – storia ed esperienze concrete alla mano – cosa significhi, e possa significare, essere oggi cittadini attivi e partecipare direttamente alla gestione della cosa pubblica. Continua a leggere
Dottrina e legislazione in materia di referendum ed iniziativa popolare
Dopo aver messo a disposizione i dettagli della documentazione allegata al disegno di legge di iniziativa popolare 328/XIV “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale” ed aver proposto una rassegna dei contenuti degli altri ddl in materia che verranno discussi a partire dal 6 settembre 2012, in questo post si propone la bibliografia che è stata ufficialmente suggerita per la discussione istituzionale.
Per i ddl della legislatura XIV n. 98, 222, 233, 297, 305, 328 e 330 la dottrina e la legislazione che è stata indicata dai proponenti in allegato alle relazioni ed ai testi di legge è elencata di seguito: Continua a leggere
Al via la discussione sui ddl in materia di referendum ed iniziativa popolare
In data 6 settembre ’12 è previsto l’inizio della discussione dei ddl in materia di referendum ed iniziativa popolare. Nell’occasione il primo firmatario ed i delegati di Più Democrazia in Trentino – Alex Marini, Stefano Longano e Cristiano Zanella – saranno chiamati ad illustrare i contenuti del DDL n.328/XIV “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale”. Continua a leggere
Vento di referendum (o meglio plebiscito)
In Europa si stà discutendo animatamente di come affrontare i problemi della crisi dell’eurozona. Due sono le strade prevalentemente discusse. La prima è quella dell’abbandono da parte di alcuni paesi dell’Euro come valuta. Strada che porterebbe secondo molti anche ad una crisi dell’Unione Europea. La seconda è quella di una maggior integrazione politica ed economica.
Per la verità vi è anche una terza strada, che è poi quella seguita fino a qui. Ovvero fare il minimo indispensabile per evitare il disastro immediato, e poi aspettare fino a quando non si torna sull’orlo del baratro. Lo scenario è ben descritto in questo articolo di Business Insider. Che sia la strada più dannosa lo sanno tutti, ma visto che in molti paesi sono vicine le elezioni, e non si sà quale sia il sentimento popolare prevalente, non prendere posizione è anche la scelta più comoda. Però è chiaro che alla fine si dovrà prendere una strada decisa, per scelta o per forza.
A questo punto si è inserito il dibattito sulla decisione che la Corte Costituzionale Tedesca dovrà prendere il 12 settembre, ossia se la Repubblica Federale possa aderire all’oramai famoso fondo salva stati (ESM) sia o meno necessario un referendum popolare per la modifica della Costituzione (Grundgesetz).
Molti coloro, a partire da chi ha fatto ricorso alla Corte, che supportano la tesi che sia necessario interpellare il popolo per la cessione di sovranità necessaria a far partire il meccanismo, che deciderebbe dei salvataggi, e quindi in ultima istanza dei soldi dei paesi membri, senza interpellare i cittadini di quei paesi o i loro rappresentanti. A quel punto da tutti i fronti politici si iniziato a dire che in effetti sarebbe oppurtuno interpellare i cittadini sul futuro dell’Unione Europea.
Per dei supporter della democrazia diretta sembrerebbe una buona notizia. E invece la notizia non è affatto buona. Perche? La principale critica è che la richiesta di chiedere al popolo non deriva da una previsione costituzionale o da una richiesta del popolo stesso. La richiesta viene dai rappresentanti che decidono quando, come e se fare la consultazione popolare. Questo è più propriamente chiamato plebiscito.
Per esempio questo è quanto pensa di fare Cameron, il premier inglese, rispetto alle richieste dei Conservatori di tenere un referendum: forse, ma adesso non è opportuno, vedremo poi se sarà il caso. In breve, se lo ritengo opportuno chiederò al popolo il suo parere.
I referendum, per essere strumenti di vera democrazia diretta, devono essere alternativamente:
- Obbligatori. Ossia previsti dalla Costituzione o dalla legge per gli atti del Parlamento o dell’Esecutivo.
- Richiesti dal Popolo
Purtroppo i referendum non sono parte integrante del processo di formazione del consenso intorno al progetto di unione europea. Già nel recente passato la proposta di una Costituzione Europea si è scontrato con i voti negativi ai referendum di Francia e Olanda, paesi in cui comunque il voto referendario non era obbligatorio e fu tenuto su richiesta delle autorità. Il progetto fu bloccato e venne fatto in tutta fretta il trattato di Lisbona, che comunque recepiva molti dei punti della Costituzione appena bocciata.
Non è certo questo il modello che si dovrebbe adottare per una Europa federale realmente voluta dai popoli che ne dovrebbero far parte. Che al contrario quando interpellati normalmente respingono le proposte di maggior integrazione anche perchè timorosi di istituzioni che comunque vedono come lontane e poco legate alla volontà popolare.
Le dichiarazioni più recenti in Europa e anche in Italia (Moavero) vanno nel senso di richiedere si il voto popolare come base per la legittimità di una unione politica più stretta tra i vari paesi (vedere per esempio qui).
Però ancora non è quel processo partecipativo che servirebbe per rendere il cammino di integrazione condiviso e accettato. Si ritornerebbe al metodo utilizzato per la precedente Costituzione Europea, con una sorta di costituzione redatta dai soliti “saggi”, con discussioni a porte chiuse, che verrebbe prima approvato in sede intergovernativa, forse dal parlamento europeo e magari stavolta sottoposto a referendum in ogni stato. Senza considerare che per esempio l’Italia non ha referendum previsti dalla carta costituzionale per approvare trattati internazionali.
Il processo, per essere veramente partecipativo, popolare e condiviso dovrebbe essere completamente differente. Provo a delinearlo qui sotto:
- Ogni paese dell’Unione dovrebbe aggiornare la propria costituzione per prevedere un referendum obbligatorio e vincolante sull’approvazione dei trattati europei.
- In ciascun paese si tiene un referendum, lo stesso giorno per tutti, che chiede se si voglia o meno un unione federale europea.
- Si tengono delle elezioni in tutti i paesi che hanno aderito al progetto per i rappresentanti in una Assemblea Costituente Europea che dovrà scrivere la nuova Costituzione Federale. Qui si deve scegliere la rappresentanza. Pari componenti per ogni paese o proporzionali alla popolazione? Questo potrebbe essere chiesto ai cittadini contestualmente al referendum precedente. Risultato a doppia maggioranza, votanti e nazioni.
- L’Assemblea Costituente tiene le sue sessioni apertamente e pubblica tutti i documenti, in modo da garantire assoluta trasparenza nel processo di formazione della Costituzione Federale.
- La nuova Costituzione viene approvata dall’Assemblea e posta in votazione, lo stesso giorno, in ciascun paese. Se almeno il 50% degli stati la approva, la nuova Costituzione entra in vigore immediatamente per coloro che approvano. Chi lo respinge entro un anno può ripetere il referendum e viene immediatamente ammesso.
- Per tutti gli altri Stati, l’ammissione alla nuova Federazione può avvenire con doppio voto: la maggioranza del Popolo e degli Stati esistenti deve approvare il candidato membro, il candidato membro deve tenere un referendum popolare per ratificare l’entrata nella Federazione.
Questo processo, che deve essere annunciato ex-ante, garantisce un effettiva partecipazione popolare alla scelta, una completa trasparenza e una vera garanzia democratica. Inoltre la nuova Costituzione Federale potrebbe essere costruita dai rappresentanti eletti per questo, e quindi legittimati, in modo molto più “coraggioso” rispetto a quella predisposta dagli “eurocrati” tutta tesa a modificare il meno possibile dei trattati esistenti. Tanto che molto di quanto si discute ora per salvare l’Europa e l’Euro non era stato nemmeno preso in considerazione.
Sarà molto difficile che questo accada, ma è evidente che tutti coloro che credono nei processi di democrazia partecipata dovrebbero provare a sfruttare questo venticello di plebisciti travestiti da referendum per far arrivare venti di democrazia in tutta Europa. Sarebbe il coronamento di un progetto sognato da Spinelli e iniziati da grandi statisti come De Gasperi, Adenauer e Schumann.
La democrazia è la questione più importante del nostro tempo
Dal 12 -15 luglio 2012 attivisti, esperti, ricercatori, giornalisti e politici provenienti da Bulgaria, Romania, Grecia, Russia, Austria, Germania, Francia, Gran Bretagna, Ungheria, Svizzera e Svezia, si sono incontrati all’evento Summer Accademy che ha avuto luogo a Burgas, in Bulgaria, per discutere sullo sviluppo della partecipazione dei cittadini e la democrazia diretta in Europa.
I concetti elaborati dal gruppo di lavoro sono lo specchio di quelli che il comitato Più Democrazia in Trentino ha tenuto in considerazione nel corso della scrittura del disegno di legge di inziativa popolare per il quale sono state raccolte 4000 firme e che a breve sarà discusso dal Consiglio provinciale. E’ per questa ragione che in questo post si riporta la dichiarazione comunicata a conclusione del seminario estivo.
I partecipanti al termine dell’incontro organizzato da Democracy International, associazione nata per sostenere e rafforzare la democrazia diretta a livello transnazionale, hanno dichiarato per mezzo di Gerald Häfner, presidente dell’associazione, quanto segue:
“La democrazia è la questione più importante del nostro tempo poiché le questioni politiche come il cambiamento climatico, la responsabilità per le risorse e l’ambiente, lo stato e la qualità dei diritti civili e delle politiche sulle questioni economiche, finanziarie e sociale dipendono dalla qualità della democrazia e dal modo in cui vengono prese le decisioni finali.
Solo una buona democrazia può garantire buone decisioni politiche. Una buona democrazia richiede solide ed eque elezioni, una vasta gamma di strumenti per la partecipazione e la consultazione dei cittadini e, soprattutto, il diritto di iniziativa e di referendum. Solo quando questo diritto viene goduto ed esercitato correttamente, i cittadini possono parlare con i politici allo stesso livello. Insieme al diritto di voto, il diritto di iniziativa e referendum è il più importante strumento democratico. E’ l’espressione della sovranità dei cittadini in un mondo sempre più differenziato, individualizzato e complesso.
Oggigiorno la democrazia è in grande pericolo.
La democrazia è in pericolo nei paesi in cui i governi spesso non lavorano per il bene comune, ma per i propri interessi personali, politici e talvolta anche economici. La democrazia è in pericolo in paesi come l’Ungheria o la Romania, dove il governo è nelle mani di persone o partiti che non rispettano tutte le regole democratiche esistenti. In questi casi i partiti al governo cambiano le leggi e la costituzione con l’obiettivo di ottenere più voce in capitolo a discapito del buon e democratico funzionamento di giudici, tribunali, istituzioni ed anche dei media.
La democrazia ha bisogno di un rimedio legislativo in Bulgaria, dove seppur la decisione di referendum è presa da un numero notevole di elettori non viene accettata a causa di un quorum di partecipazione ancora più elevato.
La democrazia è in pericolo nell’Unione europea, dove le decisioni importanti sono sempre più prese da un esiguo numero di potenti politici, senza chiedere al popolo e bypassando l’unico organismo eletto direttamente della UE, il Parlamento europeo.
E la democrazia è in pericolo in un mondo dove sempre più le decisioni politiche vengono prese a livello internazionale o transnazionale, mentre la partecipazione democratica e di controllo si trova ancora all’interno degli Stati nazionali.
Per tutti questi motivi abbiamo bisogno di più democrazia, partecipazione dei cittadini e di democrazia diretta non solo all’interno degli stati nazionali ma anche a livello internazionale.
Democracy Internation lancia un appello e promuove il diritto di iniziativa e di referendum in tutti i paesi ed a livello locale, regionale, nazionale o transnazionale e promuove il lavoro per elaborare concetti e criteri al fine di introdurre moderne forme di democrazia diretta a tutti i livelli.
Al momento ci si trova a discutere intensamente su una più forte Unione politica, fiscale ed economica europea ed è stato prodotto un programma quadro dai quattro presidenti delle istituzioni dove è concentrato il potere esecutivo. In merito a ciò Democracy International sottolinea con vigore che il futuro dell’Europa e della democrazia europea non può essere deciso solo dai rappresentanti dei governi, della banca centrale e dalle altre istituzioni esecutive. Solo i cittadini europei possono decidere sul futuro dell’Unione Europea. Per questa ragione Democracy International è a favore di una Convenzione Europea e di un referendum a livello comunitario sui risultati che questa convenzione produrrà e sul futuro dell’UE.
Questa convenzione dovrebbe essere eletto dal popolo e dovrebbe avere il tempo necessario per integrare le proposte della società civile. L’Unione europea deve diventare l’Europa dei cittadini – o l’Unione europea avrà esito negativo.”
(Dichiarazione originale in lingua inglese)
L’esito legittimato nelle scelte pubbliche in Svizzera

Pochi giorni fa Stefano Longano, trentino aspirante alla cittadinanza svizzera, in risposta ad un mio invito a scrivere delle proposte sul nostro forum, mi ha inviato il link a uno stralcio d’intervista a Peter Maurer, segretario di Stato della Confederazione Svizzera.
Nell’articolo integrale pubblicato sulla rivista Limes viene evidenziato il carattere peculiare dei cittadini elvetici e in particolare la loro identità politica, la quale riflette “un modo di pensare bottom up, dal basso verso l’alto”. Continua a leggere
