La fase finale delle elezioni generali americane è iniziata nelle prime settimane di ottobre con l’invio del materiale per esercitare il voto per corrispondenza e terminerà fra poche ore con l’Election Day dell’8 novembre. Gli elettori di una serie di stati che sommano 205 milioni di abitanti non hanno solo il compito (ingrato?) di scegliere il presidente più potente del mondo ma anche di partecipare direttamente a processi decisionali inerenti un’ampia gamma di questioni locali che si concluderanno con una validazione dei voti a quorum zero e dall’esito vincolante. Tra di loro ci sono anche gli elettori californiani, ultimi ad assistere alla chiusura delle urne insieme ai resididenti in Alaska e nelle Hawaii. Continua a leggere
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Sondaggio online. Come vorresti votare in futuro?
(fonte: http://www.dirdemdi.org) La politica non viene solo determinata da chi votiamo alle elezioni – anche il modo e le regole secondo le quali scegliamo la nostra rappresentanza politica determinano in modo decisivo il funzionamento della democrazia e la prassi politica. Se per decenni abbiamo praticato il voto in un determinato modo abbiamo difficoltà ad immaginarci che possa svolgersi in modo totalmente diverso. Guardando verso il nostro paese vicino, la Svizzera, ci accorgiamo che il voto può essere anche un atto molto più serio e conferire a politica e democrazia assai più qualità di quanto siamo abituati. Continua a leggere
Stati Uniti d’America: non solo elezioni presidenziali, al voto anche decine di iniziative popolari
Martedì 8 novembre 2016 i cittadini statunitensi non sono chiamati alle urne solo per scegliere il presidente degli USA e una parte dei rappresentanti del Congresso, delle assemblee degli stati della confederazione, dei consigli locali, dei centri per la salute, dei community college e di altre autorità locali. Nel 2016, in ben 35 stati, sono state infatti convocate 165 votazioni referendarie. Otto votazioni popolari si sono svolte nella prima parte dell’anno, spesso in coincidenza delle primarie per la selezione dei candidati al round finale, mentre le altre 157 si svolgeranno in coincidenza delle elezioni presidenziali dell’8 novembre. (Immagine da Ballotpedia.org) Continua a leggere
Quote di genere. ll popolo abbia l’ultima parola sulle modifiche alla legge elettorale
L’iter di approvazione del disegno di legge sulle quote di genere, in gergo “ddl quote rosa”, si preannuncia già incanalato su un binario morto. Il testo propone di modificare la legge elettorale, ossia il meccanismo per trasformare in seggi i voti che il corpo elettorale esprime. Nello specifico si tratta di norme concernenti la composizione delle liste, la partecipazione nelle trasmissioni di comunicazione politica e l’espressione delle preferenze. Continua a leggere
Veltroni, la guerra e la democrazia diretta
La domanda è di Sebastiano Messina a Walter Veltroni a conclusione di una interessante intervista su Repubblica.it il 26 giugno: “Lo dicono in molti, ma non tutti chiedono la stessa cosa. Come bisognerebbe cambiarla la legge elettorale?”
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Tutti sanno che in Italia non esiste l’istituto del richiamo (recall) tuttavia c’è chi minaccia le dimissioni se perderà il referendum

Il Presidente del Consiglio, che è il principale mentore di questa riforma, minaccia le dimissioni se non vincerà il “SI” al referendum sulle modifiche della Carta Costituzionale. Spavaldo, alza i toni oltremisura provocando e sfidando le opposizioni: «Andiamo a vedere da che parte sta il popolo su questa riforma. Andiamo a vedere se i cittadini la pensano come coloro i quali sanno solo urlare e scommettono sul fallimento o stanno dalla parte di quelli che credono nel futuro dell’Italia». Continua a leggere
Seattle. Voto popolare approva i “Buoni Democrazia”, un nuovo sistema di finanziamento delle campagne elettorali
Mentre il Trentino e l’Italia arrancano vittime del conservatorismo e dell’attività predatoria della classe dirigente, gli stati della West Coast degli USA riformano in modo innovativo e lungimirante le leggi sulla forma di governo attraverso strumenti di democrazia diretta. Questa volta tocca alla città di Seattle, capitale economica dello Stato di Washington, fare da capofila nell’ambito delle buone pratiche democratiche. Continua a leggere
La favola del piccolo gruppo organizzato
Quando si discute di iniziativa e referendum, e in particolare dell’abolizione del quorum, una delle obiezioni che viene spesso fatta è che senza quorum un piccolo gruppo organizzato potrebbe far passare le proprie iniziative in contrasto con la maggioranza.
Questa è veramente una favola che non regge a nessuna analisi fatta con un minimo di logica. A meno di non ritenere gli elettori ignoranti e menefreghisti, buoni solo a mettere una crocetta su qualche simbolo ogni cinque anni. Continua a leggere
Blokker: «L’Europa ci aiuta a rivitalizzare la democrazia»

Domenica, 3 maggio 2015 sul Corriere del Trentino è stato pubblicato il seguente intervento di Paul Blokker (CoPolis – Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università di Trento):
L’Europa ci aiuta a rivitalizzare la democrazia
Rivitalizzare la democrazia diretta in Trentino attraverso la Commissione di Venezia, organo del Consiglio d’Europa, può essere un’occasione preziosa.
Il difficile cammino dell’autonomia: l’Italia repubblicana e la sfida federalista
Il testo integrale dell’intervento di Vincenzo Calì preparato in vista dell’incontro sull’autonomia locale del 16 marzo 2015 “L’autonomia realizzata e il presente federalista: verso la democrazia partecipata 1946-2015”
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Capi di Stato, elezioni e la corrida
Il ruolo di Capo di Stato ha durata, regole e poteri assai diversi nei vari Paesi.
Solo a titolo di esempio, ci sono Capi di Stato che lo diventano per eredità. Regno Unito, Spagna, Danimarca, Paesi Bassi.
Dove, dopo tutto, hanno inizio i Diritti dell’Uomo?
«Dove, dopo tutto, hanno inizio i Diritti dell’Uomo? Nei luoghi più piccoli, vicino casa, così piccoli e vicini da non essere menzionati neppure sulle carte geografiche. Tuttavia questi luoghi rappresentano il mondo del singolo individuo; il quartiere in cui vive, la scuola o l’università che frequenta; la fabbrica, la fattoria o l’ufficio dove lavora. Questi sono i luoghi dove ogni uomo, donna e bambino cerca eguale giustizia, eguale opportunità, eguale dignità senza discriminazione. Qualora questi diritti abbiano poco valore in quei luoghi, essi ne avranno poco anche altrove. Senza cittadini desiderosi di sostenere questi diritti, continueremo a progredire su scala mondiale invano» Continua a leggere
Il paese con 6 milioni e mezzo di leader politici rifuggenti la notorietà
“La Svizzera è la sola nazione nel mondo dove la vita politica gira veramente attorno al referendum. Questo paese con 6 milioni e mezzo di leader politici rifuggenti la notorietà, e la divisione dell’autorità esecutiva tra i sette membri del Consiglio Federale scoraggia ulteriormente la politica della personalità. Quando succede che un uomo politico si levi sopra la massa, è quasi sempre sull’onda di una campagna referendaria. L’attività legislativa in seno all’Assemblea Federale è una intricata danza per schivare o guadagnare il suffragio popolare. I grandi momenti politici della Svizzera moderna non si sono verificati nella sequela di fieri statisti, ma in seno ai dibattiti nazionali che hanno condotto le masse alle elezioni per decidere del futuro del loro paese” Continua a leggere
Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti
L’apologo premonitore di Calvino sul paese dei corrotti (1980)
di Italo Calvino
C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.
#pritani e #quoterosa per promuovere gli interessi della popolazione
Emma Goldman scrisse il saggio “Il suffragio femminile”, il quale inizia così:
We boast of the age of advancement, of science, and progress. Is it not strange, then, that we still believe in fetich [sic] worship? True, our fetiches have different form and substance, yet in their power over the human mind they are still as disastrous as were those of old. Our modern fetich is universal suffrage. Those who have not yet achieved that goal fight bloody revolutions to obtain it, and those who have enjoyed its reign bring heavy sacrifice to the altar of this omnipotent deity. Woe to the heretic who dare question that divinity! …
… There is no reason whatever to assume that woman, in her climb to emancipation, has been, or will be, helped by the ballot.
"Woman's development" from Goldman, "Woman Suffrage," in Anarchism and Other Essays (New York: Mother Earth Publishing Association, 1910), 217.
In Trentino, negli ultimi mesi si è parlato di quote rosa per limitare il cosiddetto gender gap negli organi rappresentativi. Le proposte delle quote rosa e del voto di preferenza di genere contenute nei ddl di Cogo e Bombarda prevedevano di legiferare per promuovere gli interessi di una élite politica, seppur sotto-rappresentata (le donne), piuttosto che promuovere gli interessi dell’intera popolazione. Continua a leggere
Giurie di cittadini per giovenche e politiche pubbliche
Una giuria di cittadini per discutere e decidere su come affrontare l’emergenza dell’ubriachezza e della violenza nella vita notturna della città di Adelaide in Australia. La domanda posta ai giurati è «come trasformare Adelaide in una città vibrante e sicura?».
In contrasto con l’opinione dei consiglieri provinciali trentini e più in generale dei politici italiani, Ian Hunter, ministro dell’Ambiente dello stato del South Australia afferma: «Noi del governo non abbiamo tutte le risposte. Qualche volta la cosa migliore da fare è rivolgersi alla comunità e chiedere l’opinione dei cittadini». Nelle parole del ministro emerge la motivazione che ha portato ad utilizzare questo strumento di partecipazione per indirizzare le politiche pubbliche dello Stato bagnato dall’Oceano Indiano. Continua a leggere
Estratti a sorte: dal Regno Unito al Trentino
In una lettera pubblicata il 10 luglio 2012 sul giornale britannico The Guardian, Andrew Dobson, replicando ad un articolo di Jackie Ashley sulla riforma della Camera dei Lord, scrive:
Jackie Ashley ha ragione quando afferma “tutti i veri democratici dovrebbero supportare la riforma della Camera dei Lord” – ma non per mezzo di una camera eletta. I principi democratici di legittimità e rappresentatività vengono meglio rispettati se viene utilizzata l’estrazione a sorte (“sorteggio”) anziché le elezioni.
Cosa c’è di più legittimo di un processo di selezione che garantirebbe la presenza di un gran numero di gente comune nella camera? Le elezioni producono la loro propria aristocrazia, ovvero una classe politica comprendente coloro che occupano la miglior posizione per essere eletti per mezzo del denaro, dell’influenza o dell’appoggio degli apparati partitici. Una camera composta da parrucchieri e manovali avrebbe più legittimità democratica rispetto a qualsiasi organo eletto.
Rappresentatività? Un rapido sguardo alla Camera dei Comuni mostra come molte categorie siano scarsamente rappresentate, come ad esempio le donne e le minoranze, e come l’età media sia troppo alta. La pratica dell’estrazione a sorte presenta le migliori garanzie al fine di comporre una camera effettivamente rappresentativa di una completa gamma delle identità sociali.
Il sorteggio garantirebbe anche l’indipendenza dei rappresentanti, una varietà di competenze e conoscenze, e nessuna dominanza di alcun partito.
Il Democratic Audit (ndr un istituto di ricerca indipendente che si occupa di democrazia e diritti umani) ha dipinto un quadro desolante sullo stato della democrazia nel Regno Unito. Qual è modo migliore per smuovere le cose se non attraverso un assortimento irriverente di politici non professionisti, legittimi al 100%, rappresentativi, indipendenti ed esperti?
Le parole del Prof. Dobson ci pongono delle questioni di estrema rilevanza che dovrebbero farci riflettere. Infatti, i principi contenuti nella sua lettera, che a prima istanza potrebbe sembrare provocatoria, risultano essere estremamente ragionevoli e logici, soprattutto se si prendono in considerazione i parametri della rappresentatività e della legittimità democratica.
Sulla base di questo ragionamento nel ddl di iniziativa popolare n.328/XIV abbiamo previsto la regolamentazione dell’istituto dei Pritani.
Di che cosa si tratta? Di un’assemblea di liberi cittadini estratti a sorte da un elenco di cittadini senza incarichi politici significativi e senza condanne definitive in giudizi penali a loro carico che viene convocata su richiesta di un terzo dei componenti del Consiglio provinciale, della Giunta provinciale o di uno dei suoi componenti, di almeno dieci comuni che hanno complessivamente almeno ventimila residenti o di duemilacinquecento residenti in provincia.
A che scopo? Allo scopo di esaminare temi di interesse pubblico producendo pareri e proposte nella forma degli atti trattati dal Consiglio o dalla Giunta provinciale. Queste proposte sono messe all’ordine del giorno della successiva seduta del Consiglio o della Giunta provinciale, con le modalità stabilite da disposizioni regolamentari del Consiglio e della Giunta. In seguito, se il Consiglio o la Giunta non ne completano la trattazione nei sessanta giorni successivi, i pritani possono proporre una mozione di sfiducia ai sensi dell’articolo 7 della legge elettorale provinciale.
In provincia di Trento come potrebbe essere impiegato l’istituto dei pritani? I pritani si potrebbero pronunciare su un’infinità di temi di interesse collettivo: nomine di amministratori di società pubbliche, operazioni societarie delle controllate o collegate della PAT, pareri su leggi ed atti provinciali etc. Inoltre da pochi giorni è stata approvata una norma che predispone le condizioni ottimali ed una situazione ipotetica affinchè i pritani possano essere chiamati in causa.
Il 28.3.2012 a seguito dell’elaborazione dei ddl di iniziativa consiliare n. 231/XIV (Viola Valter, Morandini Pino, Borga Rodolfo, Delladio Mauro, Leonardi Giorgio) e n. 316/XIV (Civettini Claudio, Delladio Mauro, Firmani Bruno, Zeni Luca) è stata approvata la legge provinciale n.5\2013 “Controllo sull’attuazione delle leggi provinciali e valutazione degli effetti delle politiche pubbliche. Modificazioni e razionalizzazione delle leggi provinciali che prevedono obblighi in materia”.
L’articolo sulla Partecipazione (art.6), recita:
1. I cittadini, e in particolare i destinatari delle leggi o delle politiche pubbliche, sono consultati nell’ambito delle attività di controllo sull’attuazione delle leggi provinciali e di valutazione degli effetti delle politiche. Il regolamento interno del Consiglio provinciale disciplina le modalità della consultazione.
2. Le relazioni e i documenti trasmessi in base all’articolo 2 sono pubblicati nei siti del Consiglio e della Giunta provinciale in modo tale da facilitare il reperimento delle informazioni e la loro connessione con la normativa di riferimento.
In un simile contesto, per assicurarsi che vengano designati cittadini indipendenti e nella condizione di esprimersi nell’esclusivo interesse pubblico e non nell’interesse di gruppi ristretti di eletti, funzionari o altri soggetti con interessi particolari, l’assemblea dei pritani potrebbe essere convocata al fine di pronunciare un parere o una proposta nelle forme e nei modi previsti dal ddl di iniziativa popolare 328/XIV promosso dal comitato di Più Democrazia in Trentino.
La Bussola: un meritevole esempio di democrazia popolare
In questi giorni di intensa campagna elettorale abbiamo avuto l’occasione di intervistare Corrado Pinter e Silvia Debiasi del comitato La Bussola. I due giovani cittadini di Ala hanno risposto a titolo degli altri membri del comitato utilizzando una metodologia collegiale per la definizione delle risposte.
Il comitato La Bussola nel 2009 è stato protagonista di una lodevole iniziativa popolare per introdurre delle modifiche alla legge elettorale della Provincia di Trento come possiamo leggere di seguito.
Alex: Quali sono le caratteristiche del comitato La Bussola e come è nato?
Corrado e Silvia: Il gruppo “la Bussola” è un gruppo di giovani, provenienti per lo più dal comune di Ala, ormai ben consolidato da rapporti di amicizia oltre che politici, nato dal comune bisogno di creare uno spazio dove poter rappresentare le nostre idee di politica giovane.
N
el 2009 abbiamo depositato un disegno di legge sostenuto da 3417 firme per la modifica di due articoli della legge elettorale provinciale, al fine di ridurre sprechi e ipocrisie della politica provinciale.
Abbiamo poi proseguito presentando una lista di soli giovani alle elezioni del comune di Ala, dove la maggior parte di noi è residente. I nostri sforzi sono stati ampiamente ripagati con la vittoria del candidato sindaco che sostenevamo e l’elezione a Consigliere comunale di quattro dei nostri candidati, di cui due sono poi stati nominati Assessori.
La nostra attività si è poi concentrata sull’organizzazione di serate ed eventi volti a sensibilizzare e riavvicinare i cittadini alla Politica (con la P maiuscola), senza tralasciare le attività amministrative. Inoltre abbiamo contribuito a promuovere la democrazia diretta attraverso raccolte firme come l’abolizione del Porcellum e la vostra iniziativa popolare “Più democrazia in Trentino”.
Nel 2009 avete scritto una proposta di legge per l’eliminazione della porta girevole in Consiglio provinciale, come era nata l’esigenza di intraprendere un’iniziativa popolare di quel tipo?
Nel nostro disegno di legge non ci siamo solo limitati a proporre l’abolizione della porta girevole, che vedevamo come uno dei tanti punti deboli della democrazia provinciale.
Vedevamo anche nell’introduzione del limite dei due mandati ai Consiglieri Provinciali una spinta e un’opportunità per far tornare l’impegno politico agli albori, quando non era ancora un lavoro ma un mettersi al servizio della propria comunità per un determinato periodo, al termine del quale tornare poi ad occupare il proprio posto nella società. Riteniamo che nel corso di due legislature (10 anni) una persona abbia tutto il tempo necessario per offrire il suo contributo senza poi cadere nel quotidiano e senza dare per scontato il suo ruolo.
Un disegno di legge popolare ci sembrava lo strumento più efficace per poter proporre qualcosa di concreto con il sostegno dei cittadini.
L’iniziativa è nata da alcuni di noi che, delusi dai partiti e dal loro modo di intendere la politica locale, avevano tuttavia ancora la volontà di impegnarsi per la collettività.
Una volta costituito il gruppo promotore ci puoi dare una breve descrizione di come avete organizzato l’iniziativa?
L’ufficio legislativo del Consiglio provinciale ci ha aiutato nella scrittura del disegno di legge, e una volta ottenuti i moduli per la raccolta firme abbiamo provveduto a portarli nel maggior numero di uffici elettorali comunali e scritto via mail a tutti i consiglieri comunali e provinciali (ringraziamo ancora Emiliano per la paziente ricerca degli indirizzi e-mail di tutti gli oltre 300 Comuni del Trentino).
Le richieste sono state inviate senza distinzione di appartenenza politica, chiedendo quindi supporto nella raccolta firme e nell’autentica a tutti i rappresentanti politici dei vari Comuni. Come sapete bene le sottoscrizioni possono essere autenticate solo da personale autorizzato (sindaci, assessori e consiglieri comunali, funzionari comunali o provinciali autorizzati). In totale ventitré consiglieri e tre funzionari di 18 comuni diversi, regolarmente autorizzati hanno accettato la nostra richiesta di collaborazione e hanno contribuito nella raccolta firme a supporto dell’iniziativa.
Grazie anche al sito internet, ai social network, ai comunicati stampa pubblicati sui giornali e alla nostra newsletter abbiamo potuto pubblicizzare la proposta e nei numerosi banchetti organizzati nelle piazze, nelle manifestazioni popolari e nei supermercati nel corso dei tre mesi di raccolta firme illustravamo ai passanti la nostra proposta raccogliendo la maggior parte delle 3417 firme a sostegno della nostra iniziativa. Le firme raccolte provengono da cittadini residenti in 49 diversi comuni della nostra Provincia.
Con questa esperienza ci siamo accorti che per diffondere la proposta e sensibilizzare i cittadini è necessario non limitarsi a depositare i moduli negli uffici elettorali e nelle anagrafi dei comuni ma impegnarsi in prima persona, attraverso i banchetti di raccolta firme, per comunicare il messaggio. In questa maniera l’attenzione che si ottiene è chiaramente maggiore e inoltre si ha modo di rispondere a possibili obiezioni e ricevere nuovi spunti. Le intere giornate di tempo libero sacrificate per questo scopo sono sempre state ampiamente ripagate.
Che ostacoli avete incontrato nel percorso che va dalla genesi alla presentazione finale della proposta? Sono stati maggiori quelli sostanziali relativi ai contenuti della proposta e di diffusione del messaggio ai cittadini o quelli burocratici relativi alla raccolta delle firme?
Il tempo è sicuramente limitante, soprattutto per un gruppo che, come noi, era sconosciuto ai più. Il numero di firme raccolto non rende forse merito all’interesse suscitato nelle persone che siamo riusciti a rendere partecipi nella raccolta firme.
Infatti, durante la raccolta firme, incontrando persone nelle piazze, nelle manifestazioni popolari o nei supermercati siamo rimasti colpi dal forte senso di sfiducia verso le istituzioni e dal conseguente bisogno di buona politica. La gente chiede alla politica fatti concreti e tangibili (specialmente durante un periodo di crisi economica come questo) ed è proprio questo che come persone impegnate in politica ci dobbiamo impegnare a fare. Atti magari semplici, ma che siano realmente utili alle persone.
Sulla base della vostra esperienza, cosa cambieresti dell’attuale legge 3 del 5 marzo 2003? Ed eventualmente cosa aggiungeresti?
Crediamo che buona parte delle proposte contenute nel ddl d’iniziativa popolare Più democrazia potrebbero migliorare l’attuale legge.
Oltre all’aspetto dei tempi ristretti di cui abbiamo parlato precedentemente, crediamo che per favorire la partecipazione del maggior numero di cittadini il Consiglio Provinciale, al momento dell’inizio dell’iter burocratico, dovrebbe informare obbligatoriamente tutti gli elettori dell’iniziativa, in modo da portarli così a conoscenza della proposta presentata, favorendo così la loro partecipazione.
Inoltre una semplificazione del procedimento di autentica delle firme farebbe risparmiare molto tempo sia ai comuni sia ai promotori.
A tuo avviso personale, quali sono le idee più innovative contenute nel ddl sostenuto da Più Democrazia in Trentino?
Lo scorso anno siamo stati contenti di poter dare una mano nella presentazione del ddl d’iniziativa popolare Più Democrazia. Alcune proposte contenute, come ad esempio l’introduzione di un limite massimo di due mandati per chi occupa cariche pubbliche, non possono che trovare il nostro pieno sostegno.
Crediamo poi che un sistema di voto elettronico e postale come quello proposto nel ddl, potrebbe essere la soluzione ad alcuni deficit di democraticità presenti in Trentino e non solo. Ci rendiamo conto che per essere fattibile, un sistema di voto elettronico e postale necessiti di un adeguato regolamento, ma se pensiamo al recente caso degli oltre 20mila studenti Erasmus italiani che non potranno votare alle prossime politiche non possiamo che augurarci che nel prossimo futuro venga predisposto un sistema di votazione come quello proposto nel ddl.
C’è qualcosa che non condividi? E perché eventualmente?
Non condividiamo ad esempio la proposta dell’istituzione del Consiglio dei Pritani e soprattutto la composizione casuale. Quest’organo é previsto con poteri consultivi, propositivi e persino con la possibilità di proporre mozioni di sfiducia, pertanto sceglierne casualmente (per sorteggio?) i membri non ci sembra una soluzione adeguata e garante della sua funzionalità. La legittimazione dell’organo stesso ne risentirebbe.
Se la vostra iniziativa fosse stata approvata nel 2009 anziché a fine del 2012 quanti soldi pubblici avremmo risparmiato? Avete mai provato a fare il calcolo?
L’abolizione della porta girevole permette di risparmiare alle casse provinciali circa 5 milioni di euro a legislatura, così abbiamo stimato.
Essendo che la nostra proposta e quella che poi è stata approvata recentemente ricadono all’interno della stessa legislatura, entrambe sarebbero entrate in vigore a partire dalla prossima. Pertanto dal mero punto di vista economico non cambia nulla (e di questo non possiamo che esserne felici) ma è evidente che quando nel 2009 sono stati i cittadini a proporre una soluzione la politica si è dimostrata sorda, proponendo però poi la medesima cosa soltanto tre anni dopo.
Sulla pubblicazione Cronache del Consiglio Provinciale di novembre, è stato fatto solo un accenno marginale all’iniziativa popolare sostenuta dal comitato La Bussola. Si è parlato di voi in una citazione nella descrizione cronologica dell’istituto della porta girevole che andava dalla sua ideazione alla sua eliminazione. Non credi che avrebbero dovuto sottolineare il merito per quanto dei liberi cittadini avevano proposto già 3 anni fa?
Nello specifico della questione la sconfitta della politica sta proprio in questo, ovvero nell’arrivare dopo l’iniziativa dei cittadini, da loro stessi frettolosamente liquidati, dimostrando così un ritardo nel capire le esigenze del territorio delle quali dovrebbero essere le guide. Probabilmente nel momento della recente abolizione i politici di professione han preferito non ricordarsi della nostra iniziativa.
Avete mai provato ad analizzare l’attività politica sostanziale dei ripescati con il meccanismo della porta girevole? Dovendo fare un’analisi costi-benefici se da un lato c’è stato un esborso finanziario forse dall’altra i consiglieri che hanno sostituito gli assessori hanno dato un valore aggiunto in termini di idee, proposte e controllo dell’attività dell’esecutivo. E’ possibile?
Analizzando i fatti, fino al 2003 gli Assessori provinciali ricoprivano anche la carica di Consigliere. La porta girevole fu introdotta per alleggerire il loro lavoro e favorire i lavori in aula. Nelle due legislature in cui è stata in vigore però non ci sembra che con la presenza dei consiglieri supplenti i lavori dell’aula siano migliorati in maniera tale da giustificare il costoso meccanismo della porta girevole.
Ma quello che noi riteniamo il vero male della porta girevole è un altro e non si limita al costo (se pur eccessivo) dei consiglieri supplenti. Cancellando la porta girevole proponevamo di abolire l’incompatibilità tra la carica di Consigliere Provinciale e la carica di Assessore Provinciale. Infatti la norma prevedeva (ora è stata modificata) che il Presidente, eletto a suffragio universale diretto, nominasse un numero massimo di otto Assessori e soprattutto che le funzioni di Assessore fossero incompatibili con l’esercizio delle funzioni di Consigliere. In tali casi, continuava la norma, il Consigliere nominato Assessore era sospeso dalla carica per la durata dell’incarico ed il suo seggio era provvisoriamente assegnato al primo dei non eletti della sua lista. Ritenevamo che questa norma diversa da quella applicata nei comuni con più di 15.000 abitanti rendesse instabile il quadro istituzionale provinciale, in quanto il Consigliere a cui era provvisoriamente assegnato il seggio in Consiglio, nella sua condizione di “precarietà” non si trovava nelle condizioni di operare in modo imparziale e libero da ogni forma di condizionamento esterno.
La domanda che ci ponevamo era questa: quanti consiglieri supplenti hanno votato contro a proposte avanzate dall’assessore che, se sfiduciato, sarebbe tornato tra i banchi del Consiglio proprio al loro posto?
Qualora l’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino venisse tramutata in legge, in che modo e con quali tempi credi che la proposta del ddl possa cambiare il futuro dell’assetto democratico in Trentino?
Sicuramente una legge da sola non può cambiare il livello di democrazia della nostra Provincia. Occorre che essa sia accompagnata dall’impegno di noi cittadini, soprattutto quando si parla di democrazia partecipata. Sicuramente strumenti come il referendum propositivo, inseriti nella proposta, permetteranno i cittadini di influenzare maggiormente le azioni e le politiche di chi governa il nostro territorio.
A parte il costo collettivo per i consiglieri che sono entrati in Consiglio con il meccanismo della porta girevole, i partiti che ne hanno beneficiato hanno avuto anche una sovraesposizione nelle istituzioni provinciale che ha permesso di concentrare e consolidare il loro potere? Come interpreti la scelta di eliminare il meccanismo a pochi mesi delle elezioni?
Rispondendo alla seconda domanda, eliminare il meccanismo a pochi mesi dalle elezioni è un chiaro atto propagandistico, vista l’enorme sfiducia di noi cittadini verso la politica.
Per quanto riguarda la prima domanda, senza fare nomi e cognomi, nelle elezioni del 2008 il Patt ha ottenuto tre rappresentanti, che grazie alla porta girevole, sono diventati cinque, grazie alla nomina ad Assessore di due degli eletti con questo partito. In questo modo, i rappresentanti di questo gruppo nell’istituzione sono quasi raddoppiati, con benefici sia economici che di visibilità politica.
Intervista a Thomas Benedikter
Thomas Benedikter è ricercatore economico-sociale nonché collaboratore della Accademia Europea di Bolzano EURAC e sostenitore di “Iniziativa per più democrazia” di Bolzano. E’ inoltre autore di varie pubblicazioni sulla democrazia diretta come indicato in un elenco a piè di pagina. Di seguito riportiamo l’intervista che ci ha gentilmente concesso.
Quali sono a tuo avviso i punti più significativi e quelli più innovativi del ddl presentato dal comitato di Più Democrazia in Trentino?
La vostra proposta di legge riprende principalmente le nostre proposte di Più democrazia di Bolzano, sviluppate durante gli ultimi anni e portate a referendum propositivo nel 2009, e lo integra con alcuni elementi ed istituti interessanti ed originali. L’istituto dei pritani potrebbe avere un ruolo di integrazione degli strumenti tradizionali della DD. L’istituto del recall nella forma della sfiducia al Presidente della Provincia potrebbe semmai imporsi nel caso in cui questo fosse eletto direttamente dal popolo. Fin quando è il Consiglio provinciale a votarlo, come è il caso tuttora in Alto Adige, fiducia e sfiducia dovrebbero competere allo stesso organo, cioè alla rappresentanza politica.
Molto ben elaborate sono le norme sull’esercizio elettronico della DD, un concetto di e-democracy che va continuamente ampliato. In merito all’iniziativa popolare bisognerebbe precisare che occorre prevedere di andare alla votazione nel caso in cui il Consiglio provinciale non accettasse la sostanza della proposta dei cittadini, ma comunque deve spettare ai promotori giudicare quando una proposta non soddisfa le loro richieste.
Nella vostra pdl ci sono tutti e tre gli strumenti referendari principali, ma non si parla del referendum statutario. Tuttavia, tutto sommato una proposta di legge ben ragionata, comprensiva degli elementi essenziali. La legge elettorale andrebbe però elaborata distintamente.
Noi abbiamo pensato all’istituto dei pritani per esprimere un parere su situazioni dove il governo locale ha un potere assoluto. In alcuni casi abusa di tale potere senza perseguire il bene comune (es. legge elettorale, nomine di personaggi senza le necessarie competenze in ruoli di interesse pubblico, gestione di società controllate e/o partecipate etc.). Qual è la tua opinione riguardo ai consigli di cittadini estratti a sorte?
Per la legge elettorale e la legge sulla democrazia diretta mi sembra che dovrebbero esserci anche gli strumenti referendari disponibili ai cittadini; per le altre competenze menzionate nella domanda i pritani possono essere utili, senza dubbio.
La proposta di Più Democrazia in Trentino si è ispirata esplicitamente a quella di Mehr Demokratie di Bolzano, tuttavia è arrivata ad un risultato diverso sia da un punto di vista dei contenuti che della forma, hai maturato un giudizio a riguardo?
È legittimo trovare soluzioni specifiche per ogni provincia autonoma o regione autonoma. L’Alto Adige, per esempio, ha questa specificità etnolinguistica, non elegge il Presidente della Provincia direttamente. In ogni caso entrambe le Province sono sottoposte allo stesso Statuto di autonomia, che prevede la possibilità di legiferare sulla forma di governo in maniera autonoma, ma non prevede l’iniziativa popolare in questa materia. Sicuramente una lacuna da colmare. Inoltre nello Statuto manca tutta una serie di altre forme e meccanismi di partecipazione popolare alla politica. Nella prossima riforma dello Statuto di autonomia occorre perciò puntare su un miglioramento significativo di questa dimensione della nostra autonomia.
In Alto Adige i comuni senza o con bassissima percentuale di quorum di partecipazione allo stato attuale sono una decina (Ortisei, La Valle, Cortaccia, Fiè, San Candido, Verano, Varna, Lana, Dobbiaco, Terento, etc.). In termini percentuali questo significa che circa un comune su dieci ha adottato optato per un maggiore coinvolgimento dei cittadini nella gestione del potere locale. A cosa è dovuta questa accelerazione rispetto al resto d’Italia, Trentino incluso?
Sicuramente questo fatto è dovuto alla sensibilizzazione di tanti cittadini e amministratori comunali sul funzionamento della DD e sull’effetto nefasto del quorum di partecipazione. In tantissimi i sudtirolesi hanno capito che, se vogliamo promuovere la partecipazione dei cittadini, dobbiamo accettare il principio “Chi va a votare decide, chi sta a casa, lascia la decisione agli altri”. Il quorum e altre angherie amministrative (tipo di raccolta delle firme, iter per arrivare alla votazione, soglie di firme ecc.) continuano a frenare l’interesse dei cittadini. Non solo parecchi consigli comunali sono disposti ad aperture, ma la stessa SVP nella sua proposta di legge provinciale sulla DD si è congedata dal quorum. Dall’altra parte la SVP, che governa 109 su 116 comuni, è ancora molto restía ad un regolamento avanzato e citizen-friendly dei diritti referendari a livello comunale.
Oltre che di democrazia diretta ti occupi di minoranze etniche. Il libro “Europe ethnic mosaic” ne è la testimonianza più evidente. In molti, soprattutto fra coloro che potrebbero essere definiti intellettuali di sinistra, ritengono che i referendum siano una minaccia per le minoranze poiché una maggioranza semplice potrebbe ledere i loro diritti. Qual è il tuo pensiero riguardo ad affermazioni di questo tipo?
Infatti, strumenti referendari che nel loro regolamento non tengono conto l’eventuale presenza di minoranze etnolinguistica o religiose, possono accentuare questo rischio. È questo uno dei motivi centrali per cui in Macedonia la forte minoranza albanese si è opposta ad un rafforzamento della DD a livello nazionale, e come esempio più vicino, tantissimi italiani dell’Alto Adige continuano a nutrire il sospetto che una DD ben evoluta possa andare a scapito della minoranza numerica del gruppo italiano (26% della popolazione). Ma di fatto dipende dall’ordinamento costituzionale o statutario e dal regolamento specifico degli strumenti referendari. Per la Svizzera, paese con 4 gruppi linguistici, la prassi di DD che dura da 140 anni, ha mai portato a seri conflitti fra i 4 gruppi, sia perché questioni linguistiche vengono sollevate molto raramente sia perché nel federalismo svizzero i diritti linguistici sono ben radicati (vedi il mio saggio, Direct Democracy and linguistic minorities in Switzerland and South Tyrol – A comparison, qui allegato, uscito nel 2011 su EDAP dell’EURAC di Bolzano).
In Alto Adige/Sudtirolo l’Iniziativa per più democrazia nella sua proposta di legge ha previsto un meccanismo di “doppia maggioranza” riferita alla caratteristica della popolazione a livello comunale), nel caso in cui venissero portati al voto referendario questioni “etnicamente sensibili”. Comunque, il problema si risolve istituendo a livello statutario costituzionali forti per le minoranze etnolinguistiche come pure quelle religiose, non referendabili. A livello regionale in Italia possono essere portate a referendum solo questioni di competenza regionale o provinciale.
La strada per incrementare i diritti politici dei cittadini è lunga e tortuosa, non si tratta solo di ridistribuire il potere ai cittadini ma anche di ricostruire un nuovo spirito civico che sembra smarrito, a tuo avviso quali obiettivi sono raggiungibile nel breve periodo?
Inanzitutto occorre creare più informazione e conoscenza sul funzionamento di un sistema di DD ben evoluto. Niente di rivoluzionario, perché anche nei paesi con lunga tradizione di DD, sono sempre i governi e i parlamenti a prendere il 99% delle decisioni. Inoltre, in quelle realtà non necessariamente osserviamo una politica solo più progressista, o solo liberale o solo conservatrice. Gli strumenti referendari servono come specchio per le posizioni presenti nell’elettorato rispetto problemi concreti specifici, un servizio che le elezioni non possono sortire. Più potere in mano ai cittadini è la forma semplice, ma efficace percreare spirito civico. Più deleghe ai politici, assenza di diritti partecipativi e di controllo portano a più menefreghismo e frustrazione. Ciò è comprovato da varie ricerche scientifiche in vari paesi, ma anche dove il potere politico è fortemente decentralizzato (stati federali, autonomie regionali). La nostra autonomia regionale-provinciale in Trentino-Alto Adige ha avvicinato l’esercizio del potere alla gente, perché riesce a controllare e responsabilizzare i propri rappresentanti. Ma questo va integrato con una gamma più completa possibile di diritti referendari. Non è un compito troppo difficile, tant’è vero ch ein Sudtirolo il 45% degli elettori del gruppo tedesco l’hanno avvallato votando SI alla nostra proposta di legge nel referendum del 2009. È la scarsa partecipazione del gruppo italiano, dovuta a vari timori e una clamorosa disinformazione, alla farci mancare il quorum (il 40%).
PUBBLICAZIONI
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Più democrazia per l’Europa (Edizioni ARCA, 2010)
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Mehr direkte Demokratie in die italienische Verfassung! (Campagna nazionale Quorum zero e più democrazia, 2012
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Europe’s Ethnic Mosaic – A Short Guide to Minority Rights in Europe (EURAC 2008)
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Più potere ai cittadini (Edizioni SONDA, 2008)
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Modern Autonomy Systems (EURAC Bolzano 2010, su: http://www.gfbv.at) e Moderne Autonomiesysteme (Bolzano 2012)
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Introduzione poco riverente nel mondo dei sudtirolesi (Edizioni ARCA, 2012)
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Il groviglio del Kashmir (Ed. Frilli, Genova, 2006)
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Il dramma del Kosovo (Ed. DATANEWS, Roma 1998)
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Krieg im Himalaya (Ed. LIT, Berlino 2003)
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Linguistic Minorities in India (Ed. LIT Berlino 2009)
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Solving Ethnic Conflict through Self-Government (sull’Internet. ed. EURAC Bolzano)
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Direct Democracy and linguistic minorities in Switzerland and South Tyrol – A comparison, 2011 su EDAP dell’EURAC Bolzano – CLICK PER SCARICARE ALLEGATO
Pritani, Gran Giurì e cittadini estratti a sorte
Uno degli istituti più innovativi che abbiamo previsto nella nostra proposta di legge di iniziativa popolare è quello dei pritani. Un gruppo di cittadini estratti a sorte, 19 nella nostra proposta, che possono esprimersi su un problema concreto tramite la proposta di un atto consiliare, per esempio un progetto di legge o una interrogazione, o giuntale, quale per esempio una delibera. Continua a leggere