Elisa Filippi: le giustificazioni a favore della democrazia rappresentativa

Dopo il post di Stefano Longano che fa il punto sullo stato di arretratezza delle norme sui referendum in Trentino, pubblichiamo le risposte appena ricevute da Elisa Filippi a seguito di un’intervista inviatale il 6 gennaio scorso. Filippi, candidata alla Camera fra i ranghi del Partito Democratico dopo essersi posizionata seconda alle primarie trentine di dicembre, ci tiene a sottolineare come “le risposte naturalmente riflettono solo il mio personale punto di vista, non quello del Partito nella sua totalità.”
Elisa FilippiPer colmare questa mancanza, nei prossimi giorni confidiamo di ricevere anche le risposte del segretario provinciale del PD, Prof. Michele Nicoletti. Nella nostra intervista avevamo infatti cercato di indurlo ad esplicitare le motivazioni delle resistenze del partito alle riforme sui diritti politici in Trentino.
Nell’attesa di conoscere la linea ufficiale del partito condividiamo il pensiero di Elisa Filippi:

Introduzione alle domande
Nei primi mesi di quest’anno riprenderà la trattazione in Prima Commissione sul ddl di iniziativa popolare n.328 “Iniziativa politica dei cittadini. Disciplina della partecipazione popolare, dell’iniziativa legislativa popolare, dei referendum e modificazioni della legge elettorale provinciale”, e dei ddl di iniziativa consiliare n. 98, 222, 233, 297, 305, 328 e 330/XIV.
Il Disegno di iniziativa popolare promosso dal Comitato “Più Democrazia in Trentino” ha ricevuto il sostegno di oltre 4.000 cittadini della Provincia di Trento. Alla luce del risultato delle recenti Primarie, che La vedono come probabile futura Deputata della Repubblica, il Comitato desidera conoscere la Sua opinione riguardo al tema della democrazia diretta.
Di seguito alcune domande cui La preghiamo di rispondere; le Sue risposte saranno poi pubblicate sia sul blog del Comitato che sulla pagina Facebook. Per completezza e volontà di trasparenza La informo che in contemporanea sottoponiamo un set di quesiti analoghi anche a Michele Nicoletti, Segretario del Partito Democratico del Trentino e futuro Parlamentare. Grazie sin d’ora per la disponibilità

Alex: Nonostante le nomine per le candidature siano state criticate da molti, a livello concettuale il Partito Democratico ha dato un buon esempio lanciando le primarie. Purtroppo però – citando Gad Lerner “il vertice del Pd per due elezioni di fila (2006 e 2008) ha usufruito del Porcellum per compilare liste di nominati come gli altri partiti. Inoltre il Pd non ha appoggiato come sarebbe stato necessario il referendum abrogativo del Porcellum, in quanto sperava di mettersi d’accordo con Casini per una svolta proporzionale foriera di governi nati da intese parlamentari”. Non trova tutto ciò un po’ contradditorio? Sembra che la democrazia faccia comodo solo quando i risultati siano prevedibili …
Filippi:
Personalmente considero la modifica della legge elettorale una priorità assoluta, uno dei primi provvedimenti da adottare qualora fossi eletta. Detto ciò, il Porcellum , sul quale ho un giudizio fortemente negativo, avrebbe comunque potuto dare la possibilità alla politica (ai partiti) di rinnovarsi. Es. regolamenti interni dei partiti x determinare requisiti x entrare nelle liste (genere/età/fedina penale…). Con le precedenti leggi in cui valeva principio di nominatività, il Popolo ha eletto Salvo Lima, Marcello Dell’ Utri, Clemente Mastella etc. Il PD ha sfruttato da parte sua questa possibilità e in queste ultime Primarie/Parlamentarie ha prodotto il più incisivo rinnovamento della storia repubblicana. Proponendo volti nuovi e nuovissimi (+ donne) nelle parlamentarie e adottando un severo codice etico. Niente di paragonabile con gli altri Partiti che oggi affrontano la medesima competizione elettorale.
Rispetto al referendum. Personalmente ero favorevole al referendum, tuttavia la sua inammissibilità era molto probabile come la sentenza della Corte ha dimostrato. La soluzione più razionale era quella di trovare accordo in Parlamento. Nelle democrazie che presuppongono una società articolata, complessa e tendente alla specializzazione dei ruoli sociali come la nostra atti legislativi fondamentali come quelli che contengono la disciplina di elezione dell’organo Costituzionale più importante devono esser decisi in Parlamento.
Inoltre l’art.72 della Costituzione prevede che la legge in materia elettorale è coperta da “riserva di assemblea” quindi può essere approvata solo con procedimento ordinario (per commissione referente) e non possibile con procedimenti alternativi (per commissione deliberante o redigente).

2 – Alcuni – pochi per fortuna – credono che l’unico modo di fare politica sia all’interno di un partito. Come dire che per andare a nuotare in piscina un cittadino si debba necessariamente iscrivere ad una società sportiva. Non sarebbe un vantaggio anche per i partiti (in questo caso per il Pd) conciliarsi con la volontà del popolo e con lo spirito del nostro tempo in un cammino di comprensione reciproca?
Personalmente sono convinta che il ruolo dei Partiti così come previsto in Costituzione sia fondamentale e abbia mostrato propria importanza nel reggere la coesione sociale del Paese in momenti in cui esso attraversava momenti difficili (penso al dopoguerra, ma anche agli anni del terrorismo). Certamente negli ultimi anni abbiamo assistito ad una degenerazione del ruolo dei partiti, della gestione interna e soprattutto del rapporto con l’elettorato. Spesso la classe politica e dirigente ha dato il peggio di se, e i partiti erano i luoghi della cooptazione piuttosto che della scelta, della formazione e dell’elaborazione politica. In conformità ai bisogni e alle esigenze della società in cui viviamo considero che i partiti debbano impegnarsi al massimo per aprirsi alla società, alla partecipazione delle cittadine e dei cittadini.
Evitiamo di costruire recinti e apriamo le porte alle istanze della società per una contaminazione positiva e virtuosa., un arricchimento reciproco.

3 – Il ddl promosso da Più Democrazia in Trentino è stato pensato per integrare le mancanze della democrazia rappresentativa e non certo per sostituirla. Qual è a Suo avviso l’aspetto più avvincente della proposta popolare?
Personalmente trovo che di per se la mobilitazione messa in atto dalla formulazione di questa proposta popolare sia di per se un aspetto avvincente. In un momento in cui la politica fatica ad essere considerata patrimonio comune, questa iniziativa testimonia un nuovo approccio, un nuovo desiderio da parte dei cittadini di contare e di partecipare alla gestione della res publica. In riferimento ai diversi punti proposti credo sia simbolicamente interessante il punto che prevede la cessazione del trattamento economico dei consiglieri che non acconsentono alla pubblicazione della loro situazione patrimoniale. E’ un provvedimento molto semplice, ma eticamente doveroso e di alta valenza simbolica in un momento come quello attuale.

4 – Una giustificazione classica degli oppositori alla democrazia diretta è che il “popolo” è incompetente e quindi non è in grado di riconoscere il bene comune. Nell’era dell’istruzione universale e dell’information technology non Le sembra una giustificazione priva di fondamento?
Sono convinta che un dovere etico e politico di ogni rappresentante politico sia quello di veicolare una corretta e trasparente informazione rispetto ai lavori parlamentari. Per questo impegnerò qualora dovessi essere eletta in Parlamento. Le persone oggi giorno possono certamente accedere a molte informazioni, anche se spesso nel vasto panorama offerto anche da internet può risultare non sempre semplice distinguere l’informazione corretta da quella parziale o faziosa. Allo stesso tempo è indubbio che le persone al giorno d’oggi hanno molte opportunità di essere informate e che ttalvolta utroppo, come avvenuto in passato, casi di incompetenza vera si trovavano piuttosto tra chi sedeva in Parlamento!

5 – Un’altra considerazione dei detrattori della democrazia diretta – ad esempio all’interno del Consiglio Comunale di Trento a maggioranza Pd – è che l’eliminazione degli ostacoli eccessivi per la raccolta delle firme e dei termini di raccolta troppo brevi porterebbe “fisiologicamente” i cittadini ad abusare di questo  strumento e ad avanzare proposte dai contenuti insignificanti. Oltretutto, come forse Lei già sa, anche il Comune di Rovereto (Sua residenza) a breve delibererà in Consiglio su questo tema (e ci piacerebbe sapere come il PD in quella sede intende procedere … ).
Non Le pare che una siffatta posizione sia arrogante e poco democratica? Le proposte dei cittadini non dovrebbero essere accolte con entusiasmo?
Dal mio punto di vista il tema si regge su un equilibrio molto delicato. Da una parte l’art1 Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo, ma la esercita nelle forme e limiti della Costituzione e questa (cioè il rispetto della disciplina del referendum abrogativo) è esplicazione di una forma/limite. Da un punto di vista politico, attribuisco notevole importanza all’iniziativa dei cittadini, che a mio avviso, andrebbero consultati più spesso ed in modo più strutturato avviando percorsi di partecipazione attiva: es. percorsi animati da professionisti per la redazione di un bilancio sociale, bilancio di genere, e percorsi di consultazione su temi importanti ad esempio l’utilizzo o la destinazione d’uso di determinate aree.

6 – I partiti politici nella Costituzione italiana sono nominati solo art.49 eppure hanno sostanzialmente monopolizzato il potere lasciando uno spazio esiguo alla democrazia diretta, modalità di espressione più vicina al concetto di volontà popolare (art. 1). I risultati di tale situazione sono stati nefasti soprattutto negli ultimi anni quando la classe politica antifascista è stata sostituita con una classe politica ambiziosa ed egoista con uno scarso interesse verso il bene collettivo. Non dovremmo sforzarci maggiormente per integrare la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta?
Riprendo le considerazioni espresse nella domanda numero 2.

7 – I voti dei cittadini che non si recano alle urne per le elezioni non incidono per nulla nel conteggio delle preferenze. A fini elettivi i non votanti sono considerati d’accordo con la maggioranza. Questo non avviene con il referendum con il quorum dove i non votanti vengono assimilati ai contrari. Come interpreta questo diverso modo di ‘contare’ i voti?
Le elezioni sono convocate dal Presidente della Repubblica in carica che chiama il popolo ad esercitare la propria sovranità nell’eleggere i propri rappresentanti. In questo il grado partecipazione al voto non può essere considerato come elemento invalidante le elezioni.
La previsione del quorum di partecipazione per l’approvazione popolare di una proposta referendaria di tipo abrogativo è incardinata nell’assetto costituzionale che prevede la “supremazia” della democrazia rappresentativa, ovvero quella che si esprime nel momento delle elezioni come detto prima. In questo senso la legge del Parlamento può essere abrogata dall’intervento popolare, ma questo non può essere l’intervento di una maggioranza popolare qualsiasi, bensì di una maggioranza qualificata.
Altrimenti si potrebbe assistere al paradosso di vedere abrogata una legge con da una minoranza (es.30%aventi diritto), mentre quella legge è stata emanata da un Parlamento eletto da una maggioranza (es.70%aventi diritto al voto).

8 – In Trentino Alto Adige – Südtirol sono state raccolte più di 13.000 firme (circa il 27% del totale delle firme raccolte) a sostegno dell’iniziativa popolare di modifica costituzionale lanciata dal comitato Quorum Zero e Più Democrazia, iniziativa in attesa di essere discussa dal Parlamento. Qual è la posizione del Pd trentino in riferimento a questa dimostrazione di impegno civico a livello locale?
Credo sia opportuno che a questa domanda risponda in modo autorevole il Segretario del PDT Michele Nicoletti candidato alla Camera.

9 – Il voto popolare potrebbe favorire riforme di importanza cruciali che la democrazia rappresentativa non è in grado di portare a termine. I gruppi di potere e le lobby sono un freno notevole non solo alla partecipazione dei cittadini, ma anche alla possibilità di riformare il sistema. Questo avviene palesemente in Trentino, in Italia e nel resto del mondo. L’esempio più evidente sono le riforme a livello federale negli Stati Uniti d’America dove le riforme proposte da Obama sono state svilite da una serie di ricatti e compromessi al ribasso. Secondo Lei come si può riformare il sistema per attuare le riforme chieste e votate direttamente dei cittadini nell’interesse dei cittadini?
Se la democrazia rappresentativa può essere ostaggio di interessi contrastanti, più o meno trasparenti anche la democrazia diretta può essere oggetto di molte manipolazioni (e.g. scarsa o mala informazione, campagne che fanno leva sull’emotività e non sui fatti). La democrazia rappresentativa premia le responsabilità nel rapporto eletto/elettore che è esercitata a intervalli regolari. Errori ed omissioni possono essere corretti o colmati. La democrazia diretta – espressione del popolo sovrano – è elemento importante per temi di coscienza, grandi temi di società, ma non può sostituirsi al processo di mediazione politica necessario affinchè nelle società complesse si arrivi alla sintesi migliore tra una varietà di interessi convergenti. A volte la classe politica ha anche saputo andare al di la dei sentimenti contingenti della popolazione per scelte di grande civiltà: penso all’abolizione della pena di morte in Francia nel 1981 ad opera della sinistra mentre l’opinione pubblica era ancora maggioritariamente in favore della pena di morte. In Italia grande battaglie civili sono state vinte grazie al ricorso alla volontà popolare. Temi troppo tecnici o la cui soluzione non possa essere proposta in modo binario (sì vs no) secondo me si prestano poco alla democrazia diretta. La quale resta comunque uno strumento irrinunciabile ma che non può sostituirsi alla responsabilità dell’eletto di rappresentare i migliori interessi dei cittadini ed ai cittadini/elettori di esercitare il loro diritto/dovere di controllo sugli eletti ed eventualmente di sanzione con la non rielezione.
Teniamo anche conto che gli strumenti di partecipazione diretta alla democrazia sono delicati e i importanti ed una loro generalizzazione ne sminuirebbe il significato. Le percentuali di partecipazione ai referendum sono andate via via abbassandosi e negli ultimi anni spesso non si è raggiunto quorum (http://it.wikipedia.org/wiki/Consultazioni_referendarie_in_Italia) svilendo cosi l’importanza e la ‘sussidiarietà” dello strumento diretto e mettendone a rischio la legittimità e l’efficacia.

I consigli comunali di Trento e Rovereto rifiutano di adeguarsi agli standard europei di democrazia

image_galleryLa prima cosa che si legge di un articolo è il titolo, e i giornali lo sanno bene. Siamo così abituati a vedere titoli eclatanti che poi non corrispondono al contenuto. In questo caso in realtà avviene forse il contrario. Si potrebbe dire che non solo si rifiutano di adeguarsi, ma probabilmente li ignorano completamente. Recentemente, il 5 Dicembre 2012 per Trento e il 15 Gennaio 2013 per Rovereto, i consigli comunali delle due maggiori città della nostra provincia hanno avuto l’opportunità, su sollecitazione dei cittadini, di abolire i quorum per i referendum municipali. Continua a leggere

Fare per Fermare il Declino e la democrazia diretta secondo Tiziano Franceschini

Tiziano FranceschiniProsegue la nostra serie di interviste che hanno il fine di esplicitare le posizioni di cittadini, rappresentanti politici ed aspiranti tali sulle istanze contenute nel disegno di legge di iniziativa popolare promosso da Più Democrazia in Trentino. Questa volta è il turno di Tiziano Franceschini, coordinatore regionale di Fare per Fermare il Declino, movimento che ha come leader Oscar Giannino.
Tiziano, esperto in gestione d’impresa e consulente nell’ambito della formazione a livello locale, racconta di aver preso la scelta di dedicarsi alla politica attiva dopo la grande delusione della mancata rivoluzione liberale della cosiddetta seconda repubblica.

Alex: Il programma del vostro movimento è molto semplice ed è diviso in 10 interventi per stimolare la crescita. Tale programma propone una ricetta di politica economica liberista per far uscire l’Italia dall’impasse in cui si trova. Come pensate invece di affrontare la questione etica?
Tiziano:
Tanto per cominciare, dobbiamo dire che non esiste “la” questione etica, ma “molte” questioni etiche, dal fine vita all’aborto, giusto per citarne due. Il nostro programma è molto concreto e tralascia volutamente le questioni etiche per due ragioni principali. La prima è che siamo un movimento liberale, e non crediamo nello “Stato Etico”. La seconda è che siamo di fronte ad una emergenza economica di tale proporzioni, che crediamo che ora sia il momento di “fare” qualcosa per essa, che sia necessario unirsi per far fronte ad essa, a prescindere dalle nostre convinzioni etiche, religiose, filosofiche.

L’ultimo intervento del vostro programma prevede l’introduzione di un vero federalismo. E’ noto come in una società federalista, al contrario di una società regolata dal principio della sussidiarietà, sia il cittadino colui che decide cosa delegare ed a chi delegare. Questo significa che siate a favore anche di un rafforzamento del livello di democrazia diretta come peraltro accade in stati federali come USA o Svizzera?
Contesto l’affermazione che il federalismo sia antitetico ad un principio di sussidiarietà, credo anzi che proprio un buon federalismo (come quello che abbiamo in programma e che si base sulla forte autonomia degli enti locali, connessa però ad una effettiva responsabilità dei capitoli di spesa, e con una quota delle entrate riservata alle esigenze nazionali ed alla ridistribuzione per le aree povere) sia un ottimo modo per avere vera sussidiarietà, da non confondere con l’assistenzialismo.
In generale siamo favorevoli al rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta, vanno ovviamente valutati nello specifico.

A partire dalla fine degli anni ‘80 la Lega Nord ha proposto con vigore una soluzione federalista. Nonostante ciò pur avendo avuto un significativo sostegno popolare ed essendo stata al governo per anni, i risultati conseguiti non hanno per nulla risposto alle aspettative iniziali. A conferma di una simile teoria anche Giuliano Amato ha recentemente espresso il suo parere in un editoriale su Il Sole 24 Ore intitolato “Senza virtù regionalismo vano”. Vista la situazione, come credete di riuscire a dare avvio ad una riforma di una simile portata come quella federalista? Come pensate di coinvolgere i cittadini in un cambiamento così radicale?
Personalmente credo che il coinvolgimento dei cittadini non sarebbe un ostacolo, credo invece che ormai larga parte della popolazione sia convinta che il federalismo ed i suoi principi base (o l’autonomia, come si preferisce chiamarla qui da noi) siano fortemente radicati, soprattutto nel nord. Il problema fondamentale è stato la delega di poteri e competenze, senza dare responsabilità effettiva sulle spese e la gestione dei servizi. Se la sanità è regionale, per esempio, allora deve esserci un capitolo di tasse regionali a copertura. La copertura non può dipendere da una distribuzione fatta a livello centrale, secondo parametri storici che fotografano gli sprechi anziché lo stato dei servizi, e con i politici locali completamente irresponsabili di fronte all’eventuale dissesto, con lo Stato (e quindi le altre regioni) che poi devono coprire i buchi. Questa non è sussidiarietà, questo è far festa con i soldi degli altri. Sussidiarietà è invece destinare il 10% di tutte le tasse raccolte in tutte le regioni a progetti di sviluppo nelle aree più povere, infrastrutture ad elevato impatto per la crescita in primis. La spesa corrente ed i dipendenti pubblici devono invece essere coperti dalle tasse locali, senza ulteriori necessità di trasferimenti.

In qualità di coordinatore regionale del movimento di Fare per Fermare il declino, ti sei trovato ad affrontare la questione posta nel disegno di legge di iniziativa popolare provinciale n° 328/XIV promosso dal comitato Più Democrazia in Trentino? Se sì, qual è la vostra posizione in merito?
Non mi sono trovato ad affrontare tale questione, sia perchè il mio impegno come coordinatore è estremamente recente (abbiamo organizzato il partito dal nulla in 2 mesi!), sia perchè questa, come altre questioni, le analizzeremo dopo le elezioni politiche, nell’elaborazione di un programma per le provinciali. Sono però a conoscenza dell’iniziativa. Pur non avendo avuto modo di approfondire nel dettaglio tutti gli aspetti del disegno di legge (per cui mi riservo una valutazione complessiva), da parte mia c’è piena condivisione del tema centrale dell’abolizione del quorum per i referendum. Credo, molto semplicemente, che chi va a votare si assume l’onere della scelta per chi non ci va. Nel momento in cui un referendum, anche attraverso la raccolta firme, ha dimostrato di avere alle spalle un movimento di cittadini interessati al tema, il suo esito deve essere rispettato. Oltretutto, con l’abolizione del quorum, sono convinto che si eliminerebbe anche il problema della bassa affluenza, spesso indotta.

Anche con una legge elettorale studiata nel dettaglio non si potrebbero risolvere i persistenti problemi generati della democrazia rappresentativa come ad esempio corruzione o clientelismo. Non sono pochi coloro che affiderebbero le soluzioni più spinose alla demosortecrazia. In Australia, ad esempio, sono state indirizzate brillantemente politiche urbane e di trasporto pubblico con questa tecnica mentre nel ddl n°328 abbiamo proposto l’istituto dei pritani. In che contesto faresti ricorso all’istituto dei pritani?
Sono d’accordo sul fatto che corruzione e clientelismo non dipendano in modo diretto dalla legge elettorale. Credo piuttosto che “l’occasione fa l’uomo ladro”. Quello che avrebbe bisogno questo paese è semplicemente un taglio drastico di tutte le possibilità di corruzione e clientelismo che vengono offerte alla politica. Come? Privatizzando, dismettendo, liberalizzando. Faccio un esempio: privatizzare la RAI significherebbe liberare i contribuenti dell’onere di dover sostenere i suoi debiti, ampliare il perimetro del libero mercato e della concorrenza in Italia, togliere alla politica la possibilità di corruttele e clientele.
I pritani possono essere un mezzo per ampliare la democrazia diretta in certi contesti, ma non credo che siano la giusta risposta per la corruzione.

La normativa nazionale sulla raccolta firme e sulla democrazia diretta in Italia disattende clamorosamente le raccomandazioni di un’organizzazione internazionale come il Consiglio d’Europa. Come pensate di rimediare a tale mancanza?
Ci siamo appena scontrati con la normativa per la raccolta firme, a dir poco ottocentesca!  Non abbiamo come movimento elaborato una piattaforma programmatica su questo punto, ma sicuramente c’è da semplificare ed aggiornare alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie!

Al pari del M5S di Grillo, anche Fare per Fermare il Declino propone la completa sostituzione della classe politica. Qualora questo obiettivo fosse raggiunto, qual è la garanzia che la nuova classe dirigente si comporti in modo consapevole e lungimirante? Che meccanismi pensate di introdurre per garantire un corretto ed equilibrato funzionamento del sistema?
Una sola parola: trasparenza. Non è possibile garantire la selezione ex-ante, ma è possibile dissuadere i comportamenti inaccettabili, grazie alla trasparenza ed ai controlli ex-post.

Una delle giustificazioni utilizzate degli oppositori alla democrazia diretta è di considerare il popolo incompetente e di non essere in grado di riconoscere il bene comune. Questo è quanto emerso nei Consiglio comunali di Trento e di Rovereto nel corso delle recenti discussioni per l’eliminazione del quorum nei referendum locali e per la riduzione degli ostacoli alla raccolta delle firme per promuoverli. Nell’era dell’istruzione universale e dell’information technology non ti sembra un’affermazione arrogante ancor prima che priva di fondamento?
Sicuramente credo che il popolo non sia affatto incompetente e che anzi, spesso capisca certe situazioni meglio di chi lo governa. D’altra parte credo anche che gli strumenti di democrazia indiretta siano importanti, perchè garantiscono, soprattutto quando funzionano in modo corretto e virtuoso, stabilità  e selezione di una classe dirigente competente. Non credo affatto a suggestioni neo-proletarie del tipo “le casalinghe e gli operai al potere”. La società è complessa, gestire la macchina dello stato richiede competenze, ed è anche necessario affidarsi a persone competenti che sappiano dominare la complessità. Gli strumenti di democrazia diretta sono d’altro canto essenziali, per portare avanti istanze a cui la classe politica non dà risposte, oppure su temi specifici, che non facevano magari parte dei programmi dei partiti eletti, e sui quali è bene che si esprimano direttamente i cittadini. Questo discorso, non per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, ma per ribadire che credo occorra assoluto equilibrio tra le due forme.
Sono assolutamente a favore dell’iniziativa Quorum Zero, mentre ritengo importante la presenza di forme di “sbarramento” per evitare un abuso di questi strumenti anche da parte di chi non ha alcun seguito nella società civile. L’obbligo di raccolta firme nasce storicamente proprio con questo intento, ma credo, come detto prima, che vada aggiornato nelle procedure alle nuove tecnologie. E’, ad esempio, ridicolo nel 2013 dover andare in ogni comune della provincia (per non parlare della numerosità di questi comuni, ma qui apriremmo un altro capitolo…) per raccogliere i certificati elettorali cartacei. Possibile che non esiste modo di averli centralizzati e via web?!

In Trentino Alto Adige – Südtirol sono state raccolte più di 13.000 firme (circa il 27% del totale delle firme raccolte) a sostegno dell’iniziativa popolare di modifica costituzionale lanciata dal comitato Quorum Zero e Più Democrazia, la quale è in attesa di essere discussa dal Parlamento. Questa risulta essere una delle proposte più votate anche sul sito Agenda Monti. Qual è la posizione di Fare per Fermare il Declini in riferimento a questa dimostrazione di impegno civico a livello locale che si proietta con forza a livello nazionale?
Non possiamo che essere felici dell’impegno che i nostri concittadini dimostrano a livello locale. D’altro canto anche il nostro movimento sta sperimentando proprio tale entusiasmo e coinvolgimento nelle varie iniziative che organizziamo, che in parte smentiscono l’immagine dei trentino e altoatesini come “orsi” che difficilmente si espongono.

Jacopo Zannini: una visione olistica su democrazia e partecipazione

Jacopo ZanniniIn questa intervista è stato il portavoce del circolo Trento di Sinistra Ecologia e Libertà, Jacopo Zannini, a rispondere alle nostre domande. I concetti proposti da Jacopo ci offrono nuovi spunti di riflessione su democrazia e partecipazione poiché considerano realtà geografiche lontane dalla nostra ed epoche storiche che hanno preceduto l’attuale.
Jacopo Zannini ha studiato Scienze Antropologiche alla Facoltà di Lettere e Filosofia a Bologna, e Antropologia della Contemporaneità a quella di Modena e Reggio Emilia. Dopo un’esperienza sul campo in Venezuela di 4 mesi nel 2008 in cui ha analizzato esperienze di partecipazione e conflitto dei Consejos Comunales, ha continuato a maturare interesse per tematiche come partecipazione, conflitto e cooperazione sociale.

Alex: Nella tua esperienza a Cumanà in Venezuela (link a piè di pagina) hai osservato l’attività dei Consejos Comunales istituiti da Chavez. Dal tuo articolo sul sito Cartografare il presente emerge un quadro piuttosto “confuso” della situazione. I Consejos sono un’idea buona per coinvolgere i cittadini e le famiglie dimostrano molto entusiasmo, tuttavia l’ascolto da parte delle autorità è scarso e le dinamiche clientelari tipiche dei partiti al governo sono la normalità. Tutto il mondo è paese?
Jacopo: A volte dicendo che “tutto il mondo è paese” si corre il rischio di fare della semplificazione, ma in effetti alcune dinamiche sociali e politiche anche geograficamente agli antipodi posso mettere in evidenza i limiti che la democrazia rappresentativa sta vivendo, oramai da decenni in tutto il mondo. L’esperienza dei Consejos Comunales venezuelani è stata pensata proprio per valorizzare percorsi partecipativi che spingano i cittadini a occuparsi in prima persona o a influenzare la cosa pubblica. Potremmo dire che la sorgente di questo esperimento è stato il percorso nato con l’esperienza del Social Forum di Porto Alegre, in cui il governo venezuelano ha avuto un forte protagonismo. E’ pur vero che comunque in Venezuela la pratica clientelare anche dopo anni da cui sono stati istituiti i Consejos, come evidenzio anche nella mia etnografia, è molto forte, ma la spinta popolare al cambiamento è comunque interessante. Si può dire che nello stendere la “ley de los Consejos Comunels” lo Stato venezuelano abbia guardato più avanti di altri.
Ma torniamo al panorama mondiale.
Le prime avvisaglie della crisi democratica planetaria sono arrivate dal movimento nato a Seattle alla fine degli anni novanta, movimento che contestava la globalizzazione neoliberista come forma attraverso cui l’economia globale stava trasformando i cittadini del mondo, specialmente quelli dei paese più poveri in sudditi, distruggendo i loro sistemi economici e l’ambiente. Dopo quasi tre lustri e con l’arrivo della crisi strutturale dell’occidente le avvisaglie e le critiche dei movimenti no-global si sono rivelate degli avvertimenti saggi. Così  è arrivato in Europa il regime di austerity che stiamo vivendo e con la crisi economica, il livello democratico ne risente sempre di più. Lo stiamo vedendo anche nel nostro paese che ha inaugurato e consolidato la stagione del “ montismo” l’austerity in salsa italiana. Anche nel nostro paese in risposta a questa crisi oramai chiara sono nati movimenti che stanno tentando di coinvolgere maggiormente i cittadini nelle scelte della politica, insomma la democrazia partecipativa e quella diretta sono sempre più un fetta importante delle proposte d’alternativa di movimenti e percorsi politici che vogliono cambiare il distruttivo modello di società e di economia che viviamo.

Negli ultimi 20 anni seppur con molte contraddizioni e con tensioni dovute alle lotte per il controllo delle risorse petrolifere il Venezuela ha avviato un cammino verso una democrazia sociale e partecipativa. Se a livello locale sono stati istituiti i Consejos Comunales a livello nazionale si sono susseguiti referendum costituzionali, il fallimento di un colpo di stato militare, un referendum indetto per revocare il mandato del Presidente Chàvez ed altro ancora. Una serie di trasformazioni piuttosto impetuose. A distanza di 4 anni come valuti la tua esperienza nel paese di Simòn Bolivar?
E’ stata un’ esperienza che ha sicuramente segnato la mia visione della politica, mi ha  portato a confrontarmi con le reali aspettative di una spinta popolare al cambiamento; al tempo stesso però mi fatto analizzare e toccare con mano le barriere burocratiche e culturali che il capitale sociale e relazionale di una comunità deve vincere quando cerca di produrre “cambiamento”. E’ stata inoltre un’esperienza che mi ha avvicinato maggiormente alla politica intesa come valorizzazione della relazione, come condivisione e come patto sociale che nasce da percorsi tracciati collettivamente.
La crescita democratica sviluppatasi in Venezuela con l’avvento di Chavez è infatti innegabile, ma certo questa deve essere vista come un punto di passaggio, verso  una maggiore consapevolezza e democrazia in un paese che per troppo tempo è stato trattato come  la “depandace petrolifera” degli Stati Uniti.
Chavez nelle sue vittorie ha cavalcato sicuramente anche un nazionalismo “quasi etnico” una sorta di “reazione identitaria” dopo anni di predominio statunitense, ma lo ha fatto senza sfociare in regime autoritario. In Venezuela negli ultimi cinque lustri c è stata sicuramente una centralizzazione della ricchezza, ma vi è stata anche una redistribuzione. Il passaggio ulteriore che auspico per il popolo venezuelano è il superamento del “chavismo”. Quindi al di là delle condizioni di salute di Chavez, è proprio sulla vitalità e le spinte della democrazia venezuelana, tutt’ altro che sopite, che si deve puntare per completare il percorso di una democrazia sempre più genuina. Il miglioramento di molti istituti di democrazia partecipativa attivati nell’epoca chavista non puo’ che essere un obbiettivo per far crescere ulteriormente il giovane ma robusto, spirito democratico dei venezuelani.

Nonostante il peculiare contesto sociale venezuelano credi che alcuni istituti di democrazia diretta introdotti da Chàvez possano essere esportati nel resto del mondo?
Sono da sempre un estimatore della democrazia diretta ma penso che ogni contesto sia particolare, proprio per questo credo che non si possano importare pacchetti di democrazia partecipativa e impiantarli in diversi contesti culturali, a piacimento. L’esempio di altre virtuose esperienze, da noi la più vicina è la Svizzera, deve servire come stimolo ma non si può trapiantare così come è ci sono modelli culturali contrastanti che vanno mediati insomma la conoscenza e il confronto sono il frutto per far nascere esperienze nuove e proficue.

Con la caduta del Muro di Berlino sono svaniti anche i confini netti fissati precedentemente dalle ideologie politiche dominanti. Oggigiorno è estremamente difficile per un cittadino identificarsi in un partito politico e quindi prendere una decisione razionale al momento delle elezioni. Non sarebbe più utile coinvolgerlo direttamente nelle decisioni su questioni concrete?
Come sottolinei bene dopo la caduta del muro e  di questo tempi ci siamo trovati di fronte alla crisi di due ideologie che hanno segnato il novecento, il socialismo reale che è stato il primo a implodere  e il neoliberismo che ha mostrato i limiti strutturali con la crisi pesantissima del 2008 partita dai mutui sub-prime negli Stati Uniti e poi arrivata anche nel Vecchio Continente. La crisi di un’ ideologia non vuol dire la sua automatica fine e noi stiamo attualmente vivendo “i colpi di coda” del neoliberismo. Quindi non credo che si possa parlare di difficoltà di un cittadino di identificarsi in un partito politico perché le ideologie sono finite, probabilmente la difficoltà nasce proprio perché la fine deve ancora avvenire definitivamente. L’influenza di modelli economici anche dominanti culturalmente, ma falliti nei fatti, sta segnando  tragicamente le nostre esistenze. Vanno sperimentate idee nuove e vanno accantonati strumenti superati; senza correre il rischio però di buttare via il bambino con l’acqua sporca confondendo la fine delle ideologie con la fine della idee ciò produrrebbe un’altra catastrofe. Pensare che l’ unico strumento di salvezza siano la democrazia diretta e la partecipazione è altrettanto pericoloso. La democrazia diretta è sicuramente un mezzo per arrivare migliorare la nostra democrazia adesso “in coma”, è fondamentale valorizzare la cultura “partecipativa” coinvolgere i cittadini nelle decisioni ma affianco a questa ci vogliono anche delle idee di fondo da condividere. Intendo dire che sostenere che  dopo la caduta del muro di Berlino e la crisi del neoliberismo destra e sinistra siano delle categorie superate dal mio punto di vista è un errore, la differenza sui i valori su cui si basa la propria vita rimane. La cultura della democrazia diretta dovrebbe essere uno strumento bipartisan, utilizzato da tutti gli schieramenti e non in maniera populistica come spesso accade. La partecipazione e l’intervento dei cittadini dentro la definizione di un programma politico o dentro la sua attivazione devono diventare un percorso naturale di ogni soggetto o realtà che si definisce realmente democratica.

La prosperità di un paese non è solo data dalla qualità delle leggi e della classe dirigente ma soprattutto dal senso civico dei cittadini. Credi anche tu che il cittadino possa acquisire più consapevolezza e più rispetto per le leggi se coinvolto concretamente nei processi decisionali?
Credo che questo sia fondamentale e ancor più importante in un paese come il nostro in cui lo stato è visto, a volte anche a ragione, come distante dai cittadini. Insomma uno sguardo civico va ricostruito dopo il ventennio berlusconiano, che purtroppo ha prodotto germi culturali e politici che, hanno intaccato tutto il nostro paese e noi stessi. Dobbiamo tutti fare una seria analisi sinistra destra o centro che sia per cogliere in questa crisi come l’occasione per espellere quel po’ di berlusconismo che ci è arrivato inevitabilmente. In questi anni i cittadini italiani sono stati presi in giro e si sono anche fatti prendere in giro mettendosi nelle mani di un venditore di fumo, si è prodotta così una pericolosa regressione antropologica. Sicuramente la partecipazione e il coinvolgimento concreto nei processi decisionali dei cittadini può che farli riavvicinare alla cosa pubblica facendoli sentire protagonisti, smarcandoli dall’apatia di consumatori inebriati e poi bidonati.

Nel corso della raccolta delle firme promossa dal comitato di “Più Democrazia in Trentino”, hai dato il tuo sostegno personale organizzando un incontro pubblico in Valle dei Laghi, zona dove le realtà associative hanno promosso interessanti progetti di utilità sociale. A tuo avviso, quali fra gli istituti contenuti nel ddl 328/XIV possono essere recepiti in un contesto di quel tipo?
Associazione Banca del Tempo - seduta in centro la presidente Angelina PisoniLa Valle dei Laghi è un area piuttosto particolare in cui vivono diecimila persone circa, ha una sua particolare territorialità e sicuramente strumenti di democrazia diretta e partecipativa potrebbero stimolarla nel crescere sia da un punto di vista democratico che identitario. La Comunità di Valle è ancora un ente piuttosto fumoso e i sei comuni fanno scudo difendendo le loro competenze. Il livello intermedio inserito dalla provincia per ora  ha sviluppato poca partecipazione, speriamo in futuro. Penso che  eliminare il quorum o quanto meno abbassarlo potrebbe essere un primo passo verso un utilizzo interessante degli strumenti della democrazia diretta.

Pur non essendo presente in Consiglio Provinciale in questa legislatura, SEL ha maturato una posizione riguardo al ddl 328/XIV che si propone di introdurre nuovi strumenti di democrazia diretta? Se sì, quali sono le proposte maggiormente condivise?
Anche al nostro interno abbiamo iniziato un importante confronto, proprio grazie allo stimolo dato dal percorso importante compiuto dal comitato “Più democrazia in Trentino”, sulla questione della partecipazione e della democrazia diretta. La nostra posizione è chiara siamo aperti al coinvolgimento dei cittadini e alla partecipazione, per esempio porteremo avanti la battaglia per l’abbattimento del quorum, che potrà anche essere progressivo ma che punta all’azzeramento proprio perché pensiamo che questo potrebbe sviluppare una “relazione” nuova, attiva e proficua fra i cittadini e la cosa pubblica. Dopo di che rispetto alle proposte siamo interessati anche a quella del referendum propositivo e naturalmente anche a dei percorsi interni alle scuole sulla democrazia diretta. Personalmente sottoscrivo tutte le proposte presenti nel ddl 328/XIV.

Il Pd trentino non sembra ben disposto alle pratiche partecipative basta vedere quanto accaduto nel consiglio comunale di Trento [post ndr e di Rovereto]. Visto che tra Sel e Pd c’è un’alleanza, qual è il terreno comune fra Sel e Pd in tema di democrazia diretta?
Be il terreno comune dobbiamo ancora trovarlo su tante cose con il Pd locale, certo il patto che abbiamo stipulato firmando la carta “Italia Bene Comune” sarà la nostra stella polare. Ma ora come ora i rapporti a livello locale sono ancora piuttosto freddi fra Sel del Trentino e il Pd che fa parte della maggioranza provinciale anche per la presenza di soggetti politici che guardano anzi hanno Monti come punto di riferimento e al suo operato come un esempio. Sel come sapete si pone in alternativa al “montismo”, quindi anche i rapporti locali sono tutti da definire se il Pd si sposterà troppo al centro sicuramente noi non ci faremo trascinare. Dopo di che riguardo la democrazia diretta noi porteremo avanti i nostri punti condivisi dal gruppo locale e cercheremo se ve ne sarà la possibilità di influenzare più possibile il nostro alleato.

Qualora l’iniziativa popolare venisse tramutata in legge, in che modo e con quali tempi credi che la proposta del nostro disegno di legge possa cambiare il futuro dell’assetto democratico in Trentino?
I percorsi di consolidamento della cultura partecipativa sono complessi, poi in un territorio particolare come il Trentino non sarà facile. Tuttavia la spinta dal basso che avete mosso con il comitato “Più Democrazia in Trentino”, sta intercettando un bisogno che da qualche anno pulsa in parte della società Trentina. Infatti la sorta di logica di fiducia nel “principe vescovo” che ha caratterizzato il percorso di governo di Lorenzo Dellai tramontando dopo che sono venuti a galla dei “punti neri” in quello che per decenni è stato descritto come il “buon governo” della provincia di Trento. Quindi la vivacità e il senso critico di alcuni cittadini, che è stato espresso spesso attraverso comitati che sono nati su questioni importanti come quelle dell’inceneritore o della caserma militare di Mattarello, avrà la possibilità di trovare uno sbocco partecipativo effettivo. Sicuramente se le proposte interne al ddl 328/XIV faranno breccia nel dibattito politico e se  diventeranno in futuro parte della pratica democratica segneranno a fondo il contesto in cui viviamo andando a modificare in maniera proficua anche la visione di un concetto tanto importante per la nostra provincia l’Autonomia.

Links:
L’esperienza dei consejos comunales a Cumanà fra clientelismo e conflitti urbani
di Jacopo Zannini

I consejos del Venezuela: il paradosso del centro
di Jacopo Zannini

Bruno Firmani: favorevole a quorum zero e più partecipazione

Nei giorni scorsi grazie all’aiuto di Elena Baiguera Beltrami siamo riusciti ad entrare in contatto con il Consigliere provinciale dell’Italia dei Valori, prof. Bruno Firmani, il quale con celerità e cortesia ha risposto ai nostri quesiti. Anche in questa occasione dobbiamo riconoscere il rispetto e la comprensione che il consigliere ha dimostrato nei confronti dell’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino. Lo stesso, infatti, era stato l’unico fra i Consiglieri provinciali a presentarsi all’incontro con Bruno Kaufmann, Chi ha paura dei cittadini?, nel settembre scorso.
bruno firmaniBruno Firmani, romano di origini è professore in pensione di Analisi Matematica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Trento. E’ stato eletto consigliere nelle fila dell’Italia dei Valori nel 2008. E’ quindi stato nominato Presidente della Giunta delle elezioni, segretario della Prima Commissione permanente nonché componente effettivo della Commissione per i rapporti internazionali e con l’Unione europea. Infine, è attualmente candidato alle nazionali fra le liste di Rivoluzione Civile proprio insieme a Baiguera Beltrami.

Di seguito l’intervista:
Alex: Lei, Cogo (ddl 222/XIV) e Bombarda (ddl 330/XIV), insieme al comitato Più Democrazia in Trentino (ddl 328/XIV), siete gli unici a sostenere l’eliminazione del quorum di partecipazione nei referendum provinciali. Ci può indicare il percorso che L’ha portata a maturare la convinzione di rimuovere il quorum?
Firmani: La democrazia diretta ha molti vantaggi, anche se non può risolvere tutti i problemi. L’esistenza del quorum ha consentito di unire i voti contrari ai non votanti e questo ha costituito un vulnus per la democrazia ed ha permesso evidenti abusi. Anche l’assenza del quorum può creare qualche problema, ma certamente immensamente minore della normativa attualmente in vigore. Un evento interessante, da questo punto di vista, è stato rappresentato dagli ultimi referendum costituzionali. In quanto tali non era previsto alcun quorum, ma proprio questo fatto ha spinto la maggioranza degli elettori ad andare a votare.

D. Diverse organizzazioni internazionali raccomandano sia ai governi nazionali che a quelli locali di introdurre misure di partecipazione dei cittadini. In particolare il Consiglio d’Europa – istituzione composta da 47 paesi – si è espresso per la rimozione dei quorum nel referendum e per l’abbattimento degli ostacoli per la raccolta delle firme. Un adeguamento della normativa nazionale è francamente utopico mentre invece a livello locale ci si potrebbe aspettare qualcosa di più. Nonostante ciò solo 3 consiglieri su 35 sono a favore di misure tanto auspicate per la democratizzazione delle istituzioni provinciali. Come mai i rappresentanti politici trentini sono così legati ad un assetto storicamente superato e ostile alle tendenze innovatrici?
R. Questa domanda andrebbe posta agli altri 32 consiglieri. Io potrei soltanto immaginare i motivi di questi comportamenti, ma potrei anche essere facilmente smentito dagli interessati. Credo che la cosa più semplice sia quella di lasciare ogni persona sola di fronte alle proprie responsabilità e vedere poi come si comporta.

D. Quali sono le altre proposte contenute nel ddl 328/XIV che lei intende appoggiare?
R. In generale sono favorevole ad una maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche: Svizzera docet. I tempi ormai strettissimi che ci separano dalla fine della legislatura impongono di scegliere di ottenere qualcosa subito. In questo caso occorre concertare con le altre forze politiche e verificare cosa sono disposte a concedere.

D. Quali sono le proposte del ddl 328/XIV che lei non condivide e per quale ragione?
R. Ripeto, sono generalmente favorevole alla partecipazione popolare nelle decisioni politiche. Sarebbe ragionevole cercare di una sintesi unificante.

D. La proposta di deliberazione comunale Quorum Zero discussa a dicembre in seno al Consiglio comunale di Trento è stata interpretata negativamente con un’inutile riduzione del quorum di partecipazione ed un innalzamento significativo degli ostacoli per la raccolta delle firme. Visto che i partiti al governo sono gli stessi, di questo passo a livello provinciale si corre il rischio di peggiorare la LP 3 del 5 marzo 2003 anziché di accogliere le istanze progressiste del ddl 328/XIV. Una delle possibili soluzioni per evitare spiacevoli sorprese è quella di rimandare la trattazione finale del ddl agli eletti della prossima legislatura sperando di trovare consiglieri più aperti alla transizione democratica. E’ una soluzione percorribile?
R. Direi, visti i tempi di questa legislatura, che si tratta di una soluzione quasi inevitabile.

D. L’articolo 1 della Costituzione Italiana dice che la sovranità appartiene al popolo. Questo implica un sistema politico in cui il popolo è detentore dell’autorità politica suprema, vale a dire appunto che la sovranità dello stato appartiene al popolo. Per avvalorare questa ipotesi il popolo – quando lo ritenesse opportuno – dovrebbe essere nelle condizioni di esercitare tale sperata sovranità direttamente, per esempio mediante la conferma di leggi (ref. Confermativo) proposta di leggi e la sua approvazione diretta (ref. Propositivo o iniziativa popolare). Nei fatti però il popolo italiano sia a livello nazionale che a livello locale può proporre ed approvare nuove leggi solo in forma indiretta. Al massimo può abrogarle. Storicamente le battaglie per i diritti politici sono state tra le più difficili e cruente e solo a distanza di anni si è compreso pienamente il valore delle conquiste. Cosa dobbiamo fare per mettere in pratica il principio della volontà popolare con mezzi democratici?
R. Le leggi di iniziativa popolare ed i referenda sia abrogativi che propositivi sono da considerare un utile strumento di democrazia. Non il solo, però molto utile. Alcune norme, che per bassi motivi clientelari sono bloccate qui in Italia, potrebbero essere rapidamente approvate se si interpellassero i cittadini.

D. I 10 referendum sardi (abrogativi e consultivi) ed il referendum della Valle d’Aosta – il primo referendum propositivo di successo nella storia italiana – ci evidenziano come i cittadini siano in grado di proporre e prendere decisioni altrimenti difficilmente realizzabili in un regime di democrazia rappresentativa puro. Questo fa ben sperare per miglioramenti normativi futuri anche se c’è il rischio piuttosto elevato di una risposta reazionaria da parte dei partiti. A Suo avviso, quale tendenza prenderà il sopravvento a seguito delle prossime elezioni? Lo sviluppo ed il consolidamento dei diritti politici o il continuo distacco della casta dal popolo?
R. Alla luce della incertezza politica del momento attuale, a queste domande è impossibile rispondere se non si è in possesso di capacità divinatorie.

D. La sentenza di non ammissibilità dei quesiti referendari della Consulta per abrogare il Porcellum e la successiva scelta dei partiti di mantenere l’attuale legge elettorale, non è certo un buon viatico per le prossime elezioni. L’impotenza e la frustrazione del popolo non rischiano di minare la convivenza civile e il capitale sociale degli italiani?
R. Secondo me la tremenda crisi economica, sociale e finanziaria rischia di far precipitare il nostro Paese in un baratro profondissimo, più delle decisioni della Consulta.

D. Nella British Columbia dei cittadini estratti a sorte con il supporto di alcuni tecnici avevano scritto una nuova legge elettorale poi sottoposta a referendum. Altri esempi di notevole successo prodotti demosortecrazia esistono in Islanda, Australia e USA. Noi abbiamo pensato all’istituto dei pritani al fine di dare pareri apartitici sia su politiche pubbliche sia sull’operato delle società controllate e/o partecipate della provincia. Un sogno che si può realizzare?
R. Se dipendesse soltanto da me, questo sogno sarebbe vicino alla sua realizzazione.

D. L’IdV ha fatto ampio ricorso agli strumenti di democrazia diretta nazionali. Simultaneamente però il proprio leader Antonio di Pietro – in modo similare a Grillo – si ritiene che accentri eccessivamente il potere su di sé. Le due situazioni non Le sembrano incongruenti?
R. E’ sbagliato supporre che Antonio Di Pietro accentri su di sé troppo potere. Questa domanda manifesta, purtroppo, una certa dose di superficialità, se non malafede. E’ triste constatare che anche coloro che si definiscono “popolo sovrano” non sono indipendenti e soffrono degli stessi mali dei politici di professione.

Gli statuti comunali di Rovereto e di Lugano. Una breve comparazione dei diritti di iniziativa popolare.

CARLO_BARONI_palazzo_podestàDomani si dovrebbe discutere della proposta di iniziativa popolare per l’abolizione del quorum nei referendum comunali a Rovereto. Nelle discussioni avute con i Consiglieri negli incontri di preparazione che avverso i referendum in generale, e al quorum in particolare, vi sono grandi riserve. E il precedente di Trento non fa ben sperare. Continua a leggere

Riccardo Fraccaro su democrazia diretta e democrazia rappresentativa

Tra i vari politici e i candidati alle prossime elezioni che abbiamo contattato nei giorni scorsi, Riccardo Fraccaro è stato il più celere a rispondere alle nostre domande. Riccardo oltre che essere membro costituente del comitato di Più Democrazia in Trentino è anche candidato alle prossime elezioni nazionali nelle fila del Movimento 5 Stelle. Di seguito domande e riposte dell’intervista:

Riccardo FraccaroAlex: Il 12 gennaio 2012 sei stato uno dei 12 costituenti del comitato civico apartitico Più Democrazia in Trentino. Quali erano le motivazioni che ti hanno spinto ad aderire al comitato? Come giudichi il lavoro che è stato fatto fino a questo punto? Condividi tutti i punti della proposta?
Riccardo:
La mia adesione al comitato è stata spontanea e naturale. Non potevo certo sottrarmi nel dare un contributo ad un progetto che aveva e che conserva tuttora l’aspirazione a promuovere la partecipazione e la democrazia diretta: quelli chi io ritengo essere gli elementi più importanti per migliorare la società in cui viviamo. Voi un giudizio onesto su questa esperienza, su quanto il comitato ha prodotto: la proposta emersa è meravigliosa. E’ sempre incredibile osservare quali risultati si possono ottenere con la compartecipazione delle idee; quali competenze possono emergere in un contesto democratico di lavoro…..chi non ne a mai fatto esperienza non può nemmeno immaginarlo. L’unico elemento che mi trova contrario è la previsione di quote rosa per la composizione dei Pritani, semplicemente perché non necessaria. Dalla mia esperienza nel M5S quando c’è democrazia diretta reale la componente femminile viene eletta naturalmente senza bisogno di quote garantite. Questa prassi è nata in seno alla nostra classe dirigente perché ingessata e falsamente democratica, precludendo un vero apporto spontaneo dalla base nella scelta dei rappresentanti.

Come credi che ne uscirà il disegno di legge di iniziativa popolare dalla discussione in Consiglio provinciale? A prescindere dal risultato finale prodotto dall’elaborazione del Consiglio, credi che il comitato di Più Democrazia in Trentino debba proseguire la sua esperienza?
Se devo basarmi su quanto avvenuto a livello comunale con l’iniziativa Quorum Zero a Trento, il disegno di legge di iniziativa popolare incontrerà consiglieri provinciali capaci di grandi discorsi farciti di ipocrisia sull’importanza della partecipazione dei cittadini e sulla democrazia, salvo poi trovare qualsiasi pretesto per limitarne l’espressione, che in realtà si leggono come un istintiva paura di perdere il potere. Quindi sarebbe una grave perdita se di fronte a questa prospettiva il comitato interrompesse la sua opera di promozione e sensibilizzazione. La proposta di legge è solo il primo importante passo di un lungo cammino.

Per poter sostenere la tua candidatura alla Camera hai dovuto raccogliere le firme a sostengo della lista. Ritieni che la procedura per la raccolta delle firme possa essere semplificata al fine di favorire la partecipazione dei cittadini adeguandola così alle modalità indicate nell’Iniziativa dei Cittadini Europei?
Non voglio lamentarmi per gli sforzi irragionevoli e gli ostacoli burocratici che nell’epoca di internet si richiede a un cittadino per candidarsi alle politiche se non fai parte di un partito al potere, ma mi limiterò a riportare la frase che mi sono sentito dire dagli impiegati degli uffici elettorali in giro per il Trentino: per favore, se mai andrete su, cambiate la legge elettorale, non è possibile dover fare tutte ‘ste carte nel 2013!

Negli ultimi anni ci siamo stati abituati a sopportare una classe politica con uno spessore etico prossimo alla zero. Altro che Quorum Zero! Inoltre, storicamente, in differenti contesti sociali, tutti coloro che inizialmente erano favorevoli ad un ampliamento degli istituti di democrazia diretta, una volta che sono andati al potere hanno cambiato idea al fine di perseguire con più efficacia i propri interessi personali e di partito. Perché i candidati del M5S dovrebbero avere qualcosa di diverso rispetto agli altri rappresentanti politici che si sono conformati all’attuale sistema?
I candidati del M5S sono esseri umani e come tali non indifferenti a vizi, difetti, incongruenza. La cosa che li rende unici nel panorama italiano è la loro provenienza. Non conoscono gruppi di interesse, lobby, amici che gli danno una spinta, non devono garantire favori a nessuno, non hanno dovuto fare militanza presso un partito e scendere a compromessi per arrivare nelle prime file. E questo li rende liberi di poter fare il bene dei cittadini prima che quello dei pochi portatori di interessi.

In linea teorica il M5S sostiene i principi della democrazia diretta. Tuttavia il M5S – prendendo spunto dalla teoria sulla legittimità del potere di Weber – si fonda su un concetto di legittimità del potere di tipo carismatico dove il leader, Grillo in questo caso, ha una missione eroica da compiere al quale tutti si adeguano con fascinazione ed ammirazione. Questa situazione controversa che mescola emotività nel seguire il leader salvifico e razionalità nel proporre soluzioni concrete, se da un lato può stravolgere le regole del potere esistente dall’altro può portare al nulla o a delle derive democratiche. A grandi linee questa è anche la critica mossa dal Pd. Trovi che sia un’analisi troppo estrema?
Prendendo spunto dalla teoria sulla legittimità del potere di Weber, il M5S si fonda su due poteri:
1)   Quello legale-razionale che poggia sul diritto a rappresentare i cittadini da coloro che sono chiamati dalla società civile. E questo potere spetta esclusivamente ai candidati del M5S, cittadini incensurati che credono nella democrazia diretta, nella politica come impegno civile e lo dimostrano con uno stipendio allineato alla media degli stipendi nazionale, con la non cumulabilità delle cariche e il divieto di fare più di due mandati;
2)    Quello carismatico di Grillo che serve solo a rompere gli schemi rigidi e parassitari del sistema informativo e politico nazionale. E’ la testa d’ariete che rompe le mura delle istituzioni per far entrare i cittadini, nonché il garante delle poche regole di condotta degli eletti. Il suo ruolo politico finisce lì, come testimoniato dalla attività del M5S in tutte le istituzioni in cui siamo presenti. Questa sinergia, questo metodo è la vera rivoluzione che il MoVimento porta con se. Certo in un sistema democratico non se ne sentirebbe il bisogno, ma attualmente questo connubio è indispensabile per dare spazio a chi non ne avrebbe avuto, non per demeriti, bensì perché coraggiosamente fuori dal sistema.

I voti dei cittadini che non si recano alle urne per le elezioni non incidono per nulla nel conteggio delle preferenze. A fini elettivi i non votanti non sono considerati. Paradossalmente con il premio di maggioranza i non votanti è come se votassero per la maggioranza pur non avendo votato per nessuno. Questo invece non avviene con il referendum con il quorum al 50% dove i non votanti vengono assimilati ai contrari. Pur essendo questo un palese freno alla partecipazione, l’Italia con i propri enti territoriali non si adegua agli standard democratici degli altri paesi occidentali. Quali sono a tuo avviso le ragioni a questa ostinazione?
Concentrazione del potere, arroganza, arricchimento personale, corruzione, interessi lobbistiche da tutelare, paura della volontà popolare, individualismo, disonestà intellettuale.

Cosa ne pensi dell’idea di Flores d’Arcais di attribuire i seggi dei parlamentari eletti solo in proporzione del numero dei votanti e sorteggiare il resto fra coloro che non si sono recati alle urne? D’altra parte in linea teorica se un cittadino non trova nessun candidato di suo gradimento (o che qualsiasi candidato sia comunque influenzabili da chi lo appoggia) potrebbe preferire che il proprio rappresentante venga estratto a sorte così da avere la garanzia che questo non sia sottomesso all’influenza di nessun partito o gruppo di potere. Troppo utopica come idea? In quali contesti utilizzeresti i meccanismi propri della demosortecrazia?
La democrazia delegata priva di strumenti reali di democrazia diretta ha distorto il significato originario della rappresentanza popolare. La realtà in cui viviamo è così disabituata alla democrazia che appare sconcertante come nell’antica Atene era consentito ai cittadini accedere alle cariche istituzionali mediante sorteggio. Ricordo inoltre il sistema ad estrazione viene utilizzato nei paesi anglosassoni per selezionare la giuria che giudica i processi. Io credo che questa prassi possa trovare un applicazione positiva nella prassi istituzionale del Paese se abbinata alla democrazia diretta a quella rappresentativa in quanto evita clientelismi come anche l’immorale mercato dei voti e delle poltrone. Del resto il disegno di legge di iniziativa popolare presentato dal comitato va positivamente in questa direzione con l’istituzione dei Pritani.

Insieme a Elisa Filippi (che abbiamo intervistato e dalla quale siamo in attesa di risposte) tu sei uno dei candidati più giovani in lista fra le varie fazioni in campo. Per prepararti alla campagna elettorale hai chiesto un part-time. Un bel rischio di questi tempi in cui il lavoro scarseggia. Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a questa decisione? C’è qualcuno che ti ha spinto e ti ha appoggiato in questa impresa?
La democrazia richiede per funzionare due cose essenziali: libertà di informazione e partecipazione. Attualmente entrambe scarseggiano, ed in alcuni casi sono completamente assenti. Chiunque voglia contribuire, fare la sua parte per cambiare le cose, deve necessariamente rischiar qualcosa, mettere qualcosa di suo. Io ci sto provando come molti altri……e poi nella vita bisogna fare qualcosa di folle ogni tanto, altrimenti che noia!!!

Se dovessi essere eletto quali saranno le tue prime cinque proposte? Qualora non fossi eletto continuerai ad occuparti di politica?
Le prime 5 proposte se dovessi essere eletto: quelle che i cittadini iscritti al MoVimento mi chiederanno di proporre. Le mie priorità personali sono (ma valgono uno): sostegno alle PMI; reddito di cittadinanza garantito; referendum propositivo ed abrogativo senza quorum; abolizione dei monopoli di fatto; informazione libera. Per rispondere alla seconda domanda: per me fare politica significa anche fare parte di un comitato per la democrazia diretta apartitico, quindi la risposta è sì.

Lettera ai consiglieri provinciali

Di seguito la lettera inviata la sera del 4 gennaio ai funzionari della Prima Commissione del Consiglio Provinciale e chiedendo che sia reindirizzata al Presidente della commissione ed ai consiglieri provinciali:

Consiglio provinciale di TrentoTrento, 3 gennaio 2013

Illustrissimo Presidente della Prima Commissione
Sig. Renzo Anderle
Gentili consiglieri ed egregi consiglieri provinciali Continua a leggere

Democrazia e partecipazione secondo Ezio Casagranda

Ezio CasagrandaNell’attesa che riparta la trattazione dell’iniziativa popolare promossa da Più Democrazia in Trentino, in questi giorni abbiamo colto l’occasione per rivolgere qualche domanda ad Ezio Casagranda.
Ezio, noto per aver lavorato per anni come sindacalista alla Cgil, ora è pensionato ma continua senza sosta la sua attività civile su diversi fronti. Oltre al sostegno alle iniziative pro democrazia diretta, è parte di Alternativa per i Beni Comuni (link a piè pagina)

Alex: In occasione della raccolta delle firme a sostegno delle iniziative popolari per migliorare gli strumenti di democrazia diretta a livello comunale, provinciale e nazionale, hai dimostrato un entusiasmo ed uno spirito di gruppo non comuni. Dopo anni dedicati all’attività sindacale sembra che tu abbia ancora tante energie da spendere. Quali sono le motivazioni che ti spingono ad appoggiare appassionatamente le diverse iniziative che nascono dal basso?
Ezio:
Le motivazioni sono sempre le stesse da oltre 40 anni di militanza politico/sindacale prima sulle cave di porfido, poi alla Michelin ed infine nel sindacato. La democrazia, la partecipazione, la discussione, il confronto, lo scontro politico per me sono sempre stati strumenti per migliorare le nostre condizioni di lavoratori e cittadini. Questa per me è la politica con la P maiuscola e quindi le iniziative che partono dal basso, dalla discussione e dalla partecipazione della gente sono la benzina per fare politica. Senza questo non si fa politica ma solo ricerca di un posto alla tavola dei poteri forti.

E le motivazioni specifiche a sostegno delle proposte popolari volte a migliorare gli istituti di partecipazione popolare?
Se una proposta, un percorso, nasce e vive con la gente significa che la politica fa il suo compito di governo dell’economia e del modello sociale. Gli strumenti di democrazia diretta possono aiutare molto il sistema politico non solo a migliorarsi ma anche ad essere più attento e vicino alle esigenze dei cittadini. Permettono che il potere possa evitare il pronunciamento popolare come nel caso del referendum sull’acqua pubblica.

Il tuo contributo si è esteso anche in fase di discussione dei contenuti della proposta Quorum Zero Trento presso le commissioni Statuto e Trasparenza del Consiglio Comunale. Quali sono state le tue percezioni riguardo alla capacità di ascolto dei consiglieri?
Due considerazioni: la prima ho trovato, salvo la consigliera Giugni, molta arroganza e supponenza da parte dei componenti la commissione. Vedevi che non ti ascoltavano, ribadivano solo le loro convinzioni con argomenti spesso puerili, come Merler, contrapponendo quorum e raccolta firme, ecc. La seconda riguarda la preoccupazione che ho percepito nei consiglieri. La paura che il voto dei cittadini nei referendum mettesse in discussione il loro potere di scambio (che loro chiamano erroneamente mediazione) e quindi il trasparire di una concezione lobbistica del loro ruolo.

E riguardo alla loro capacità di analisi e di ricerca di soluzioni in tema di democrazia diretta? Credi che si siano sforzati sufficientemente per investigare i meccanismi che dimostrano l’utilità e la necessità di coinvolgere i cittadini nella gestione della cosa pubblica?
No, nessun impegno per favorire la partecipazione dei cittadini. Quanto votato dal Consiglio ne è la dimostrazione più lampante. Ho percepito solo il timore di essere scavalcati dalla partecipazione e dall’attivismo dei cittadini. Loro difendevano la politica come delega in bianco del cittadino senza possibilità di verifiche in corso d’opera.

Il compromesso raggiunto fra le forze politiche che governato la città di Trento è stato piuttosto deludente. Nella sostanza la possibilità di ricorrere al referendum come strumento di partecipazione popolare rimane scarsamente appetibile. Quali sono le ragioni che a tuo avviso hanno portato ad una decisione così ottusa ed irrazionale?
La paura della partecipazione attiva dei cittadini e che i referendum a quorum zero potessero far saltare i loro baratti e la loro politica di bottega. Infatti alla gente interessano le scelte concrete non i risvolti politici per le prossime elezioni o alleanze per la gestione del potere per conto terzi.

I consiglieri favorevoli alla proposta di deliberazione popolare sono stati pochi, tuttavia questi sono stati trasversali alle varie forze politiche. Credi che questo sia una segnale che lascia qualche speranza per il futuro?
10 consiglieri che hanno sostenuto la nostra iniziativa sono un bel numero, anche se minoranza. Noi dobbiamo lavorare con loro per costruire ulteriori momenti di partecipazione e di proposte per dare gambe agli strumenti di democrazia diretta e di partecipazione. Una strada difficile, tutta da costruire e inventare, ma sicuramente stimolante per quanti pensano che la democrazia sia tale solo se partecipata.

Quali sono le tue sensazioni riguardo alla discussione di Quorum Zero nel Consiglio Comunale di Rovereto?
Purtroppo, per motivi personali non ho seguito direttamente la discussione e quindi evito ogni commento.

E in relazione al ddl di iniziativa popolare di Più Democrazia in Trentino, la cui discussione dovrebbe riprendere nella Prima Commissione del Consiglio Provinciale?
Se il buongiorno si vede dal mattino penso che la strada sia irta e difficile e che la provincia non andrà oltre al topolino partorito dal consiglio comunale di Trento. Questa previsione non può far diminuire il nostro impegno per una lotta per una democrazia diretta e partecipata che poi è quanto detta la nostra Costituzione. Sembra paradossale ma richiedere di applicare una carta costituzionale scritta oltre 60 anni fa diventa un fatto rivoluzionario.

Approfondimenti di Ezio Casagranda:

  1. “Referendum Comunità, ha vinto l’antipolitica” – Lettera di Ezio Casagranda al giornale L’Adige, 1 maggio 2012
  2. “Il quorum del referendum e l’esempio della Sardegna” – Intervento di Ezio Casagrande sul Corriere del Trentino e replica del direttore Enrico Franco, sabato 12 maggio 2012
  3. Blog Alternativa per i Beni Comuni – Indirizzo web: http://www.trentinoalternativo.it

1972 – 2012: il passaggio dal vecchio al nuovo sistema

“Una data storica per il Trentino – Alto Adige/Südtirol”
Tratto da L’Adige, 20 gennaio 1972

Bruno Kessler - La lungimiranza di un politico dalle idee innovative

Trascorsi i quindici giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale entrano oggi in vigore le modifiche allo statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige… […]

Ecco le dichiarazioni rilasciateci dal presidente della Giunta provinciale di Trento, avv. Bruno Kessler:

«Con oggi, il nuovo statuto di autonomia entra in vigore. Con oggi, tutto il lungo processo di una vicenda che ha origini lontane e che ha fatto annotare alterne fasi, si conclude. Le genti trentine hanno da oggi titolo più pieno e più diretto di ieri al proprio autogoverno, all’esercizio della loro autonomia. La vicenda trentina che oggi segna un traguardo significativo e importante, ha avuto inizio ancora all’epoca austriaca, con le richieste e le aspirazioni all’autogoverno locale. Non ripercorro le varie tappe delle rivendicazioni trentine… […]”

La storia dirà come la gente trentina avrà saputo cogliere questa ulteriore occasione. Ho già avuto modo di mettere in risalto il significato e l’importanza del momento che stiamo vivendo. Credo infatti che siamo davanti a una svolta, a un fatto destinato ad incidere profondamente e a lungo nel nostro tessuto sociale.

Una pagina della nostra storia si chiude, un’altra se ne apre. Ma non è che si debba ripartire da zero e che ci si trovi sprovveduti ad affrontare questo momento. Quasi venticinque anni di esperienza autonoma non sono passati invano, anzi ci hanno fatto più maturi e più responsabili, meno emotivamente stimolati, ma più realisticamente consapevoli di che cosa significhi assumere pienamente la gestione del proprio avvenire.

Se dunque nulla è andato e va perduto, tutto può cambiare. Le prospettive nuove verso cui ci avviamo – rapporti nuovi e comunque diversi con l’Alto Adige, posizione diversa con lo Stato, responsabilità più diretta, come trentini, del nostro sviluppo – possono dunque offrirci l’occasione per rivendicare il nostro impegno civile, la nostra capacità di imprimere il senso che vogliamo alla nostra società, la volontà di riuscire. Già ho avuto modo di dire che più ampia sarà, per effetto del nuovo statuto, la nostra possibilità di manovra, la nostra sfera di autogoverno, ma quindi anche sarà più ampia la responsabilità di tutti noi, come popolo, come gruppo, nel valorizzare la nostra personalità e dare concretezza operativa alle nostre capacità. Tutto ciò non è e non deve costituire materia per pochi, per i soliti “addetti ai lavori”, ma dovrebbe anche costituire motivo di riflessione per tutti i trentini, che sono i destinatari effettivi delle nuove misure che entrano in vigore e che quindi sono i più diretti partecipi di un nuovo disegno che si volesse concorrere a creare. Anche perché non si trovino a dover subire impostazioni e obiettivi non condivisi o non esattamente individuati o non completamente rispondenti alle reali aspettative del corpo sociale.

Qualche gruppo non ha perso tempo e si è già fatto avanti manifestando un certo tipo di aspettative e una certa fascia di esigenze: lo spazio è aperto quindi per tutti per farsi avanti, per partecipare al disegno che giornalmente si crea circa il proprio futuro, senza mugugni, senza borbottamenti sottovoce, senza continuare quello spirito di critica che non sa proporre nulla di alternativo e che sa soltanto ancorarsi a un certo malinteso senso di tradizione o di prudenza per bloccare ogni nuovo discorso e ogni nuova prospettiva. Diventiamo d’ora in avanti un piccolo ambito geografico con immensi problemi da affrontare, siamo a contatto di gomito con ambiti geografici, culturali, economici e sociali molto più dinamici e più vivaci di noi e soprattutto molto più forti e più agguerriti: il nuovo ordinamento regionale che sta sempre più prendendo piede nel nostro Paese provocherà un confronto più accentuato sulle capacità reali di ciascuna regione, con la necessità conseguente di tener conto di tutto quanto accade attorno a noi. Più di prima dunque, per una molteplicità di aspetti – da quelli istituzionali a quelli operativi – dobbiamo sentirci stimolati a tenere il passo con le altre regioni, a non chiuderci in visioni anguste, limitate, ma a sfruttare ogni occasione e ogni stimolo per avanzare. Anche questo non si creerà dal nulla, né di colpo.

Stiamo occupandoci responsabilmente della fase più delicata che si apre ora, cioè del passaggio effettivo di competenza da un ente all’altro (da un ente al popolo verrebbe da dire ndr); stiamo operando affinché non si inceppi nulla, in questo passaggio dal vecchio al nuovo sistema. Abbiamo infatti presenti le esigenze particolari di questo momento specie sotto il profilo economico-sociale, per cui non ci devono essere vuoti né ritardi. In un contesto di questo genere può apparire talvolta che l’aspetto tecnico-giuridico della questione possa essere prevalente, su quello sostanziale; sono tuttavia aspetti evidentemente inevitabili, che devono essere affrontati e superati in una visione organica e con chiarezza di prospettive.

Desidero pertanto ribadire che operiamo per superare bene la fase di passaggio, avente sempre presente la vera sostanza del problema, che è quella di una maggiore possibilità di intervento, di un autogoverno più pieno e più efficace, di una rinnovata possibilità di inventare il nostro futuro.

Questo è il vero obiettivo di tutti, per il raggiungimento del quale stiamo operando».

Proviamo ad ipotizzare quale sarebbe stato il pensiero di Bruno Kessler sui preconcetti e sulle remore nella transizione verso una maggiore partecipazione dei cittadini e verso un pieno autogoverno dei trentini (e non dei soliti noti). Pur essendo state scritte quarant’anni fa, le parole contenute in questa dichiarazione sono di estrema attualità. Ci appaiono come un monito rivolto ai consiglieri provinciali che fra poche settimane si troveranno a discutere il disegno di legge di iniziativa popolare per promuovere nuovi ed efficaci istituti di democrazia diretta in Trentino.
Il comitato di Più Democrazia in Trentino ha contribuito a lanciare un’idea per “inventare il nostro futuro”. Confidiamo che questo messaggio non sia letto con “visioni anguste” ma piuttosto sia colto come uno “stimolo per avanzare in questo passaggio dal vecchio al nuovo sistema”.

Lo schema di Luca Zanin sulle proposte di riforma istituzione

Appuntamenti sulla democrazia diretta: 4 e 5 dicembre

Questa sarà una settimana decisiva per le iniziative popolari lanciate per favorire la democrazia diretta in Trentino. I consigli comunali dei due maggiori centri urbani della provincia, Trento e Rovereto, avranno infatti modo di adeguare i propri statuti e regolamenti ai livelli di quelli delle democrazie occidentali più sviluppate.Piu Democrazia a RoveretoIl primo appuntamento sarà in Consiglio Comunale a Trento dove il giorno 4 dicembre alle ore 18.00 i rappresentanti dei partiti politici locali discuteranno l’iniziativa sottoscritta da 1900 liberi cittadini, Quorum Zero Trento. Precedentemente Matteo Rigotti e Gianni Ceri, oltre ad aver redatto la proposta e aver organizzato la campagna raccolta firme, avevano illustrato i contenuti all’interno della commissione trasparenza.

Lo scopo dell’eliminazione del quorum è essenzialmente quello di facilitare la partecipazione. La notizia positiva è che il Consiglio sembra essere orientato all’eliminazione. Purtroppo in contrasto con tale apertura, è emersa l’intenzione da parte degli esponenti dei partiti di maggioranza di aumentare il numero minimo di firme per poter presentare un’iniziativa referendaria. In questo modo si introdurrebbe un ostacolo di diverso tipo al coinvolgimento effettivo dei cittadini.

Il secondo appuntamento avrà luogo il 5 dicembre alle 20.30 presso l’Urban Center di Rovereto con un dibattito pubblico su Quorum Zero Rovereto. L’incontro è stato organizzato su sollecitazione del consigliere dei Verdi, Mauro Previdi, al fine di confrontarsi liberamente sul tema della democrazia diretta. Paolo Michelotto, uno dei promotori dell’iniziativa nonché membro di Più Democrazia in Trentino, parteciperà all’incontro.

Michelotto argomenterà a favore dell’opportunità e della necessità di una maggiore partecipazione dei cittadini mentre Fabrizio Gerola cercherà un esperto per confutare tale tesi e per sostenere che i cittadini debbano invece essere rappresentati e guidati esclusivamente dalla suprema autorità degli eletti. Presumibilmente, nelle settimane successive al dibattito anche il Consiglio Comunale di Rovereto si pronuncerà sulla questione.

Infine, per sostenere l’iniziativa popolare provinciale verso la metà di novembre il comitato di Più Democrazia ha inviato ai consiglieri provinciali una copia ciascuno della Guida alla Democrazia Diretta di Bruno Kaufmann, Rolf Büchi e Nadja Braun. La pubblicazione ci è stata gentilmente messa a disposizione da Presenza del dipartimento degli affari esteri della Confederazione Elvetica ed è stata inviata con in allegato una Lettera di presentazione.

Il pensiero non è passato inosservato tant’è che anche il Presidente dalla Provincia di Trento, Lorenzo Dellai, ci ha inviato una risposta di ringraziamento. E’ stato un messaggio breve ma cordiale, che ci segnala come le proposte per democratizzare il Trentino abbiano un grande potenziale di essere realizzate.

Con l’introduzione di adeguati strumenti di democrazia diretta a diversi livelli amministrativi l’opinione ed il voto dei cittadini possono avere un valore nelle scelte che li riguardano. Siamo di fronte ad un’occasione storica per il Trentino: più Democrazia e più coscienza civile per l’Autonomia.

Intervista a Thomas Benedikter

Thomas Benedikter è ricercatore economico-sociale nonché collaboratore della Accademia Europea di Bolzano EURAC e sostenitore di “Iniziativa per più democrazia” di Bolzano. E’ inoltre autore di varie pubblicazioni sulla democrazia diretta come indicato in un elenco a piè di pagina. Di seguito riportiamo l’intervista che ci ha gentilmente concesso.

Quali sono a tuo avviso i punti più significativi e quelli più innovativi del ddl presentato dal comitato di Più Democrazia in Trentino?
La vostra proposta di legge riprende principalmente le nostre proposte di Più democrazia di Bolzano, sviluppate durante gli ultimi anni e portate a referendum propositivo nel 2009, e lo integra con alcuni elementi ed istituti interessanti ed originali. L’istituto dei pritani potrebbe avere un ruolo di integrazione degli strumenti tradizionali della DD. L’istituto del recall nella forma della sfiducia al Presidente della Provincia potrebbe semmai imporsi nel caso in cui questo fosse eletto direttamente dal popolo. Fin quando è il Consiglio provinciale a votarlo, come è il caso tuttora in Alto Adige, fiducia e sfiducia dovrebbero competere allo stesso organo, cioè alla rappresentanza politica.
Molto ben elaborate sono le norme sull’esercizio elettronico della DD, un concetto di e-democracy che va continuamente ampliato. In merito all’iniziativa popolare bisognerebbe precisare che occorre prevedere di andare alla votazione nel caso in cui il Consiglio provinciale non accettasse la sostanza della proposta dei cittadini, ma comunque deve spettare ai promotori giudicare quando una proposta non soddisfa le loro richieste.
Nella vostra pdl ci sono tutti e tre gli strumenti referendari principali, ma non si parla del referendum statutario. Tuttavia, tutto sommato una proposta di legge ben ragionata, comprensiva degli elementi essenziali. La legge elettorale andrebbe però elaborata distintamente.

Noi abbiamo pensato all’istituto dei pritani per esprimere un parere su situazioni dove il governo locale ha un potere assoluto. In alcuni casi abusa di tale potere senza perseguire il bene comune (es. legge elettorale, nomine di personaggi senza le necessarie competenze in ruoli di interesse pubblico, gestione di società controllate e/o partecipate etc.). Qual è la tua opinione riguardo ai consigli di cittadini estratti a sorte?
Per la legge elettorale e la legge sulla democrazia diretta mi sembra che dovrebbero esserci anche gli strumenti referendari disponibili ai cittadini; per le altre competenze menzionate nella domanda i pritani possono essere utili, senza dubbio.

La proposta di Più Democrazia in Trentino si è ispirata esplicitamente a quella di Mehr Demokratie di Bolzano, tuttavia è arrivata ad un risultato diverso sia da un punto di vista dei contenuti che della forma, hai maturato un giudizio a riguardo?
È legittimo trovare soluzioni specifiche per ogni provincia autonoma o regione autonoma. L’Alto Adige, per esempio, ha questa specificità etnolinguistica, non elegge il Presidente della Provincia direttamente. In ogni caso entrambe le Province sono sottoposte allo stesso Statuto di autonomia, che prevede la possibilità di legiferare sulla forma di governo in maniera autonoma, ma non prevede l’iniziativa popolare in questa materia. Sicuramente una lacuna da colmare. Inoltre nello Statuto manca tutta una serie di altre forme e meccanismi di partecipazione popolare alla politica. Nella prossima riforma dello Statuto di autonomia occorre perciò puntare su un miglioramento significativo di questa dimensione della nostra autonomia.

In Alto Adige i comuni senza o con bassissima percentuale di quorum di partecipazione allo stato attuale sono una decina (Ortisei, La Valle, Cortaccia, Fiè, San Candido, Verano, Varna, Lana, Dobbiaco, Terento, etc.). In termini percentuali questo significa che circa un comune su dieci ha adottato optato per un maggiore coinvolgimento dei cittadini nella gestione del potere locale. A cosa è dovuta questa accelerazione rispetto al resto d’Italia, Trentino incluso?
Sicuramente questo fatto è dovuto alla sensibilizzazione di tanti cittadini e amministratori comunali sul funzionamento della DD e sull’effetto nefasto del quorum di partecipazione. In tantissimi i sudtirolesi hanno capito che, se vogliamo promuovere la partecipazione dei cittadini, dobbiamo accettare il principio “Chi va a votare decide, chi sta a casa, lascia la decisione agli altri”. Il quorum e altre angherie amministrative (tipo di raccolta delle firme, iter per arrivare alla votazione, soglie di firme ecc.) continuano a frenare l’interesse dei cittadini. Non solo parecchi consigli comunali sono disposti ad aperture, ma la stessa SVP nella sua proposta di legge provinciale sulla DD si è congedata dal quorum. Dall’altra parte la SVP, che governa 109 su 116 comuni, è ancora molto restía ad un regolamento avanzato e citizen-friendly dei diritti referendari a livello comunale.

Oltre che di democrazia diretta ti occupi di minoranze etniche. Il libro “Europe ethnic mosaic” ne è la testimonianza più evidente. In molti, soprattutto fra coloro che potrebbero essere definiti intellettuali di sinistra, ritengono che i referendum siano una minaccia per le minoranze poiché una maggioranza semplice potrebbe ledere i loro diritti. Qual è il tuo pensiero riguardo ad affermazioni di questo tipo?
Infatti, strumenti referendari che nel loro regolamento non tengono conto l’eventuale presenza di minoranze etnolinguistica o religiose, possono accentuare questo rischio. È questo uno dei motivi centrali per cui in Macedonia la forte minoranza albanese si è opposta ad un rafforzamento della DD a livello nazionale, e come esempio più vicino, tantissimi italiani dell’Alto Adige continuano a nutrire il sospetto che una DD ben evoluta possa andare a scapito della minoranza numerica del gruppo italiano (26% della popolazione). Ma di fatto dipende dall’ordinamento costituzionale o statutario e dal regolamento specifico degli strumenti referendari. Per la Svizzera, paese con 4 gruppi linguistici, la prassi di DD che dura da 140 anni, ha mai portato a seri conflitti fra i 4 gruppi, sia perché questioni linguistiche vengono sollevate molto raramente sia perché nel federalismo svizzero i diritti linguistici sono ben radicati (vedi il mio saggio, Direct Democracy and linguistic minorities in Switzerland and South Tyrol – A comparison, qui allegato, uscito nel 2011 su EDAP dell’EURAC di Bolzano).
In Alto Adige/Sudtirolo l’Iniziativa per più democrazia nella sua proposta di legge ha previsto un meccanismo di “doppia maggioranza” riferita alla caratteristica della popolazione a livello comunale), nel caso in cui venissero portati al voto referendario questioni “etnicamente sensibili”. Comunque, il problema si risolve istituendo a livello statutario costituzionali forti per le minoranze etnolinguistiche come pure quelle religiose, non referendabili. A livello regionale in Italia possono essere portate a referendum solo questioni di competenza regionale o provinciale.

La strada per incrementare i diritti politici dei cittadini è lunga e tortuosa, non si tratta solo di ridistribuire il potere ai cittadini ma anche di ricostruire un nuovo spirito civico che sembra smarrito, a tuo avviso quali obiettivi sono raggiungibile nel breve periodo?
Inanzitutto occorre creare più informazione e conoscenza sul funzionamento di un sistema di DD ben evoluto. Niente di rivoluzionario, perché anche nei paesi con lunga tradizione di DD, sono sempre i governi e i parlamenti a prendere il 99% delle decisioni. Inoltre, in quelle realtà non necessariamente osserviamo una politica solo più progressista, o solo liberale o solo conservatrice. Gli strumenti referendari servono come specchio per le posizioni presenti nell’elettorato rispetto problemi concreti specifici, un servizio che le elezioni non possono sortire. Più potere in mano ai cittadini è la forma semplice, ma efficace percreare spirito civico. Più deleghe ai politici, assenza di diritti partecipativi e di controllo portano a più menefreghismo e frustrazione. Ciò è comprovato da varie ricerche scientifiche in vari paesi, ma anche dove il potere politico è fortemente decentralizzato (stati federali, autonomie regionali). La nostra autonomia regionale-provinciale in Trentino-Alto Adige ha avvicinato l’esercizio del potere alla gente, perché riesce a controllare e responsabilizzare i propri rappresentanti. Ma questo va integrato con una gamma più completa possibile di diritti referendari. Non è un compito troppo difficile, tant’è vero ch ein Sudtirolo il 45% degli elettori del gruppo tedesco l’hanno avvallato votando SI alla nostra proposta di legge nel referendum del 2009. È la scarsa partecipazione del gruppo italiano, dovuta a vari timori e una clamorosa disinformazione, alla farci mancare il quorum (il 40%).

PUBBLICAZIONI

  • Più democrazia per l’Europa (Edizioni ARCA, 2010)

  • Mehr direkte Demokratie in die italienische Verfassung! (Campagna nazionale Quorum zero e più democrazia, 2012

  • Europe’s Ethnic Mosaic – A Short Guide to Minority Rights in Europe (EURAC 2008)

  • Più potere ai cittadini (Edizioni SONDA, 2008)

  • Modern Autonomy Systems (EURAC Bolzano 2010, su: http://www.gfbv.at) e Moderne Autonomiesysteme (Bolzano 2012)

  • Introduzione poco riverente nel mondo dei sudtirolesi (Edizioni ARCA, 2012)

  • Il groviglio del Kashmir (Ed. Frilli, Genova, 2006)

  • Il dramma del Kosovo (Ed. DATANEWS, Roma 1998)

  • Krieg im Himalaya (Ed. LIT, Berlino 2003)

  • Linguistic Minorities in India (Ed. LIT Berlino 2009)

  • Solving Ethnic Conflict through Self-Government (sull’Internet. ed. EURAC Bolzano)

  • Direct Democracy and linguistic minorities in Switzerland and South Tyrol – A comparison, 2011 su EDAP dell’EURAC Bolzano – CLICK PER SCARICARE ALLEGATO

Pritani, Gran Giurì e cittadini estratti a sorte

Uno degli istituti più innovativi che abbiamo previsto nella nostra proposta di legge di iniziativa popolare è quello dei pritani. Un gruppo di cittadini estratti a sorte, 19 nella nostra proposta, che possono esprimersi su un problema concreto tramite la proposta di un atto consiliare, per esempio un progetto di legge o una interrogazione, o giuntale, quale per esempio una delibera. Continua a leggere

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America e i referendum

In questi giorni siamo sommersi dalle notizie sull’andamento delle campagne elettorali di Obama e Romney per la carica di Presidente degli Stati Uniti d’America. Per la verità vi sono altri quattro candidati, ma non hanno nessuna speranza.

Meno noto, al di fuori degli Stati Uniti, è che il martedì elettorale del 6 novembre non sarà solo per la presidenza, ma per molte altre cariche federali e statali, visto che gli americani non usano sprecare soldi come da noi. Si voterà per esempio per il rinnovo della Camera del Rappresentanti,  un terzo del Senato (33 su 100), undici governatori di stati e due di territori (Samoa Americane e Portorico), i parlamenti di molti stati federali, e in taluni casi anche per altre cariche elettive, da segretario di stato a giudice di corte suprema o direttore del distretto scolastico. Continua a leggere

L’arte e la politica secondo Sybille Tezzele

Oggi abbiamo avuto l’occasione di intervistare Sybille Tezzele, la quale, tra le altre cose, ci ha raccontato di vivere un periodo emozionante poiché in Alto Adige hanno iniziato a discutere e scrivere un ddl per una nuova legge elettorale che lei definisce “superinnovativa e fantastica … che i partiti non accetteranno mai ma che potrà essere utile ai nostri figli e nipoti…”. In Alto Adige hanno infatti l’intenzione di proporre questo nuovo ddl come iniziativa popolare insieme e di iniziare una nuova raccolta firme per il referendum confermativo sulla legge in tema di (anti)democrazia diretta imposta dalla SVP. Ecco l’intervista!

Nel tuo blog affermi di essere affascinata dall’idea della scultura sociale secondo Joseph Beuys, il quale teorizzava la funzione sociale, culturale e politica dell’arte per trasformare la società. Ci puoi raccontare come è nata la tua passione per l’arte ma soprattutto l’arte con finalità civiche se così si può dire?
Grazie a mio padre che si occupava di calligrafia, serigrafia e grafica, a casa nostra c’erano sempre carta, colori e matite a portata di mano. Mia madre racconta che dopo aver dormito, da piccola, ero sempre di cattivo umore e l’unico modo per farmi sorridere di nuovo era sedersi e disegnare insieme a me. E anche oggi mi rende felice la comunicazione attraverso linee e colori. Circa 20 anni fa mi sono poi “innamorata” della tecnica colori a matita su carta da pacco. Da allora non ho più smesso di colorare la carta da pacco.
Per me l’arte rappresenta una forma di preghiera, una via che porta dal mondo immaginario al mondo reale: “if you can imagine it, you can do it”. Nei miei disegni visualizzo e trasporto ciò che mi sta a cuore per avere sempre visibili le priorità e gli obiettivi, e per cercare di condividerli con altre persone: il contatto con la natura, un po’ di spiritualità e di filosofia, un pizzico di sana follia e così ovviamente anche gli argomenti sociali e politici che ritengo più importanti – democrazia, donne, ambiente, educazione…

Vista la tua appartenenza a partiti di sinistra, sei stata ispirata anche dai muralisti messicani e dal fumetto politico di Rius?
No. Il mio rapporto con i partiti poi é iniziato molto più tardi, dopo diverso tempo di impegno politico “da cittadina normale”, quando un po’ alla volta ho capito da che parte volevo stare.

Partendo magari dal bellissimo esempio di “Cosa farebbe la democrazia?” come stai sviluppando la tua arte nel quotidiano e che soddisfazioni stai cogliendo da questa attività?
Da diversi anni ho iniziato a usare i miei disegni per produrre delle stampe – poster, cartoline, flexagoni, segnalibri, francobolli, banconote – per renderli fruibili a più persone. Non mi dava molta soddisfazione organizzare delle mostre di quadri e magari vendere uno o due disegni in cornice… Invece in questo modo riesco a trasportare i miei “messaggi” in luoghi dove altrimenti non arriverebbero: nei portafogli delle persone, sulle porte dei WC (e sul frigorifero di Alex Marini e nei WC del municipio di Colonia-Köln) sulle buste della posta accanto ai francobolli “veri”.
Le soddisfazioni? Sono innanzitutto le reazioni, le riflessioni delle altre persone. Ad esempio ogni volta che “pago” con una delle mie banconote autoprodotte, nascono delle interessanti discussioni sui soldi, sul valore del denaro, sull’economia in generale ecc. O il mio disegno “La democrazia non é una poltrona” che ha ispirato il gruppo di Iniziativa Piú Democrazia di Merano a costruire un divano su rotelle e portarlo in giro per la città per attirare l’attenzione sulla raccolta firme per l’iniziativa popolare. Come dire, é un po’ la soddisfazione e la gioia di “aver acceso una luce” in qualcun altro…

Finora la tua esperienza politica è maturata su due fronti: il fronte partitico con il PD, per il quale sei stata anche consigliera comunale e membro della segreteria provinciale, e quello apartitico con l’iniziativa per la democrazia diretta altoatesina. Come hai conciliato queste due esperienze?
È stato il mio percorso stesso a conciliare tutto; é stato proprio durante l’impegno nel comitato per la democrazia diretta che ho conosciuto delle persone che erano iscritte in partiti e che davano una mano nelle raccolte firme. Da lì é nata un po’ la mia curiosità di saperne di più – ho pensato “se si impegnano per la democrazia diretta, chissà…” e così dopo un po’ ho fatto la mia prima tessera di partito, nei DS di allora. Già allora, come anche oggi nel PD, ho capito che all’interno del partito c’erano e ci sono delle sensibilità diverse rispetto all’argomento della partecipazione dei cittadini: nel partito ho incontrato compagni e compagne che come me hanno molto a cuore questo tema, e altri per i quali la democrazia diretta é un tema un po’ diciamo fastidioso, difficile. Personalmente trovo che questo scambio con diverse realtà – quella partitica e quella apartitica appunto – mi faccia bene perché mi aiuta a vedere le cose da prospettive differenti, a riflettere in maniera più ampia, a conoscere posizioni diverse. Da questo punto di vista mi sento in qualche modo privilegiata.
E soprattutto non condivido il modo di vedere le due cose come due opposti: sia nei comitati di cittadini che nei partiti vedo delle persone che si impegnano, che sognano un mondo migliore, che condividono dei valori e dei ideali nel senso di fare qualcosa di buono per l’intera società – e vedo anche quelli che usano istituzioni e gruppi per perseguire i loro interessi personali. Quello che intendo sottolineare é che stare in un partito non significa automaticamente una cosa, come stare in un comitato non significa automaticamente essere “dalla parte dei buoni”. Ah, sarebbe troppo semplice! La cosa più importante nell’impegno politico é prima di tutto essere onesti e sinceri con sé stessi, riflettere continuamente se quello che si sta facendo é giusto e coerente con i propri valori, e non aver paura di mettere in discussione le proprie convinzioni. E confrontarsi con gli altri prima di tutto da persona, con la propria storia, i propri punti di vista, i propri difetti, ed accettare gli altri con la loro storia, i loro punti di vista, i loro difetti. Solo così si riesce secondo me a superare gli ostacoli che spesso ci impediscono a costruire qualcosa di buono, insieme.

In Trentino la tendenza del PD è di essere piuttosto centralista nelle decisioni e poco orientato ad aprirsi a strumenti di democrazia diretta. Le eccezioni a questa tendenza sono sporadiche. Non essendo il PD in Alto Adige un grosso partito (con l’eccezione del Comune di Bolzano) credi che questo abbia favorito un maggiore impegno del PD altoatesino ad introdurre strumenti di democrazia diretta rispetto a quello trentino?
Il PD in Alto Adige un certo peso ce l’ha essendo il partner di coalizione in Giunta Provinciale. Penso comunque che la differenza con il Trentino sia quella che il nostro PD sta affrontando la questione da molto più tempo, grazie ai comitati che da oltre 15 anni portano avanti l’argomento della democrazia diretta. Come raccontavo sopra già dieci anni fa c’erano iscritti e simpatizzanti dei DS che si impegnavano per la democrazia diretta sia nel comitato dell’Alto Adige e che all’interno del partito hanno sempre portato avanti la questione. Sono stati organizzati anche diversi incontri fra comitato e partito (ad esempio Andreas Gross dell’IRI é stato ospite dell’assemblea provinciale del PD).
Oggi nel PD c’é un buon clima di dialogo e di confronto sulla materia, anche per merito dell’attuale segretario che fin dall’inizio si é sempre mostrato sensibile e disponibile verso la cosiddetta società civile. Anche se per il PD come partner di coalizione di una SVP abbastanza allergica alla vera partecipazione dei cittadini questo argomento certamente non é di facile gestione.
Poi soprattutto non dimentichiamo la lezione del 2009, quando in Alto Adige si sono tenuti i primi referendum provinciali propositivi con dei risultati inaspettati – di questo sviluppo all’interno della popolazione tutti i partiti devono per forza tenere conto e questo ha cambiato molto l’atteggiamento dei partiti in generale nei confronti della democrazia diretta. Se ad esempio per anni la SVP a livello provinciale ha insistito sull’importanza del quorum di partecipazione, dal 2009 in poi ha totalmente cambiato strategia ed ora é la prima a vantarsi di proporre una legge con quorum zero. Ha però trovato altre possibilità per rendere inutilizzabili gli strumenti di partecipazione. Va anche detto che all’interno della SVP stessa sull’argomento democrazia diretta ci sono diversi punti di vista: mentre la base spinge verso un chiaro miglioramento della legge in vigore, chi é alla guida del partito si comporta diversamente e penso che pagherà care le conseguenze.

La SVP finora ha dimostrato scarse capacità d’ascolto alle istanze diffuse per avere più democrazia diretta a livello provinciale. A dir poco drammatica è la loro proposta “percorso a due fasi”, che hai schematizzato nel documento allegato (vedi allegato). Credi che questo momento di crisi interna della SVP (es. le spese di Durnvalder e il caso Sel) e di crisi generale dei partiti, possa portare ad un’apertura al termine della legislatura o le corporazioni che sono l’asse portante del partito continueranno a far sentire il proprio peso a tutela degli interessi particolari?
No, con i personaggi che in questo momento sono alla guida della SVP, penso che un cambio di rotta sia proprio impossibile, e penso che l’ultima cosa che abbiano voglia di affrontare sia il disegno di legge sulla democrazia diretta – troppo grande  il rischio di trovarsi poi di fronte al referendum confermativo che potranno soltanto perdere. Credo che ancora una volta bisogna muoversi dal basso, che la popolazione stessa debba dare un messaggio forte e chiaro. Nelle condizioni di adesso la politica é paralizzata, non é in grado di compiere i cambiamenti politici e sociali che sono necessari, e sta dunque ai cittadini fare qualcosa per cambiare queste condizioni. L’unica altra alternativa che mi viene in mente sarebbe chiedere aiuto agli alieni.

Riguardo all’iniziativa di legge popolare che è stata portata nel Consiglio Provinciale di Trento, qual è il tuo giudizio? Quali sono le tue aspettative?
Oh, mi piace molto! Sono contentissima che i nostri “cugini trentini” si siano aggiunti ai tanti movimenti in tutto il mondo che si impegnano per una nuova cultura di partecipazione! Nel vostro disegno di legge ci sono alcuni aspetti interessanti che nel ddl di Iniziativa per Più Democrazia Alto Adige non erano previsti, come la raccolta elettronica di firme e il voto elettronico, e per quanto riguarda la parte sulla legge elettorale personalmente mi piace molto la mozione di sfiducia. Poco fa a Bolzano é stato dato il via ad un gruppo di lavoro all’interno di Iniziativa per Più Democrazia per formulare una nuova legge elettorale da proporre poi come iniziativa popolare, e questa é sicuramente un’idea da copiare! ;)
Non sono assolutamente una pessimista ma non riesco ad immaginare che il Consiglio Provinciale di Trento accoglierà la vostra proposta. La politica nelle istituzioni tende di solito ad essere piú lenta della realtà, dei cambiamenti e degli sviluppi che avvengono nella società. Penso che ci vuole ancora più tempo e ulteriori esperienze democratiche dirette (iniziative popolari, referendum provinciali) per rendere chiaro il messaggio, oltre a qualche cambiamento forte nel paesaggio politico stesso.
Comunque vadano le cose, i risultati della vostra iniziativa non tarderanno a farsi vedere: una società più consapevole che passo per passo scopre un nuovo modo di percepire sé stessa come soggetto attivo nella politica. D’ora in poi nulla sarà più come prima, il primo passo verso un cambiamento e un miglioramento é stato fatto!

La presentazione dell’iniziativa popolare in Prima commissione permanente

In seno alla Prima commissione permanente del Consiglio Provinciale, il giorno 6 settembre 2012 ha avuto luogo la presentazione del disegno di legge di iniziativa popolare promosso dal comitato civico Più Democrazia in Trentino. Lo scopo, gli obiettivi ed i contenuti del ddl sono stati brevemente illustrati dal primo firmatario, Alex Marini, e dai due relatori, Stefano Longano e Cristiano Zanella.
Gli interventi sono stati moderati dal presidente della commissione Renzo Anderle, il quale per l’occasione ha gentilmente concesso il tempo per un dibattito introduttivo a cui hanno preso parte alcuni dei consiglieri provinciali presenti. Insieme al ddl di iniziativa popolare sono state illustrate anche le proposte di legge consiliari di modifica alla legge attuale in tema di referendum.
I consiglieri presenti sono stati: Renzo Anderle, Rodolfo Borga, Bruno Firmani, Claudio Civettini, Dallapiccola Michele, Roberto Bombarda, Margherita Cogo e Luca Zeni.
Nel corso della seduta è stata distribuita a tutti i presenti una copia dell’opuscolo informativo edito e distribuito dalla Cancelleria della Confederazione Elvetica in coincidenza della tornata referendaria del 23 settembre 2012. Il fine è stato quello di offrire un’evidenza semplice e concreta di come, in Svizzera al contrario dell’Italia, la partecipazione alle consultazioni popolari è favorita da un’informazione precisa ed imparziale oltre che dall’assenza di quorum di partecipazione.Al termine dell’udienza, pur avendo già provveduto all’invio di una busta a tutti i Consiglieri provinciali, è stato rinnovato l’invito a partecipare all’incontro pubblico “Chi ha paura dei cittadini” con Bruno Kaufmann e Fabrizio Franchi organizzato dal comitato stesso (Registrazione e resoconti). Purtroppo in pochi hanno avuto la cortesia di rispondere e di giustificare la loro assenza. L’unico che ha aderito all’invito è stato Bruno Firmani.
La testimonianza di Kaufmann ha indubbiamente avuto più successo presso il Comitato Affari Costituzionali del Parlmento Europeoe dove è stato ascoltato nell’ambito di un’audizione in tema di democrazia diretta e partecipazione dei cittadini. In questo senso confidiamo che, quando riprenderà la discussione all’interno della Prima commissione, l’attenzione e l’impegno dei consiglieri provinciali raggiunga livelli più accettabili per lo meno per dimostrare maggiore rispetto ed attenzione alle 4.000 firme che hanno sostenuto l’iniziativa popolare.

Il protagonismo dei cittadini … e del territorio

In risposta all’articolo Animazione territoriale di Luca Paolazzi sul portale di cultura politica Politica Responsabile:

Caro Luca,

Abbiamo significativi esempi di fallimento delle politiche di sviluppo e di mancanza di controlli anche in Trentino senza dover arrivare fino a Taranto. Quando la sussidiarietà è interpretata esclusivamente come delega dai livelli più alti ai livelli più bassi solo per i compiti meno importanti e marginali, è difficile attivare un processo orizzontale fondato su collaborazione ed integrazione.

In Trentino esiste un sistema di goverment che distribuisce favori e poltrone ad un numero eccessivo di livelli amministrativi e società controllate/partecipate. Possiamo definire ciò come un sistema di governance? Sappiamo benissimo che il livello più alto decide come e quando vuole quanto spazio di manovra e libertà d’azione possono ricevere i livelli più bassi.

Tale situazione anziché generare senso civico e capitale sociale li sta distruggendo giorno dopo giorno poiché concentra potere, deresponsabilizza i cittadini, favorisce i professionisti conniventi rispetto a quelli competenti, delega funzioni inutili a soggetti con scarse capacità e spessore umano rendendo la pubblica amministrazione e di conseguenza l’economia locale meno produttive e meno performanti.

Concordo con quello che scrivi che “la sfida dei sistemi territoriali sta nella capacità di individuare idee in grado di valorizzare l’unicità di ogni territorio e di attivare, partendo dalle persone e dai loro bisogni, reti territoriali, investimenti, intelligenze e competenze”. Tale sfida però, potremo vincerla solo quando i cittadini saranno messi nella condizione di delegare i rappresentanti quando e nelle forme che ritengono opportune – non solo in occasione delle elezioni – poiché lo sviluppo è il risultato di un lavoro quotidiano che risulta dalla fiducia dei cittadini nei cittadini e nei loro rappresentanti e che origina da un processo di legittimazione costruito durevolmente attraverso decisioni condivise e partecipate.

I cittadini vanno messi nella condizione di controllare i rappresentanti e di proporre politiche, idee e soluzioni per poter dimostrare il loro senso civico. Credo che gli architravi di un autogoverno consapevole non debbano essere i tecnici, i burocrati o i rappresentanti politici, bensì i cittadini, intesi come collettività di individui dotati di conoscenza, coscienza e giudizio morale ma anche di empatia, altruismo e di un’esperienza di gioie e dolori maturate nel corso della loro vita.

Storo: un impegno per più democrazia

Presso la biblioteca di Storo venerdì 12 ottobre una quarantina di persone ha assistito con interesse all’incontro Nuovi strumenti di democrazia diretta convocato per promuovere l’iniziativa popolare provinciale del comitato Più Democrazia in Trentino e per stimolare iniziative analoghe a livello locale.Tra i presenti si sono contati cittadini di diverso orientamento politico, professione ed età che hanno confermato come il desiderio di democrazia sia trasversale alle classi sociali, al genere o ad altri parametri di classificazione della popolazione. Questa è l’ennesima dimostrazione di come la voglia di avere una voce nei processi decisionali nella gestione della cosa pubblica sia sempre presente. Quello che purtroppo è assente sono gli strumenti che consentono una reale partecipazione.
Nel corso della serata sono stati descritti gli istituti di democrazia diretta contenuti nel disegno di legge di iniziativa popolare richiamandosi agli strumenti in uso corrente nelle democrazie occidentali (es. Svizzera, USA, Canada, Australia, Francia, Germania, etc.) per rendere più comprensibile la loro potenziale applicazione nella nostra quotidianità.
Durante l’incontro – iniziato alle 9 e chiuso necessariamente a mezzanotte – c’è stato spazio anche per gli interventi dei partecipanti. I più significativi in funzione di una prossima introduzione di elementi di democrazia diretta nello statuto comunale storese sono stati indubbiamente quelli dei membri della commissione statuto, i quali hanno prospettato la volontà di una rivisitazione dello statuto e del regolamento vigenti in questa direzione.
All’incontro erano presenti fra gli altri: quattro consiglieri comunali di Storo – Luca Turinelli, Angelo Melzani, Ennio Colò e Michele Bettazza –, un ex consigliere provinciale – Remo Andreolli –, due membri della commissione statuto del Comune di Storo – Claudio Salsa ed Alessandro Zontini (1976) (alla quale appartengono peraltro gli stessi E.Colò e L.Turinelli) nonché un membro della commissione di redazione del bollettino comunale di Storo – Stefania Alessi –.

Di seguito è alcune battute raccolte da Nicola Lombardi e Stefania Giacometti, i quali si sono adoperati in prima persona per l’organizzazione della serata.

Che impressioni che avete maturato a conclusione dell’incontro?
Nicola Lombardi: “Di questi tempi la democrazia rappresentativa non se la passa molto bene, affinchè l’antipolitica non prenda il sopravvento è importante ridare ai cittadini un ruolo da protagonisti nelle scelte che riguardano la comunità; adottare strumenti di democrazia diretta può sicuramente essere un buon modo per restituire fiducia.”
Stefania Giacometti: “E’ stata una serata molto interessante, credo abbiano particolarmente colpito gli esempi di strumenti messi in atto da altre democrazie…a testimonianza che abbiamo ancora tanta strada da fare!”
Cosa ne pensate della concreta possibilità di introdurre dei miglioramenti allo Statuto del Comune di Storo?
N.L. : “Nel 2011 lo statuto del Comune di Storo è stato aggiornato e rivisto tuttavia  la parte degli strumenti di democrazia diretta non è stata implementata: manca ad esempio lo strumento del referendum consultivo;  il fatto che i consiglieri comunali presenti si siano espressi in modo favorevole rispetto all’adeguamento dello statuto con l’introduzione di alcuni strumenti di democrazia diretta, è da ritenersi un ottimo risultato, che da speranze rispetto all’adozione di questi strumenti anche a livello dei comuni trentini.”
Siete soddisfatti dell’esito della serata?
S.G. : “Molto soddisfatti, la tematica oggetto della serata poteva forse apparire tecnica o per addetti ai lavori, invece la presenza di circa quaranta cittadini ha testimoniato l’interesse rispetto agli strumenti di democrazia diretta.  Di questi tempi è raro riuscire a “tirare fuori di casa” i cittadini, visto il clima generale di disaffezione alla politica. Un grande plauso va ad Alex Marini, Stefano Longano e agli altri membri del comitato Più Democrazia, in quanto hanno saputo esporre in maniera efficace il loro disegno di legge, ed hanno anche saputo dare una panoramica di come sono applicati questi strumenti in altre democrazie a noi vicine, testimoniandone la validità.”
Credete che sia possibile fare politica al di fuori delle istituzione?
S.G. : “La serata testimonia di sì! E’ bene che, oltre alle istituzioni, ci siano anche delle iniziative spontanee e trasversali, in quanto spesso non è sufficiente essere eletti per essere rappresentativi della propria comunità, ma è necessario creare un dialogo con la stessa, anche attraverso serate come questa.”

A corredo della presentazione è stato distribuito il seguente materiale cartaceo:

Sono state inoltre suggerite le letture delle seguenti pubblicazioni – scaricabili gratuitamente dalla rete in formato pdf – per permettere ulteriori approfondimenti sia teorici che pratici:

  • Democrazia dei cittadini, di Paolo Michelotto
  • Guida alla Democrazia diretta, di B.Kaufmann, R.Büchi e N.Braun
  • Democrazia diretta, di A. Nijeober e J. Verhulst

La lettera di Nicola Lombardi al Presidente della Commissione Statuto del Comune di Storo – 30 ottobre 2012

Incontro a Storo per parlare di democrazia diretta

In collaborazione con il comitato “Più Democrazia in Trentino” è stato organizzato l’incontro pubblico:

“Nuovi strumenti di democrazia diretta”.
VENERDI’ 12 OTTOBRE – ore 20.30
c/o Biblioteca comunale di Storo

Nel corso della serata i rappresentanti del Comitato civico apartitico illustreranno il disegno di legge da loro redatto, il quale accompagnato da 4000 sottoscrizioni di elettori trentini è stato presentato al Consiglio Provinciale di Trento come legge di iniziativa popolare nel luglio scorso ed assegnato per la discussione alla Prima Commissione permanente.
Lo scopo della serata è quello di divulgare i contenuti della proposta legislativa ma soprattutto di aprire un dibattito ed un confronto su un tema cruciale per il futuro e la coesione delle comunità locali come quello della partecipazione popolare.
Gli organizzatori auspicano che l’incontro possa favorire la consapevolezza dei cittadini riguardo agli strumenti potenzialmente a loro disposizione per integrare la cosiddetta democrazia rappresentativa a tutti i livelli di governo. Auspicano inoltre che la discussione possa stimolare un maggiore coinvolgimento ed una maggiore responsabilizzazione della popolazione attraverso la formulazione di proposte concrete anche su base locale.
Ringraziamo Nicola Lombardi e Stefania Giacometti per aver dato questa opportunità al comitato di Più Democrazia in Trentino e per aver organizzato la serata.

Il referendum mancato di Ivano Fracena

Ringrazio il Comitato “Più Democrazia in Trentino” per offrirci l’opportunità di divulgare il caso della piccola comunità di Ivano Fracena su questo blog. Ringrazio perché questa storia non riguarda solo 300 abitanti di una valle sperduta del nostro bello Trentino: è una storia particolare, che non racconta certo gesta eroica di un lontano passato oppure un senso di Comunità piano piano ritrovato. Racconta una storia che per certi versi richiama sì un qualcosa di medievale, ma che è drasticamente attuale e drammaticamente legata ad un concetto di democrazia che non conosce il fondamento stesso della parola, “potere al popolo”. Continua a leggere